IO, SAURON
di Fabio Miele


Il lavoro del professor Tolkien può essere origine di infiniti spunti per pensare e per imparare. Ma anche per giocare. Questo mese mi avvalgo indegnamente degli strumenti di uno storico per giocare un po' con la Terra di Mezzo.
È un esercizio per me divertente che finge di prendersi sul serio, come se fosse "tutto vero". Spero sarà di intrattenimento per voi leggerlo quasi quanto per me lo è stato crearlo. Ho dovuto usare al contrario la normale metodologia di ricerca storica e cioè sono partito dal fatto compiuto per creare delle fantomatiche fonti che lo attestassero. Se lo avessi fatto per il nostro passato si chiamerebbe Falso Storico, ma qui tutto si riduce ad un gioco che spero rispetti, senza violarlo, il lavoro inimitabile di un grande scrittore, filologo, medievalista e soprattutto uno splendido essere umano che fu scrittore per passione e mai per profitto, come chiunque abbia dei veri sogni.
Ora giochiamo insieme: sospendete l'incredulità e fate finta di essere in una biblioteca di Gondor a fare ricerche su un'epoca mitica e lontana, ed ecco che vi imbattete in qualcosa...

"Io, Sauron"

Siamo nella Quarta Era della Terra di Mezzo.
Sauron è solo un ricordo lontano, un'ombra di un passato ormai vecchio di secoli e da alcuni ritenuto mitico. Poco resta di quei giorni e poco resta sulla figura dell'Oscuro Signore eccetto la terra ormai morta di Mordor e le rovine della sua fortezza. Chi egli fosse e cosa fosse è per molti di noi, che ora viviamo in un'epoca nuova, un mistero insondabile. Ma per fare luce su un personaggio la storia deve avvalersi di fonti dirette. Quanto segue è l'edizione critica di due diverse pergamene custodite la prima nell'archivio di Minas Tirith e la seconda nella vecchia capitale di Osgiliath.

Il primo documento è una stesura originale redatta, certamente sotto dettatura, da una figura enigmatica conosciuta come Mano di Sauron: non sappiamo chi fosse realmente ma compare in veste di scrivente solo in questi documenti.
Le ricerche di Thendinor di Pelargir sostengono che la Mano di Sauron sia appunto lo stesso Sauron, ma non esistono fonti certe che attestino questa convinzione; ci pare altresì improbabile che il signore di Mordor scrivesse tali note di suo pugno. Forse è molto più plausibile la teoria di Eodred di Rohan che ritiene probabile che la Mano di Sauron non foss'altro che il Re Stregone di Angmar in persona.

La seconda pergamena è invece una copia della prima eseguita per necessità archivistiche nel 1973 della Terza Era sotto il regno di Eärnil II, penultimo re di Gondor prima della fine della linea dei re (restaurata poi da re Elessar al termine della Guerra dell'Anello, nel 3019 della Terza Era).

Ciò che segue è la trascrizione di entrambi i documenti, anticipata da una presentazione comprensiva di regesto, tradizione, collocazione archivistica e analisi dello stato di conservazione delle pergamene.
La presentazione, come è d'uso, riporta anche la trascrizione degli attergati, e cioè di tutto quello che per un motivo o per un altro è stato trascritto a tergo della pergamena da scriventi successivi a colui che ha redatto originariamente il recto.
Segue la trascrizione un apparato di note che aiuta a fare luce sulle differenze fra le due pergamene, non solo da un punto di vista grafico come è d'uso in documenti di questo tipo, ma anche da un punto di vista storico. Si fa presente che la copia (B) è stata determinante per integrare vistose lacune e difetti del supporto dell'originale (A), essendo questa molto vecchia.

Questi documenti sono gli unici ancora esistenti (o addirittura mai esistiti) che riportino fatti storici narrati direttamente da Sauron stesso, che sia sotto dettatura o di suo pugno. Essendo narrato direttamente dall'Oscuro Signore non riporta la piena oggettività dei fatti che, seppur corretti da un punto di vista cronologico - evenemenziale, vengono distorti nelle intenzioni e nelle motivazioni.

21 dicembre 3440 della Seconda Era della Terra di Mezzo, Barad-Dur.

Sauron, signore oscuro di Mordor, redige un suo curriculum, attraverso la Mano di Sauron, parlando del suo apprendistato sotto l'Ainu Melkor nella Prima Era del Mondo, attraverso la forgiatura degli Anelli del Potere nella Seconda Era e fino all'assedio di Barad-Dur.


Originale (A), Minas Tirith 7/772 n°151;
La pergamena presenta macchie scure sulla seconda metà superiore, soprattutto lungo il margine destro (mm. 220). Le parole inizianti sul margine sinistro sono di difficile lettura a causa di dilavatura dell'inchiostro e muffe. Uno squarcio (mm. 120x70) in posizione centrale presso il margine inferiore; mm. 670 x 820; la scrittura è in caratteri elfici ma la lingua è la Lingua Nera di Mordor; a tergo, di mano del sec. I, Terza Era:
Io Meneldil figlio di Anarion dichiaro proib[ite] [...7...] [per or]dine di Isildur, re di Arnor, e ancora a tergo, di mano del sec. V, Terza Era: per ordine di Re Ostoher, signore di Gondor, siano (custodite) in eterno le parole dell'Ingannatore nella torre di Anor presso la camera degli atti della cance[ller]ia reale. Nessun uomo [...12...] le segrete per ordine massimo poiché così Re Ostoher decreta, e ancora a tergo, di mano del sec. XX, Terza Era: In data odierna, nel nome dell'Albero Bianco, giorno quarto, mese gennaio, anno 1973, Era Terza. Io leggo qui per permesso di Eärnil signore di Gondor e (trascrivo) nuova copia di questa Carta Nera per l'archivio capitolare di Osgiliath. La Pergamena Nera sia quindi messa per sempre sotto chiave nella Torre di Guardia, per ordine del Re, dove alcuna mano mortale dovrà più toccarla, e qui venga custodita nei secoli. Eärnur figlio di Eärnil, Dathomin figlio di Dathomir, Olorin, Barandil figlio di Andiron mi sono testimoni. Io Andothir figlio di Barandil notaio e cancelliere reale scrissi (SID).
Copia Autentica (B), Osgiliath 1/33 n°207;
la pergamena presenta una lacuna di mm. 30x30 lungo il margine destro e macchie, non gravi, nel protocollo; mm. 370x420; la scrittura è nell'antica lingua di Gondor; a tergo, di mano del sec. XX, Terza Era:
Telperion, l'Albero Bianco di Valinor, brilli in argento e pietre di rugiada rischiarando il cielo dalle nere nubi dell'est.; segue formula di autenticazione nell'escatocollo: giorno quarto, mese gennaio, anno 1973, Terza Era del Mondo; regnante Eärnil e suo figlio Eärnur. Io Andothir figlio di Barandil ritengo improbabile che Sauron stesso abbia agito di suo pugno e che neanche abbia dettato tali parole ad orecchie di orchetto alcuno, di modo che potessero quivi essere vergate [...] ricerche attestano che qualcuno, che chiamerò Mano di Sauron, ha udito la voce dell'Oscuro Signore e ne ha riportato tali empie parole qui in inchiostro il giorno 21, mese dicembre, nell'anno 3440 della Seconda Era del Mondo. Eärnur figlio di Eärnil, Dathomin figlio di Dathomir, Olorin, Barandil figlio di Andiron mi sono testimoni. Io Andothir figlio di Barandil notaio e cancelliere reale scrissi (SID).

La datazione dell'originale (A) è fornita dalla mano del notaio Andothir che redige una copia autentica (B) il 4 gennaio 1973 della Terza Era; tuttavia non sappiamo su quali basi egli attesti il 21 dicembre 3440 della Seconda Era quale stesura dell'originale ad opera della Mano di Sauron.
Le date più accreditate sono a mio giudizio gli anni dell'assedio di Barad-Dur, tra il 3434 e il 3441 della Seconda Era stando alle stesse parole di Sauron che ha già subito, da quanto si evince dal documento, la sconfitta di Dagorlad (3434 S.E.). Confidando nelle fonti consultate da Andothir, non giunte fino ai nostri giorni, attesto io stesso come valida la data 21 dicembre 3440 in mancanza di altri dati a corredo.

Con (OSP) in apertura di documento si intende la presenza dell'Occhio Senza Palpebra impresso con inchiostro rosso solo nell'originale (A). Non avendo Mordor una cancelleria effettiva esso ci appare solo in questo documento. Tale simbolo è a mio giudizio correttamente considerato da Eodred di Rohan come invocazione simbolica a Sauron, nonostante gli studi di Thendinor siano accattivanti e in controtendenza con questa versione, tale teoria non è comunque supportata da nessuna prova diretta e quindi non verrà qui riportata.
Essendo una trascrizione derivante dal confronto di due distinte pergamene non è stato possibile mantenere una indicazione della lunghezza originale delle singole righe poiché la cancelleria di Gondor non ha probabilmente ritenuto opportuno mantenere un'aderenza stilistica con l'originale (A), come normalmente avviene nella stesura di una copia autentica o autenticata. Il perché di questa scelta ci è ignoto.

(OSP) Esisteva Eru, l'Uno, che in Arda è chiamato Ilúvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, rampolli del suo pensiero, ma essi erano deboli eccetto uno che aveva in se la forza di tutti gli altri; egli era Melkor, da Elfi ed Uomini chiamato Morgoth(a).
Egli comprese che Arda, Terra dei Primogeniti(b) e dei Secondogeniti(c) doveva essere sua e, per invidia del suo potere, gli altri Ainur, e fra tutti loro Manwë(d), lo ostacolarono e lo combatterono con tutte le forze. Ma grande era la potenza del mio Padrone e presto ne furono sopraffatti. Eru permise agli Ainur di prendere dimora in Arda e questi scelsero di vivere a Valinor, nelle Terre Immortali, poiché loro ora erano detti Valar, cioè i più potenti tra gli (Spiriti), che gli uomini mortali presero invece a chiamare déi. Ghermiti i Silmaril(e) e indossata la Corona di Ferro, il mio signore Melkor si chiuse quindi nelle mura di Angband, la fortezza di pietra dalle radici profonde nella terra, e qui si dichiarò signore di ciò che stava al di qua del mare, signore cioè della Terra di Mezzo. Che i Valar e gli Elfi si tenessero pure le Terre Immortali!
Gli Elfi però, rimasti di là dal mare, lo chiamarono ladro, accusandolo di aver egli sottratto le gemme di Fëanor, e lasciarono allora le Terre Immortali per seguirlo nella Terra di Mezzo. Per viaggiare fino alle sue coste sterminarono una intera stirpe di Elfi marinai, loro fratelli, i quali ora non navigano più, poichè morti e le loro belle navi rubate ora marciscono su fondali fangosi.

Infatti gli Elfi sono guerrieri temibili e i più irascibili delle creature; orgogliosi e vanitosi poiché belli e lucenti e non ci stupisce che molti fra loro siano anticamente diventati Orchi(f). Mossero quindi guerra a Melkor poiché nella loro infinita supponenza volevano molto di più di quanto già non avessero in Valinor e chiamarono furto il dono che Fëanor aveva fatto al mio Signore(g). Egli, poiché nero e avvizzito a causa dei soprusi subiti dai Valar suoi simili, era odiato.

In quei tempi altri spiriti inferiori ai Valar, detti Maiar, scesero nel mondo prendendo forme diverse per scopi diversi. Molti fra coloro che avevano seguito Melkor fin dall'inizio divennero Balrog, gli spiriti di fuoco. Io, Sauron(h), attuale Signore di Mordor e Padrone del Mondo, ero il più potente fra i Maiar così come Melkor lo era tra i Valar, e divenni quindi suo luogotenente ed Egli, signore della Tenebra, diede a me e soltanto a me la sua fiducia nei secoli che ne seguirono, poiché io non ero nè Balrog, né Verme(i) e né Orco, ma ero servo consenziente e agivo per mia volontà e non per terrore della sua potenza, e questo lo compiaceva.

Io che un tempo ero stato pupillo di Aulë(l), signore di tutto ciò che è fatto con le mani e la pietra, seguii il vero e unico signore e padrone, Melkor.

E così gli Elfi mi presero in odio e mi chiamarono Orrore Abominevole poiché lasciai la luce di Valinor per seguire la Tenebra Vitale. Allora io li sfidai e loro tremarono e le sorti della guerra andarono cambiando. Mannari, Vampiri e altre creature uscite dall'inferno di ferro(m) erano mie da governare e da portare in guerra. Signore di Incantesimi ero tra i servi di Melkor e con mano possente presi quella isola sul fiume Sirion, detta Tol-Sirion dagli Elfi, e lì vi eressi la mia roccaforte quale baluardo contro la piaga elfica che affliggeva il mio Signore.
Qui adottai le forti mura della Torre di Guardia quali mia fortezza d'ombra. Da quel giorno, nella Prima Era del Mondo, quella landa fu chiamata Tol-in-Gauroth, Isola dei Lupi Mannari, e nera rimase fino a che la strega Luthien non vi portò il mastino Huan che distrusse tutti i miei Mannari e ferì me alla gola. Ma da abile servo di Melkor, cedetti l'isola all'Elfa e al suo odiato cane, per me priva di reale importanza, e mi recai in Angband a svolgere compiti più importanti, poiché la Nirnaeth Arnoediad, la battaglia delle Molte Lacrime, si stava avvicinando.

Quando anche i Valar, invidiosi di Melkor, presero parte alla guerra per cambiarne le sorti, il mio signore fu catturato e la sua Corona di Ferro trasformata in un collare per portarlo in catene a Valinor. Là fu quindi buttato oltre il vuoto atemporale e la fortezza di Angband fu scoperchiata. Io non ero più tra le sue mura e già meditavo la mia mossa successiva, ora che ero solo e che la Terra di Mezzo veniva dimenticata e lasciata al suo destino: la Seconda Era del Mondo andava cominciando e grandi uomini navigarono quindi lontano dalle coste della Terra di Mezzo giungendo all'isola di Eressëa, e là fondarono il reame che fu detto Númenor, da cui i miei attuali nemici sono giunti. E mentre laggiù i secoli passavano, nella Terra di Mezzo vi era solo vuoto e barbarie. Allora io, Sauron, sfuggito per mia abilità all'ira dei Valar, feci di me stesso l'unico e solo Oscuro Signore della Terra di Mezzo.
Cominciai in segreto la costruzione di Barad-Dur, la Torre Nera, nella terra desolata di Mordor.
Essendo gli Elfi da lungo tempo miei avversari, decisi di riavvicinarmi sinceramente a loro e dimostrargli amicizia. Assunsi quindi forma gradevole, poiché chi è nero e avvizzito viene da loro odiato, e mi recai fra di loro. A quel tempo alcuni Noldor(n), sotto la guida di Celebrimbor, si erano infatti recati in quella zona conosciuta come Eregion e lì avevano fondato la grande città di Ost-In-Edhil, proprio davanti alle porte di Khazad-Dum(o), casa dei Nani. Dai Nani appresero infatti l'abilità di forgiare i metalli e un fiorente commercio e una grande amicizia fu instaurata tra questi due popoli. All'epoca mi chiamavano Annatar, cioè Signore di Doni, poiché insegnai loro ciò che neanche un Elfo da solo in cento vite mortali avrebbe mai potuto apprendere. I segreti di Aulë, signore di tutte le cose che nascono sotto la terra, siano esse metalli o pietre preziose, furono svelati da me agli Elfi e meglio di tutti li apprese Celebrimbor.

Fu in quel tempo che forgiai i grandi Anelli del Potere e insegnai agli Elfi come farne di uguali per loro stessi. Celebrimbor di Eregion forgiò quindi, sotto mio insegnamento, i tre anelli detti Vilya, Nenya e Narya i quali ora sono al dito di signori potenti di stirpe elfica che tuttavia io non posso più irretire poiché mi sono celati.

Qui a Mordor, sulla voragine di fuoco che gli uomini mortali chiamano Monte Fato e che ha nome Orodruin in antica lingua elfica, forgiai allora in gran segreto un Unico Anello tutto per me.
L'Unico Anello.
Lo creai segretamente per timore che gli Elfi, invidiosi, volessero sottrarmelo insieme ai segreti che generosamente avevo già dato loro e che avevano appreso senza neanche essermene riconoscenti. Anzi, rubandomi più di quanto io volessi realmente dare loro.
Questo Anello, che ora è al mio dito, mai lo avrei ceduto per generosità poiché per forgiarlo vi ho infuso la mia essenza e il mio potere. Io e l'Anello siamo ora una cosa sola. Così come esso amplifica il mio stesso potere, così potrebbe rafforzare il Potere di chiunque lo indossasse, Elfo o mortale che sia, e più egli è potente e più terribile e manifesto sarà il potere che gli conferirà l'Unico.
Ciò che si sa fare meglio verrà accentuato, ciò che si ha in dote sarà esaltato mille volte, ecco quindi che chi spacca un tronco abbattendo la sua ascia, spaccherà la roccia facendo calare la sola mano in cui porta l'Anello; ecco che chi ha grande carisma da condottiero irretirà folle e schiere infinite se l'Anello è al suo dito; ecco che chi ha il dono della vista vedrà ciò che è lontano nel tempo e nello spazio se si avvarrà dell'Anello; ma sia noto che solo chi non ha doti e non ha qualità vedrà nell'Anello solo un oggetto privo di significato con cui è inutile trastullarsi e l'Anello si celerà a lui non trovando nessun potere da centuplicare. Pertanto costui potrà usare l'Anello solo quale semplice ornamento(p).

Per tema che tale potere mi fosse quindi sottratto dall'ingordigia degli Elfi, lo tenni gelosamente segreto, onde non rischiare di divenire orfano di ciò che io stesso consideravo e considero tutt'ora mio di diritto. Ma gli Elfi, di cui mai avrei dovuto fidarmi, scoprirono ciò che avevo fatto poiché tutti gli Anelli forgiati da me e che avevo donato o che ad altre mani avevo permesso di forgiare, presero coscienza dell'esistenza di un Anello più potente fra tutti.
E quindi lo concupirono.
Scoperto il mio lavoro segreto, Celebrimbor mi chiamò Signore di Inganni, poiché forse solo loro volevano possedere Anelli di Potere, e quando gli intimai di restituirmeli poiché più non desideravo fossero in mani irriconoscenti, egli rise e si armò e difese le sue terre(q). Gil-Galad re degli Elfi della Terra di Mezzo fu al suo fianco. Forse ora è proprio Gil-Galad signore degli Primogeniti di qua dal Mare o forse Galadriel signora dei Noldor che detengono ingiustamente gli Anelli.
Ma io li riavrò.
Prima che questa era possa finire, io uscirò dalla Torre Nera e brandendo il Ferro lo calerò sugli irriconoscenti ad uno ad uno poiché io sono Sauron, il Signore dell'Anello, e l'Anello è al mio dito, e nulla di ciò che io faccio è senza scopo.
Troverò i Portatori e dalle loro dita morte sfilerò tutti gli Anelli e li conserverò e nessuno più si opporrà a me quando questi saranno congiunti all'Unico.
Inoltre mai più confiderò negli Elfi avendo ormai prova della loro irriconoscenza.
Dopo quei giorni e dopo la guerra in Eregion, Ost-In-Edhil fu distrutta e i Nani chiusero i loro battenti mettendo incantesimi sulla soglia di quel loro baratro che ancora adesso chiamano casa e che io chiamo Abisso.
Ma nonostante la vittoria mai ho potuto riavere i Tre.
Solo i Nove che ho donato a grandi re fra gli Uomini sono ora in mio potere e i loro portatori sono tra i più riconoscenti fra tutti i miei servi, poiché loro sono Uomini e gli Uomini sanno cos'è la riconoscenza.
Dei Sette che generosamente ho donato ai sovrani nanici solo due ora ne possiedo; quattro sono andati distrutti e uno ancora mi è nascosto.
Ma riavrò presto anche questo.

In quei tempi la Torre Nera era potente e mi apprestavo a divenire il vero Signore del Mondo; ma dal mare tornarono gli antichi uomini, chiamati Dunedain e a cui Elendil e la sua gente appartengono. Sotto lo stendardo di Ar-Pharazon giunsero con una grande flotta in quella terra chiamata Umbar, a sud di Mordor, e accampatosi su un colle con le sue forze tutte attorno, lo stesso Ar-Pharazon ordinò a me, Signore degli Anelli e del Mondo intero, di recarmi umiliato e in ginocchio al suo cospetto.
E io, lasciato l'Unico Anello nelle stanze segrete di Barad-Dur, andai.
E mi inginocchiai.
Il suo esercito era invero infinito; la sua flotta era mare di legno sull'acqua immota. Potevo combatterlo e dimostrargli la mia forza perdendo molti miei servi nell'intento, oppure potevo vincerlo facendo di lui un amico e un alleato. Io Sauron scelsi l'amicizia che inevitabilmente sarebbe dapprima stata prigionia.
Venni infatti portato sull'isola di Númenor e lì a lungo dispensai buoni consigli al re che finì per avermi a cuore più dei suoi stessi consiglieri. Fu allora che parlai loro della Tenebra e di quanto questa fosse la vera origine della vita. Parlai a loro dei Valar ingannatori e della loro terra di luce e oro lontano ad ovest dove chiunque vi dimori vive in eterno mentre gli uomini sono destinati alla morte.
Sono forse loro figli meno preziosi degli Elfi immortali? I Numenoreani ascoltarono col cuore le mie parole e cominciarono a venerare la Tenebra e Melkor, il mio Signore, il cui spirito senza forma ancora si aggira per le fredde lande della Terra di Mezzo e mai più potrà fisicamente riprendere forma.
Non tutti mi diedero ascolto, ma i molti lo fecero. Allora una flotta fu improntata e si preparò a partire per le Terre Immortali che i Valar avevano proibito essere toccate dai piedi dell'Uomo, poiché gelosi di ciò che originariamente non era stato creato per solo piacere dei Valar ma che volevano comunque tenere per loro stessi. E l'ira di questi ultimi fu violenta e più grande di quanto anche io solo potessi immaginare.
Nella loro infinita crudeltà ordinarono al mare di aprirsi e alla terra di spaccarsi e l'intera isola di Númenor ne fu risucchiata ed inghiottita. Il mio corpo fisico venne distrutto quel giorno e mai più riuscirò a riavere una forma bella o gradevole. Della flotta partita per Valinor non tornò indietro mai più nessuna nave. Ma ecco che c'erano stati dei sopravvissuti: Elendil e i suoi figli infatti avevano attraversato il mare ed erano tornati nella Terra di Mezzo proprio al tempo dell'ira dei Valar.
Qui assoggettarono i popoli più deboli e fondarono i reami di Arnor e Gondor. Qui, gli insolenti, hanno deciso di togliere a Sauron ciò che ad egli spetta di diritto! Formata un'alleanza con Gil-Galad signore degli Elfi hanno mosso guerra contro Barad-Dur e ora sono giunti fin sotto le mura della Torre e i loro fuochi sono come stelle su una distesa di polvere.
Ma io sono Sauron e a lungo, nella mia infinita tolleranza, ho sopportato un affronto simile permettendo loro di assediarmi aspettando che rinsavissero da questa pazzia, ma adesso non permetterò più loro di accamparsi e spadroneggiare nella mia stessa casa.
Poiché io sono Sauron e la Terra di Mezzo è destino che sia mia per farne ciò che più mi aggrada in quanto io sono l'erede di Melkor che tutti chiamano Morgoth!
Questa notte indosserò l'Anello e mi mostrerò loro in una nuova forma di terrore.
Allora vedranno cos'è l'ira!
Allora vedranno cos'è la potenza del più potente fra i Maiar!
Allora capiranno cosa è la Tenebra e perché io ne sono suo servo e padrone al contempo!
Questa notte Elendil e i suoi figli, Gil-Galad e il suo seguito, cadranno!
Questa notte gli Anelli saranno di nuovo tutti nelle mani di Sauron, che li reclama per diritto!

Ho parlato.

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(a) Nome con cui gli elfi chiamarono Melkor, e che significa "Nero Nemico";
(b) Elfi;
(c) Uomini;
(d) Signore dei venti e più potente di tutti i Valar. Chiamato anche Re dei Valar;
(e) Tre gemme preziosissime, create da Fëanor, e contenenti la luce di Laurelin e Telperion, i grandi alberi che davano luce a Valinor prima che venissero in essere il sole e la luna (che altro non sono che i frutti dei due suddetti alberi, distrutti dallo stesso Melkor al tempo del furto dei Silmaril);
(f) Non deve stupirci invece che egli nasconda i fatti distorcendo la realtà: infatti è vero che gli Orchi sono imparentati con gli Elfi, ma solo poichè questi ultimi furono a lungo catturati e portati nelle profondità di Angband a subire anni di torture da parte di Morgoth fino a che la stirpe degli Orchi non fu creata quale prodotto di queste torture;
(g) In realtà Melkor aveva tentato più volte di rubare le gemme a Fëanor e ci riuscì un giorno in cui a Formenos, dimora del re degli elfi, non vi era più Fëanor. Melkor rubò quindi i gioielli e uccise Finwë, padre di Fëanor e re dei Noldor, che sono gli elfi di alta stirpe. Il dono di cui parla Sauron non è mai avvenuto;
(h) (A) Thauron; e così viene sempre chiamato l'Oscuro Signore nella pergamena originale. Si tratta di una forma arcaica del nome che poi è diventato più semplicemente Sauron. La copia autentica, (B), riporta invece la trascrizione corretta in Sauron;
(i) Si riferisce ai Grandi Vermi, cioè ai primi draghi creati da Melkor/Morgoth;
(l) Valar padrone della terra e dei metalli; creatore della razza dei Nani ai quali diede vita senza consultare Eru, l'Uno. Sauron era stato anticamente, all'inizio dei tempi, uno spirito legato a questa Potenza. Da qui la sua abilità nel forgiare cose preziose e potenti;
(m) Modo originale di chiamare Angband, la grande fortezza di Melkor nel nord estremo della Terra di Mezzo;
(n) Elfi della stirpe Alta, che ormai hanno lasciato la Terra di Mezzo da secoli;
(o) Moria;
(p) È riportato che gli Hobbit diventassero invisibili quando indossavano l'Unico Anello. Essendo per natura abili a muoversi non visti nel sottobosco, divenivano forse invisibili poiché il loro potere di sparire era cento volte accresciuto dall'Anello stesso. Anche Isildur però, sebbene non fosse uno Hobbit, pare ricevesse dall'Unico lo stesso potere di invisibilità, facendolo slittare nel mondo delle ombre. Ma non esistono fonti certe a riguardo. Forse chi non impara ad usare il proprio potere tramite l'Anello viene semplicemente inghiottito dal mondo delle ombre divenendo invisibile agli occhi di chi gli stia di fronte. Se ciò è vero non è chiaro perché lo stesso Sauron non accenni a questa verità, riferendo solo che per chi non ha virtù l'Anello potrà essere usato solo come semplice ornamento. Qui si nota forse la volontà dell'Oscuro Sire di tenere segreto il potere soggiogante dello stesso Anello. Ma sono solo congetture poichè ciò che realmente Sauron pensasse a quei tempi ci è oscuro e nulla è giunto fino a noi di quella conoscenza;
(q) La storia tramandataci dagli elfi è decisamente differente da ciò che qui Sauron attesta. Le discrepanze principali sorgono dal fatto che Sauron assunse la bella forma di Annatar senza rivelare agli elfi chi egli realmente fosse e dopo avere insegnato loro l'arte di forgiatura degli anelli, ne forgiò uno unico e potente con il quale ghermire e dominare tutti gli altri piegando interi popoli al suo volere, come tanti anelli di una catena soggiogante. Quando Sauron indossò questo Unico Anello, tutti gli altri portatori di Anelli del Potere ebbero il piano di Sauron manifesto e si opposero al suo dominio. Ecco che Sauron, infuriato, si armò e giunse in forze nella terra di Eregion poiché il suo piano era in parte fallito.


Nota conclusiva dell'editore: Se quanto ho scritto ha anche un minimo stimolato la vostra fantasia, potete apprendere la vera storia così come Tolkien l'ha raccontata leggendo uno dei suoi lavori più intimi, che mai pubblicò e che mai riuscì ad ultimare appieno: Il Silmarillion.
Così come per gioco lo ha fatto questo articolo, anche questo libro si prende sul serio e ha tutta la ragione di farlo poiché è fatto con i sogni di un uomo che non doveva ricordarsi continuamente quanto ciò che egli stesso immaginava fosse in realtà finzione.
Lo sapeva ma giocava a non ricordarselo, così come qualunque sognatore che si rispetti, quando sogna per se stesso.


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