I MORTI MALVAGI... E TUTTI DA RIDERE!
di Fabio Miele


All'inizio c'era poco da ridere. Quattro amici in vacanza in uno chalet di montagna abbandonato finiscono tutti molto male nel giro di una sola notte.
Si trattava di Evil Dead, molto più funzionalmente chiamato "La Casa" in Italia. Un film horror fatto con pochi, pochissimi, soldi e molta, moltissima, fantasia. Fantasia macabra, ma che colpì gli animi dei cultori del genere facendolo restare a lungo tra i film più noleggiati in Inghilterra e trovando grandi estimatori come ad esempio lo stesso "genio del brivido" in persona, Stephen King.
Se il film si fosse chiuso qui, tra i suoi effetti speciali splatter e le maschere orride, ora non avrei altro da dire per questa rubrica che deve essere in qualche modo collegata al Fantasy. Ma Evil Dead ha avuto due seguiti e ha cominciato ad evolversi di capitolo in capitolo attingendo spunti, spesso ironici, da altri generi, fantasy compreso.

Questo è il genio del suo regista, Sam Raimi. Il nome dovrebbe se non altro far scattare il vostro senso di ragno; infatti tra i suoi lavori abbiamo quel fenomeno di botteghino che è stato Spider Man. Ma Raimi ne ha dovuta fare di strada prima di poterci far vedere l'eroe in calzamaglia digitale penzolare dal Chrysler building!
All'inizio ha cominciato per passione, assieme all'amico Bruce Campbell, girando cortometraggi e organizzando semplici visioni private per amici e parenti. Un sodalizio, quello tra Campbell e Raimi, che è la base della trilogia di Evil Dead. Campbell sarà il suo attore feticcio per lungo tempo, in oltre trenta cortometraggi e ricoprirà ruoli, anche marginali, in quasi tutti i film successivi, quelli importanti, senza contare le sue apparizioni in Xena ed Hercules (prodotti tra l'altro dallo stesso Raimi) e anche una serie TV fanta-western, "Le Avventure di Brisco County Jr.", che lo vedevano protagonista.

Tornando a Raimi, il tempo e la dedizione per il cinema amatoriale lo premiarono e cominciò a vedere i suoi lavori proiettati nelle sale, spesso come "riempitivo" o supporto ad una pellicola più "importante".
Fu l'attenzione ricevuta da uno dei suoi cortometraggi, "Within the Woods", a permettergli di realizzare Evil Dead/La Casa. Bruce Campbell vi compare come un ragazzo di nome Ash e da questo primo film emerge poco di più sul personaggio. Ancora non si notano i tratti di quell'Ash rocambolesco che avrà un ruolo molto più centrale nei due film a seguire. Qui è uno sconosciuto, certamente un giovane americano medio, così come i suoi tre compagni di vacanza che saranno i primi a morire. Come? Nei modi più macabri immaginabili a partire dal ritrovamento, nella baita, di un antico testo sumero: il Necronomicon ex Mortis, il libro dei morti! Un testo immaginario preso in prestito quasi certamente da quel Necronomicon ormai così famigerato da essere ritenuto un testo realmente esistito dai più ingenui e invece partorito dalla fervida e deviata immaginazione di H.P. Lovecraft.
Ovviamente nessuno dei quattro ragazzi sa leggere il sumero ma, caso vuole, accanto al libro c'è un registratore con incisi alcuni passaggi del libro letti ad alta voce dall'archeologo che lo ha rinvenuto (e che nella stessa baita è morto!). Un antico demone kandariano viene quindi evocato e questo si aggira per i boschi in cerca di un corpo da possedere e, dopo averlo posseduto, l'obiettivo è semplice: smembrare tutto ciò che ha membra.
Storia ridotta all'osso (letteralmente), pulita (si fa per dire) e che punta solo sull'effettistica. Ottima per quei quattro soldi a disposizione.

Oggi certamente "La Casa" ci farebbe sorridere. Un cult dello splatter non può più essere visto adesso e sperare che ci faccia ancora rabbrividire. Al massimo, a chi è di stomaco debole, può causare un po' di disturbo, ma ci potrà certo stimolare un paradossale sorriso di nostalgia per tutta la visione.
E a questo deve avere pensato lo stesso Raimi che, visto il successo del film, apprestandosi a girarne un seguito, decide di puntare sul sorriso. Nasce Evil Dead II - Dead by Dawn e da noi non poteva altro che chiamarsi "La Casa 2". Il titolo italiano in effetti non tradisce minimamente la natura del set che, oltre a qualche inquietante scena nei boschi notturni, resta la stessa casa di montagna del primo film. Unica variante sono una nuova serie di vittim... occupanti cioè, affiancati all'unico sopravvissuto della prima storia, Ash. Più che un sequel a molti è parso un remake del primo film, anche se personalmente la ritengo una visione assolutamente errata, forse originata da un equivocabile riassunto della puntata precedente girato ex-novo da Raimi all'inizio del film e dove nulla resta della storia del precedente capitolo se non lo stesso Ash, una fidanzata decapitata, Linda, e un po' meno sale nella zucca del protagonista. Il riassunto dovette essere rigirato perché non era possibile riutilizzare le immagini del primo film, i quali diritti erano in mano ad un altro produttore. Questo confuse lo spettatore originando la teoria del remake.

Chi pensa si tratti di un altro film splatter si sbaglia. Siamo all'embrione di ciò che sarà l'Armata delle Tenebre, il terzo capitolo. Lo capiamo quando la mano di Ash viene posseduta dal demone kandariano e l'unico modo di liberarsene è tagliarla via! E questa, tagliata di netto, continua a spostarsi in giro per la casa credendo di essere un comunissimo topo! Il demenziale prende il sopravvento, tra uno schizzo di sangue e l'altro, come in una sorta di Buffy-style ante-litteram. Ash è qui il vero protagonista, sempre l'americano medio ma anche di media cultura, ignorantello, nonostante tutto saccente e che crede di essere un duro. Quando al posto della mano mozzata si pianterà una motosega e quando nella mano sana reggerà un fucile Remington a pallettoni e così attrezzato andrà a caccia di demoni saremo già sprofondati nell'incredibile assurdo.
E negli anni ottanta, dove Freddie Kruger ancora imperversava, la cosa poteva davvero spiazzarci. Chi ne ha compreso l'eroico esercizio di stile ha certamente sorriso. Chi invece considerava lo splatter un genere "sacro" sarà certamente rimasto deluso. Forse pochi nella platea si sono resi conto che stavano assistendo ad una vera evoluzione stilistica che avrebbe influenzato il cinema di genere negli anni a venire: l'usare la paura per intrattenere lo spettatore stava cambiando orizzonti. Letteralmente l'horror stava cominciando a divertire. In fondo davanti ad un pubblico che non sobbalzava più di fronte ad un arto mozzato, si dovevano trovare nuove soluzioni.
Queste nuove soluzioni sono state il genio di Sam Raimi. L'intuizione ironica e geniale, e chissà se premeditata, di un regista assolutamente poliedrico ma dalla firma inconfondibile. Mitica è stata anche la sua rielaborazione dell'eroe, non più infallibile ma addirittura di mente limitata. Ash, eroe per necessità, è il primo ad auto-considerarsi un eroe e addirittura si auto-celebra! Lo capiamo dal linguaggio, dagli atteggiamenti, ma per noi.... bè, per noi è davvero uno stupido! E Raimi ce lo ha costruito così volontariamente, ride del suo eroe così come noi. Ci spinge a farlo. E tra demoni che vogliono inghiottirgli l'anima lui, imbracciando il suo fucile, li affronta con ghigno alla John Wayne regalandoci frasi storiche come "inghiotti questo!" prima di premere il grilletto.

Army of Darkness, terzo capitolo della serie, riprende dove il secondo si era interrotto: dal medioevo. Già, perché Ash per ricacciare il demone kandariano fuori dalla nostra dimensione deve aprire un vortice temporale. Le istruzioni sono in alcune pagine del Libro dei Morti. Unico inconveniente, nel vortice ci finisce dentro anche lui... e la storia ripete il suo corso! Infatti era già scritto, tra le pagine del libro, che un misterioso salvatore, disegnato con una spada simile ad una motosega, sarebbe "caduto dal cielo" per liberare i secoli bui dalla maledizione dei morti viventi. E così Ash si ritrova tra cavalieri smidollati, pseudo-saggi altamente irritabili e tipiche donzelle da film di cappa e spada (o quasi!). Da noi, Army of Darkness, non essendoci più una casa al centro della storia, non diventa La Casa 3 (anche se non mi avrebbe stupito!). Rimane quindi un molto più corretto "L'Armata delle Tenebre". E per fortuna.

Qui la demenzialità e l'ironia dilagano e nulla resta dell'atmosfera de "La Casa". Le idiozie galoppano a briglia sciolta e senza nessuna volontà di frenarsi. Dopo dieci minuti si butta via razionalità e atmosfera fuori da una metaforica finestra e ci si gode l'azione, il dialogo insensato e la goffaggine di un imbranatissimo esercito di scheletri tornati in vita per sbaglio... o meglio, per un errore commesso dal sempre più idiota Ash.
E sembra di assistere ad una parodia! La mano mozzata di Ash viene sostituita da un guanto metallico ricavato da un maglio di armatura che funziona come una vera mano bionica! La pulzella di turno viene rapita dai cattivi e spetterà ad Ash salvarla e al tempo stesso organizzare la difesa del castello che sta per essere raggiunto dall'armata delle tenebre, che rivuole il Libro dei Morti lì custodito. Con un libro di chimica lasciato dalla sua ragazza nel cofano dell'auto, Ash riesce a ricreare la polvere da sparo. Usando testi di meccanica riesce anche ad insegnare al fabbro di corte come costruire un motore a scoppio! La battaglia finale è un crescendo di gag, battute ed effetti speciali che, per l'epoca, erano del tutto accettabili. La paura e il terrore? Qui non ce n'è traccia. Cercare di giustificare ciò che scorre sulla pellicola è l'unica vera strada che può portare lo spettatore all'insanità mentale, il trucco è godersi tutto fino in fondo senza farsi domande.
Alla fine Ash riuscirà a tornare nel suo tempo? Se non avete visto il film potete correre a noleggiarne una copia. Meglio se si tratta del DVD, dove è contenuto un finale alternativo completamente diverso da quello cinematografico e che è il vero finale che Sam Raimi avrebbe sempre voluto.

Sono anni che i fan attendono un Evil Dead 4 (o Army of Darkness 2) ma sfortunatamente il terzo capitolo non riscosse un grande succeso al botteghino e al momento non sarebbe giustificabile rischiarne la produzione. Raimi e Campbell avrebbero l'assoluta volontà di farlo, e chissà quali colpi di genio si potrebbero vedere sullo schermo grazie anche alla computer graphic. Ma come Star Trek ci insegna, ciò che non ha avuto successo quando avrebbe dovuto può sempre tornare! Una nota di colore: la formula magica universale usata nel terzo film è "Klaatu Barata Nikto". Vi ricorda qualcosa?


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