LA TRILOGIA DELLA SPADA DI GHIACCIO
di Chiara Salvioni


Ci sono cose che sanno di Natale, come il panettone, l'abete, quelle lucette intermittenti che non funzionano mai come dovrebbero e (se siete slovacchi) la zuppa di crauti acidi. Ammetterete che parlarne in pieno Luglio, in quella che pare essere l'estate più torrida da 50 anni a oggi, denota un bel coraggio; comunque è sempre il momento giusto per tuffarsi nei ricordi, anche se ora è oltremodo arduo immaginarsi di fronte a un albero illuminato, avvolti in caldi, soffici maglioni. Data la mia età non particolarmente avanzata (sono prossima al traguardo del quarto di secolo), le mie memorie natalizie più belle sono ancora legate all'infanzia.Il Natale era un'occasione davvero speciale per me, poiché coincideva con il mio compleanno; più che il giorno stesso, tuttavia, mi esaltava l'attesa fervida del suo arrivo, i lavoretti scalcagnati che si facevano a scuola, la ricerca spionistica dei regali nascosti in casa dai miei genitori e, sopra ogni altra cosa, le storie speciali che venivano pubblicate sul mio albo a fumetti preferito: Topolino. Già, Topolino è stato un elemento fondamentale del mio passato, come per molti, credo. Mia madre, straniera, ha imparato l'italiano sfogliandolo, e io stessa ho iniziato a leggere perché mi ero stufata di guardarne solo le figure. Ancora oggi, il modo più sicuro per farmi assalire dalla nostalgia consiste nel prendere in mano una vecchia copia degli anni '80. Così il mondo sembra molto diverso. Erano altri tempi, in cui le bambine non si vestivano come inquietanti modaiole in miniatura, ma andavano in giro con le calzamaglie di lana che al secondo lavaggio "facevano i pallini" e nessuna era soggetta a insuperabili traumi psicologici per questo. Tempi in cui si sopravviveva senza il concetto di "politically correct", le merendine Mulino Bianco regalavano sorprese contenute in scatole di fiammiferi, il Nesquik non era sponsorizzato da un coniglio cocainomane, ed era credibile che il Capitano Findus andasse a pesca di merluzzi perché sembrava ancora un vecchio lupo di mare, mica l'odierno fotomodello col sottomarino dotato di siluri fotonici. Tempi eroici in cui Ken, il compagno di Barbie, era come la pietra filosofale: si supponeva che esistesse ma nessuno riusciva a trovarlo, e allora le bambine per formare una coppia dovevano rubare agli amici maschi il Big Jim, che però alla Barbie arrivava ad altezza ascella. Non è mai stato il mio caso, dato che preferivo il Lego. E poi Poochie, quella cagnolona geneticamente modificata con le orecchie rosa da coniglia, i Masters, il Subbuteo, le tossicissime Crystal Ball... Sfogliando un vecchio numero di Topolino si trovano tracce di un passato che oggi si è completamente dissolto. Comprese le vecchie pubblicità della Nutella, con cui ho imparato a dire "Nutella è buona" in trenta lingue, finnico e inuktitut incluse.

Continuando a pescare nella memoria, ricorderete che ogni dicembre sugli albi di Topolino venivano pubblicate storie speciali, a tema natalizio, spesso divise in più puntate. La palma d'oro è generalmente attribuita a tre storie che costituiscono la prima trilogia fantasy, senz'altro la più bella, mai letta sulle pagine del "topo": la cosiddetta Saga dell'Argaar, meglio nota come Trilogia della Spada di Ghiaccio. Il principale artefice di queste storiche avventure è il disegnatore Massimo De Vita (con Giorgio Cavazzano e Giovan Battista Carpi fra i miei favoriti in ambito Disney), il quale per l'occasione fu anche sceneggiatore, occupandosi dei testi oltre alla caratterizzazione grafica. Tra la moltitudine di lavori compiuti nel corso della propria carriera, De Vita è noto per avere dato corpo agli indimenticabili personaggi Zapotek e Marlin, archeologi nella serie "La macchina del tempo", per avere offerto la migliore resa visiva delle vicende di Indiana Pipps, versione Disney del più noto Henry Jones Jr., e per la collaborazione con lo sceneggiatore Pezzin che ha prodotto le vicende di "C'era una volta in America" e "Top De Tops". É a Topolinia, più che a Paperopoli, che De Vita offre il meglio, e infatti i protagonisti della saga dell'Argaar sono proprio Topolino e lo svagato Pippo.

La storia

Per tre anni consecutivi, dal 1982 al 1984, il settimanale Topolino ha ospitato le vicende ambientate nelle immaginarie terre dell'Argaar, una fra le numerose dimensioni parallele alla realtà Disney, un vero mondo secondario (per usare la terminologia fantasy più tecnica) in cui il tempo scorre molto più rapidamente che a Topolinia. È impossibile racchiudere tutto quello che succede nella saga in un riassunto che non renderebbe giustizia alla ricchezza di particolari dei disegni; accontentatevi dunque di qualche breve accenno e cercate in ogni modo di leggere i fumetti originali, nel caso in cui non ne abbiate ancora avuto occasione.Il 1982 aveva visto il grande successo cinematografico del film con Arnold Schwarzenegger Conan il barbaro, grazie al quale il genere fantasy era stato rilanciato nei favori del grande pubblico. Sulla scorta di questo successo, nel dicembre dello stesso anno De Vita aprì la serie con l'episodio Topolino e la Spada di Ghiaccio. Tutto comincia in una regione dell'Argaar, l'innevata terra dell'Ululand, i cui abitanti decidono di combattere il dominio del temibile Principe delle Nebbie, già sconfitto una volta dal mitologico eroe Alf. È in cerca di quest'ultimo che l'Uli Boz si reca a Topolinia, ma per errore conduce con sé Topolino e Pippo, il quale, per non rivelare il fallimento di Boz, dichiara di essere cugino di Alf e come tale si addossa la responsabilità dell'impresa, in cui sarà vittorioso. I due amici torneranno nell'Ululand nel 1983, anno di pubblicazione di Topolino e il torneo dell'Argaar, per scoprire che sta per essere distrutto da un'eruzione vulcanica, evitabile solo gettando nel cratere del vulcano Ghèrrod una pietra messa in palio in un torneo di cavalleria; e sarà compito dell'assoluto protagonista Pippo, ormai mitico Cugino di Alf, vincerla sfidando in singolar tenzone gli altri concorrenti, ovviamente a modo suo. La conquista della pietra non sortirà gli effetti previsti, ma non tutti i mali vengono per nuocere. Infine nel 1984 arrivò il turno di Topolino e il ritorno del Principe delle Nebbie. Come suggerisce il titolo, il malvagio sconfitto nella prima storia ritorna ed è ancora una volta Pippo a doverlo combattere. La contemporanea scomparsa del fidato cane Pluto aggiunge suspense alla vicenda, a mio parere la meno riuscita delle tre. L'avventura si chiude con un definitivo addio alle terre dell'Argaar. Comunque non tutti ricordano che nel 1993 De Vita aggiunse alla trilogia, in collaborazione con lo sceneggiatore Fabio Michelini, un quarto capitolo di stampo più fantascientifico, Topolino e la bella addormentata nel cosmo: un tentativo gradevole ma assolutamente incapace di raggiungere i vertici delle prime tre parti.

L'ambientazione Fantasy

Questa saga è un must assoluto non solo per tutti i piccoli fan di Topolino, ma soprattutto per gli amanti del Fantasy; se poi si possiedono entrambe le caratteristiche, ben venga. Qualche buon motivo per leggerla? Innanzitutto, è terribilmente divertente; poi, è costruita con intelligenza: le storie presentano una rilettura delle tematiche principali del Fantasy offrendo un tributo alle pietre miliari di questo genere. È pur vero che De Vita pesca a piene mani da Tolkien e dalla mitologia nordica; tuttavia si tratta di una rilettura, non di una banale scopiazzatura. All'autore deve essere riconosciuta una fresca originalità, accentuata dalla presenza di un gioviale senso dell'umorismo che si avverte nel totale stravolgimento delle classiche modalità in cui il Fantasy si manifesta di solito. Un esempio evidente è l'appellativo che Pippo si guadagna nelle terre dell'Argaar: viene chiamato Cugino di Alf, garbata presa in giro degli altisonanti appellativi genealogici spesso utilizzati in letteratura (dice nulla l'espressione Figlio di Arathorn?).Continuando su questa strada, il vettore dimensionale (il piatto degli Zoltan) con cui i nostri eroi raggiungono Ululand è una banale fioriera che va azionata percuotendola con un cucchiaino da caffè. Lo stregone Yor, epigono di Gandalf e Merlino nonché molto somigliante al Panoramix di Asterix, è saggio ma anche notevolmente sbadato. Un ultimo esempio? Nel secondo episodio compare una creatura classica del Fantasy, un drago, il cui carattere viene però reso tutt'altro che temibile facendo apparire la creatura alla stregua di un vessato impiegato statale. E Il senso dell'umorismo che impregna l'intera saga non è trasmesso soltanto dallo sconvolgimento degli elementi Fantasy; è comunicato anche dai vari personaggi, specialmente da tre di essi: il buon, vecchio Pippo, l'Uli Boz e (soltanto nel primo episodio) lo sfortunato Principe delle Nebbie, per il quale non si lesina una bella dose di sarcasmo. Quest'ultimo è una citazione unica: ha l'aspetto inconfondibile di Darth Vader e la storia del Sauron tolkieniano, con cui divide la forma estetica (è un'ombra che ha perso forma corporea), servitori che viaggiano su cavalcature alate e il fatto di essere già stato sconfitto in precedenza (uno da Isildur, l'altro da Alf). Inoltre, come l'Unico Anello deve essere gettato nel fuoco sul Monte Fato, così anche la Spada di Ghiaccio, perché il Principe muoia, va inserita in una fessura su una montagna presso il regno del malvagio nemico. Questi non sono gli unici elementi di contatto tra i fumetti di De Vita e il Signore degli Anelli. Gli elfi sono delicati ed efebici in entrambi i lavori, nonostante nella Saga dell'Argaar sembrino proprio gli omini verdi dell'immaginario ufologico; anche qui essi si rivelano l'avversario più agguerrito del Nemico e forgiano la spada del prescelto (Pippo come Aragorn). I pacifici Uli, poi, sembrano proprio degli Hobbit. Nel secondo episodio è presente addirittura il tema del rifiuto della tecnologia in favore di una vita rurale, dopo che Ululand (analogamente alla Contea) è stata snaturata dal progresso. Oltre a Tolkien, un capitolo a parte è quello dei legami con le saghe nordiche: Jotunheim, Niflheim, Hel, Aesir, sono tutti nomi presi in prestito dalla mitologia norrena. Il Corno di Giallar donato a Pippo da Yor (che egli afferma essere stato proprietà di Heimdall) è tratto dalle leggende esattamente come l'incontro con i giganti e l'episodio del ponte dell'Arcobaleno. Tuttavia, come ho già avuto modo di sottolineare, questi punti di contatto sono omaggi, non scopiazzature. La trilogia della Spada di Ghiaccio non perde mai il pregio di essere un fumetto Disney estremamente originale e versatile, capace di giocare con la Fantasy classica mischiando, a tratti, i generi (esiste anche qualche bel tocco di fantascienza, soprattutto nel famigerato quarto capitolo citato qualche riga fa).

La chicca

Il mio Oscar personale va al secondo capitolo della trilogia, Topolino e il Torneo dell'Argaar. Mentre gli elementi principali della saga (razze e luoghi dell'Argaar, organizzati addirittura in una mappa) sono definiti nel primo episodio, il secondo rappresenta un folle divertissement. Le trovate comiche sono esilaranti, dalla varietà delle prove cavalleresche alla venerazione di Pippo come un eroe mitologico (l'effetto straniante è paragonabile all'idea che Aragorn attacchi urlando "Yuk" invece di "Elendil"). L'invenzione più divertente è forse la sfida a colpi di Big-Zip, sorta di yo-yo con cui il Cugino di Alf vince la competizione. E poi, lo sapevate che gli Uli hanno inventato la pizza? Per finire, esprimo la speranza che De Vita torni nell'Argaar con la stessa felice ispirazione da cui nacque la trilogia. Che, detto per inciso, di anni ormai ne ha venti: ma non li dimostra, proprio come tutti i classici Disney.

Dove trovarli

Topolino e la Spada di Ghiaccio
- 3 puntate: Topolino N°1411 (12/12/'82), N°1412 (19/12/'82), N°1413 (26/12/'82).
- Grandi Classici Disney 126 (05/'97)
- Più Disney 5, The best of Topolino (11/'98)

Topolino e il torneo dell'Argaar
- 2 puntate: Topolino N°1464 (18/12/'83), N°1465 (25/12/1983).
- Grandi Classici Disney 127 (06/'97)
- Speciale Disney 17 - The best of Pippo (04/'00)

Topolino e il ritorno del Principe delle Nebbie
- Topolino N°1517 (23/12/'84).
- Topolino Adventure 3 (07/'95)
- Grandi Classici Disney 128 (07/'97)

Topolino e la bella addormentata nel cosmo
- 2 puntate: Topolino N°1936 (03/01/'93), N°1937 (10/01/'93).
- Topolino Adventure 20 (05/'98)

Inoltre, le prime tre storie sono raccolte insieme nei volumi "Trilogia della Spada di Ghiaccio" (12/'89) e "Speciale Disney 25 - Spade Paperi e Magie" (01/'02). Buona ricerca!


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