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CHIAMATEMI KOWALSKY Quella che consideravo un audace mossa strategica figlia di astuzia e ingegno si è rivelata essere una vaccata di proporzioni bibliche, come se avessi mandato a combattere Paperino contro Galactus o se avessi deciso di fare DAVVERO uno dei lavoretti consigliati da Mucciaccia di Art Attack. Mia cara signora, il tempo dei cavalieri è finito. Ho bisogno che le tue grazie irretiscano i bruti in avanzata. Quindi apri anche il secondo bottone, mostra un po' di mercanzia e fammi guadagnare tempo. Dopo due passi sinuosi la mia signora si fa incantare e portar via da un tizio a cavallo. Niente. Anche lei mi ha tradito. Maiala. Resto solo io. A questo punto la sconfitta è inevitabile, tutto quello che posso fare è accogliere l'orda barbarica con grazia e nobiltà, come si conviene. "Scacco matto, Pozorsky". Sollevo la scacchiera e la lancio con quella che uno spettatore occasionale potrebbe scambiare per rabbia, invece è una sana incazzatura data dalla nona sconfitta di fila per mano di uno con una faccia tale da riconsiderare tutta la teoria evoluzionistica alla stregua di un libercolo umoristico di Winnie Pooh, di uno che non solo è tanto cretino da voler uscire con una che ha appena comprato una 600 ma che non si accorge che sta facendo piedino alla gamba del tavolo. Sono calmo. Il lancio della scacchiera potrebbe essere scambiato per uno scherzo se quel fottutissimo allarme di rilevazione di velocità warp interno non scattasse. Il foro scaturito nello scafo si chiude quasi automaticamente, si porta via nello spazio solo il cadetto Moreno. La notizia getta nello sconforto parte dell'equipaggio tranne gli ufficiali Capuozzo, Esposito e Brambilla che improvvisano un trenino in sala mensa, inoltre si aggirano per i ponti salutando con il braccio a squadra e con l'altra mano nel gomito interno, in una antica forma di saluto terrestre. Verrò informato in seguito che i loro antenati avevano un contenzioso con un lontano parente dello scomparso. "UFFICIALE VENOSKY A RAPPORTO DAL CAPITANO IMMEDIATAMENTE!!" Stavolta il vecchio ha fatto passare ben venti secondi, sta peggiorando. Sportivamente saluto il mio avversario. Prima che ve lo chiediate: sì, l'asportazione cruenta della lingua è il saluto di moda sul mio pianeta. Durante il tragitto verso la sala del capitano mi imbatto nell'infermiera Nelly: un metro e ottanta, 120-60-90 è anche il suo numero di matricola … (tecnicamente adesso dovrebbe esserci la descrizione di una gnocca ninfomane sempre disponibile, incarnazione di tutti i pensieri erotici maschili e non, disposta a fare e farsi fare cose vietate non solo dal comune buon gusto, dalla convenzione di Ginevra nonché dalla semplice legge di gravità. In pratica la donna ideale. Una ragazza ingenua ma porca. Una a cui se chiedi cos'è il tronchetto della felicità non pensa a chiamare un vivaista ma si figura Rocco Siffredi su di morale. C'è in tutti i libri che si rispettino. Se sono immobilizzato a letto, incapace di usare il telecomando o troppo rincoglionito dalle aste televisive e da programmi che blaterano di calcio in cui mi si vuole far passare Zebina come un giocatore di calcio e non come una porcellana di Capodimonte (chiunque viva circondato da un raccordo anulare può capirmi), mi capita di leggere Wilbur Smith. Il dio del fiume. Oceano. Settimi papiri e via dicendo. Vende fantastiliardi di copie, ne deduco che ci capirà qualcosa. Mi è capitato tra le mani una cosa chiamata "Uccelli da Preda". Il titolo dovrebbe essere eloquente ma io sono una anima candida. Pensate che non ho mai riconsegnato una videocassetta porno senza prima riavvolgerla. La protagonista, Katinka, nome tirato fuori da un film di Joe D'Amato (Vanessa del Rio era già preso, Ginger Lynn era poco esotico, Alessandra Sucaprosciuttiprimaopoiselifatutti era troppo etnico) riesce a farsi un tizio anche se si trova in una stanza diversa (ci riesce usando un buco nella parete divisoria, per me fa tanto Porky's, ma se vende buculioni di libri, avrà ragione lui), ecco, in questo tomo c'è la descrizione di una scena in cui un ufficiale la prende, la mette contro un albero e lei, cito a braccio, "sente la sua rovente e nodosa virilità", adesso, o è un grande libro o la sbadata protagonista ha una sfrenata passione per i pioppi. (Comunque, dicevo, oggi non mi sento in vena di descrizioni e comunque mi sento di dover scrivere in un ambito non V.M. 18, quindi immaginate voi cosa possono fare questi due e andiamo avanti) ... la sala del capitano è esattamente come me la ricordo, ci entro tante di quelle volte che ho chiesto ed ottenuto di metterci qualche effetto personale mio, tipo la foto di mia mamma. "Pozzowsky, si metta seduto" La mia poltrona shiatsu mi accoglie con il solito sibilo. Wesley la deve piantare con i cuscini spernacchianti. "Capitano, prima che lei dica qualcosa sappia che era una partita regolare, i nostri padrini erano presenti e le regole dei comuni duelli sono state rispettate, quindi prenda la sua testa e vada a farla riflettere da qualche altra parte". La disciplina non è esattamente il mio forte, oltretutto l'idiota che sta muovendo le sue inutili dita sulla tastiera in questo momento ha già deciso di farmi morire prima della fine del racconto quindi ho tutto il diritto di togliermi qualche soddisfazione. "Cinciavsky, quello che lei fa o non fa durante il suo periodo di riposo non lo so e non mi interessa, ma porco Giuda, maledetta la tua galassia, idiota l'idiota che ha trovato il coraggio di andare oltre la stretta di mano con quella massa informe che tu chiami Mamma, lo vuoi capire che da quando quell'imbecille che aveva stipulato la Bonus-Malus con il consigliere Troi si è suicidato non troviamo più un assicuratore disposto a coprirci?" "Al contrario di tua sorella che continua a trovarne a decine", penso io. "E che non possiamo più permetterci il Durulione per le riparazioni?" (Nota: in che cacchio di materiale inventato è fatto l'Enterprise? Molecole instabili? Vibranio? Adamantio? Balsa? Cartapesta mista a sputo? Acqua e colla vinilica che poi diventa duro come la roccia? Maledetto Mucciaccia). Ricordo perfettamente l'episodio. L'impiegato della RAS non aveva idea che quel perfetto paio di tette potesse avere a bordo un compito più impegnativo di indossare una minigonna e "tenere alto il morale", quando lei, passandosi un cubetto di ghiaccio sul collo gli chiese di coprirla (Wilbur, beccati questa, mezzasega che non sei altro) lui gli fece la polizza Kasko 2000 Millennium che comprendeva un rimborso anche se un tagger klingon gli faceva una riga sulla fiancata. Sapete tutti come è andata a finire. Potrei ricordare male ma credo che ora il tipo faccia il gadget umano. "Comunque Pitopitovsky, adesso ho bisogno di lei. Dovrà accompagnare il comandante Riker e la Dottoressa su Minius IV, abbiamo preparato l'equipaggiamento necessario sulla stiva di carico 6, vada a prepararsi. Si ricordi che gli abitanti di quel pianeta ci conoscono ancora come quelli della TOS, dovremo adeguarci ad abbigliamento e tecnologia di quei tempi". Tutto qui? Nessuna punizione, nessun cazziatone ma solo una missione esterna con il cinghialone e la stagionata? Il bulbodeficitario deve essersi rincoglionito più di quanto non sembri. "D'accordo, Capitano mio Capitano, avevo una mezza intenzione di chiederle di quanti g aumentasse la gravità all'approssimarsi del suo cranio, ma visto che è stato così comprensivo terrò questa curiosità per me, sarà un onore per me accompagnare i due fessi. Per quanto riguarda gli incidenti le giuro che non succederà mai più". "Ne sono certo, Shostakovsky, ne sono certo". Ecco, il brillio che vidi nei suoi occhi avrebbe dovuto farmi sospettare qualcosa, ma al momento lo attribuii solo alla mancanza della doppia passata di antilucido sulla pelata. Esco dall'ufficio del mappamondo cancellato felice come pochi, mormorando un maschio "yeah", la vita d'un tratto mi sorride. Mi viene in mente che la stagionata potrebbe avere freddo. Io ho un cuore caldissimo. Che si fredda all'istante nel momento stesso in cui entro nella stiva di carico. Che si gela nel momento in cui vedo l'equipaggiamento per la missione. Che si diamanta ("diamanta" fa rima e c'è, non rompete, l'autore sono io e faccio quel che stratacatacacchio mi pare) non appena vedo l'abbigliamento previsto. Il cinghialone ha un pigiamino marroncino. L'arzilla vegliarda una minigonna azzurra. A me tocca l'uniforme ROSSA. Ok, non fa nulla, pensa positivo, è rigore solo se arbitro fischia, questo prosciutto sa di pesce e alla squadra manca l'amalgama quindi bisogna comprargliela. Che sto dicendo? Che ne so e che me ne frega, un pigiama rosso! Nessuno è mai vissuto abbastanza per portare uno di quelli in lavanderia. Ok, non è detta l'ultima parola, il tempo è passato e le cose non sono più come una volta, sono solo vecchie superstizioni. "Dottoressa Crusher urgentemente in infermeria". L'altoparlante gracchia un ordine perentorio interrompendo i miei pensieri. Senza un dottore non c'è missione, l'ho scampata. Mi avvicino al cinghialone e gli dico "Sembra che dovremo rimandare il tutto vecchio mio. Che impegni hai per stasera? Porti fuori la sinistra tanto per cambiare?" "Non ne sia così sicuro Cinciallegravsky, dalla scorsa settimana anche questa nave ha un dottore olografico d'emergenza in grado di abbandonare l'infermeria e seguirci in missione, anche se si tratta di un vecchio modello: COMPUTER, ATTIVARE IL MEDICO OLOGRAFICO D'EMERGENZA DA VIAGGIO". Ok. Signori, inutile farci illusioni, lo sapevamo che non avrei visto vivo la fine del racconto. Se mai quell'inutile forma di precaria esistenza inutilmente basata sul carbonio che sta furiosamente cercando dove cacchio è la V sulla tastiera (è vero, me la perdo sempre) avesse in mente di fare una parte due, quella non mi vedrebbe tra i protagonisti. Voi starete certamente dicendo che non sono ancora morto, che ancora posso sperare. No. Giratevi. Il modello da viaggio ha la faccia del Dott. McCoy. Pigiama rosso+McCoy. Non mi salva più neanche il televoto. Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail |
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