La casa produttrice giapponese
Gainax è nota a tutti i cultori del genere animè innanzitutto
come "quella di Neon Genesis Evangelion". Ma, ben prima di produrre
EVA, la Gainax aveva sfornato un altro capolavoro, che ha spopolato
in tutto il mondo, seppur in maniera più discreta: "Fujigi No
Umi No Nadia", meglio conosciuto come "The Secret of
Blue Water" e, in Italia, come "Il mistero della pietra
azzurra". Quello di cui sto per parlare è una piccola perla
dell'animazione nipponica degli anni '80.
Lo
stesso regista che poi sarà magistralmente alla direzione di Evangelion
tira anche le fila di "The Secret of Blue Water", ovvero il grande Hideaki
Anno. Quello che vediamo in questa serie animata, trasmessa
più o meno decentemente anche in Italia (dico "più o meno decentemente"
perché un intero episodio è stato eliminato, oltre che altri brevi pezzettini
qui e là), è un'avventura dall'impronta e dall'ispirazione chiaramente
ed inconfutabilmente "Verniana", dato che in essa i riferimenti al romanzo
"20000 leghe sotto i mari" non si contano davvero. Vedremo passo passo
quali siano questi riferimenti e come la storia si ispiri al romanzo
dello scrittore francese ma, ovviamente, se ne sappia discostare abbastanza
da conferirle unicità. "The Secret of Blue Water" ha una trama molto
ricca, ma decisamente meno congetturale di quella del successivo Neon
Genesis Evangelion. Quindi gente… niente paura: il mio sarà un raccontare
e commentare senza varcare le soglie dell'estremo ermetismo ermeneutico.
Parigi, anno 1889: l'umanità è in fermento per l'era di estrema innovazione
tecnologica che la rivoluzione industriale ha portato con sé; tanto
che, per festeggiare i passi compiuti dal progresso e per incentivarne
di futuri, ha luogo nella capitale francese l'ennesima (e forse più
famosa) esposizione universale. È l'anno in cui Gustave Eiffel inaugurò
la propria torre, svettante sui tetti di Parigi. E proprio sulla Torre
Eiffel Jean e Nadia, i due protagonisti di questa storia,
si incontrano. Lui è venuto a Parigi con lo zio inventore, per partecipare
alla gara per velivoli che si terrà il giorno stesso.
Lei, orfana senza origini note e acrobata in un circo che si è fermato
in città proprio in occasione dell'esposizione. Lui desideroso di fare
amicizia, perché intrigato da questa bella e misteriosa ragazza accompagnata
da un cucciolo di leone; lei pensierosa e assorta nei suoi pensieri,
per poi diventare scontrosa e diffidente in seguito ai tentativi di
fare amicizia del ragazzo.
D'un tratto la pietra azzurra che Nadia porta al collo inizia ad emettere
una luce abbagliante. Jean, stupito, non sa cosa questo rappresenti;
Nadia, invece, lo sa bene: significa che un pericolo si sta avvicinando.
La ragazza sfugge, con l'aiuto di Jean, all'assalto di Rebecca,
Sanson e Hanson, un improbabile, divertente
e sgangherato trio che vuole sottrarre a Nadia il misterioso prezioso.
I ragazzini fuggono a bordo del velivolo progettato da Jean e dallo
zio e con il quale avrebbero dovuto partecipare alla gara in questione.
Nadia, stupita delle doti di inventore e di aviatore del ragazzo, comincia
a fidarsi di Jean e da qui parte la loro amicizia.
Ma il volo dura meno del previsto: precipitati in mare…sembra che siano
destinati a soccombere. Ma ecco arrivare a ripescarli una nave da guerra
americana, la cui missione è di perlustrare le acque in quella zona
alla ricerca di un fantomatico mostro marino, che si dice sia stata
la causa di molti naufragi di imbarcazioni in quel tratto di mare (ecco
la prima chiara "quotation" dal romanzo di Jules Verne; prima di molte).
La
caccia al mostro sembra avere successo: eccolo arrivare minaccioso.
Ma quello che sembrava un mostro marino altro non è che un sottomarino
(ed ecco un secondo riferimento). Anzi, uno scontro di due diversi sottomarini.
Jean e Nadia vengono sbalzati fuori dalla nave e, dispersi in mare,
si aggrappano all'aereo di Jean, per poi, dopo avervi trascorso la notte,
essere inghiottiti proprio da uno dei due "mostri marini metallici"
che si erano scontrati proprio sotto di loro.
Tratti a bordo, i due vedono i loro contatti con l'equipaggio del mezzo
meccanico estremamente limitati. Gli unici contatti che hanno sono con
Electra, misteriosa e bella primo ufficiale di quello
che scoprono essere il sottomarino Nautilus, al comando
di un fantomatico e burbero Capitano Nemo (dire che
questi sono altri espliciti riferimenti a "20000 leghe sotto i mari"
è sottolineare l'ovvio! N.d.R.).
Riparato il loro aereo, ripartono e sorvolano un'isola, sulla quale
vengono abbattuti e dove fanno un atterraggio di fortuna. Chi li ha
abbattuti appartiene all'esercito della "Nuova Atlantide",
che in seguito si scoprirà essere un'organizzazione alla quale apparteneva,
fra l'altro, il sottomarino con il quale il Nautilus aveva avuto uno
scontro proprio al di sotto della nave americana che aveva salvato Jean
e Nadia.
Un'organizzazione
militare intenzionata a stabilire il proprio dominio sul mondo con l'ausilio
della tecnologia della civiltà del continente perduto. Sull'isola i
due si troveranno proprio nel bel mezzo di una guerra fra gli abitanti
e l'esercito della Nuova Atlantide per il controllo della stessa isola.
Marie, una bambina rimasta orfana a causa del conflitto,
verrà salvata e praticamente adottata dai due ragazzi. Nadia verrà poi
costretta a lasciarsi prendere dall'esercito nemico, consegnando la
pietra azzurra preventivamente a Jean.
Il
trio Rebecca-Sanson-Hanson, giunto sull'isola poco dopo, si unirà a
Jean per tentare di liberare Nadia. Tra goffi tentativi e alti e bassi,
è l'arrivo del Nautilus che distrugge la base dell'esercito nemico e
salva Nadia. Il trio di Rebecca e Jean, Marie e Nadia vengono integrati
nell'equipaggio del sottomarino, fino a che, sotto attacco di Argo
(capo della Nuova Atlantide), Nadia, Jean e Marie verranno messi in
una scialuppa all'ultimo secondo per potersi salvare. Nadia, poco prima
di emergere in superficie, scopre che il burbero Capitano Nemo, rimasto
sulla carcassa morente del Nautilus, è in realtà suo padre.
Sull'isola sulla quale i tre naufragano, Jean e Nadia vedranno il loro
rapporto stringersi ulteriormente, fino allo sbocciare dell'amore. Rincontreranno
miracolosamente Rebecca e i suoi due amici e si trasferiranno su quella
che apparentemente sembra un'altra isola, ma che in realtà è l'affiorare
di un'antica nave spaziale della civiltà di Atlantide.
Inghiottita misteriosamente dalla nave, che riconosce nella pietra azzurra
una sorta di "chiave d'accesso", Nadia riceverà dal computer di bordo
le tanto agognate spiegazioni sulle sue vere origini: lei è figlia di
Nemo, alias Elisis Alfool, ovvero l'ultimo sovrano
della città atlantidea detta Tartesos.
La
città fu distrutta da Argo, amico del sovrano di nome, ma di fatto traditore
che pianificava nell'ombra la sua ascesa al potere e l'annientamento
della famiglia reale per ottenere la supremazia. La città di Tartesos
era l'ultima società discendente dagli atlantidei, scomparsi 12000 anni
prima e giunti da un remoto angolo dello spazio sul pianeta Terra. La
pietra azzurra si rivela essere un gioiello proprio della famiglia reale
di Tartesos, dotato di grandi poteri e per questo custodito solo dagli
appartenenti alla stirpe regnante.
Nadia e compagnia partiranno a questo punto alla volta della sua città
di origine, in Africa, per poi arrivarci e vederne i pochi resti rimasti.
Lì verranno attaccati dalla fortezza volante di Argo, chiamata "Noé
Rosso". Nadia viene rapita da Argo e, proprio quando le cose
volgono al peggio, arriva un nuovo e potentissimo Nautilus a ribaltare
le cose. Nemo-Elisis è vivo, come anche il suo equipaggio!
Quella
che prende piede è una battaglia epica fra il nuovo Nautilus ed i Noé
Rosso, fatta di barriere energetiche, cannoni futuristici e strategie
belliche. Nadia, nelle scene finali, scoprirà che suo fratello Neo,
morto nell'attacco di Argo a Tartesos, è stato riportato in vita come
un cyborg dallo stesso Argo. Tutto ciò perché attraverso Neo, membro
della famiglia reale di Tartesos, egli potesse controllare il potere
della pietra azzurra e garantirsi la dominazione su quelli che reputa
"esseri inferiori" rispetto agli atlantidei, ovvero gli esseri umani.
Ironia della sorte, Argo scoprirà in punto di morte di non essere un
atlantideo, bensì un essere umano.
Un
terrestre come tutti quei terrestri che aveva sempre disprezzato e desiderato
conquistare e schiavizzare. Elisis, nel confronto con Argo, muore. Come
muore (nuovamente) Neo, fratello di Nadia, dopo avere eroicamente salvato
la sorella e le sorti dell'intera vicenda. Anche Jean muore, ma Nadia,
in preda alla disperazione per l'amore che prova per lui, usa il potere
della pietra azzurra di suo padre e della sua, unite in un'unica forma
di energia, per ridare la vita al corpo esanime del ragazzo.
Jean, Marie, Rebecca, Hanson, Sanson, Electra ed il resto dell'equipaggio
del Nautilus tornano alle loro vite.
Electra
aspetta un figlio da Nemo-Elisis. Nadia è triste per la morte del padre,
appena ritrovato, ma felice per aver potuto riportare alla vita Jean,
con il quale, come viene detto alla fine di questa puntata conclusiva,
si sposerà dopo poco.
"Il mistero della pietra azzurra" non è una serie futuristica
in senso stretto,
bensì
una serie animata in cui il passato è rivisitato in chiave futuristica:
se è il carbone il combustibile tipico della fine dell'ottocento, nulla
vieta di immaginare che questo possa alimentare macchinari avveniristici
ed improbabili per l'epoca. Non solo si parla, quindi, di tecnologia
aliena (quella atlantidea) ben oltre quella terrestre, ma si raffigura
la stessa tecnologia terrestre come "reinventata" e "avanzata" di qualche
gradino rispetto a ciò che realmente è stato il nostro XIX secolo.
Le
citazioni di Verne (dal sottomarino alla piovra, dal nome del Capitano
al nome dell'imbarcazione stessa) si sprecano, e viene mischiato con
un po' di alieno e anche con un po' di quello che ormai possiamo definire
un classico: il mito di Atlantide.
Un mix molto interessante, perché quello che ne deriva è una buona trama,
serializzata al punto giusto e con una buona dose di misteri da svelare
e retroscena da capire. Un po' di mieloso romanticismo, inoltre, completa
il quadro: famiglia, amici, amore….in una girandola di guai e di frenetici
cambi di situazione e di scenari.
Qualche
colpo di scena tanto da mettere pepe al punto giusto, oltre tutto, non
guasta mai. Un'avventura abbastanza classica perché composta da ingredienti
classici, se vogliamo, ma rivisitati e arricchiti.
Fantamitologico incontra fantastorico e fantascientifico. Se poi ci
aggiungiamo un geniale ragazzino inventore, una ragazza acrobata dal
passato oscuro e dal caratterino davvero difficile ed un simpaticissimo
e goffissimo trio tutto da ridere… ecco che ne tiriamo fuori questa
serie che ha segnato davvero il mondo animato nipponico.
Nel complesso molto ben disegnata e con un'ottima colonna sonora. E
che, nonostante l'instancabile ed inspiegabile censura subita nel nostro
paese (che ne ha tolto, come dicevo, vari pezzettini qui e là ed addirittura
un intero episodio), è piaciuta molto anche al pubblico italiano.
Un caso più unico che raro, inoltre, quello della versione nostrana
della serie "The secret of Blue Water": la sigla cantata da Cristina
D'Avena, tormentone di grandi e piccini per decine d'anni, era ed è
una delle migliori mai scritte (non solo secondo me).
Diciamo che acquistare il Fivelandia relativo sarebbe stato doveroso…
davvero! Io credo di averlo ancora in giro, da qualche parte.