THE SECRET OF BLUE WATER
di Fabiano "Langley" Piccione

La casa produttrice giapponese Gainax è nota a tutti i cultori del genere animè innanzitutto come "quella di Neon Genesis Evangelion". Ma, ben prima di produrre EVA, la Gainax aveva sfornato un altro capolavoro, che ha spopolato in tutto il mondo, seppur in maniera più discreta: "Fujigi No Umi No Nadia", meglio conosciuto come "The Secret of Blue Water" e, in Italia, come "Il mistero della pietra azzurra". Quello di cui sto per parlare è una piccola perla dell'animazione nipponica degli anni '80.

Lo stesso regista che poi sarà magistralmente alla direzione di Evangelion tira anche le fila di "The Secret of Blue Water", ovvero il grande Hideaki Anno. Quello che vediamo in questa serie animata, trasmessa più o meno decentemente anche in Italia (dico "più o meno decentemente" perché un intero episodio è stato eliminato, oltre che altri brevi pezzettini qui e là), è un'avventura dall'impronta e dall'ispirazione chiaramente ed inconfutabilmente "Verniana", dato che in essa i riferimenti al romanzo "20000 leghe sotto i mari" non si contano davvero. Vedremo passo passo quali siano questi riferimenti e come la storia si ispiri al romanzo dello scrittore francese ma, ovviamente, se ne sappia discostare abbastanza da conferirle unicità. "The Secret of Blue Water" ha una trama molto ricca, ma decisamente meno congetturale di quella del successivo Neon Genesis Evangelion. Quindi gente… niente paura: il mio sarà un raccontare e commentare senza varcare le soglie dell'estremo ermetismo ermeneutico.

Parigi, anno 1889: l'umanità è in fermento per l'era di estrema innovazione tecnologica che la rivoluzione industriale ha portato con sé; tanto che, per festeggiare i passi compiuti dal progresso e per incentivarne di futuri, ha luogo nella capitale francese l'ennesima (e forse più famosa) esposizione universale. È l'anno in cui Gustave Eiffel inaugurò la propria torre, svettante sui tetti di Parigi. E proprio sulla Torre Eiffel Jean e Nadia, i due protagonisti di questa storia, si incontrano. Lui è venuto a Parigi con lo zio inventore, per partecipare alla gara per velivoli che si terrà il giorno stesso.
Lei, orfana senza origini note e acrobata in un circo che si è fermato in città proprio in occasione dell'esposizione. Lui desideroso di fare amicizia, perché intrigato da questa bella e misteriosa ragazza accompagnata da un cucciolo di leone; lei pensierosa e assorta nei suoi pensieri, per poi diventare scontrosa e diffidente in seguito ai tentativi di fare amicizia del ragazzo.
D'un tratto la pietra azzurra che Nadia porta al collo inizia ad emettere una luce abbagliante. Jean, stupito, non sa cosa questo rappresenti; Nadia, invece, lo sa bene: significa che un pericolo si sta avvicinando. La ragazza sfugge, con l'aiuto di Jean, all'assalto di Rebecca, Sanson e Hanson, un improbabile, divertente e sgangherato trio che vuole sottrarre a Nadia il misterioso prezioso.
I ragazzini fuggono a bordo del velivolo progettato da Jean e dallo zio e con il quale avrebbero dovuto partecipare alla gara in questione. Nadia, stupita delle doti di inventore e di aviatore del ragazzo, comincia a fidarsi di Jean e da qui parte la loro amicizia.
Ma il volo dura meno del previsto: precipitati in mare…sembra che siano destinati a soccombere. Ma ecco arrivare a ripescarli una nave da guerra americana, la cui missione è di perlustrare le acque in quella zona alla ricerca di un fantomatico mostro marino, che si dice sia stata la causa di molti naufragi di imbarcazioni in quel tratto di mare (ecco la prima chiara "quotation" dal romanzo di Jules Verne; prima di molte). La caccia al mostro sembra avere successo: eccolo arrivare minaccioso. Ma quello che sembrava un mostro marino altro non è che un sottomarino (ed ecco un secondo riferimento). Anzi, uno scontro di due diversi sottomarini. Jean e Nadia vengono sbalzati fuori dalla nave e, dispersi in mare, si aggrappano all'aereo di Jean, per poi, dopo avervi trascorso la notte, essere inghiottiti proprio da uno dei due "mostri marini metallici" che si erano scontrati proprio sotto di loro.
Tratti a bordo, i due vedono i loro contatti con l'equipaggio del mezzo meccanico estremamente limitati. Gli unici contatti che hanno sono con Electra, misteriosa e bella primo ufficiale di quello che scoprono essere il sottomarino Nautilus, al comando di un fantomatico e burbero Capitano Nemo (dire che questi sono altri espliciti riferimenti a "20000 leghe sotto i mari" è sottolineare l'ovvio! N.d.R.).
Riparato il loro aereo, ripartono e sorvolano un'isola, sulla quale vengono abbattuti e dove fanno un atterraggio di fortuna. Chi li ha abbattuti appartiene all'esercito della "Nuova Atlantide", che in seguito si scoprirà essere un'organizzazione alla quale apparteneva, fra l'altro, il sottomarino con il quale il Nautilus aveva avuto uno scontro proprio al di sotto della nave americana che aveva salvato Jean e Nadia. Un'organizzazione militare intenzionata a stabilire il proprio dominio sul mondo con l'ausilio della tecnologia della civiltà del continente perduto. Sull'isola i due si troveranno proprio nel bel mezzo di una guerra fra gli abitanti e l'esercito della Nuova Atlantide per il controllo della stessa isola.
Marie, una bambina rimasta orfana a causa del conflitto, verrà salvata e praticamente adottata dai due ragazzi. Nadia verrà poi costretta a lasciarsi prendere dall'esercito nemico, consegnando la pietra azzurra preventivamente a Jean. Il trio Rebecca-Sanson-Hanson, giunto sull'isola poco dopo, si unirà a Jean per tentare di liberare Nadia. Tra goffi tentativi e alti e bassi, è l'arrivo del Nautilus che distrugge la base dell'esercito nemico e salva Nadia. Il trio di Rebecca e Jean, Marie e Nadia vengono integrati nell'equipaggio del sottomarino, fino a che, sotto attacco di Argo (capo della Nuova Atlantide), Nadia, Jean e Marie verranno messi in una scialuppa all'ultimo secondo per potersi salvare. Nadia, poco prima di emergere in superficie, scopre che il burbero Capitano Nemo, rimasto sulla carcassa morente del Nautilus, è in realtà suo padre.
Sull'isola sulla quale i tre naufragano, Jean e Nadia vedranno il loro rapporto stringersi ulteriormente, fino allo sbocciare dell'amore. Rincontreranno miracolosamente Rebecca e i suoi due amici e si trasferiranno su quella che apparentemente sembra un'altra isola, ma che in realtà è l'affiorare di un'antica nave spaziale della civiltà di Atlantide. Inghiottita misteriosamente dalla nave, che riconosce nella pietra azzurra una sorta di "chiave d'accesso", Nadia riceverà dal computer di bordo le tanto agognate spiegazioni sulle sue vere origini: lei è figlia di Nemo, alias Elisis Alfool, ovvero l'ultimo sovrano della città atlantidea detta Tartesos. La città fu distrutta da Argo, amico del sovrano di nome, ma di fatto traditore che pianificava nell'ombra la sua ascesa al potere e l'annientamento della famiglia reale per ottenere la supremazia. La città di Tartesos era l'ultima società discendente dagli atlantidei, scomparsi 12000 anni prima e giunti da un remoto angolo dello spazio sul pianeta Terra. La pietra azzurra si rivela essere un gioiello proprio della famiglia reale di Tartesos, dotato di grandi poteri e per questo custodito solo dagli appartenenti alla stirpe regnante.
Nadia e compagnia partiranno a questo punto alla volta della sua città di origine, in Africa, per poi arrivarci e vederne i pochi resti rimasti. Lì verranno attaccati dalla fortezza volante di Argo, chiamata "Noé Rosso". Nadia viene rapita da Argo e, proprio quando le cose volgono al peggio, arriva un nuovo e potentissimo Nautilus a ribaltare le cose. Nemo-Elisis è vivo, come anche il suo equipaggio! Quella che prende piede è una battaglia epica fra il nuovo Nautilus ed i Noé Rosso, fatta di barriere energetiche, cannoni futuristici e strategie belliche. Nadia, nelle scene finali, scoprirà che suo fratello Neo, morto nell'attacco di Argo a Tartesos, è stato riportato in vita come un cyborg dallo stesso Argo. Tutto ciò perché attraverso Neo, membro della famiglia reale di Tartesos, egli potesse controllare il potere della pietra azzurra e garantirsi la dominazione su quelli che reputa "esseri inferiori" rispetto agli atlantidei, ovvero gli esseri umani.
Ironia della sorte, Argo scoprirà in punto di morte di non essere un atlantideo, bensì un essere umano. Un terrestre come tutti quei terrestri che aveva sempre disprezzato e desiderato conquistare e schiavizzare. Elisis, nel confronto con Argo, muore. Come muore (nuovamente) Neo, fratello di Nadia, dopo avere eroicamente salvato la sorella e le sorti dell'intera vicenda. Anche Jean muore, ma Nadia, in preda alla disperazione per l'amore che prova per lui, usa il potere della pietra azzurra di suo padre e della sua, unite in un'unica forma di energia, per ridare la vita al corpo esanime del ragazzo.
Jean, Marie, Rebecca, Hanson, Sanson, Electra ed il resto dell'equipaggio del Nautilus tornano alle loro vite. Electra aspetta un figlio da Nemo-Elisis. Nadia è triste per la morte del padre, appena ritrovato, ma felice per aver potuto riportare alla vita Jean, con il quale, come viene detto alla fine di questa puntata conclusiva, si sposerà dopo poco.

"Il mistero della pietra azzurra" non è una serie futuristica in senso stretto, bensì una serie animata in cui il passato è rivisitato in chiave futuristica: se è il carbone il combustibile tipico della fine dell'ottocento, nulla vieta di immaginare che questo possa alimentare macchinari avveniristici ed improbabili per l'epoca. Non solo si parla, quindi, di tecnologia aliena (quella atlantidea) ben oltre quella terrestre, ma si raffigura la stessa tecnologia terrestre come "reinventata" e "avanzata" di qualche gradino rispetto a ciò che realmente è stato il nostro XIX secolo. Le citazioni di Verne (dal sottomarino alla piovra, dal nome del Capitano al nome dell'imbarcazione stessa) si sprecano, e viene mischiato con un po' di alieno e anche con un po' di quello che ormai possiamo definire un classico: il mito di Atlantide.

Un mix molto interessante, perché quello che ne deriva è una buona trama, serializzata al punto giusto e con una buona dose di misteri da svelare e retroscena da capire. Un po' di mieloso romanticismo, inoltre, completa il quadro: famiglia, amici, amore….in una girandola di guai e di frenetici cambi di situazione e di scenari. Qualche colpo di scena tanto da mettere pepe al punto giusto, oltre tutto, non guasta mai. Un'avventura abbastanza classica perché composta da ingredienti classici, se vogliamo, ma rivisitati e arricchiti.

Fantamitologico incontra fantastorico e fantascientifico. Se poi ci aggiungiamo un geniale ragazzino inventore, una ragazza acrobata dal passato oscuro e dal caratterino davvero difficile ed un simpaticissimo e goffissimo trio tutto da ridere… ecco che ne tiriamo fuori questa serie che ha segnato davvero il mondo animato nipponico.
Nel complesso molto ben disegnata e con un'ottima colonna sonora. E che, nonostante l'instancabile ed inspiegabile censura subita nel nostro paese (che ne ha tolto, come dicevo, vari pezzettini qui e là ed addirittura un intero episodio), è piaciuta molto anche al pubblico italiano.
Un caso più unico che raro, inoltre, quello della versione nostrana della serie "The secret of Blue Water": la sigla cantata da Cristina D'Avena, tormentone di grandi e piccini per decine d'anni, era ed è una delle migliori mai scritte (non solo secondo me).
Diciamo che acquistare il Fivelandia relativo sarebbe stato doveroso… davvero! Io credo di averlo ancora in giro, da qualche parte.

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