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SEMPRE
PIÙ TRASH, SEMPRE PIÙ TREK
di Domenico
Ciccone
L'apertura
di questo mese è dedicata alla grande Nichelle Nichols, la venere nera
Uhura, ospite della prossima convention dello STIC in Maggio. Ancora oggi,
alla bella età di 70 anni, Nichelle Nichols viene considerata "il
più bel paio di gambe dell'universo trek e oltre": non si può
dimenticare, infatti, la sua sensuale figura appollaiata alla postazione
radio dell'Enterprise a stento coperta dal pigiamino. Esaminando la carriera
di Nichelle, si possono individuare tre fasi distinte che ruotano intorno
al suo ruolo di Uhura, vale a dire pre, durante e post Star Trek.
Cominciamo
col dire che la sua carriera cinematografica parte nel 1959 con uno storico
adattamento per il grande schermo di "Porgy and Bess"
di Gershwin al fianco di Pearl Bailey e Dorothy Dandridge, e prosegue
con alcuni film di buona qualità, tra i quali "Mister Buddwing"
al fianco di Jean Simmons.
Quando parte la sua avventura con Star Trek, Nichelle si concentra quasi
esclusivamente sulla serie, ed è proprio alla fine dell'ultima stagione
della TOS che si incontra la sua prima perla.
Nel 1970 esce nelle sale il film "Tarzan's Deadly Silence",
letteralmente "Il micidiale silenzio di Tarzan", sulla
cui storia è bene spendere due righe. Nel 1966 sugli schermi televisivi
statunitensi appare il telefilm "Tarzan", prodotto di
quella smania di trasferire in tv, e a basso costo, gli eroi dei fumetti
più in voga del momento (smania che negli stessi anni produceva anche
"Batman", di cui ho abbondantemente parlato due STIM
fa, "Green Hornet" e addirittura "Superman",
su cui però è meglio stendere un pietosissimo velo).
Il telefilm durò tre stagioni, ed ebbe 5 episodi doppi; questi episodi
furono accorpati e diventarono cinque film, uno dei quali è appunto questo
"Tarzan's Deadly Silence". La nostra Nichelle ovviamente
era la guest-star di quell'episodio doppio, fresca di successo trek, e
quindi si è ritrovata anche sul grande schermo. La trama propone un Tarzan
che perde l'udito a causa dell'esplosione di una bomba, e deve quindi
ricorrere al suo istinto animale, affinato dalla vita nella giungla, per
non cadere trappola del cacciatore cattivo di turno, El Jocko (Gesù…).
Da quello che ho scritto poche righe sopra, si può capire bene che qualità
potessero avere questi film: la maggior parte delle scene era girata in
interni, con grossi fondali dipinti a raffigurare il panorama della selvaggia
Africa, e con profluvi di capanne, palme di plastica, banane e noci di
cocco. Quando si doveva ricorrere agli esterni si andava in qualche parco
nazionale.
Come
si può constatare dalla foto allegata, il raccapricciante effetto era
quello di una foresta equatoriale formata da larici, betulle e sequoie.
Peccato non aver trovato nemmeno una foto del costumino di Nichols, così
come descritto nell'articolo relativo a questo film: praticamente il pigiamino
trek, solo in vera finta pelle di leopardo (manco a dirlo Nichelle faceva
la parte della bella selvaggia). E non parliamo della locandina degli
attori: al fianco del protagonista Ron Ely, oltre a Nichols recitano (recitano…..)
Jock Mahoney, Woody Strode, Gregorio Acosta, Rudolph Charles, José Chávez,
Virgil Richardson, Lupe Garnica (scusate ma mi sembra tanto la locandina
di un pornazzo della fine anni '70).
Peggio di questo "Tarzan de noaltri" è, però, "Supernaturals",
film girato nel 1985 quasi in contemporanea con "Rotta verso la
terra". Come
al solito, il manifesto, che potete ammirare qui a lato, segna già la
cifra qualitativa del capolavoro in questione.
Ma parliamo della trama. Siamo in una non ben precisata guerra civile
americana del futuro, con i Confederati da una parte (i buoni) e gli Unionisti
dall'altra (i cattivi). Gli unionisti catturano un gruppo di soldati confederati,
comandati dalla burbera sergente Hawkins (cioè Nichelle Nichols), e costringono
questi soldati ad avventurarsi in un campo minato che gli stessi Confederati
avevano creato contro gli Unionisti, allo scopo di farglielo bonificare,
o disinnescando le mine manualmente o saltandoci proprio sopra (che cattivoni,
neh?). Dopo
un paio di incidenti più o meno mortali, i soldati incontrano una donna
misteriosa abbigliata con vesti antiche che si abbevera ad un laghetto:
la donna scappa appena li vede, e i soldati, seguendola, giungono ad una
radura. Qui vedono che il terreno è arido, spoglio, e di un colore giallognolo.
Decidono comunque di piantare le tende nei paraggi. Seguono una notte
e un giorno di peripezie varie, tra dichiarazioni d'amore fra i soldati,
sparizioni, tormenti esistenziali della burbera sergente, ma la notte
seguente la misteriosa ragazza riappare, accompagnata (oh meraviglia…),
da un esercito di zombies. Questi
zombies sono in realtà i soldati confederati morti, tornati in semivita
a causa della particolare conformazione del famoso terreno giallognolo;
si scoprirà, infatti, che un'astronave aliena era atterrata molto tempo
prima in quel luogo, lasciando il misterioso composto capace di ridare
una vita fisica alle persone morte (eh vabbè….).
Con l'aiuto degli zombies, i Confederati riescono ad organizzare l'attacco
finale contro gli Unionisti, e il film si conclude in letizia. Scena cult
quella in cui un Confederato in stato di ubriachezza entra nella tenda
di una sua collega per fare sesso, e lei lo dissuade stringendogli il
pene e brandendo un coltello con l'altra mano.
Oggi la carriera di Nichelle si rivolge esclusivamente ai film TV, soprattutto
quelli prodotti dalla Disney, che comunque assicurano uno standard di
qualità.
Tornando a "Supernaturals", per la serie "paghi uno prendi
due", vi invito ad osservare il giovane soldato di colore nella foto accanto,
un po' al centro e in secondo piano. Riconosciuto? È Levar Burton, il
capo ingegnere LaForge di TNG. All'epoca del film TNG era ancora di là
da venire, ma evidentemente c'è una sorta di richiamo al trash che unisce
gli attori di Star Trek (vedi anche James Doohan e George Takei di cui
ho parlato nello STIM dello scorso dicembre).
Il 1985 è stato evidentemente un anno d'oro per Levar, visto che oltre
a "Supernaturals" ha partecipato ad un'altra perla della
produzione horror dal titolo "The midnight hour".
Guardate
un po' il manifesto di quest'altra schifezza: non vi sembra che in quegli
anni siano stati tutti elaborati dalla stessa persona su qualche prestampato?
Ed eccovi la trama. Un
gruppo di ragazzi in cerca di emozioni durante la notte di Halloween decide
di cimentarsi in una seduta spiritica, ma le cose sfuggono al loro controllo,
e vengono rievocati innumerevoli vampiri, zombies, e fantasmi vari. C'è
però un risvolto comico (bisogna pur distinguersi…eh!): questi spiriti
sono allegri e burloni, e vagano per la cittadina facendo scherzi, seminando
magari qualche morto, ma pur sempre con tanto, tanto divertimento.
Tornando alla carriera di Levar, oltre alle solite ospitate a "Love
Boat", "Signora in Giallo", "Fantasilandia"
e simili, spiccano parecchi titoli del versante biografico-mitologico,
a partire dallo storico "Radici" del 1977, dove un Levar
ancora imberbe interpretava il mitico Kunta Kint. Citiamo a questo proposito
"The Guyana Tragedy: The story of Jim Jones" (1980) e
"The Jesse Owens Story" (1984).
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