Cosa
dire di Spielberg che ancora non sia già stato detto?
È difficile fare un articolo su uno degli autori più prolifici del cinema
americano, un regista che si è cimentato con quasi ogni genere cinematografico,
e che riesce a passare tranquillamente dalla fantascienza più classica
alla commedia avventurosa, al dramma psicologico e sociale.
Gli anni '80 sono stati per Spielberg un decennio veramente storico,
anni che lo hanno portato ancora di più sulla cresta dell'onda, confermandolo
e consacrandolo come autore a tutto tondo. Peccato solo che l'industria
hollywoodiana non se ne sia ancora accorta.
L'Academy
Award ha questo strano metro, per misurare le opere d'arte
che le vengono sottoposte: proviene dal genere fantascientifico? Allora
non merita alcuna attenzione. Proviene dal genere drammatico? Sì, ma
comunque il suo autore si chiama Spielberg, quello che fa gli alieni,
e quindi non merita alcuna attenzione. È il caso de "Il colore
viola" (1985): undici nominations ma nessun Oscar vinto.
Eppure si tratta di una storia incredibilmente poetica, profondamente
calata nel sociale, che mette a fuoco non solamente il problema dell'odio
razziale nei confronti delle persone di colore, ma anche la brutalità
cui, chi è meno fortunato, va inevitabilmente incontro.
La
storia è ambientata in Georgia, tra il 1908 e il 1937. Celie e Nittie
sono due sorelle di colore che vivono con un patrigno che abusa della
prima, la maggiore, dalla quale ha avuto due figli da lui affidati ad
altre famiglie. Celie è poi costretta ad andare a vivere con un uomo
brutale, da lei chiamato Mister, che la tratta come una sguattera e
che nasconde le lettere che Nittie le invia. Dopo anni di umiliazioni
e sofferenze Celie fa la conoscenza di Shug, una cantante diventata
l'amante del Mister. Si tratta di una donna dalla burrascosa vita sentimentale,
ma dal carattere forte e determinato, che aiuta Celie a reagire e a
trovare le lettere nascoste di Nittie. Una straordinaria Whoopy
Goldberg si addentra nei meandri di una storia coinvolgente
e passionale, sfiorando anche argomenti delicati come l'omosessualità
femminile.
Ma la regia è di Spielberg e pertanto non si può pensare che il film
meriti alcuna considerazione. Nemmeno la magnifica Whoopy riesce a sfondare
e, nonostante la nomination, non riesce ad accaparrarsi la statuetta.
Meno male che almeno ci si può rifare ai botteghini.
A dispetto infatti di tutti i membri bigotti e politically correct dell'Academy,
non c'è film di Spielberg che non diventi un fenomeno planetario: la
scalata alle classifiche dei migliori incassi è una vera passeggiata
e soprattutto negli anni '80 è qualcosa di incredibile, vista la produzione
della trilogia di Indiana Jones e di "E.T. l'Extraterrestre"
(1982), il film che ha incassato, dicono, la cifra più alta
in assoluto nella storia del cinema, frantumando il record che era stato
precedentemente di Guerre Stellari (1977).
Penso che non esistano persone che non conoscono la storia di ET, ma
per quell'unico lettore che ancora non ha avuto modo di goderselo in
tutto il suo splendore, si tratta della storia di un extraterrestre
a forma di patata, con un testone enorme ed un corpo rugoso da tartaruga,
che viene per sbaglio lasciato indietro dalla sua nave madre durante
una missione di ricognizione sulla terra alla ricerca di specie botaniche
indigene.
Rimasto solo sul nostro pianeta, si fa amico un bambino e da lui impara
poche parole: la frase tormentone "ET - telefono - casa" è entrata di
prepotenza nell'immaginario collettivo e fa ormai parte del linguaggio
comune, come la Nutella. Con pochissima tecnologia a propria disposizione,
in corsa contro il tempo e contro gli adulti che vogliono catturarlo
e fare su di lui degli orribili esperimenti, il piccolo extraterrestre
deve costruire un comunicatore per contattare i propri compagni e darsi
un appuntamento per il ritorno. Il film si snoda in un insieme di situazioni
comiche e teneramente avvincenti, fino al finale strappalacrime e commovente,
durante il quale l'alieno ed il bambino si toccano "il cuore" in segno
di saluto, con la promessa di non dimenticarsi mai.
Proprio lo scorso anno si è celebrato il ventennale dell'uscita del
film, con la pubblicazione di uno speciale DVD, che raccoglie come sempre
materiale inedito, la versione leggermente diversa rielaborata dal regista
e la colonna sonora rimasterizzata.

Nel
giugno del 1998 ET è stato scelto come uno dei migliori 100 film del
secolo dall'American Film Institute, che ha comunque scelto ben altre
4 opere del regista: Incontri Ravvicinati del terzo tipo, Lo
squalo, I predatori dell'Arca Perduta e Schindler's List.
Le nominations in questo caso sono state 9, ma gli oscar effettivamente
ricevuti sono stati come sempre riservati alle sole categorie di tipo
tecnico.
I predatori dell'arca perduta (1980), Indiana
Jones e il tempio maledetto (1984) e Indiana Jones
e l'ultima crociata (1989), rappresentano invece un ritorno
magistrale al cinema d'avventura, quello vero, quello che non si vedeva
veramente da tanto tempo, con un protagonista tanto originale quanto
scalcagnato.
Harrison
Ford è perfetto nella parte dell'affascinante professore di
archeologia che a tempo perso gira per il mondo alla ricerca delle chimere
più famose e fantastiche. Ha il fisico e la faccia perfette: bello,
ma umano. Non è come James Bond, al quale non si scompigliano mai i
capelli: Indiana soffre la fatica fisica, viene regolarmente pestato,
persino (e soprattutto direi) dalle Jones-girls, ma ha un ghigno ed
una caparbietà assolutamente vincenti.
I momenti da non perdere dei tre film.
I
predatori dell'arca perduta.
Il confronto con lo spadaccino arabo: dopo averne visto l'abilità, il
dott. Jones, con una faccia che da sola merita un Oscar ("mio dio che
due scatole, cosa mi tocca di vedere, non se ne può più di questa gente
che tenta in ogni modo di farmi la pelle"), sfodera la sua pistola e
lo fredda sul posto.
Il
tempio maledetto.
Tutta la sequenza iniziale alla ricerca di una improbabile pietra preziosa
grossa come un uovo e di una fialetta di antidoto, che si mescolano
a pezzettoni di ghiaccio fatti cadere nella furia della rissa scatenata
nel locale e che vengono ripetutamente calciati e mandati negli angoli
più nascosti dal fuggi fuggi generale degli avventori, che tentano di
mettersi in salvo.
L'Ultima
crociata.
I professori Jones (Harrison Ford e Sean Connery,
rispettivamente padre e figlio) legati alla stessa sedia, mentre il
covo dei nazisti va a fuoco intorno a loro: esperienze diverse e modi
di affrontare i pericoli decisamente opposti.
Mentre
il primo film è qualcosa di veramente fresco ed originale, il secondo
risente un po', a mio parere, del prezzo del successo ed è più lento
e più cupo, molto più spaventoso di quanto il carattere da fumetto che
era stato impresso al primo film non lasciasse supporre.
Con
il terzo si torna alla commedia avventurosa ed al classico schema del
"quest", con la scoperta di indizi, che portano ad altri indizi, che
portano ad altri indizi, in una caccia al tesoro ricca di colpi di scena
e di momenti veramente esilaranti. La scelta di Sean Connery
per interpretare i panni del padre di Indiana Jones è un assoluto colpo
di genio.
Pare
sia stato firmato da poche settimane il contratto che lega ancora una
volta Harrison Ford e Steven Spielberg per la realizzazione del quarto
capitolo di questa fortunata saga, dopo anni di chiacchiere e "rumori".
Un Indiana di 60 anni…. Vedremo cosa ne verrà fuori: personalmente mi
fido in modo totale sia del regista che dell'interprete.
Gli altri film usciti in questo decennio sono in tono leggermente minore.
Non avendoli visti non ho commenti da fare, ma per completezza ne riporto
i titoli e vi lascio alle sapienti mani di Rossella Marchiselli per
il prosieguo di questa storia un po' speciale, ed all'analisi della
produzione degli anni '90.
"I
predatori dell'arca perduta", 1980;
"E.T. l'extra-terrestre", 1982;
"Ai confini della realtà", solo secondo episodio, 1983;
"Indiana Jones e il tempio maledetto", 1984;
"Il colore viola", 1986;
"Storie incredibili", solo episodio "La missione"
1986;
"L'Impero del sole", 1987;*
"Indiana Jones e l'ultima crociata", 1989;
"Always-Per sempre", 1989;*
I film contrassegnati * saranno trattati nel prossimo capitolo dedicato
a Steven Spielberg.
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Per la gioia dei nostri lettori, ecco a disposizione le sceneggiature
in lingua originale della trilogia dedicata a Indiana Jones. Cliccate
sul titolo e scaricate!
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