NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE STELLATO
di Fabiano "Langley" Piccione


Il viaggio verso casa è il costante tema che permea Star Trek Voyager fin dal suo inizio, rendendola una serie con la caratteristica di avere un "punto di arrivo" che combacia con quello di partenza.
Ebbene, alla Paramount non hanno avuto molta fantasia, se ci pensiamo bene. Certo è una novità nell'ambito Trekkiano, ma non lo è affatto per noi smaliziati che la fantascienza la mangiamo a colazione e ne facciamo le inalazioni ogni sera prima di spegnere la luce sul nostro comodino. La fantascienza ricicla se stessa? Oppure va a pescare veramente, come è stato sostenuto di recente su un articolo che ho letto, nella letteratura più classica, come ad esempio i testi di Omero? Probabilmente un po' l'una e un po' l'altra cosa. Certo è che il tema del ritorno a casa, del viaggio verso la patria, non è qualcosa di nuovo per noi supremi coltivatori di tutto ciò che è stellare o interplanetario. Ho sempre avuto la sensazione di un leggero dejà-vu, quando ho iniziato ad appassionarmi a Voyager, e questo credo sia stato dato dal fatto che avevo visto altre serie, ben prima di Voyager, che avevano avuto un tipo di impostazione simile, in un certo qual modo. Ora come ora me ne vengono in mente due.

La prima: Battlestar Galactica

All'alba del settimo millennio di storia registrata, gli esseri umani che vivono su dodici colonie spaziali situate in un sistema stellare multiplo sono stati attaccati da una razza robotica detta Cylon, il cui scopo è lo sterminio e la conquista. Il loro intento non è stato raggiunto del tutto, però, e i superstiti umani si riuniscono in una flotta di più di 100 navi civili, con alla testa la nave da battaglia Galactica (unica sopravvissuta della flotta da battaglia originariamente preposta alla difesa delle colonie, e annientata dai Cylon), con lo scopo di fuggire dalle colonie in fiamme e dalla morsa nemica. Secondo le antiche scritture in loro possesso la razza umana avrebbe avuto origine dal pianeta Kobol, dal quale sarebbero partite alla volta dello spazio tredici tribù, per stanziarsi in altrettante colonie. Dodici sono quelle che sono andate perdute in seguito all'attacco dei Cylon, e la tredicesima e ultima sarebbe quella che si è stanziata su di un lontano pianeta, detto "Terra". Salvo quanto è detto nel "Libro di Kobol" (la Bibbia delle dodici colonie, in sostanza), dal quale poco si evince riguardo alle vere origini dell'umanità, la Terra è da molti considerata solo un mito, e il viaggio intrapreso dalla nuova, enorme flotta di superstiti in fuga è mosso soprattutto dalla speranza e da quella che si può considerare "fede". Fede nella possibilità di ripercorrere il mito dell'evoluzione della discendenza, e nel raggiungere le proprie origini in un viaggio a ritroso. Una lotta per sfuggire al nemico; quindi una fuga per la sopravvivenza, che coincide con la fuga verso la mitica patria di quegli umani che, come loro, avevano forse trovato una casa nello spazio. Nella speranza che la patria terrestre possa diventare anche la loro.

"There are those who believe... that life here... began out there. Far across the universe. With tribes of humans... who may have been the forefathers of the Egyptians... or the Toltecs... or the Mayans... that they may have been the architects of the Great Pyramids... or the lost civilizations of Lemuria... or Atlantis... Some believe that there may yet be brothers of man... who even now fight to survive... somewhere beyond the heavens."
(Ci sono persone che credono che la vita qui…sia iniziata là fuori. Dall'altra parte dell'universo. Con tribù di umani…che potrebbero essere stati i progenitori degli Egiziani…o dei Toltechi….o dei Maya…che potrebbero essere stati gli architetti delle grandi piramidi... o le civiltà perdute di Lemuria…o di Atlantide… Alcuni credono che ci possano essere dei fratelli dell'uomo…che anche adesso stanno lottando per sopravvivere…da qualche parte al di là dei cieli)

Qui sopra il titolo di apertura della sigla di ogni puntata di Battlestar Galactica, che fu cancellata dopo solo ventidue episodi, per poi riprendere la sua corsa in una serie successiva, anch'essa di breve durata e molto contestata e disprezzata, in cui la flotta di coloni aveva ormai raggiunto la Terra e si mischiava ai suoi abitanti in incognito, difendendola dagli intrighi dei Cylon, e tentando di approcciare i "fratelli" ritrovati in modo molto "graduale". La seconda serie di Galactica non c'entrava assolutamente nulla con la prima, e tentava di risollevare la china con una reimpostazione del background delle storie, con dei risultati piuttosto patetici e di scarsa qualità.
Nella serie originale del 1978, che in questa sede interessa, il tema del viaggio non è semplicemente un ritorno verso casa, ma una sorta di viaggio "di fede", un viaggio di riscoperta di quali sono le radici della creazione dell'uomo, della sua provenienza; un'analisi in chiave fantascientifica della Genesi, con chiari riferimenti biblici: le colonie formate da dodici tribù, come dodici erano le tribù ebraiche, costrette alla fuga dalla persecuzione dei Cylon, esattamente come il popolo Ebreo fu reso schiavo e poi scappò dalla tirannia Egiziana. Il Comandante Adama, quindi, come una sorta di Mosè che si pone alla guida di questa flotta di fuggiaschi in cerca di salvezza e della scoperta della loro vera essenza.
Per quanto soffrisse tremendamente dell'impostazione tipica della mentalità poco flessibile dei produttori dell'epoca, in cui sparare contro il nemico era ben più importante di script profondi e trame un po' ricercate (da cui solo TOS ha saputo distaccarsi), Battlestar Galactica affiancava in maniera pionieristica la fantascienza al mito, anche attraverso i nomi dei personaggi richiamanti il mito classico: Apollo, Adama, Cassiopea e via dicendo, in un caleidoscopio di futuribilità e tradizione; e quello che la serie poneva come viaggio, oltre che viaggio materiale fra le insidie nemiche e dello spazio inesplorato, era più un percorso come ricerca della risposta alla domanda: "so chi sono solo se so da dove vengo". Una risposta che si cercava di ottenere attraverso le scritture e la fede tramandata attraverso di esse, cavalcando l'onda dell'incredibile curiosità umana di conoscere e capire.

La seconda serie che giunge alla mia mente è Macross.

Macross non è un telefilm, bensì una serie di animazione nipponica, creata in collaborazione con gli Stati Uniti negli anni 80. In Italia è giunta col nome di Robotech, che accorpava sotto lo stesso titolo 3 serie diverse: Macross, Mospeada e Southern Cross. La seconda e la terza si discostano abbastanza dalla prima, benché in Italia siano stati spacciati, con piccoli esempi di "magie" di doppiaggio, dei collegamenti fra esse e Macross, alludendo al fatto che queste fossero delle prosecuzioni della prima. Da quello che ne so io, però, questa non era l'intenzione iniziale della produzione giapponese, anche se gli Stati Uniti hanno accorpato per primi le tre serie, vendendole presumibilmente all'Italia già come un unico pacchetto.
Una notte di un futuro non troppo lontano. Un'enorme oggetto esce dall'iperspazio e si schianta sulla Terra. L'oggetto è una gigantesca astronave, lunga più di cinque chilometri, di origini sconosciute e priva di occupanti. L'unica cosa che gli esseri umani possono capire è che, a giudicare dalle dimensioni e dalla struttura interna, essa doveva essere stata costruita da esseri antropomorfi di proporzioni pari a circa sei volte quelle dei terrestri. La tecnologia della nave viene studiata approfonditamente e permette grossi passi da gigante alla scienza umana.
Nasce il Governo della Terra Unita, portando alla fine di tutte le ostilità globali. Sotto l'egida del nuovo governo mondiale ci si inizia a premunire, perché se dal cielo è caduta una cosa del genere non è da escludersi che possa arrivare anche altro, e con conseguenze ben diverse: tramite la tecnologia aliena gli umani iniziano la costruzione di un'enorme flotta di aerei detti "Valchirie" (in Italia e in USA tradotti e adattati come "Varitech"), in grado di operare anche nello spazio e di trasformarsi in robot antropomorfi da combattimento delle stesse presunte dimensioni degli alieni che avevano costruito la grande nave caduta sulla Terra.
La stessa nave precipitata sulla Terra, sull'isola Macross, da cui prenderà il nome (il titolo originale e completo è "Super dimensional fortress Macross", anche se in USA e in Italia il nome della nave diventa l'acronimo SDF-1), viene riparata e completamente adattata ad essere occupata e condotta da esseri umani.
Proprio il giorno dell'inaugurazione della SDF-1 (che caso; N.d.R.), dieci anni dopo la sua caduta sulla Terra, appaiono forze aliene ostili: il popolo degli Zentradi, la cui civiltà è interamente devota alla guerra e alla conquista, rivuole indietro la nave e vuole annientare la razza umana, che definisce "protocultura".
I terrestri non perdono tempo e la SDF-1 decolla per affrontare l'avanscoperta Zentradi. Ma l'inesperienza umana in fatto di guerra spaziale fa in modo che le cose si mettano male per la nave terrestre, costringendola ad attivare un'operazione di "piega iperspaziale" nell'atmosfera (una sorta di equivalente della velocità curvatura di Star Trek, ma scenicamente più simile alla sparizione della nave da un punto e la riapparizione della stessa in un altro) per sfuggire al nemico e disorientarlo. Qualcosa va storto e, a causa di un malfunzionamento del sistema di piega, la nave riappare nell'orbita di Plutone anziché nelle vicinanze dell'altra faccia della Luna come era nelle intenzioni, portandosi dietro anche la superficie di Macross Island. Il sistema di piega, in seguito al salto iperspaziale, scompare misteriosamente. I civili superstiti vengono recuperati e all'interno della nave viene ricreata una parte della città che un tempo si trovava sull'isola. Da questo momento in poi, per l'equipaggio della SDF-1 e i civili superstiti di Macross Island, inizia il lungo, lento viaggio da Plutone verso la Terra, durante il quale saranno costretti a lottare per sopravvivere ai numerosi attacchi degli Zentradi.
La SDF-1 viaggerà per un intero anno prima di raggiungere la Terra, e durante questo epico viaggio pieno di insidie e perdite saranno due cose a trasparire particolarmente: la grande scenicità dei combattimenti e la realisticità dei risvolti psicologici dei personaggi, costretti a vivere giorno per giorno nell'angoscia di non vedere il domani, di non rivedere più la Terra, la casa da cui sono stati strappati dagli eventi, sotto la tensione della guerra incessante di cui sono, loro malgrado, protagonisti. Non si tratta di una serie animata in cui la guerra è semplice scenografia, ma uno show in cui è chiaramente dimostrato che la guerra è dolore e perdita, e soprattutto indesiderabile. Una guerra in cui è la loro sopravvivenza in gioco, e il futuro di una Terra minacciata da una razza nata solo per combattere, ma che poi si scoprirà discendere dagli stessi progenitori della razza umana. Questa consapevolezza porterà una grossa parte degli Zentradi a stringere una sorta di pace con gli umani e a rivoltarsi, combattendo al loro fianco nella battaglia finale, contro i "Signori di Robotech", che avevano sempre manovrato i fili del popolo degli Zentradi nell'ombra.
Quello che in Macross emerge, quindi, è anche un chiaro messaggio di positività e di fratellanza fra questi alieni ostili e la razza umana, nonostante le palesi, enormi differenze esteriori e culturali: gli alieni conosceranno l'amore, la musica, e tutto quello che è il meglio della cultura umana e che a loro era stata preclusa perché educati solo per combattere. Anche un matrimonio umano-alieno (con preventiva riduzione delle dimensioni corporee di uno dei due, non vi preoccupate; N.d.R.) farà da contorno a quello che sembra essere un grande messaggio di positività nella possibilità di convivere per due popoli così diversi, che però hanno le stesse radici.

Queste due serie, così diverse come tipologia di show televisivo, sono state comunque due precursori di quel tema che è il viaggio verso casa, che ha poi fatto da trama principale alla serie Voyager.
Fra Voyager, Macross e Battlestar Galactica trovo una specie di triangolo: Macross e Battlestar Galactica hanno in comune un viaggio attraverso il fuoco costante del nemico, la cui figura è quella di un persecutore ostinato e di una guerra che gli umani devono sostenere e vincere per la pura e semplice sopravvivenza; un persecutore che forse, benché scelta contestata da molti, in Voyager può essere individuato nei Borg delle ultime stagioni: l'incontro frequente di una razza robotica e potenzialmente mortale per la nave federale.
Come in Voyager, Macross si fa portavoce di un messaggio di positività e di convivenza molto trekkiano: convivenza fra popoli, fra esseri diversi.
Il viaggio è una crescita della psicologia dei personaggi, in Macross come in Voyager, perché è nelle insidie che gli spiriti si temprano e le menti maturano, insieme e singolarmente. In Battlestar Galactica non è lo sviluppo dei personaggi quello che preme, e la cosa si nota davvero.
L'unico ruolo umano che risalta, a mio avviso, è quello del comandante Adama, che più che semplice comandante della Galactica assume il ruolo di guida spirituale e simbolica di quello che è un viaggio della speranza, un po' come l'equipaggio della Voyager vede nel capitano Janeway uno sprone e una forte carica emotiva capace di dare un senso materno di rassicurazione.
Altra similitudine che non si può tralasciare è che in Macross è stato proprio il Comandante Glovall, a capo della SDF-1, a decidere di operare il salto di piega per sfuggire al nemico ed attaccarlo dall'altro lato, di sorpresa. Una decisione che avrà delle conseguenze nefaste, sia per la nave che per i civili dell'isola Macross risucchiati nella bolla di piega della SDF-1. Non vi ricorda un po' la decisione dalle conseguenze "non proprio rosee" di un certo capitano di una certa nave federale? L'aspetto misterioso e davvero interessante del viaggio della Galactica è la meta stessa: una casa che non si conosce, e che potrebbe essere addirittura solo un mito, una fantasia. Oppure un posto inospitale, o semplicemente diverso dalle aspettative. Mentre in Voyager e Macross la casa che si è abbandonata la si conosce bene, e si sa esattamente che aspetto ha il luogo dove si vuole tornare. Il punto dove tornare è esattamente quello di partenza. Sebbene Macross non sia imperniata solo sul tema del viaggio, dato che la SDF-1 farà ritorno sulla Terra a metà della serie, è la prima parte che vede la nave lottare lungo la strada di casa quella che preferisco e che trovo più profonda, perché di fondo c'è sempre una concatenazione di domande nelle menti dei protagonisti e che farà capolino nelle loro relazioni interpersonali: la Terra esisterà ancora al nostro ritorno? Ritroveremo la nostra patria quando arriveremo? Sopravviveremo fino a rivederla?
La guerra in Voyager è ben lungi dall'essere un fil rouge: le battaglie sono autoconclusive, brevi e occasionali, mentre in Macross è la guerra a fare da spina dorsale a tutta la trama. Come la continua guerriglia fra i Cylon e la flotta lo è in Galactica.

Pur avendoci regalato storie di fantascienza di buon livello e delle valide introspezioni psicologiche ed emotive dei personaggi, con scontati alti e bassi, non si può dire che Berman e Braga abbiano inventato qualcosa di particolarmente nuovo, insomma. I giapponesi, se vogliamo ironizzare, ci sono arrivati addirittura una decina di anni prima di loro. Che Berman e Braga abbiano più o meno inconsciamente preso spunto da queste due saghe ormai "classiche" per scrivere Voyager?
Prendiamo un po' di questo da lì, un pizzico di quello da là, poi mischiamo e cuociamo a fuoco lento….e quello che ne viene fuori…se gli ingredienti sono buoni, e aggiungendoci qualcosa di nostro, dovrebbe soddisfare molti palati.



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