VOGLIA DI FANTASY
di Fabio Miele

Il Fantasy come forma di intrattenimento con connotazione commerciale è certamente nato assieme al secolo scorso, prima come ambientazione lugubre, molto legata ad aspetti embrionali dell'Horror, fino a che si è slegata da certi meccanismi del brivido per incontrare le favole, le fiabe, e con un pizzico di storia e di fascino presi in prestito dalle leggende e dalla mitologia ha assunto forma specifica, chiara, dalla quale ora un qualunque autore di fantasy fatica a separarsi. Inutile dirlo, colui che ha fatto il grosso del lavoro filologico alla base del fantasy contemporaneo è senza dubbio Tolkien, con la sua intelaiatura di Elfi, Orchi e Nani, ora presi in prestito da Weiss e Hickman, R.A. Salvatore e altri, ma qui voglio andare alla ricerca di meccansimi ancora più antichi, a radici sepolte nei secoli del tempo. E non è solo una frase ad effetto ma cronologicamente pertinente.

Personalmente non credo sia infatti sbagliato ricercare i semi del fantasy, ad esempio, alla corte degli Estensi, mentre un giovane Ludovico Ariosto intrattiene gli astanti con le sue storie di amori e duelli; o ancora più indietro, attorno ad un fuoco da campo di una falange oplita del quinto secolo avanti Cristo mentre si raccontano gli svariati amori di Zeus per donne mortali e le gesta dei suoi gloriosi figli metà uomini e metà dèi; oppure, in una perduta piazza dell'antica Babilonia dove qualche anziano tramanda oralmente l'epopea del grande Gilgamesh.
Citando solo tre esempi abbiamo fatto un salto indietro di centinaia di anni, arrivando alla culla di tutte le civiltà, alla Mesopotamia, dove la cultura e "l'uomo civile" sono nati e dove cogliamo già presente la voglia di sognare dell'essere umano. Qui la parola fantasy non ha certamente significato, è un'etichetta molto lontana, ma una rosa con qualunque altro nome profumerà sempre di rosa. Queste storie, queste leggende, queste fantasie di uomini-dèi, gorgoni, furie, grifoni, paladini sono state il libro e la televisione dei popoli per generazioni, già da quando la scrittura non era stata ancora inventata; quando la parola era l'unico veicolo della fantasia e l'uomo il suo strumento. È la fantasia dell'uomo a creare i suoi miti, e non a caso si dice che Omero abbia regalato ai greci i loro dèi, dandone forme e caratterizzazioni degne di una telenovela.

La voglia di raccontare storie, di affascinare gli animi più suscettibili utilizzando espedienti magici ed eroici, è sempre stato il motore dell'uomo in ogni epoca; la materia di cui gli scrittori, i grandi cantastorie, i trovatori erano fatti. E lo sono tutt'ora: uno scrittore "di fantasia", al giorno d'oggi, è da considerarsi al pari degli antichi bardi sia per la responsabilità che si ritrova verso i posteri, sia in quanto erede di una antica tradizione che grazie ad un filo talvolta invisibile tiene legati tutti i sognatori di ogni epoca. Essere parte di questa struttura richiede abilità, rispetto e indubbie capacità narrative. Colui che vuole far sognare gli altri deve essere un sognatore in primo luogo, un uomo "contemporaneo" in secondo luogo, con una sensibilità per il momento presente.
Non so cosa resterà in futuro della nostra produzione letteraria fantastica, quella prodotta tra il XX e il XXI secolo, o anche della produzione cinematografica, quale nuovo orizzonte del fantasy, ma sono certo che in mezzo a molti racconti perduti alcune saghe, alcune tappe del fantasy anche commerciale, resteranno nell'indice della storia letteraria e culturale.
Certamente resteranno tutti quegli scritti e quelle pellicole che parlando di fantasia e di mondi paralleli alla fine raccontano l'uomo del suo tempo, la civiltà, la cultura, il pensiero e le ingiustizie. Resteranno quei lavori che attingono dal DNA della cultura contemporanea. Tolkien ha già da ora un suo posto nella letteratura inglese e mondiale, principlamente per abilità stilistiche, ma anche fenomeni più commerciali e di grande spessore emotivo resteranno: alcuni esempi sui quali mi sentirei pronto a scommettere sono i romanzi di Harry Potter, o serie televisive quali Buffy l'Ammazzavampiri, grazie alle dense mitologie lì realizzate.

Siamo passati dall'acqua santa al diavolo, diranno molti di voi, già contrariati da questo mio accostamento "blasfemo", ma sono convinto che ci sia un filo centrale, culturale, che può legare un'opera come l'Iliade alla biondina di Sunnydale; senza paragoni, ma secondo una necessità di mitologie specifiche che l'uomo ha sempre avuto necessità di ricreare.
Leggendo Omero, oggi, perderemmo quella sensazione di contemporaneità che faceva della guerra di Troia un manifesto generazionale della civiltà ionica sulle coste anatoliche: piccole colonie di greci, praticamente autosufficienti, quali isolette ai margini di civiltà mastodontiche e incomprensibili come i regni antichi del vicino oriente.
È qui, lontano dalla Madrepatria, che gli scritti di Omero hanno maggiormente attecchito, portando gli Ioni a sognare una unità tra le polis per formare una grande componente generazionale: nell'opera cogliamo diversi riferimenti alla volontà di descrivere una civiltà guerriera, pronta a combattere per ciò che è giusto, per un torto, per una componente di appartenenza. È il sentimento di crescere come popolo sotto una filosofia comune di lealtà e sacrificio.
Continuandone la lettura, oggi non riusciremmo a trarne nulla di personale, nulla di ricollegabile alla nostra realtà effettuale, ma resterebbe la componente fantastica, epica e poetica. Può appassionarci, ma non coinvolgerci con piena partecipazione emotiva. Oltre alla bellezza stilistica o alla grande fantasia riusciremmo solo a cogliere con grande sforzo, e solo se siamo degli addetti ai lavori, la consapevolezza di cosa volesse dire essere acheo, con tutto quello che poteva comportare.

Ogni epoca ha quindi bisogno di una sua mitologia che attinga dai problemi e dai "demoni" del momento, ed ecco allora che arriviamo ad uno dei mondi narrativi più contemporanei: Buffy. Vi vedo nuovamente storcere il naso, ma nel tentativo di tracciare un identikit di come la fantasia serva a spiegare ed educare la cultura del suo tempo, posso dire che in Buffy, visto superficialmente, dimenticandoci di essere uomini del nostro tempo, coglieremmo certamente solo battute, vampiri, demoni di gommapiuma, acrobazie. Ma aprendo bene gli occhi non ci sfuggirebbe la vera impalcatura dello show: cioè spiegare un crescente "teen-spirit" attraverso metafore del diventare grandi, dell'essere maturi, responsabili, combattendo metaforicamente i nostri demoni interiori.
Per farlo il creatore usa creature mitologiche del nostro tempo, a noi comprensibili così come i greci, i romani e centinaia di altri popoli in epoche diverse facevano con i loro prodotti di fantasia. Buffy, oltre che una serie di calci e pugni, è una allegoria del mondo contemporaneo che solo noi possiamo comprendere appieno. C'è la sensibilità del vivere nei nostri giorni. I vampiri sono un pretesto, figure metaforiche di tematiche e problematiche reali. La metafora mitologica funge da insegnamento morale senza pretese, parlando ai giovani del XXI secolo con le loro stesse parole. Ecco il successo di questa "mitologia televisiva": cattura le tematiche del sentire popolare. Il messaggio arriva chiaro e al tempo stesso appassiona lo spettatore perchè vede e ascolta qualcosa che comprende. Dante fa lo stesso quando viaggia per i tre regni dell'Aldilà. Parla all'uomo del suo tempo e questo si sente coinvolto e ne trae insegnamento morale.
Queste sono le regole mai scritte e mai dette della fantasia. Si scrive e si racconta del mondo reale attingendo dall'immaginario, codificando il messaggio. È un meccanismo che a volte non sappiamo cogliere. La sensibilità fantastica è però ciò che permette all'uomo di andare avanti, di evolversi, di cultura in cultura. Tutta la produzione fantastica più importante del nostro secolo è incentrata sull'essere diversi, sul crescere nella consapevolezza che il mondo accetta solo chi avanza a spintoni, ti insegna ad essere ciò che sei qualunque sia il tuo dolore.
In fondo al cuore ognuno di noi, soprattutto la nuova generazione giovane, si sente un po' studente di Hogwarts, un po' liceale a Sunnydale o un mutante con una capacità che nessuno sembra comprendere e accettare. Queste sono le tematiche del momento, delle quali l'attuale produzione fantastica è impregnata. Ed è la realtà ad esserne carburante e propellente: solo quel fantasy che ci lascia con la fantasia in moto può realmente servirci. Essere scrittore, lettore e comunque sognatore è questo. Ecco perchè abbiamo bisogno di Harry Potter, Buffy, Star Trek & Co.. Ecco perchè sentiamo il bisogno di sognare e di crescere identificandoci con ciò che sognamo. La fantasia costruisce e rende vivi. È la voglia di fantasia a definire la nostra realtà e a mantenere una memoria storica della sensibilità del mondo contemporaneo.
Valeva allora e vale anche adesso.

Il discorso continuerà il prossimo mese con "Mitologia Fai da Te", ovvero un nuovo modo di fare della fantasia uno strumento associativo e di pura e sfrenata creatività, passando dai Giochi di Ruolo e non solo...


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