Come promesso, comincio riallacciandomi
ai due film non trattati nello scorso numero di questo speciale.
Partiamo quindi da "L'impero del Sole", 1987.
Tratto da un libro autobiografico di J.G.Ballard, sceneggiato
da Tom Stoppard, possiamo definirlo il secondo film "da
grande" di Spielberg, dopo "Il colore viola".
Trama : il piccolo Jim Graham, figlio di altolocati genitori britannici
nella Shanghai prebellica. Ignaro delle miserie che lo circondano, abituato
all'alta società. All'arrivo dei giapponesi riesce a perdere
i genitori che stanno scappando.
Rimasto solo, si trova costretto a scendere a patti con il suo comportamento
nei confronti dei ceti inferiori, realizzando ben presto di avere perso
la sua posizione privilegiata. Internato con una coppia di americani
truffaldini in un campo di concentramento, il bambino impara che cosa
siano le realtà della vita. Diventa anzi bravissimo a coadiuvare
la coppia di furfanti, conquistando le simpatie di coloro che lo circondano
e stringendo
anche
amicizia con un giapponesino con il quale condivide anche la passione
per gli aerei. È la conquista di un ruolo; all'arrivo degli gli
americani, i prigionieri vengono trasferiti il suo personale mondo viene
inevitabilmente distrutto. I superstiti finiscono in uno stadio, la
sua "madre" adottiva muore, e il bambino decide di andarsene
via da solo. Dopo molti stenti, lo salva la fine della guerra, e le
provviste paracadutate dagli americani. A seguito di un malinteso, gli
americani uccidono anche il piccolo amico giapponese appena ritrovato.
In seguito, internato in un entro di raccolta, verrà ritrovato
dai genitori, ma l'esperienza vissuta ha ormai stravolto tutte le sue
certezze.
Non
amo particolarmente John Malkovich (per me ha meno espressioni
di un paracarro), ma in questo film è semplicemente realistico.
La bravura di Spielberg è certamente
derivante dal fatto che riesce sempre a mettersi nei panni di un bambino,
e di capire i suoi pensieri.
Un film delicato e violento insieme, che narra l'avventura interiore
che porta un ragazzo verso la crescita e verso l'apprendimento dei valori
"veri" della vita, identificando le ipocrisie dell'ambiente
a cui appartiene per nascita, ma nel quale non si ritroverà più
a causa del passaggio attraverso le violenze e le mostruosità
viste e provate su se stesso durante il secondo conflitto mondiale.
Curiosità:
J.G.Ballard appare nella scena iniziale del film.
"Always - Per Sempre" 1989.
Remake di "A Guy named Joe", di Jerry Belson.

Trama:
Pete (Richard Dreyfuss), pilota di Canadair che si sta per sposare
con Dorinda (Holly Hunter), quando, per salvare la vita ad un
amico, muore mentre il suo aereo esplode. Torna sulla terra come angelo
custode, per proteggere Dorinda e per...
Beh, non ve lo dico, è un film strappalacrime e il finale non
lo svelo.
Mentre la prima parte del film è decisamente scorrevole e gradevolissima,
nella seconda metà il film perde un po' di mordente.
Ci sono però le partecipazioni di John Goodman e quella
di Audrey Hepburn che valgono la pena di vedere il film sino
alla fine.
Curiosità:
È l'ultimo film di Audrey Hepburn.
Ed ora passiamo al decennio 1990 - 2000, che si apre con un film Fantasy
di eccezione:
"Hook
- Capitan Uncino", 1991.
Trama: l'isola che non c'è c'è davvero, e aspetta
il ritorno di Peter Pan.
Che nel frattempo è diventato l'avvocato Peter Banning e ha sposato
Wendy.
Per concludere la sfida in modo definitivo, il suo nemico di sempre
gli rapisce i bambini.
Uncino è tornato.
E il Coccodrillo, anche se morto, è sempre a caccia
.
Mille
effetti speciali per ricostruire il magico mondo di Peter Pan (Robin
Williams), Campanellino (Julia Roberts), Capitan Uncino (Dustin
Hoffmann) e Spugna (Bob Hoskins), hanno contribuito a rendere
molto gradevole questo film, dedicato ad un pubblico eternamente fanciullo.
Curiosità:
Il villaggio dei pirati è ora parte del parco della Universal.
Il pirata barbuto ucciso con un colpo di pistola da Uncino è
Glenn Close.
Spugna dice: "Gooooooooooooooood Morning Neverland",
ovviamente un omaggio a Robin Williams in Good Morning Vietnam.
Julia Roberts recitava spesso appesa ad un filo, e, oltre a venire
soprannominata "TinkerHell" (campanellino infernale)
a causa del caratterino per tutta la durata delle riprese, aveva a sua
disposizione un'assistente il cui compito unico era di tenerle i piedi
puliti.
Ci
furono notevoli scambi di battute fuori scena fra Robin Williams e Dustin
Hoffmann: ci fu un caso in cui Hoffmann chiese di rifare una scena che
non gli piaceva e Williams gli disse: "Prova
a recitare", la stessa battuta dettagli da Laurence
Olivier sul set di "Il Maratoneta".
La coppia che si bacia e comincia a fluttuare quando cosparsa di polvere
magica è particolare: sono George Lucas e Carrie Fisher.
Steven Spielberg stesso si esibisce in un cameo mentre guida i pirati
reggendo l'orologio del figlio di Peter Pan su di un cuscino.
Kevin Kline era stato interpellato per interpretare Peter Pan.
Ardua impresa, ora, cercare di descrivere i prossimi film, visto il
genere "Kolossal" ed i temi trattati.
Nel 1993 esce nelle sale "Jurassic Park".
La
trama in sintesi: Un gruppo di scienziati incaricati dalla InGen,
una società di biogenetica, riesce con le meraviglie della clonazione
a ricreare alcune specie di Dinosauri, grazie al DNA trovato nel sangue
di zanzare rimaste imprigionate nell'ambra.
Il proprietario della InGen, John
Hammond
(Richard Attenborough), decide di creare un parco con i dinosauri
ed aprirlo al pubblico, ricreando anche l'ecosistema in cui gli animali
vivevano. Prima dell'inaugurazione convoca un gruppo di scienziati (Sam
Neill, Laura Dern, Jeff Goldblum) per un consulto
finale e per eventuali consigli tecnici.
Naturalmente qualcosa va storto.
Tratto dal Romanzo di Michael Crichton, sono impareggiabili le
scene nelle quali vengono per la prima volta mostrati i dinosauri in
tutto il loro (grosso!) splendore.
Per chi, come me, ha sempre avuto voglia di vederli muovere sullo schermo,
risulta un film gradevole, emozionante, al di là dei modi bizzarri
e imprecisi con i quali si tenta di giustificare la clonazione e gli
altri espedienti per riportare in vita questi monumentali esseri.
Arrivano anche gli Oscar, finalmente. Ha vinto l'Oscar per il
miglior sonoro (Gary Sommers, Gary Rydstrom, Shown Murphy), per
gli effetti speciali (Dennis Muren , Stan Winston, Phil Tippett)
e per gli effetti sonori (Gary Rydstrom, Richard Hyms).
Gli attori esibiscono la giusta dose di stupore per le apparizioni dei
Dinosauri, e la giusta quantità di sudore quando le cose si complicano.
Personalmente
avrei insistito per l'Oscar anche al T-Rex.
Curiosità:
A William Hurt era stato offerto il ruolo del Dr. Grant, ma rifiutò
senza nemmeno leggere il copione.
Jurassic Park è il primo film ad usare il DTS (Digital
Surround Sound)
Alla fine del film si sente il tema di "Incontri ravvicinati
del terzo tipo".
Gli splendidi paesaggi del film sono quelli del Costa Rica, di
Kauai (Hawaii), del Deserto del Mojave (California), e
di Oahu (Hawaii).
Gli effetti speciali dei dinosauri sono in parte costruiti con la Computer
grafica e in parte da Animatronics.
Il pupazzo del T-Rex pesava circa sette tonnellate.
Il software del Parco è compilato in Pascal.
È in questo periodo che Steven Spielberg fonda la sua casa di
produzione, la Dreamworks,
Sempre nel 1993 esce "Schlinder's
List - La lista di Schindler".
Controverso film che divide la critica, ma che a mio parere vale sicuramente
a Spielberg l'Oscar per la Regia, Oscar per il miglior Film,
per la miglior fotografia, per la colonna sonora (sempre
John Williams), per la sceneggiatura originale, per il
montaggio e la direzione artistica.
Sono sette in tutto gli Oscar conquistati da questo Film.
La Trama, in sintesi, a causa della complessità del film
parrebbe riduttiva: Oskar Schindler, industriale cecoslovacco arricchitosi
con la produzione delle armi durante il primo conflitto mondiale, sottrae
1100 Ebrei ai campi di concentramento reclutandoli per lavorare nelle
sue industrie.
La conversione psicologica di Schindler è solo uno dei momenti
portanti del film: Liam Neeson nel ruolo dell'industriale, Ben
Kingsley nella parte del contabile Stern, Ralph Fiennes
in quella dell'ufficiale nazista sono di una bravura eccezionale.
La scelta di girare la pellicola in bianco e nero, a parte quell'unico
tocco di colore della bambina con il cappottino rosso, è insieme
coraggiosa e spavalda, e riesce a cogliere al meglio l'atmosfera di
incubo irreale che molti dei documentari girati all'epoca sanno infondere
nello spettatore.
La
pellicola, tratta da un romanzo di Thomas Kennally, non è
un film sullo sterminio: è un film sull'orrore dell'indifferenza,
sulla mercificazione delle persone, sull'eroismo di pochi uomini che
lottarono per la salvezza di quante più vite possibile; è
un film che riesce a sottolineare con poche scene mirate la crudeltà
alla quale si può spingere l'uomo, e a quale infimo livello si
può spingere l'atrocità e la barbarità dell'animo
umano; è un film che sceglie di rappresentare nel modo più
assurdo e crudo possibile gli orrori e gli abomini commessi nel nome
della guerra.
Quanto vale una persona? Quanto vale la Lista? Chi ha diritto ad entrarci?
Chi può, alla fine, decidere chi debba essere salvato o no?
Spielberg decide di concentrare il film solo sulla storia di pochi che
si salvarono piuttosto che parlare di tutti gli altri che perirono;
chi, fra tutti coloro che decisero di distogliere il viso e l'attenzione,
avrebbe potuto salvarne altri?
Curiosità:
Ralph Fiennes ha dovuto ingrassare di 13 kg (a furia di bere
birra) per questo ruolo: Spielberg lo ha reclutato a causa della sua
"sensualità malvagia".
Martin Scorsese declinò l'offerta di dirigere il film,
poiché riteneva che un regista Ebreo (Spielberg è Ebreo)
avrebbe potuto fare un lavoro migliore.
Auschwitz
negò il permesso di fare riprese interne, così le scene
furono girate in un set ricostruito vicino ad essa.
È Liam Neeson la persona che depone la rosa rossa alla
fine del Film, e non il regista, come molti credettero.
Steven Spielberg rifiutò di essere pagato per dirigere
il film, dicendo che sarebbe stato "denaro insanguinato".
Sempre Steven Spielberg offrì precedentemente il film
alla direzione di Roman Polanski, il quale rifiutò perché
l'argomento lo toccava troppo da vicino: Polanski infatti visse nel
Ghetto di Cracovia fino all'età di otto anni, scappando da lì
nel giorno in cui il Ghetto fu svuotato. Sua madre morì in seguito
nel campo di concentramento di Auschwitz.
Ora mi si conceda una domanda: perché Spielberg ha accettato
di girare il sequel di Jurassic Park?
Nel 1997 esce sugli schermi "Il Mondo Perduto", che,
come quasi tutti i sequel, perde il 50% del mistero e del mordente.
Trama:
tornano i dinosauri, e sono incazzatissimi.
Le scene sono tutte per loro, mentre i protagonisti (del film precedente
restano solo Jeff
Goldblum
e Richard Attemborough) sembrano stare sullo schermo solo perché
vengono pagati, la trama si complica in inverosimilità che fanno
venir voglia di uscire prima della fine del film.
Perfino il T-Rex mi sta antipatico.
Strana caduta di stile da parte di questo geniale regista, che cerca
di compensare le lacune del film infarcendolo dei soliti effetti speciali
e di un miniromanzo amoroso.
Curiosità:
Una delle navi attraccate al molo di San Diego si chiama
"The Venture", lo stesso nome della nave che trasporta
King Kong a New York.
Anche la scena in cui il T-Rex si gratta la testa entrando nella
zona residenziale di San Diego è un omaggio a King Kong.
Quando il T-Rex azzanna il cartello segnaletico a San Diego,
si intravede un altro cartello recante la scritta "NO DINOSAURS".
L'uomo
sbranato dal dinosauro vicino al negozio di video è David
Koepp, uno degli sceneggiatori de "Il mondo perduto":
nei titoli di coda, è accreditato come "Sfortunato bastardo".
Nel negozio di video ci sono poster di Robin Williams e di Tom
Hanks.
Altro Cameo di Spielberg: lo si vede riflesso nella TV che trasmette
il reportage della CNN sul ritorno dei dinosauri; è seduto accanto
a Goldblum e mangia dei pop corn.
"Amistad", 1997, è invece di tutt'altro genere.
Trama:
La storia sul processo del 1839 contro gli schiavi africani imbarcati
sull'Amistad, che si ribellarono agli schiavisti riuscendo a prendere
il controllo della nave. Nel tentativo di tornare alla loro patria d'origine,
vennero però catturati e portati in America per subire il processo.
La loro difesa fu affidata all'ex presidente degli Stati Uniti John
Quincy Adams, che riuscì a farli assolvere e rimandarli, finalmente
liberi, nella loro terra di appartenenza.
Film con toni fortemente drammatici, con un Anthony Hopkins in
splendida forma, un tentativo direi ben riuscito di trattare il tema
della schiavitù visto nell'ambientazione originale, ma continuo
a preferire "Radici".
I monologhi sono decisamente troppo soporiferi, le scene violente troppo
"coreografiche", più che un film a volte sembra un
documentario. La fotografia indugia troppe volte su se stessa.
Curiosità:
Il ruolo di Cinque era stato proposto a Denzel Washington,
che ha rifiutato.
Djimon Hounsou ha imparato il Mende (lingua della Sierra Leone/Liberia)
per il suo ruolo come Cinque.
Chiusura alla grande con un film epico: "Salvate il soldato
Ryan", 1999.
Trama:
Sbarco in Normandia: il Capitano Miller (Tom Hanks) è
alla guida di un manipolo di uomini incaricato di trovare il soldato
Ryan (Matt Damon), che l'Esercito americano vuole riportare in
patria, in quanto l'unico ancora in vita di quattro fratelli, tutti
caduti in guerra.
Per chi non avesse mai visto i film sul D-Day questa è
l'occasione migliore: le riprese sullo Sbarco sono infatti girate sulla
falsariga dei veri documentari Americani dell'epoca.
Il film è basato sulla storia vera dei fratelli Niland.
La scena iniziale, 22 minuti di combattimenti senza l'accompagnamento
delle tradizionali musiche di Williams, è indubbiamente degna
di figurare negli annali del cinema dedicato al filone bellico.
Sin dall'inizio la vicenda ricostruisce con la proverbiale
dovizia
di particolari le difficoltà incontrate dagli alleati durante
lo sbarco, mentre la seconda parte del film narra della missione suicida
del plotone guidato da Tom Hanks alla ricerca di Matt Damon.
E per giunta, il Soldato Ryan, una volta trovato, è decisamente
recalcitrante a tornare sul suolo natìo.
La domanda sorge Lubranamente spontanea: ma ne vale la pena di perdere
così tante vite per salvarne una soltanto?
Vincitore
di cinque premi Oscar tra cui quello a Spielberg come miglior regia,
ha a mio parere purtroppo il difetto che Tom Hanks resta Tom
Hanks senza "diventare" il Capitano Miller, mentre segnalo
un ottimo Tom Sizemore, che personalmente avrei gratificato con
la Statuetta.
Curiosità:
La prima annotazione è sicuramente di ambito Trek: diversi veterani
del D-Day, e fra loro anche James Doohan (si, proprio il nostro
Scotty), si congratularono con Spielberg per la veridicità
delle scene da lui girate; Doohan fu ferito ad una gamba e gli fu amputato
un dito della mano durante lo sbarco, mentre militava nell'esercito
Canadese.
Steven
Spielberg ridusse la saturazione del colore nella pellicola del
60%, usando un procedimento chiamato ENR, per riprodurre l'effetto
"documentario". Durante le prime messe in onda del film via
TV, la saturazione dei colori fu riportata ai valori normali dalle emittenti
che trasmisero la pellicola, in quanto ricevettero diverse chiamate
di persone che dicevano "che i colori erano falsati".
Furono impiegate persone realmente mutilate per le scene che
lo richiedevano.
Janusz Kaminski compare nel film interpretando un documentarista.
Per le scene iniziali in mare, le munizioni furono fabbricate in legno,
poichè sarebbero risultate troppo pesanti se prodotte in metallo.
Per questa puntata è tutto... lascio la penna a Susanna Ricci,
che nel prossimo mese vi introdurrà al periodo successivo della
carriera di questo incredibile personaggio.
Nell'ultima parte degli speciali su Spielberg introdurremo anche la
sua parecipazione alla Dreamworks e parlereno delle numerosissime produzioni
cinematografiche di questo poliedrico personaggio.
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