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MATRIXBORG
di Rossella "DrBev"
Marchiselli
Quando
vidi per la prima volta Matrix ebbi il classico senso di deja vù... ma
non era un cambiamento nella matrice.
Alla
visone dei campi di corpi umani coltivati si sovrappose la visione di
un cubo... un cubo contenente milioni e milioni di individui uniti fra
di loro da una mente comune, da un pensiero collettivo, caldi, sicuri,
comodi all'interno della loro nave alveare, coccolati in quell'insieme
di pensieri collettivi che fluivano tutti in coro nell'entità "una e sola",
la Regina.
I Borg quindi possono essere paragonati a quel che la Matrice ha creato nell'ipotetico
futuro concepito dai fratelli Wachowski?
Le similitudini, a volercisi mettere, sono parecchie.
Nessuno dei partecipanti al legame ha consapevolezza di esistere all'interno
di una matrice, o, se i Borg ne hanno, non concepiscono di poter vivere al di
fuori di essa.
Il legame è uno scambio mutualistico, ma parassitario e assolutamente imposto:
alla nascita per Matrix, e in varie età per i Borg.
Colei che ne trae maggior giovamento è la dominatrice del collettivo,
la Regina Borg, che scatena le sue api meccaniche in tutto l'universo conosciuto,
al solo scopo di riuscire ad inglobare tutte le conoscenze in una, sola, unica
potente dominatrice di mondi, mentre le macchine pensanti dell'universo Matrix
ricavano dalla coabitazione con l'uomo sul suo stesso pianeta e dall'allevamento
dei corpi umani la fonte stessa del loro nutrimento, cioè l'energia necessaria
alla sopravvivenza del sistema che han creato.
Differenza
sostanziale resta comunque l'illusione di realtà creata da Matrix che
invece non c'è in una collettività, nella quale però viene instillata
la consapevolezza di assimilazione alla realtà unica ed immutabile governata
dal primo movens, sempre la Regina Borg stessa.
Il collettivo Borg non ha quindi i concetti base di libertà, democrazia, di
individualità che invece vengono lasciati immutati all'interno di Matrix, e
che saranno poi invece i principali responsabili della ribellione e del tentativo
di fuoriuscire da una illusione prefabbricata.
I Borg separati dalla collettività non han sulle prime la coscienza di potere
esistere separatamente da coloro ai quali sono stati intimamente e visceralmente
legati, e vengono strappati al legame con il collettivo in modo violento, tanto
quanto sono laceranti le separazioni subito dopo estirpati i legami che collegano
le persone cresciute all'interno della Matrice: persino gli impianti che servono
per questo collegamento sono gli stessi in entrambi i casi.
Dispositivi
che rendono possibile il collegamento neuronale ad un'unica, enorme rete
di pensiero che invia a tutti gli stessi impulsi di realtà distorta o
addirittura sconvolta, modifiche in tutto il corpo per adattamenti a impianti
meccanici sono un anello che congiunge appieno queste due forme di vita
che sono indissolubilmente legate fra di loro a dispetto della loro individualità.
Individualità difficilissima, nel tentativo di restituire loro una propria
coscienza di sé, da recuperare a dispetto di quello che dovrebbe
essere il motore portante di tutte le razze viventi, e cioè l'istinto
di sopravvivenza.
Forse
le sensazioni che derivano dall'essere linkati in un unico, grande sogno
creato da altri appositamente per noi ci da' la sicurezza dell'esistenza,
anche se con questa sicurezza si deve rinunciare a quello che ci distingue
come esseri senzienti, e cioè il nostro libero arbitrio.
Il collettivo Borg domina il pensiero e sopperisce alle necessità del corpo,
ramificandosi con l'assimilazione di nuove specie e di nuove conoscenze, mentre
Matrix si limita a fare sopravvivere il corpo, che serve come alimentatore elettrico,
e crea per la mente dell'uomo una realtà che non esiste nel tempo e nel luogo
in cui il corpo nasce, cresce e si evolve: tuttavia sempre una culla nella quale
l'illusione di una vita che non può e non deve essere diversa lega queste due
concezioni.
Non
a caso esistono degli esempi di individui che anelano, una volta strappati
a questo legame, di tornare al comparteciparvi.
Sia in Matrix che nell'universo Borg la riconquista dell'individualità non è
un evento che riesce in toto, in quanto esiste sempre il rimpianto di avere
perso un mondo, una realtà nella quale ci si sentiva vivi e vitali solo come
parte integrante di un tutto più importante di quella che risulta essere la
scoperta della propria individualità, e del proprio desiderio di libertà.
Quando nella nostra esistenza ci si scopre privati delle illusioni dei sogni,
delle speranze e delle certezze che da sempre hanno accompagnato la nostra esistenza,
inevitabilmente ci si chiede se sia possibile , con un atto estremo, magari,
il potere tornare a quello stato di beatitudine che ci ha accompagnati per tutta
la nostra vita: così un Borg cerca di tornare al collettivo che lo ha accudito
ed accompagnato, che è stato parte di lui, dei suoi pensieri, delle sue azioni,
del suo intero essere, e chi nella realtà delle cose estranea a Matrix non trova
realizzazione desidera tornare all'interno di quella che è stata la sua culla,
il suo alveare, in quella realtà che lo proteggeva e lo difendeva dai colpi
della sorte e dalle avversità della vita.
Strano
il pensare che un entità come un Borg possa mancare un sentimento forte
come lo spirito di gruppo e l'appartenenza ad una famiglia, eppure queste
sono le prime reazioni alle quali si pone davanti chi viene strappato
con la forza al legame della collettività: il ritrovarsi solo con se stesso,
senza più condividere una realtà di pensieri con altri pensieri,
deve essere una angosciosa sensazione, paragonabile a quella di paura
estrema provata da coloro che sono strappati alla non consapevolezza onirica
della realtà di Matrix.
La realtà che stiamo vivendo è quindi forse fittizia come in Matrix,
e crollerà non appena qualcuno deciderà che è ora che ci
si svegli? O come i Borg facciamo parte di un collettivo che determina il nostro
comportamento influenzandolo, un collettivo formato da amici, da parenti, da
colleghi, che assimiliamo estrapolando da loro tutte le conoscenze che ci possono
essere utili nella nostra esistenza? Domande, domande...
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