STAR TREK: NEMESIS
Un commento

di Matteo "Norton" Bistoletti

Pensavo che scrivere una recensione sul decimo film di Star Trek fosse la cosa più ovvia che un Trekker potesse fare. Ma, nonostante abbia già avuto la fortuna di vedere il film ben due volte al cinema, scopro di avere difficoltà ad esprimere quello che questo ennesimo, e forse ultimo, lungometraggio della nostra saga preferita mi ha comunicato.
Sono ben consapevole che, qualunque sia il reale valore del film, l'emozione in queste circostanze è talmente alta da non poter dare un giudizio molto obbiettivo. Sono inoltre ben consapevole della crisi su vari livelli che Star Trek, negli ultimi anni, sta vivendo e di come, soprattutto le ultime produzioni ne stiano risentendo.
Ma per parlare di Nemesis preferisco distaccarmi da quest'ultimo fattore, prediligendo forse l'emozione incontrollata e, laddove potrò, usando un minimo di senso oggettivo nel giudicare questo film.

In fondo questa volta si è, secondo me, partiti col piede giusto. Finalmente si è capito, almeno sulla carta, che per dare nuova linfa alla saga ci vogliono nuove menti e nuove mani nel lavorarci. Ecco quindi che Star Trek: Nemesis si avvale di un regista e di uno scrittore completamente estranei al mondo Trek.
Questo vento di freschezza portato da due menti esterne ed estranee ai macchinosi e a volte fin troppo aggrovigliati meccanismi di cui ormai Star Trek è sia carnefice che vittima, si nota nel corso di tutto il film. Il regista Stuart Baird e lo scrittore John Logan preferiscono occuparsi di storia e di personaggi piuttosto che badare alle piccole sfumature a cui solo noi Trekker fanatici facciamo caso.
Ecco quindi che la trama si sviluppa molto linearmente, senza troppi inutili e fastidiosi rimandi e senza fronzoli o riferimenti: Worf è a bordo al servizio del suo capitano, di nuovo membro della sua originale famiglia e nessuno se ne domanda il perché (in fondo è la cosa più normale), B-4 viene assemblato senza che nessuno citi o ricordi Lore, il passato di Picard viene mostrato, anche attraverso una foto che poco ha di quel Picard giovane visto a volte nella serie.
Anche se si considera la trama in un respiro più ampio, troviamo caratteristiche tipiche di un fare cinema e scrivere storie molto diverso da quello a cui siamo abituati in Star Trek: inseguimenti in auto degni di un film di James Bond, combattimenti molto più crudi e appassionati, qualche scena sessuale più spinta rispetto ai canoni Trek e altro ancora.
Anche se talune scelte possono lasciare quantomeno perplessi (c'era veramente bisogno di quell'inseguimento con relativo salto spericolato nel vuoto?), questa ondata di novità non può che giovare al film e al mondo Trek in generale.

Quello che ho sempre ritenuto la caratteristica principale dei film di TNG è il fatto di essere assolutamente superflui. A differenza, i film della classica hanno sempre portato avanti un discorso, con vicende e con personaggi lasciati in sospeso tanti anni prima nella serie, mentre TNG si apriva e concludeva magistralmente in quei sette anni di splendidi episodi. Generazioni non aggiungeva niente alla perfetta conclusione dataci in "Ieri, oggi, domani…", Primo Contatto, pur essendo un meraviglioso film, è abbastanza inutile dal punto di vista dello sviluppo (anzi, per taluni versi si sono messi in gioco, in modo discutibile, concetti assodati come Cochrane e i Borg) mentre L'insurrezione era una, seppur bella, "grande puntata" che ben poco aveva di epico.
Insomma, mentre i film della classica erano un evento non solo per lo spettatore ma anche per i personaggi, per TNG si tratta di film in cui i nostri eroi vivono l'ennesima avventura, ma che, alla fine di essa, poco sarà cambiato o sviluppato rispetto all'inizio.
Nemesis cerca di cambiare rotta, creando un tono più epico e celebrativo.

Ed ecco quindi, forse, la maggiore considerazione che mi è balzata all'occhio guardando questo film: sembra infatti ci si sia ispirati al più grande film epico della storia Trek; Star Trek II: L'ira di Khan. L'epicità di questo film è dettata dall'enorme sviluppo che avviene nei personaggi che vengono confrontati col loro passato, vivono un mutato presente e percepiscono la prospettiva di un difficile futuro.
Nemesis non eguaglia di certo, e penso volontariamente, il carattere epico del secondo film di Star Trek, creando piuttosto un film ibrido tra le caratteristiche autoconclusive dei film di TNG e la grandiosità dei film della TOS.
Comunque sia, è positivo che Nemesis possa, per alcuni versi, ricordare il secondo film della saga, perché è da molti, me compreso, ritenuto il più valido, e di certo il più complesso e ben sviluppato film della saga cinematografica Trek.

Cosa lega in definitiva secondo e decimo film?
Innanzitutto mille elementi narrativi: abbiamo una trama fortemente lineare e senza complessità o colpi di scena spettacolari, con l'atavica lotta tra bene e male a farla da padrone, in due sue ovvie incarnazioni (e l'idea che bene e male derivino dallo stesso codice genetico è secondo me l'idea più accattivante del film e della quale vi rimando al bellissimo approfondimento di Anna Manfredini su Shinzon, clone di Picard e cattivo della situazione). Poi, cosa da non poco conto, abbiamo l'estremo sacrificio di un personaggio chiave delle serie in nome della salvezza dei suoi amici e della sua nave: la morte di Data, a me sconosciuta prima della visione del film, mi ha lasciato l'amaro in bocca e una grande tristezza tanto da non riuscire ad accettarla come bell'idea (anche se lo fosse, mi rende troppo triste…), anche se ho trovato B-4 a dir poco eccezionale.
Poi ci sono elementi più stilistici o altri particolari degni di questo paragone: un nemico, o meglio: una Nemesi, come non si vedeva dai tempi di Khan (sia in malvagità che nella sua raffigurazione), una tecnologia usata come arma per una distruzione di massa (attivata in entrambi i casi nel finale del film per distruggere l'avversario), una battaglia tra astronavi molto vissuta, lunga e visivamente a dir poco spettacolare (non solo ottimi effetti speciali, di cui ormai è difficile stupirsi, ma soprattutto un uso intelligente e non sconsiderato di essi), la divisione dell'ormai mitica famiglia-equipaggio (il caso di Chekov nel secondo film è qui sostituito dalla nuova coppia Troi - Riker).

Non mi dilungherò a parlarvi di Shinzon, in quanto, come detto, vi è già un articolo che mi sento di condividere nel descrivere il fascino per questo personaggio.
B-4, invece, merita una piccola mia disquisizione: se proprio si voleva eliminare Data (…sigh… scusate se insisto), ho trovato l'idea di B-4 estremamente azzeccata. Innanzitutto si intreccia benissimo nel contesto del film: se il clone di Picard, Shinzon, porta solo male e distruzione dietro di sé, questo clone "ritardato" di Data sembra solo essere qualcosa di buono, anche se inizialmente usato per scopi malefici da Shinzon. B-4 però non è, a differenza di Shinzon, un clone perfetto: egli, nonostante la trasfusione mnemonica di Data sia esattamente identico al nostro androide, è rallentato, non capisce mai nulla di quello che succede o di dove si trova e lascia in noi solo una grande tenerezza, mista a pena. Ma mentre nello scontro Picard-Shinzon ci rimane, alla fine del film, il clone "giusto", Picard, tra i due cloni androidi alla fine ci dobbiamo accontentare della "brutta copia", se mi passate il termine.
Meravigliosa la scena finale tra B-4 e Picard, in cui quest'ultimo si rivolge a lui nella speranza di risvegliare invano l'anima di Data che vive tra i suoi circuiti. Un piccolo bagliore di luce, una canzone cantata da Data alla festa di nozze di Riker e Troi ripetuta da B-4 alla fine del film, riporta il sorriso sul volto di Picard.

Chi si aspettava un film che trattasse il tema clonazione nella sua forma etica e morale, come Star Trek é solito fare, rischia di rimanere deluso. Nonostante il raffronto Picard-Shinzon e quello Data-B-4 e il raffronto tra i due stessi confronti sia già di per se possibile fonte di sviluppo, questa volta non ci si perde in lunghe disquisizioni di tipo etico o morale.
Star Trek: Nemesis è essenzialmente e prima di tutto un film d'azione, ben lontano dalle problematiche Trek di, per esempio, L'insurrezione.

All'inizio parlavo di una certa dose di eticità in questo film. Ebbene; pur non eguagliando i film della serie classica e ben lontano dagli sviluppi a cui ci aveva abituati la serie, il carattere epico del film è dettato soprattutto dallo sgretolamento dell'equipaggio a noi tanto amato. L'abbandono di Riker e Troi, la morte di Data, il nuovo arrivo di B-4 sono tutti elementi che danno al film un sapore di importanza che i tre film precedenti non avevamo.
Sicuramente un film nuovo, diverso da quanto abbiamo visto finora nei film di TNG. Un film che farà di certo discutere anche i fan italiani quando avranno la fortuna di vederlo. Per intanto io mi coccolo nell'idea di incertezza che mi ha lasciato. Una cosa è certa: mi sono emozionato anche questa volta. Forse Baird (un plauso alla sua regia visivamente eccellente) e Logan (che ha saputo scrivere un film Trek staccandosi dai soliti canoni, anche se ispirandosi a vecchie pietre miliari della storia Trek) non hanno fatto un capolavoro, ma di sicuro non ci faranno rimpiangere Berman e Braga.

Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail