AZIONE E REAZIONE
Parte 1 di 2

di Fabiano "Langley" Piccione


Avete mai visto "Sliding Doors"? Se sì, siete già avvezzi a quanto sto per narrarvi, altrimenti lo diventerete!
Partiamo dal nostro quotidiano: la nostra giornata può cambiare se a colazione decidiamo di scaldarci il latte o di prepararci un bel the. Oppure può prendere una piega completamente diversa se decidiamo di andare al lavoro in macchina piuttosto che con i mezzi pubblici. Oppure se decidiamo di andare a mangiare in un ristorante piuttosto che in un altro.
Nel primo caso potremmo non digerire, e stare male per tutto il giorno.
Nel secondo potremmo restare imbottigliati nel traffico, e perdere appuntamenti di lavoro, la calma e una buona percentuale di affari. Questo potrebbe causarci frustrazione, nervosismo, mal sopportazione del prossimo per qualche giorno e arrivare a compromettere addirittura alcune relazioni interpersonali a causa della nostra irritabilità. Senza contare che anche al ritorno potremmo restare imbottigliati e perdere la nostra sacrosanta partita di poker, e causare l'indignazione di un'eventuale moglie che non aspetta altro per tutta la settimana (le frustrazioni familiari si combattono anche così).
Nel terzo caso chissà…potremmo finire per incontrare una persona che nell'altro ristorante non avremmo incontrato e che da un bel po' volevamo rivedere, fare due chiacchiere e passare una piacevole serata. E se le cose dovessero andare avanti bene… come è noto… da cosa nasce cosa e… magari… spunterebbero delle corna alla moglie che ha tanto inveito contro di noi per il poker che abbiamo perso.

Questi sono solo esempi ironici, ma anche potenzialmente realistici, di come qualsiasi nostra scelta (e azione, di conseguenza) porti inevitabilmente a delle conseguenze. In "Sliding Doors" non c'è scelta, ma solo una fatalità che dà origine a due possibili scenari diversi: uno come conseguenza della metropolitana che la cara Gwyneth è riuscita a prendere, e uno derivante dal fatto che la nostra protagonista si vede chiudere le porte davanti e quel treno non lo prenderà mai, dovendo aspettare quello successivo e perdendosi la "bella sorpresa" che invece, arrivando a casa con la metropolitana precedente, avrebbe trovato.
Quando è solo il fato a decidere per noi c'è poco da dire. Forse qualche imprecazione o definizione del concetto non esattamente da "bon ton", ma niente di edificante. Ma quando è una nostra precisa scelta a comportare delle conseguenze…allora si che il discorso diventa più interessante.
In fisica questo concetto viene chiamato "principio di azione e reazione": se io esercito una forza su un oggetto, da questo ottengo una reazione uguale e contraria. Ma, se vogliamo, questo principio può essere chiamato in un modo molto più triviale e comune: "ad ogni nostra decisione corrisponde una conseguenza".
In sostanza il mondo subisce un cambiamento in virtù del fatto che noi scegliamo di girare a destra o a sinistra, di bere il latte una mattina anziché il the, di usare l'automobile invece del tram, di andare a mangiare una pizza da "Gino er grande" oppure al ristorante cinese di Ku Wong Cha all'angolo della strada perché fa degli involtini primavera da paura, anche se magari sono pesanti da digerire. Ciò che cambia in conseguenza di queste nostre scelte è sicuramente il nostro quotidiano, il mondo più in stretto contatto con la nostra realtà e il nostro "raggio d'azione", ma insospettabilmente anche il mondo inteso in modo più "allargato" potrebbe subire dei cambiamenti e delle influenze, direttamente o indirettamente: a seconda del fato, della convergenza di varie circostanze e del ruolo che una persona riveste, oltre che dei suoi legami interpersonali, questa conseguenza si manifesta nel mondo esterno su scala più o meno vasta: con tutto rispetto per Alfonso il portiere, se fosse lui a decidere di bere il latte al mattino invece del solito the, e fosse costretto a letto per il mal di pancia causato dalla scarsezza di flora batterica del suo intestino, possiamo prevedere che le possibili conseguenze di una sua assenza dal posto di lavoro sarebbero minori e si rifletterebbero su un minore numero di persone (anche se questo non è certo al 100%, in fondo) di quelle del caso in cui fosse un importante capo diplomatico in missione di pace a subire questo destino: costretto a letto, egli non potrebbe per esempio partecipare ad un incontro dal quale potrebbe dipendere la pace di alcuni territori in lotta in una qualsiasi parte del mondo; o non potrebbe negoziare il rilascio di eventuali ostaggi presi da un gruppo di terroristi. Ci potrebbero essere delle vite in gioco.
Le variabili in gioco sono talmente tante, fra cui anche la pura e semplice convergenza casuale di eventi che non può essere computata in alcun calcolo probabilistico, da fare in modo che da un nostro piccolo gesto possa derivare una gamma insospettabile di conseguenze, più o meno importanti, più o meno significative e più o meno limitate alla nostra piccola sfera quotidiana e interpersonale.

Una farfalla sbatte le ali in Cina e qui potrebbe davvero arrivare un vero e proprio uragano. Questo per dire che non tutte le nostre scelte hanno come conseguenza quello che ci aspettiamo o che appare nell'immediato. Se le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni, vuol dire che non esiste un manuale della vita che ci spieghi esattamente cosa succede se schiaccio questo pedale, tiro quella leva o premo quel bottone. Posso immaginarlo, ma non posso essere davvero certo che il risultato della mia azione corrisponda alle mie aspettative.
Ho voluto fare questa lunga introduzione per arrivare finalmente a parlare di Voyager, che nel campo di "azione e reazione" potrebbe fare scuola: 7 anni in cui si sono avvicendate piccole e grandi scelte che, inevitabilmente, hanno avuto influenze notevoli non solo sull'equipaggio, ma anche sull'intero Quadrante Delta. E, alla fine, possiamo immaginare quante ne abbiano avute anche sul Quadrante Alfa, una volta che la nave è tornata a casa. Gli equilibri di due quadranti sono cambiati per il solo fatto che Janeway ha scelto di salvare gli Ocampa invece di sfruttare l'occasione per tornare a casa. Dalla scelta di una persona sono derivate conseguenze insospettabili che hanno investito svariate razze, pianeti e destini, come un gigantesco effetto domino che ha avuto ripercussioni fino a chissà dove.
Se si vuole cominciare con la carrellata degli avvenimenti più significativi, direi che è opportuno omettere questo "motore iniziale", di cui tanto si è parlato in questa sede, e passare direttamente alla sua conclusione: in "Endgame", la stupenda puntata che chiude la serie, Janeway rifiuta di accettare le conseguenze che deriveranno dalla sua scelta iniziale; niente più morti fra la sua gente, né fra i suoi più stretti amici. Lei rifiuta questa idea. È come se il Capitano, inizialmente contrario, prendesse la decisione di tentare di sfruttare la chance che si è presentata loro per tornare a casa soprattutto per annullare tutte le potenziali conseguenze che un proseguimento del loro viaggio potrebbe comportare. Per annullare tutte le conseguenze imponderabili che la sua decisione iniziale potrebbe ancora avere su Sette di Nove, Chakotay e tutti gli altri del cui triste fato il Capitano è stato messo al corrente dal suo io futuro. Un lusso che certamente nessuno ha nella vita reale.
Azione e reazione raggiungono un'interessante rappresentazione nell'anello rappresentato da "Il patto dello scorpione" e "Speranza e paura".

Ne "Il patto dello scorpione" Janeway decide di continuare il viaggio verso casa e tentare con l'astuzia e la diplomazia di farsi strada nel "Passaggio a Nord Ovest", alleandosi coi Borg contro gli 8472. Chakotay le è contro, perché ritiene che uno scorpione resti sempre uno scorpione e che possa pungerli da dietro le spalle. Ma Janeway non cede e crede in quello che vuole fare. Questo è un grosso punto di svolta, e a Janeway va spudoratamente bene grazie alla fortuna.
Ma quella decisione, oltre che investire il destino dell'equipaggio, si è ripercossa anche su altri, benché indirettamente: la razza di Arturis, vista in "Speranza e paura", è stata anch'essa colpita dall'alleanza che Janeway aveva stretto coi Borg. I Borg stavano arretrando e cedendo di fronte alla potente e inarrestabile controffensiva degli 8472, ma il contributo tecnico-scientifico della Voyager li ha resi capaci di contrastare efficacemente l'invasione degli alieni extradimensionali e di riacquisire la loro predominanza bellica nel Quadrante Delta. A farne le spese sono state, presumibilmente, tutte quelle civiltà che si sarebbero sottratte all'incombere della minaccia Borg se questi si fossero indeboliti. Di sicuro è quello che, a giudicare dal racconto di Arturis, è successo alla sua gente: i Borg stavano quasi per arretrare il loro fronte di assimilazione, perché erano impegnati a sopravvivere al conflitto con gli 8472; ma l'apparizione della Voyager ha cambiato del tutto lo scenario, introducendo una variabile che ha fatto in modo che la minaccia aliena fosse debellata, e che i Borg riacquisissero inevitabilmente campo libero per continuare la propria macabra attività. La decisione di Janeway, che ad una prima vista potrebbe sembrare limitare la propria influenza solo al destino delle persone a bordo della nave, o al massimo dei Borg e agli 8472, ha avuto effetti anche su una razza che l'equipaggio non ha mai nemmeno conosciuto, e chissà su quanti altri mondi e civiltà potrebbe avere fatto lo stesso.
Questo potrebbe fare di Janeway una complice di quanto accaduto a queste civiltà, come Arturis sostiene, desideroso di vendetta sul Capitano per quello che la sua scelta ha comportato nel destino della sua razza. Ma, del resto, bisogna anche prendere in considerazione che tutte le nostre scelte hanno sia delle ripercussioni che possono rientrare in un raggio entro il quale noi possiamo ponderare, sia ripercussioni che ne esulano per effetto di quel fantomatico ma reale "effetto domino" che ho citato prima.
Il Capitano si difende come le viene più spontaneo ed immediato:
"I couldn't have known" ( letteralmente "Non avrei potuto saperlo").
Janeway poteva ponderare che una tale decisione avrebbe avuto effetti così estesi? Forse; forse no. Una scelta urgente e inerente la contingente situazione che riguardava la sua nave, l'ha portata ad adottare una tattica che ha davvero cambiato le sorti del Quadrante a macchia d'olio.

"Un anno d'inferno" è quasi l'apoteosi di quanto un'azione individuale porti ad estendere i propri effetti su scala galattica: la distruzione della nave temporale dei Krenim ha riazzerato tutti i cambiamenti che la stessa aveva portato nella linea temporale. In sostanza, la decisione individuale di Janeway & C. ha annullato tutte le arbitrarie decisioni manipolatrici del loro leader. Inoltre, se si vuole riflettere anche su questo, la sola presenza della Voyager nello spazio krenim ha fatto in modo di portare un elemento "estraneo", il quale a sua volta ha cambiato inevitabilmente il corso degli eventi. Eventi che Annorax voleva cambiare. Ecco quindi ribadito che l'equilibrio del "TUTTO" viene modificato da ogni singola azione e relativa reazione; l'esistenza della Voyager, oltre che il suo ingresso nello spazio Krenim, ha avuto delle conseguenze sulle linea degli eventi. La sola esistenza.
Un pensiero a ruota libera, a questo punto: la sola esistenza è da considerarsi un'azione che comporta una reazione. O meglio: una serie incredibile di azioni che implicano a loro volta infinite ed imprevedibili reazioni. L'esistenza non è slegata dal "TUTTO", né è concepibile come tale anche dalla mente più fantasiosa. La sola nascita di qualcuno comporta automaticamente che il mondo cambi di conseguenza, risentendo delle conseguenze di quanto questa nuova persona, questo nuovo individuo, ha portato e porterà nell'equilibrio del "TUTTO".
Il solo fatto di esistere implica agire, avere delle interazioni con altri, con altro, assumere un significato e un ruolo. Anzi, mille significati e mille ruoli; e portare una piccola differenza a un qualcosa di vasto come l'umanità e la vita. Se è vero che questo "TUTTO" è un dinamismo sempre attivo di azioni e reazioni continue, anche la nascita di un bambino in un angolo di questo pianeta può farsi sentire nel resto del mondo. Così come la sua morte.

CONTINUA…



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