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L'UNIVERSO IN UN
GUSCIO DI NOCE
Stephen Hawking
Mondadori
Voto 6 e mezzo (7 se le figure fossero state da colorare)
di
Davide "Questor"
Galati
Sembra
che il libro precedente di Hawking sia stato un successone dal punto di
vista delle vendite, si intitolava "Dal Big Bang ai buchi neri"
e no, non era un excursus sull'universo femminile londinese, ma un testo
di divulgazione scientifica. Il problema è in realtà quanti lo abbiano
poi letto: infatti il testo non era per nulla facile, segno che Hawking
come divulgatore dovrebbe forse prendere qualche lezione dal nostro Angela.
Vediamo, invece, come se la cava adesso con questa nuova opera dal titolo
accattivante: vi dico subito che per quanto lo stile sia migliorato siamo
ancora ben lontani dal riuscire a capire tutto quello che scrive. In compenso
come ha detto un mio amico: "Ci sono molte figure…" al che io ho aggiunto
"Sì ma purtroppo sono già colorate".
Comunque
il problema di questo libro è tutto qui: lo leggerete abbastanza in fretta,
ma ci capirete poco. O meglio capirete, se già non la conoscete, la teoria
della relatività di Einstein, e comincerete a fare breccia tra i misteri
del tempo, ma poi continuare a seguire Hawking per i tre capitoli centrali
del libro diventa proibitivo per chi non abbia già una conoscenza approfondita
della materia. È vero ci sono molte illustrazioni, ma in realtà per quanto
l'autore si sforzi di essere semplice, molti concetti sfuggono alla comprensione
del lettore che spesso può solo averne una conoscenza intuitiva.
Comunque sia, il libro si rivela davvero interessante in molti punti,
almeno lì dove si riesce a comprenderlo. Ad esempio si scopre l'esistenza
di un teorema particolare detto "Teorema di incompletezza di Godel".
Molto affascinante perché afferma che all'interno di un sistema formale
di assiomi (no, gli assiomi non sono dei grossi carichi per la briscola)
quale la matematica, esistono sempre proposizioni di cui non si può dimostrare
né la verità né la falsità sulla base degli assiomi (no, non sono neanche
delle tavolone da mettere sotto il materasso) che definiscono il sistema.
In parole povere vuol dire che se vi scoprono a mentire potete sempre
ricorrere al teorema di Godel (altro che "legittimo sospetto"), visto
che il vostro caso potrebbe proprio ricadere in uno di quelli previsti
da Godel.
Comunque
in matematica il teorema si traduce semplicemente, nell'affermare che
ci sono problemi che non si possono risolvere con nessun sistema di procedure
o regole (secondo me questo o non si è mai sposato o aveva molto tempo
da perdere). Continuando a seguire Hawking ci si rende conto della concreta
possibilità di esistenza di universi paralleli ognuno con la propria storia,
quindi potete tranquillamente immaginare un universo in cui direttore
dello Stim è Jean-Luc Picard, capo redattore è William Riker e vice caporedattore
Beverly Crusher, mentre al comando dell'Enterprise troviamo Rossella Marchiselli
col suo primo ufficiale Anna Manfredini e a capo dell'infermeria Francesco
Spadaro (Come? Che fine hanno fatto Paolo Longarini e Domenico Ciccone?
Io veramente sarei qui per parlare del libro, comunque, se proprio vi
interessa, si sono persi nel quadrante epsilon e nessuno li è mai andati
a cercare).
Hawking affronta poi la possibilità o meno del viaggio nel tempo. Vi
avverto già che difficilmente ci capirete qualcosa se non verso la fine
quando è chiaro come sia possibile in linea teorica, ma in realtà preveda
una sorta di meccanismo di sicurezza che farebbe esplodere qualunque cosa
tentasse un viaggio del genere (comunque secondo me dice così solo perché
non ha mai provato a sfruttare l'effetto fionda del sole o a comprarsi
una Delorian modificata).
A metà libro lo stesso Hawking però ammette che alcune sue teorie hanno
lo stesso numero di prove a loro sostegno che ha l'astrologia (non sto
scherzando: andate a leggere a pagg. 107 e 108) però a differenza di questa,
le sue teorie non sono in contrasto col sistema di regole già conosciuto.
Cercando di tornare seri, se mai lo siamo stati, possiamo dire che si
tratta di un libro che vale la pena leggere comunque perché effettivamente,
qualunque siano le vostre conoscenze scientifiche (no,
le studentesse del corso di fisica che conoscete non valgono!) qualcosa
si coglie, soprattutto per quanto riguarda la parte iniziale del libro;
successivamente, per quanto si sforzi di essere semplice e provi anche
la via dell'umorismo non riesce a farsi capire molto, tanto meno a far
ridere. O meglio se avete già una buona infarinatura dell'argomento nessun
problema, in caso contrario comincerete a chiedervi, ma che … (cosa? Ah
quello non lo posso scrivere? Vabbé... senti posso scrivere assioma? Sì?
Bene…) "assioma" sta dicendo? E tutto sommato finirete col pensare che
se le figure le lasciavano da colorare forse era meglio.
Naturalmente Star Trek viene citato spesso, soprattutto la famosa partita
a poker che vide protagonista lo stesso Hawking, solo che dopo l'ennesima
volta la citazione diventa quasi fastidiosa.
Comunque, forse esiste una p-brana (non chiedetemi cos'è una p-brana,
è una cosa che c'è scritta nel libro, quindi non qualcosa che si può spiegare)
in cui questo libro invece è chiarissimo e l'astrologia è una scienza.
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