 |
|
TUNNEL O
TEMPIO? DI SICURO E' SOLO "CELESTE"
di Matteo "Norton"
Bistoletti
Fin
dal pilot della serie, Deep Space Nine introduce un nuovo ingrediente
finora tatticamente e, fin dove possibile, escluso in Star Trek. Se si
esclude infatti qualche rara citazione, come ad esempio nell'episodio
"Nell'arena coi gladiatori", e la maldestra ricerca del
divino nel quinto film della saga, la religione è un tema che Star
Trek, Roddenberry in primis, ha da sempre preferito evitare di affrontare
di petto. Semplicemente egli ha, fin dal principio, fondato l'universo
Trek su basi illuministe, dove, senza entrare troppo nel dettaglio, conoscenza
e cultura hanno in qualche modo soppiantato credenze religiose, o quantomeno
non empiriche. Pur non escludendo mai la presenza di una - o più
- entità superiori, si preferisce concentrasi sull'uomo e le sue
potenzialità, escludendo concezioni quali, ad esempio, il destino.
Ben oltre, Star Trek si "azzarda" perfino di illuminare concezioni
religiose scomparse, così da non offendere nessuno ai giorni nostri,
arrivando ad esempio ad identificare gli antichi dei greci come "semplici"
alieni dagli straordinari (per allora almeno, dato che nel ventitreesimo
secolo, uno di essi viene bellamente sconfitto dai membri dell'Enterprise)
poteri. E lo stesso Stewart, in un intervista storica che fece al Maurizio
Costanzo Show nel suo viaggio promozionale per Generazioni in Italia,
dichiarò il totale agnosticismo di Star Trek.
È anche vero, e giusto, fare una distinzione: niente religioni,
non vuol per forza dire niente fede o fondamenti spirituali non dettati
dalla concretezza scientifica. Anche se è vero che Star Trek di
base tende a tralasciare entrambe, fede e forme religiose sono due cose
ben distinte e come tali devono venire trattate: le prime vengono semplicemente
trascurate, le seconde più apertamente negate. Infatti mentre le
religioni sono una cosa visibile e quindi difficili da nascondere o mascherare
(per questo il loro tralascio può essere quasi considerato una
loro negazione), la fede dei singoli può essere lasciata in sospeso,
in una sorta di limbo personale, senza dover essere trattata a tutti i
costi (per esempio Picard esprime una sua concezione sulla vita dopo la
morte in "Dove regna il silenzio" e lo fa a titolo puramente
personale e senza quindi tirare in ballo nessuna forma religiosa organizzata).
Deep
Space Nine decide di rompere questo tabù, e per farlo usa la razza
dei Bajoriani, sotto svariati punti di vista veri contraltari del modello
federale per tutta la serie. Infatti Deep Space Nine si presenta estremamente
eterogenea nel suo team di base: su una base stellare cardassiana si ritrovano
a cooperare, ed avere pari peso all'interno della serie, due gruppi, due
culture, due mondi, ossia quello Federale, finora conosciuto attraverso
le due serie precedenti, e quello Bajoriano, popolo che risiede nella
regione di spazio dove è sita la stazione con relativo tunnel spaziale.
I due mondi vengono spesso in contrasto, o, come meglio si usa dire quando
si tratta di Star Trek, in confronto. Figure rappresentative delle due
diverse culture sono soprattutto il Capitano e il Primo Ufficiale. Il
primo, il Capitano Benjamin Sisko, appartenente alla Federazione, è
costretto ben presto a fare i conti con questa cultura non solo perché
vive quotidianamente fianco a fianco ad essa, ma anche dovendola vivere
sulla propria pelle, venendo considerato una figura sacra dal popolo bajoriano.
La seconda, appartenente alla milizia Bajoriana, si ritrova ben presto
a sua volta a dover convivere con un nuovo modello culturale e dover soprattutto
sottostare a determinate regole da questo imposto.
Una delle maggiori divergenze tra queste due culture, come vedremo, poggia
proprio sulla concezione religiosa, soprattutto per un capitano restio
nell'accettare un ruolo sacro, quello dell'Emissario, che gli è
stato conferito dai vertici religiosi del pianeta.
I
Bajoriani vengono rappresentati come una razza profondamente spirituale,
ma non per questo arretrata, come il sistema illuminista Trek ci aveva
finora abituati (basti pensare ad episodi come "Il giudizio"
dove le credenze religiose del popolo degli Edo sono soprattutto dettate
da un arretrato grado evolutivo).
Al di là di ogni posizione personale, penso sia giusto contemplare
ogni ipotesi, ed ecco perché trovo molto interessante il contraltare
spirituale ideato da questa serie.
Le differenze tra i due mondi non tardano a farsi
sentire. Già nell'episodio pilota intercorrono i primi contrasti,
o semplici divergenze tra i due modelli decisi a convivere. Se alcune
di queste possono essere considerate semplici dissapori di carattere organizzativo,
altri, come quello religioso, hanno radici ben più profonde.
Sisko e compagni scoprono nel pilot della serie il primo tunnel spaziale
stabile, costruito artificialmente da alieni in grado di spostarsi a piacere
nelle dimensioni temporali.
Ma quello che per la Federazione è un tunnel spaziale, per i Bajoriani
è un Tempio Celeste, e quelli che per la Federazione sono forme
di vita aliene molto evolute, per i Bajoriani sono i Profeti, vere e propria
divinità.
Come poter stabilire chi ha ragione? E, dopotutto, qualcuno ce l'ha? E
ha poi importanza?
È più importante come una cosa è o come essa ci appare?
L'IDIC, l'antica filosofia Vulcaniana creata da Roddenberry ai tempi della
serie classica e che ci ricorda il fascino che risiede in "Infinite
Diversità in Infinite Combinazioni" e che sta poi alla
base della missione dell'Enterprise, ci ricorda quanto sia proprio affascinante
nonché assolutamente importante rispettare queste diversità
di concezione e che sono proprio queste differenze che ci rendono tutti
diversi e unici nell'universo.
Come si dice: la verità è sempre negli occhi di chi guarda.
La
prima stagione di Deep Space Nine si chiude con un episodio che considero
assai audace. Ne "Nelle mani dei profeti", questo il
titolo, il contrasto religioso si fa più pesante e rispecchia metaforicamente
i contrasti religiosi che tutt'oggi viviamo e che abbiamo vissuto soprattutto
nei secoli scorsi.
Il conflitto culturale tra i due mondi si trasla su un conflitto molto
più universale, ossia quello della religione nei confronti della
scienza.
Citare personaggi come Giordano Bruno o Galileo Galilei rasenta forse
l'ovvio, ma l'episodio punta ad aprire per la prima volta anche in Star
Trek questo conflitto antico, quasi, come il mondo.
Così quando, nel suddetto episodio, la brava maestra della scuola
di Deep Space Nine (ai tempi Keiko O'Brian) si mette a spiegare ai propri
studenti, anch'essi provenienti da entrambe le culture sopraccitate, di
cosa si tratta scientificamente il tunnel spaziale, aizza l'ira di Kai
Winn, sacerdotessa Bajoriana, infastidita dall'approccio assolutamente
ateo che l'insegnante adotta nei confronti di quello che è per
i Bajoriani un luogo sacro. Keiko, pur non negando la sacralità
del luogo, si rifiuta di trasmettere ed insegnare questo concetto ai suoi
studenti, preferendo un approccio elusivamente scientifico del fenomeno.
Kai Winn dal canto suo esige che ai bambini venga insegnato un approccio
più religioso a scapito di quello scientifico.
E la storia si ripete.
La puntata non riesce ad osare fino in fondo e ben presto si scoprirà
che i piani di Winn non si limitavano ad un livello puramente filosofico
e spirituale, ma facevano parte di un più elaborato e complesso
progetto volto ad annientare il suo rivale Bareil, entrambi candidati
al ruolo di Kai, ovvero supreme figure religiose del pianeta Bajor.
Morale della favola: ancora una volta Star Trek sembra gettare fango sulle
organizzazioni religiose di ogni tipo. Colei che dovrebbe essere una guida
spirituale si rivela essere in realtà una donna corrotta, assetata
di potere e pronta a tutto pur di ottenerlo. Un briciolo di speranza ci
viene offerto dal rivale di Winn, Bareil, figura molto più trasparente,
puramente spirituale e ispiratrice di una certa fiducia, anche se decisamente
insicura e meno forte della figura di Winn.
Forse Star Trek ci vuole ricordare che tutte queste organizzazioni religiose
sono in fin dei conti fatte, costruite e gestite da uomini, e come tali,
anche se rivolte verso un ideale superiore e di perfezione, resteranno
inevitabilmente imperfette. La distinzione quindi tra fede e religione
si fa ancora più chiara e netta. Nessuno ha dubbi a proposito:
la bomba esplosa nella scuola di Keiko non l'hanno messa di certo i Profeti,
ma piuttosto qualcuno che credeva di agire per loro conto o che, ancor
peggio, usa abitualmente queste figure come paravento e copertura per
i propri scopi egoistici. La puntata neppure nega comunque l'esistenza
di persone che credono veramente in quello che dicono e predicano, e che
lo fanno anche con grande devozione. Ma essi sono solo uomini, con appunto
le loro paure e debolezze.
E
dell'antico conflitto tra scienza e religione cosa rimane?
Forse il finale dell'episodio, quando Kira e Sisko, i due opposti poli,
si confermano fiduciosi della loro neonata amicizia e collaborazione.
Non è detto che scienza e religione, Federali e Bajoriani, bianco
e nero, vaniglia e cioccolato, debbano per forza e sempre scontrarsi.
Forse è proprio nel loro confronto pacifico e tollerante e nella
loro collaborazione la chiave di una perfetta evoluzione. Ognuno di noi
deve trovare il suo giusto equilibrio e portarlo avanti con dovizia e
convinzione, ma lasciare sempre aperta la porta per prestare attenzione
alla verità vista dagli occhi di un altro. E non solo tra scienza
e religione, ma anche tra scienza e scienza e religione e religione. C'è
solo da imparare in tutto ciò. E da migliorarsi. Come, in sette
anni, è stato per Kira e Sisko.
Se volete commentare
questo articolo scrivete a Warp
Mail
|