DAMAR, L'ULTIMO EROE ROMANTICO
di Anna "Ro`Laren" Manfredini

"I call upon Cardassians everywhere... Resist. Resist today. Resist tomorrow. Resist till the last Dominion soldier has been driven from our soil."
("Mi appello a tutti i Cardassiani, dovunque... Resistete. Resistete oggi. Resistete domani. Resistete fino a quando l'ultimo soldato del Dominio non sarà stato cacciato dal nostro suolo."
Damar, DS9 "The Changing Face of Evil")

Nel caleidoscopico universo di Deep Space Nine, il cardassiano Damar - Glinn (vale a dire Comandante) prima e Legato poi - è senza dubbio una figura che colpisce profondamente. La prima volta che mi gustai le ultime stagioni della saga, un episodio dopo l'altro, osservai questo personaggio crescere e delinearsi sempre più a fondo, fino ad assumere le caratteristiche psicologiche e narrative di protagonista a tutti gli effetti. Mi stupì l'attenzione sempre maggiore data al suo percorso, mi affascinò moltissimo la sua evoluzione; ricordo che verso la fine - ovviamente prima di vedere l'ultimo episodio - fui sicura che Damar fosse il predestinato a reggere la nuova Cardassia, rinata dalle ceneri della fatale alleanza con il Dominio, e pregustai il momento in cui lo avrei visto arringare ai suoi "concittadini" finalmente liberi da uno degli acuminati pulpiti della capitale.
Idea destinata ad essere tristemente delusa, come scoprii alla fine; ma allo stesso tempo e alla luce dei fatti, dei significati, degli ideali di cui Damar si fa incarnazione, una conclusione assolutamente inevitabile, anzi, perfettamente in linea con l'intera caratterizzazione del personaggio e di ciò che rappresenta.

La sua è una delle innumerevoli storie che si snodano all'interno del complesso meccanismo narrativo di DS9 e che, come ho già avuto occasione di dire, fanno di questa serie forse la più continuativa e interessante sotto questo punto di vista. Una storia che comincia in sordina, all'ombra del diretto superiore del nostro Glinn, Gul Dukat, per il quale Damar nutre un profondo e leale sentimento di rispetto e d'amicizia che non si incrinerà neppure di fronte al folle progetto di penetrare gli arcani misteri che avvolgono i leggendari demoni bajoriani (cfr. STIM n° 28 e 29); sentimento sinceramente ricambiato da Dukat (almeno fino a quando è padrone della propria anima), che riesce addirittura a perdonargli il brutale assassinio di sua figlia.
Damar è un Cardassiano disegnato a tutto tondo, tenace nelle proprie decisioni e genuino nel proprio fervore patriottico, che rivela elementi decisamente distintivi, fin dalle sue prime rarissime battute in "Return to Grace" (Quarta Stagione), rispetto allo standard cui siamo abituati quando abbiamo a che fare con Cardassia e i suoi spietati rappresentanti; le frasi taglienti che lancia con lucida e puntuale ironia al momento opportuno divengono ben presto un tratto caratterizzante della sua indole, focosa e autentica nella difesa ad oltranza degli ideali e dei diritti del suo popolo; non dimostra la predisposizione all'inganno, né la passione per la violenza gratuita o la mancanza quasi totale di sensibilità che contraddistinguono invece il suo più famoso compatriota, Dukat, e gran parte dei Cardassiani che abbiamo visto muoversi lungo la storia di Star Trek.
Quando uccide Ziyal - e in quell'istante gli rovesciamo addosso tutto l'odio di cui siamo capaci - lo fa perché, al di là dell'alterazione che si può presumere in lui visto il suo eccesso nell'uso di kanar, è veramente convinto in cuor suo che la povera ragazza costituisca un reale pericolo per suo padre e per le sorti di Cardassia ("Sacrifice of Angels", Sesta Stagione).
Damar, e ciò risalta sempre più chiaramente man mano che la sua storia si evolve e si arricchisce di particolari, è sostanzialmente il più "umano" tra i suoi simili, il più vicino a noi sia in termini di ideologia che di comportamento; è vittima degli stessi vizi (l'alcool) e degli stessi soprusi di cui potrebbe essere vittima chiunque di noi, e con gli stessi mezzi, gli stessi meccanismi mentali, gli stessi passaggi che utilizzerebbe chiunque di noi si trovasse nelle medesime condizioni, egli si districa dal suo dedalo esistenziale e riesce ad averla vinta. Su se stesso, in primis, e sugli altri - compresi i nemici di un tempo - poi.

La sua presenza all'interno della saga comincia ad acquisire peso tra la fine della Quinta Stagione e l'inizio della Sesta, quando Cardassia - già alleata del Dominio e sotto la guida di Dukat e Weyoun - riesce a riconquistare Terok Nor ("A Time To Stand", Sesta Stagione). Pur agendo ancora e costantemente entro i confini decisionali di Dukat, Damar dimostra già una certa autonomia di comportamento; immediato è ad esempio il contrasto con Kira, che egli cordialmente detesta e alla quale non risparmia le proprie lapidarie frecciate, mentre non riesce a comprendere che cosa il suo mentore, Dukat, trovi di tanto affascinante nell'ex terrorista bajoriana ("Sons and Daughters", Sesta Stagione). Anche il rapporto con il portavoce ufficiale del Dominio, il vorta Weyoun, comincia a delinearsi come estremamente difficile per il Cardassiano, che a stento ne tollera la quasi totale ingerenza nella conduzione del conflitto e che puntualmente viene frenato nei suoi impeti di ribellione dal più oculato e lungimirante Dukat.
Il sentimento di rifiuto che Damar esprime nei confronti del Dominio e dell'alleanza è comunque già ben definito, perfettamente palpabile e - come afferma Kira nella bella scena di "Behind The Lines" (Sesta Stagione), quando dall'alto di una delle altane del bar di Quark osserva i movimenti degli invasori attorno al bancone e ne fa una specie di cronaca in diretta a Odo - senza dubbio condiviso dalla maggioranza dei Cardassiani. "Pretendono di essere alleati," commenta Nerys "ma in realtà si odiano profondamente". Non tardano infatti a manifestarsi le prime scaramucce tra Cardassiani e Jem'Hadar, preludio a quanto succederà in seguito, nel giro di poco più di un anno.
Ma ancora Damar non può permettersi di contravvenire agli ordini del suo diretto superiore, ancora è comunque viva anche in lui la certezza che la conquista del Quadrante Alfa - e di conseguenza l'aumento di potere di Cardassia - è vicina; perciò egli si limita per ora ad affogare in numerosi bicchieri di kanar il malessere generale che nonostante tutto lo divora. È proprio un bicchiere di troppo nel già citato "Behind The Lines" che gli fa rivelare a Quark che i Cardassiani sono vicini alla disattivazione del campo minato approntato dalla Federazione all'imbocco del tunnel spaziale, permettendo così al gruppetto di resistenza che ha preso forma su Deep Space Nine (Kira, Rom, Quark, Jake, Odo e Leeta) di organizzarsi per ostacolare i piani dei Fondatori.
Da questo momento in poi, per lungo tempo, alla figura di Damar sarà immancabilmente associata una bottiglia di kanar, insieme alle sarcastiche battute che Weyoun non si risparmierà a tal proposito.
Anche con Ziyal, la figlia mezzosangue di Dukat - amata da suo padre più di ogni altra cosa, tanto da essere posta da lui in più occasioni persino davanti ai doveri militari -, Damar si rapporta con estrema difficoltà; da Cardassiano tutto d'un pezzo quale egli è, non ha mai tollerato che il frutto di una storia estemporanea del suo Gul con una Bajoriana (cfr. "Indiscretion", Quarta Stagione) sia ritenuto degno di tanta considerazione. Il fatto poi che Ziyal sia tanto vicina a Kira rende impossibile a Damar scacciare il sospetto e il timore che la ragazza possa essere in qualche modo coinvolta nelle trame della cellula di sabotatori guidata appunto dal Maggiore. In "Favor The Bold", Sesta Stagione, Dukat - reduce dall'ennesimo litigio con sua figlia - gli ordina di cercarla e convincerla a rivolgergli di nuovo la parola; pur con grande riluttanza, Damar si presta a un compito che non reputa assolutamente consono al suo status di ufficiale militare, finendo per perdere le staffe al rifiuto di Ziyal e incappando nella violenta reazione di Kira, che dal canto suo non aspettava altro che l'occasione buona per massacrarlo di botte. Certo, pare un po' inverosimile che un pezzo di marcantonio come Damar venga steso nel giro di pochi secondi da un paio di destri dell'esile Maggiore; e quando - paonazzo per la vergogna e per i colpi ricevuti - si precipita dal suo superiore reclamando l'arresto della sua castigamatti, ottiene soltanto un nuovo rimprovero per non aver usato il dovuto "tatto" con la ragazza.
Questo episodio compromette inevitabilmente i già precari rapporti tra Damar e Kira; l'arresto dei membri della cellula di resistenza - che avviene di lì a poco - e la loro conseguente liberazione grazie anche all'aiuto di Ziyal porta, in "Sacrifice of Angels", al punto di non ritorno e alla spietata uccisione della giovane. Forse Damar non si aspettava che il suo mentore, Dukat, reagisse con la follia a un gesto che egli aveva ritenuto più che giustificabile; e mai avrebbe immaginato, credo, che proprio in seguito all'assassinio di Ziyal il leader dell'Unione Cardassiana sarebbe rimasto imprigionato su Deep Space Nine, aprendo così a lui stesso la via verso la guida di Cardassia.
Damar non rinnegherà mai il delitto commesso; né cambieranno in nessun modo i sentimenti di lealtà e rispetto nei confronti del più grande leader nella storia del suo popolo; Damar non ha agito per sete di potere o guidato da brame politiche, ma solo e semplicemente in nome dei suoi ideali di Cardassiano. Il tradimento - e dal punto di vista del nostro Glinn Ziyal era colpevole di tradimento - è un crimine che su Cardassia viene punito con la morte.

"You should have killed me. He can be replaced, but there's only one Damar".
("Avresti dovuto uccidere me. Lui [Weyoun] può essere sostituito, ma di Damar ce n'è solo uno."
Damar a Worf, DS9 "Strange Bedfellows")

Come si accennava il mese scorso nell'articolo dedicato ai Vorta, e in particolare a Weyoun, l'avvicendamento nelle gerarchie di comando su Cardassia dopo la follia di Dukat assicura a Damar prima la promozione a Legato e quindi il ruolo di nuovo leader dell'Unione Cardassiana. L'interazione tra il Cardassiano e il Vorta - che di fatto ne controlla ogni mossa e ogni decisione - diviene totale; una relazione che in passato già era complessa, ora si fa decisamente intollerabile. Forse memore delle delusioni ricevute in passato da Dukat, del quale in fin dei conti si era fidato, Weyoun non intende più lasciare all'alleato alcuna facoltà deliberativa, costringendo Damar in uno stato di effettiva completa sottomissione in nome del fatto che all'interno dell'alleanza tutti i popoli sono uguali di fronte alla leadership del Dominio e dei Fondatori. Si moltiplicano i momenti di tensione tra i due e Damar, sprofondando sempre più nel tunnel dell'alcool, sembra non riuscire (e forse non volere) a cogliere con chiarezza la realtà che sta prendendo forma intorno a lui.
Eppure riusciamo a percepire che le cose sono destinate a cambiare. È un nuovo uomo il Damar che si affaccia al capitolo finale della storia, più riflessivo, silenzioso, completamente assorbito nel conflitto esistenziale che lo porterà a una decisiva presa di coscienza; Weyoun, che confida in modo eccessivo nelle proprie capacità di controllo e sottovaluta ingenuamente il fiero orgoglio del suo alleato, non si rende conto dell'evoluzione delle cose. È in questi episodi finali che il personaggio Damar cresce incredibilmente, acquisendo un prodigioso spessore; il suo percorso verso la chiarificazione interiore è seguito passo passo con grande accuratezza, dalla soggezione iniziale nei confronti del Vorta (e quindi del Dominio) e l'oblio cercato nel kanar, all'ironia sempre più tagliente sino alla rabbia e alla consapevolezza finali, che non lasciano più spazio neppure alle battute di spirito.
Indimenticabile la risata che accompagna la constatazione della morte di Weyoun 7 (Worf - prigioniero con Ezri su Cardassia Prime - gli spezza il collo in seguito a una frase decisamente infelice in "Strange Bedfellows"), indimenticabile il "Well, hello!" di benvenuto a Weyoun 8, seguito da un sarcastico sogghigno e da un sorso di kanar; ma soprattutto drammaticamente indimenticabile l'espressione sul suo volto nel momento in cui egli realizza che l'ingresso dei Breen nell'alleanza ("Penumbra", Settima Stagione) significa lo smacco finale per Cardassia e il suo leader, che vengono relegati al ruolo di ininfluenti comprimari, completamente succubi ed impossibilitati a reagire ai soprusi di ogni sorta di cui divengono oggetto.
Weyoun si permette di assegnare territori cardassiani ai nuovi alleati, senza neppure interpellare Damar a tal proposito; consente ai Breen l'accesso ai files classificati del database cardassiano, minacciando Damar che alla prossima protesta lo passerà per le armi; e soprattutto sembra non tenere in alcun conto il fatto che centinaia di migliaia di prodi soldati cardassiani stanno sistematicamente sacrificando le proprie vite nel conflitto contro la Federazione.
Nell'animo di Damar qualcosa finalmente esplode: non c'è più posto per le false speranze in un futuro di egemonia che si fa sempre più improbabile, né per il nero sarcasmo nei confronti del pallido Vorta, né, soprattutto, per una via di fuga inutile quanto meschina come quella del kanar.
Ricordo che un brivido mi attraversò la schiena quando vidi per la prima volta la drammatica scena (sempre in "Strange Bedfellows") in cui Damar, solo nel suo alloggio e di fronte allo specchio, stringe convulsamente in mano il bicchiere e poi si guarda, rendendosi improvvisamente conto di che cosa lui e la sua Cardassia alla fine sono diventati. Burattini nelle mani del Dominio. Divorato da una rabbia devastante, messo finalmente di fronte alla consapevolezza di un'esistenza sbagliata, getta il contenuto del bicchiere contro lo specchio, ribellandosi prima di tutto alla propria vigliaccheria e quindi allo stato delle cose che lo circondano. Da questo momento in poi, lo spirito romantico (nel senso storico del termine, ovviamente) di Damar prenderà il sopravvento e guiderà ogni sua mossa verso la liberazione di Cardassia.
Weyoun si accorge subito che qualcosa è cambiato nel suo succube tirapiedi, ma non ne comprende la reale entità e non va oltre una serie di tristissime freddure: "C'è qualcosa di strano oggi in te, Damar, come se fossi in qualche modo... 'svestito'... Non hai una bottiglia in mano!"
Dopo aver liberato Worf e Ezri, affidando loro un significativo messaggio per la Federazione ("Dite loro che hanno un alleato su Cardassia!"), Damar passa all'azione, coinvolgendo i più fidati tra i suoi ufficiali e diramando un inequivocabile comunicato su tutte le frequenze ("The Changing Face of Evil"):

"Cardassians have never been afraid of war, a fact we've proved time and again over these past two years. Seven millions of our brave soldiers have given their lives to fulfill our part of the agreement, and what has the Dominion done in return? Nothing. We've gained no new territories. In fact, our influence throughout the Quadrant has diminished.
And to make matters worse, we're not even masters in our own home. Travel anywhere in Cardassia and what do you find? Jem'Hadar, Vorta, and now Breen. Instead of the invaders, we have become the invaded. Our allies have conquered us without firing a single shot.
Well, no longer. This morning, detachments of the Cardassian First, Third, and Ninth Orders attacked Dominion outposts on Rondack 3. This assault marks the first step towards the liberation of our homeland from the true oppressors of the Alpha Quadrant.
I call upon Cardassians everywhere... Resist. Resist today. Resist tomorrow. Resist till the last Dominion soldier has been driven from our soil."
"I Cardassiani non hanno mai avuto paura della guerra, cosa che abbiamo dimostrato in più di un'occasione durante gli ultimi due anni. Sette milioni di nostri coraggiosi soldati hanno dato la vita per soddisfare la nostra parte dell'accordo, e il Dominio che cosa ci ha dato in cambio? Nulla. Non abbiamo ottenuto nuovi territori. Anzi, la nostra influenza nel Quadrante è di fatto diminuita.
E cosa ancora peggiore, non siamo più nemmeno padroni in casa nostra. Muovetevi dovunque su Cardassia, che cosa trovate? Jem'Hadar, Vorta e ora Breen. Invece di invadere, siamo stati invasi. I nostri alleati ci hanno conquistato senza sparare un solo colpo.
Bene, ora basta. Questa mattina, distaccamenti del Primo, Terzo e Nono Ordine Cardassiano hanno attaccato gli avamposti del Dominio su Rondack 3. Questo assalto segna il primo passo verso la liberazione della nostra patria dai veri oppressori del Quadrante Alfa.
Mi appello a tutti i Cardassiani, dovunque... Resistete. Resistete oggi. Resistete domani. Resistete fino a quando l'ultimo soldato del Dominio non sarà stato cacciato dal nostro suolo."

Alla conferma che quanto annunciato da Damar si è realmente verificato, Sisko comprende immediatamente che proprio Damar può essere la chiave per vincere la guerra, mentre Weyoun e la femmina mutaforma, letteralmente spiazzati a tale inaspettato affronto, ne sentenziano la cattura e l'esecuzione. Ma ormai è troppo tardi. Il meccanismo innescato dal coraggioso Legato ha già dato origine al Fronte di Liberazione Cardassiano e Sisko non esita un istante a pianificare un possibile supporto per i ribelli.
Qui prende l'avvio un nuovo capitolo nella storia, caratterizzato dall'evolversi di una situazione al limite del paradosso e proprio per questo carica di un significato incredibilmente profondo (ed incredibilmente in linea con la filosofia trek): Damar e i suoi, per avere qualche speranza di successo, devono imparare le tecniche di combattimento tipiche della guerriglia, a loro completamente ignote; quale miglior tutore per questa "full immersion" del Colonnello Kira, che ha alle spalle un'esperienza decennale come terrorista, ed è l'unica vera "esperta" di tattiche di guerriglia?
È una vera svolta nella storia di Star Trek: gli antichi invasori di Bajor, gli spietati carnefici che tante vittime causarono tra le fila della Resistenza bajoriana, coloro che per più di cinquant'anni combatterono contro i guerriglieri si trovano ora dall'altra parte, soggiogati da un nemico ben più spietato di loro, costretti ad adottare quelle stesse tecniche che tanto a lungo avevano tentato di stroncare, alla guida di una storica rappresentante di quel passato conflitto che alla fine li aveva visti sconfitti. Non è semplice accettare l'idea di una collaborazione, né per Kira (dovrà lavorare gomito a gomito con Damar e Garak, due personaggi che disprezza in modo quasi totale), né per Damar, né per i Cardassiani al seguito del Legato (prendere ordini da una ex terrorista bajoriana è quanto di più umiliante un Cardassiano possa anche soltanto pensare di sopportare); soltanto Garak sembra in grado di ragionare in modo obiettivo e imparziale sulla situazione: "Cerchiamo di ricordare che il nostro nemico è il Dominio, e non noi stessi" ("When It Rains").
La tensione cresce e giunge al limite non appena Kira, Garak e Odo raggiungono l'accampamento segreto dove Damar e i suoi stanno organizzando la resistenza; Gul Rosot, il secondo di Damar, è il più "sensibile" all'affronto che la presenza e il ruolo di Kira rappresentano in quel frangente per la sua indole cardassiana totalmente conservatrice, e controbatte duramente a tutte le affermazioni del Colonnello, rischiando di far degenerare in rissa ogni "incontro didattico". È in questa delicatissima situazione che la lungimiranza e il fervore patriottico di Damar si fanno espliciti: pur assicurando ai suoi sempre e in ogni caso il proprio appoggio e la propria comprensione, egli non esita a frenare ogni volta gli impeti dei suoi sottoposti e a dichiararsi puntualmente d'accordo con le tattiche che Kira sta tentando di insegnare. Compresa l'eventualità di attaccare postazioni controllate da Cardassiani collaborazionisti, poiché comprende che - come afferma il Colonnello - "Chiunque non combatte con noi, combatte contro di noi".
Ma il momento chiave, il vero passo in avanti che determina la trasformazione definitiva di Damar in eroe si ha in "Tacking Into The Wind", proprio durante la prima missione sul campo agli ordini di Kira (sottrarre una delle potentissime armi dei Breen in modo da offrire alla Federazione l'opportunità di escogitare le adeguate contromisure). La situazione nel gruppo è al limite dell'esplosione: Gul Rosot ha giurato a Kira la morte non appena risolto il conflitto, Garak ha messo educatamente in guardia il Colonnello ("Bisogna che lei uccida Rosot, prima che Rosot la uccida"), Odo è devastato dal morbo ma non vuole che Kira ne sia messa al corrente e un imprevisto ritarda pericolosamente i tempi della missione...
In tutto questo, a Damar giunge un'agghiacciante notizia: tutta la sua famiglia è stata giustiziata dai Fondatori.
"Non avevano niente a che fare con la Resistenza," mormora quasi sottovoce mentre Kira e Garak lo osservano trattenendo il fiato. "Weyoun lo sapeva. I Fondatori lo sapevano. Che razza di Stato tollera l'assassinio di donne e bambini innocenti? Che razza di gente dà ordini come questi?"
E nel silenzio più totale quasi ci aspettiamo le gelide parole di Kira, che ribatte con un filo di voce: "Esatto, Damar. Che razza di gente dà ordini come questi?"
È lungo e intenso lo sguardo che Damar le rivolge prima di andarsene senza commentare. Sì, un tempo furono proprio i Cardassiani a dare quegli stessi ordini su Bajor. Nella vita di ognuno di noi c'è un momento topico in cui qualcosa che fino ad un istante prima giaceva non visto in chissà quali meandri dell'inconscio viene improvvisamente alla luce: per Damar questo momento arriva ora. L'espressione sul suo volto si raggela, mentre per la prima volta egli "vede" come la libertà, come la vita degli innocenti non abbiano prezzo. È questo che egli vuole per la sua Cardassia, libertà e umanità, è in questa direzione che il suo animo deve muoversi; e paradossalmente Kira è stata il catalizzatore di questa presa di coscienza.
Da questo momento in poi Damar non ha più esitazioni: consacrato al ruolo di eroe salvatore del suo popolo, quando Rosot al culmine della tensione punta la sua arma su Kira e impone al proprio superiore una scelta, egli non ha dubbi e fa fuoco sul proprio ufficiale, uccidendolo. "Era un amico. Ma la sua Cardassia è morta, e non ritornerà più". Questo atto finale sembra lavare ogni sospetto anche dalla mente di Kira, che s'illumina in volto quasi a dimostrare che finalmente ha superato gli antichi odi e anche la sua anima si sente parte attiva e consapevole nella lotta per la libertà di quel popolo ingiustamente straziato.

Mila: "Oh, but you're proposing a suicide!"
Garak: "If you've nothing positive to say, Mila..."
Mila: "All right, I'll prepare some food. Nobody should die on an empty stomach".
("Ma voi state preparando un suicidio!"
"Se non hai niente di positivo da dire, Mila..."
"Va bene, preparo qualcosa da mangiare. Nessuno dovrebbe morire a stomaco vuoto."
DS9 "What You Leave Behind")

Nonostante il tradimento di un Gul causi una violenta battuta d'arresto nei piani del Fronte di Liberazione Cardassiano e metta in serio pericolo le vite stesse di Damar, Kira e Garak ("Dogs of War"), il coraggioso e ormai compatto trio riesce a rifugiarsi su Cardassia Prime nell'antica dimora del defunto Enabran Tain (per chi non lo ricordasse, un tempo capo dell'Ordine Ossidiano nonché padre di Garak), dove ormai solo la vecchia governante Mila è rimasta. Mila è l'ennesima splendida "figura minore" che incontriamo in Star Trek: pochi ma efficacissimi interventi - soprattutto nei confronti di Garak, che praticamente ha cresciuto - nei momenti clou della sua breve apparizione nella storia ne disegnano magistralmente i tratti psicologici, facendone una figura indimenticabile. Cinica e disillusa, non esita a colpire Garak con lapidarie frecciate intercalate da atteggiamenti "da nonna", che ci portano a tratti in un'atmosfera intima e casalinga, familiare, in una dimensione semplice ed umana che ci lascia piacevolmente stupiti: "Chi avrebbe mai detto che le tue disgraziate caratteristiche si sarebbero trasformate in virtù? Un altro po' di tè?", "Garak, non hai toccato cibo! Per questo sei così sciupato!... Guarda Damar, invece, non ha lasciato niente nel piatto! Il che spiega perché lui è un uomo in piena forma e così bello!"
Ed è proprio lei che, dopo la terribile notizia che il Dominio ha scovato e distrutto tutte le cellule del Fronte di Liberazione divulgando false informazioni sulla morte di Damar, rende noto ai tre che egli su Cardassia è già leggenda, che la gente per le strade ne invoca il nome e che nessuno crede veramente che sia morto. È proprio lei che per prima ce lo disegna secondo i tratti tipici dell'eroe romantico: bello, forte, coraggioso, passionale. E, ovviamente, destinato a combattere per la causa fino all'ultimo respiro.
A Damar basta scendere in strada per essere immediatamente riconosciuto ed acclamato; ora il grido "Freedom! Freedom!" si diffonde in tutta Cardassia. Weyoun e la femmina mutaforma non immaginano che insistendo sulla sua presunta morte ne hanno fatto un mito e che ora, nonostante i ribelli del Fronte siano stati sterminati, c'è un'intera popolazione pronta a prendere le armi e a combattere.
L'ordine punitivo di Weyoun che porta alla distruzione di un'intera città con tutti i suoi abitanti non fa che inasprire il sentimento di rabbiosa ribellione nel popolo cardassiano e rendere ancora più saldi gli intenti e le mosse dei tre leader della rivolta: così, nell'estrema difesa del più sacrosanto dei diritti universali, tre figure che un tempo mai si sarebbero immaginate tanto vicine (Kira, ex terrorista anticardassiana, Garak, membro dell'Ordine Ossidiano e traditore, Damar, leale soldato dell'Unione) pensano, agiscono, si muovono e persino scherzano insieme ("What You Leave Behind"). Un'intesa siglata nella scena in cui Damar esprime la propria sincera e calda gratitudine a Kira, senza l'aiuto della quale la ribellione sarebbe morta sul nascere.
E a nulla varrà la successiva, terribile decisione della femmina mutaforma, che ordina a Weyoun di procedere allo sterminio dell'intera popolazione di Cardassia: le navi cardassiane in orbita per difendere il pianeta dall'attacco della Federazione hanno cambiato bandiera ed ora combattono al fianco dei giusti.
Ma la storia lo insegna, le guerre di liberazione sono spesso le più sanguinose: la prima a morire è Mila, colpevole soltanto di aver accolto in casa il bambino che un tempo aveva allevato, e la sua morte scatena in Garak - fino a quel momento sempre impeccabilmente padrone delle proprie reazioni - una furia devastante.
E come la storia e la letteratura insegnano, anche l'eroe è destinato a sacrificare la propria vita per la causa, divenendo un martire: così Damar, al grido lacerante "For Cardassia!", si lancia alla guida dei suoi contro la postazione di guardia al Quartier Generale del Dominio. Viene falciato da decine di colpi e muore tra le braccia di Garak, balbettando soltanto "Tenete duro..."; e subito dopo è Kira che prende rabbiosa il comando, gridando: "Ricordate i suoi ordini! Non ci fermiamo davanti a niente!"

Devo essere sincera, una lacrima mi è sfuggita alla morte di Damar, perché anche il mio animo in fondo è romantico e avevo imparato ad amare questo personaggio proprio per il realismo umano e insieme le connotazioni letterarie che lo caratterizzano; un personaggio forse un po' anacronistico, ma proprio per questo così affascinante; e, ripeto, speravo in cuor mio che giungesse a vedere e a guidare la rinascita di una nuova Cardassia, proprio come Dukat stesso a suo tempo aveva auspicato.
Ma è anche vero che se Damar fosse sopravvissuto alla sua lotta, forse la sua figura non ci avrebbe tanto colpito. E sicuramente ora non siederebbe nell'olimpo immortale della leggenda e degli eroi senza macchia e senza paura.


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