L'OCCHIO E LA FANTASIA
ovvero dalla carta alla celluloide

di Fabio Miele


Quante volte vi è capitato di scoprire che ciò che voi avete immaginato leggendo un libro non è ciò che anche altri hanno visto nelle medesime pagine? E non parlo di un libro qualsiasi, che magari avete letto distrattamente.
No, parlo del vostro romanzo preferito; lo avete letto da piccoli e ne siete stati influenzati, il vostro gatto ha il nome di uno dei personaggi principali e non appena qualcuno cita inavvertitamente il nome dell'autore vi dilungate in discorsi parafilosofici sulla visione dell'opera omnia, appendici comprese. L'avete letto decine di volte, ma parlandone con un altro appassionato scoprite che ciò che lui ha visto è differente. Eppure anche lui l'ha letto tutto, l'ha analizzato da cima a fondo, ma ciononostante continua ad averne una visione diversa. Ha visto cose che voi non avete visto e viceversa. C'è qualcosa di sbagliato in voi oppure in lui?
Un libro non è infatti una visione universale di un evento. Vi dà tutti gli ingredienti necessari per permettervi di costruirvi la scena da soli, ma non è una fotografia dettagliata e il più delle volte non può esserlo per non tediarvi eccessivamente con i dettagli o per non spezzare il ritmo della trama.

Ne sono passati di secoli da quando il presunto-Omero ci descriveva lo scudo di Achille in una cascata di dettagli permettendoci effettivamente di visualizzarlo, facendo stare la nostra fantasia in panciolle e lasciando che fosse la descrittività delle parole dell'autore a fare il grosso del lavoro. Ma questo era lo stile, se vogliamo troppo impegnativo, dell'epoca classica; oggi per non caricare il lettore con troppe informazioni il più delle volte superflue si taglia su molti particolari (a volte troppi!) e si entra nel vivo dell'azione primaria. Questo, come già detto, facilita la nostra personalissima visione dell'evento e ci dà la libertà di riempire le lacune della descrittività, generando una visione soggettiva degli eventi.
Spesso questa soggettività non ci è subito chiara, perchè per noi che leggiamo è esattamente la traduzione delle parole scritte in immagini. Ci scontriamo però con questa realtà quando la personale visione di un altro lettore ci viene esposta, e maggiormente questo avviene quando questa visione arriva al cinema; qui letteralmente vediamo tutte le differenze messe a nudo. Andiamo a vedere il film aspettandoci ciò che noi abbiamo immaginato leggendo la storia e ci stupiamo quando ciò che ci viene proposto dalla pellicola a volte si discosta totalmente da ciò che secondo noi dovrebbe essere la vera visione del libro.
Molto spesso non sembriamo comprendere che la nostra fantasia ha solo lavorato in modo differente da quella del regista stesso. Nessuna delle due ha la priorità sull'altra, nessuna delle due è spesso più vera dell'altra; sono solo due personali, ed entrambe rispettabilissime, interpretazioni. Quella del regista acquisirà però una forza cementificante molto maggiore e, bella o apprezzabile che sia, finirà per avere il sopravvento su milioni di altre visioni e col tempo le annullerà purtroppo tutte.
Esempio più lampante sono i due film de Il Signore degli Anelli usciti recentemente. Quanti fra noi amano il libro? Quanti hanno letto innumerevoli volte degli Elfi? Ditemi, li avete visti al cinema così come ve li siete sempre immaginati? Ho sentito critiche di diverso tipo sui film, che per inciso a me i due finora usciti sono piaciuti moltissimo, ma molte di queste critiche seguivano il filo del "io questa scena me la immaginavo diversa...".
Naturale. Ecco perché spesso, citando un luogo comune, si dice il film è sempre peggio del libro, o comunque lontano anni luce da quello che abbiamo immaginato. Questo non perché il film sia scadente (esistono anche trasposizioni scadenti, per carità!), ma perchè ciò che ci mostra non è ciò che noi, con la fantasia, abbiamo "visto" la prima volta. Ognuno di noi avrebbe girato un Signore degli Anelli certamente diverso da quello che ora gira per le sale o per le nostre videoteche, ma questa visione ha ragione di esistere così come la vostra, anche se decisamente più influente della vostra. Quindi una sola vera critica che mi sento di fare e che raramente sento muovere ad un film tratto da un libro è proprio quella che mi accingo a esporre ora: e cioè che l'occhio del regista, lentamente e subdolamente, rischia di sostituire la fantasia del lettore vecchio e nuovo. Presto, che il film ci piaccia oppure no, vedremo la Terra di Mezzo tutti allo stesso modo perchè non saremo capaci di separare la nostra prima visione da quella nuova su celluloide!

Se avete letto Il Signore degli Anelli provate ora a pensare a Boromir... è lì, trafitto dall'ultima freccia di Orchetto. Com'era? Era in ginocchio, probabilmente. Ma ditemi se adesso non lo vedete col viso di Sean Bean (grande interpretazione, peraltro!). Visto? Non riuscite più a separare l'occhio dalla fantasia. Boromir è ora cementificato lì. Da migliaia di visioni di quel momento, ora tutti lo rivedremo sempre attraverso lo splendido obiettivo di Jackson, anche quando lo rileggeremo attraverso le evocative parole di Tolkien. Ci stupiremo magari ripensando che nel libro neanche esiste un combattimento per proteggere gli Hobbit, se non parzialmente rivissuto tramite il racconto dello stesso Boromir ormai morente. Ma per noi ora che abbiamo visto quest'episodio (e che episodio!) sarà forse per sempre così, con un Lurtz che scocca delle frecce mortali. Quando rileggeremo di Boromir non potremo non far scorrere davanti ai nostri occhi una delle scene di morte meglio dirette per il cinema, che personalmente mi commuove ogni volta.

Io, come molti, mi sono certo fatto sedurre dal film e dall'attesa di vedere queste splendide immagini, ma ho paura di vedere scomparire le mie visioni di una prima lettura avvenuta ormai quindici anni fa. Di slittare, se vogliamo, nel mondo delle ombre come gli uomini mortali asserviti all'Unico Anello... nell'Unica Visione!

Ho amato Il Signore degli Anelli visto al cinema, a modo mio, concedendogli una buona fetta di quell'amore che avevo sempre riservato al libro, ma allo stesso tempo temo questa cementificazione della fantasia e di tutti coloro che, in futuro, leggendo il libro, vedranno solo gli attori del film che si muovono su dei set già visti senza più ricorrere alla propria fantasia, o usandola al minimo. L'era in cui Aragorn aveva un naso adunco, oppure rughe profonde, o magari inverosimili muscoli da barbaro (la fantasia fa anche brutti scherzi!) sono finiti. Ora Aragorn è e sarà quell'eroe malinconico, romantico e trasandato ben impersonato da Viggo Morternsen. Non dico che è un male, ma è una globalizzazione della fantasia che anche se piacevole a vedersi intacca i nostri sogni e vecchi ricordi legati ad una lettura. Vi dico: apprezzate il film ma restate attaccati alle vecchie visioni! Non dimenticatele! Resistete perchè sono quelle che vi hanno fatto amare Tolkien in primis!

Gioite voi che avete conosciuto Tolkien prima che questo venisse trasposto su celluloide, perchè da qualche parte, dentro di voi, resterà sempre la vostra personalissima visione fantastica, e non lasciate che sia ciò che i vostri occhi hanno visto solo in tempi recenti a pilotarvi in future riletture. Conservate la vostra visione e non gettatela anche se a favore di tre film ben realizzati e che anche io ormai amo. Lasciate che la vostra fantasia viva in parallelo alle immagini del film, se ci riuscite.

Io personalmente ci provo e, sinceramente, non so garantire di avere la forza di farlo, ma ci provo.
Il Signore degli Anelli è prima di tutto un libro e non lo dimentico anche quando verso una lacrima per l'emozione di vedere finalmente Gollum con i miei stessi occhi, e mi verrebbe da allungare una mano per accarezzarlo da quanto mi intenerisce. La visione di Peter Jackson è pur sempre un lavoro eccezionale ma per nessuna ragione, anche se sarà difficile, dovrà sostituire la fantasia dentro di noi. Questo sarà più facile per chi ha letto il libro prima di conoscere il film, più faticoso sarà per chi ha seguito il processo inverso. Ma anche se è difficile, tentate. Immaginate solo ciò che voi soli potete immaginare. Questo è il messaggio e, se vogliamo, l'avviso che vi lascio.


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