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COLUI CHE FU SCHIAVO
DELL'ANELLO L'azione entra subito nel vivo, senza preamboli né riassunti. Perfino lo spettatore più preparato rischia di venire fin da subito travolto da un susseguirsi immediato di eventi e immagini che catturano subito la nostra mente e il nostro cuore. E per tre ore questi nostri due vitali organi saranno completamente in balia degli avvenimenti della Terra di Mezzo, catturati dalla magia dell'epico racconto di Tolkien, egregiamente trasposto in arte visiva da Peter Jackson. Orrendo
e disgustoso, viscido e scheletrico, un'emblematica rappresentazione malefica:
questa è la prima impressione che abbiamo di Gollum a
pochi minuti dall'inizio del film. Sentire poi la sua stridula voce non
ci distoglie certo dall'immagine iniziale di questo personaggio. E nella prima scena che lo vede protagonista, egli cerca di rubare l'anello, il suo tesoro, portarlo via a Frodo. Attenta la reazione di Frodo e del fido Sam, che non si lasciano cogliere di sorpresa e sopraffanno il fin qui perfido e all'apparenza spietato Gollum, che verrà presto sottomesso e legato alla corda elfica donata a Sam da Galadriel. Ed è già fin d'ora che una seconda immagine di Gollum appare ai nostri occhi. Egli non è più improvvisamente tutto ciò che di male avevamo pensato, ma cominciamo ad avvertire una certa dualità, sia nel personaggio stesso che nella nostra emozione nei suoi confronti. L'elemento visivo, oltre che quello narrativo legato soprattutto alla scena in cui supplica i due Hobbit di lasciarlo libero, porta all'insinuazione di questo dubbio ed è indubbiamente legato alla sua perfetta realizzazione. Infatti
ecco dapprima un Gollum che, interamente ricreato al computer sulle movenze
di un attore in carne ed ossa, ci appare come un essere ripugnante, dai
tratti vagamente efebici, con sembianze che sembrano essere solo vestigia
di un passato ormai lontano, del quale rimangono solo pochi peli in testa,
uno scheletrico corpo coperto delle cicatrici di mille sofferenze, un
sorriso diabolico e uno solo straccio malandato a coprire le parti intime.
Eppure quel che fa breccia nel nostro cuore in un secondo momento, è qualcos'altro,
qualcosa che va oltre il suo aspetto malconcio: sono i suoi occhi.
Due grandi sfere azzurre che sembrano chiedere pietà, due enormi perle
azzurre che guardano imploranti nella direzione di Frodo. Come noi spettatori, anche Frodo in quel momento è combattuto. Guarda quei suoi occhi, ricolmi di preghiera, e capisce che quello sguardo è anche il suo. Il primo ponte tra Gollum, precedente possessore dell'unico anello, e Frodo, attuale possessore dell'anello, è fisico. Entrambi hanno lo stesso sguardo, gli stessi occhi pieni di tristezza, entrambi di colore azzurro cielo. Ed
ecco quindi che Gollum conquista la fiducia di Frodo e diventa improvvisamente
parte del gruppo, sottoforma di guida per Frodo e Sam: un ennesimo intenso
triangolo. Gollum una volta era un Hobbit proprio come Frodo e Sam. L'anello l'ha ridotto così. Ecco quindi che Frodo vede in lui il suo possibile futuro. Ad un certo punto egli dice: "Voglio credere che sia recuperabile". Più per se stesso che per Gollum, Frodo cerca di convincersi che nulla potrà distruggerlo e renderlo così disperato e servo del male come Sam vede Gollum. Ecco perché cerca di convincere anche Sam a trattarlo meglio: la paura che il suo fido compagno possa provare in un futuro disprezzo per quello che un giorno, forse non molto lontano viste le prerogative del loro viaggio, potrebbe egli stesso divenire, gli fa paura. Perdere l'amicizia e il sostegno dell'unica persona a lui ora vicina, significherebbe la fine per il povero Frodo. Gollum, dal canto suo, inizialmente vuole solo riavere il suo anello, di cui è schiavo. Poi, ridotto all'impotenza, supplica Frodo di lasciarlo libero. La pietà di Frodo nei suoi confronti, legata appunto a quanto appena detto sopra, riaprono un lato sepolto di Gollum, quello legato all'Hobbit che fu un tempo, Smèagol. Gollum inizia a chiamare Frodo "padrone", proprio come lo chiama Sam, nel tentativo di tornare ad essere l'Hobbit di un tempo,e ricercando la sua identità rendendo servizio all'unico Hobbit che gli ha reso ciò che avevo ormai smarrito: la speranza di una redenzione, la possibilità di ritrovare un'anima. Come
Frodo dice a Faramir, "lui è legato a me come io lo sono a lui".
Se per Frodo Gollum rappresenta, oltre che una guida, un monito per il
suo divenire, nonché una fonte di pietà per un destino avverso che li
unisce, per Gollum Frodo rappresenta l'unico spiraglio che lo tiene aggrappato
a un'umanità ormai quasi del tutto perduta, nonché , in caso avverso,
il possessore del suo tesoro nella sua inesorabile perdizione. Ecco quindi che Gollum sembra divenire succube di Frodo, che cerca di servire e proteggere a tutti i costi. Quando egli sta per annegare nelle paludi, Gollum precede, con nostra grande sorpresa, l'attento Sam nel suo recupero. Poco dopo impedisce a Frodo di varcare i cancelli oscuri proponendo un'altra strada, mentre affettuosamente e pateticamente continua ad accarezzarne il braccio, per poi piegare il volto in segno di riverenza una volta che Frodo decide di dargli ascolto, contraddicendo l'amico fidato Sam. Inutile dire come Sam sia l'unico ad avere intuito in quale pericoloso nonché patetico rapporto i due si siano uniti. Il potere oscuro dell'anello comincia a pesare su Frodo, e questo lo porta sempre più vicino a Gollum e lontano da Sam. E' proprio il buon Samvise che glielo ripete, quando avvisa il suo padrone dicendogli che ormai sta sempre più somigliando ad una certa persona…quale incubo peggiore di questo monito? È un Gollum felice quello che vediamo nella parte centrale del film, è un Gollum che, grazie a Frodo che lo chiama proprio col suo vecchio nome Smèagol, sembra aver ritrovato il suo vecchio "Io". Ma il potere distruttivo del male incombe su di lui, nonostante cerchi di liberarsene di continuo: Gollum e Smèagol combattono lo stesso corpo nel tentativo di realizzare quello che sta succedendo. Nel mezzo della pellicola sembra essere Smèagol ad avere la meglio. Gollum
non solo è geloso di Sam e per questo lo odia, ma ne è anche in parte
invidioso. Lui sa bene, o meglio Gollum sa mentre Smèagol non vuole crederci,
che solo la fiducia di un amico come Sam salveranno Frodo dal fare la
sua stessa fine. Il fatto di non avere avuto una tale lealtà al proprio
fianco ha sconfitto Smèagol stesso rendendolo quello che è ora. E infatti, verso la fine del film, dopo che Faramir ha preso con sé i due Hobbit, avviene il tradimento di Frodo nei suoi confronti. Come Gollum sosteneva, e come Smèagol non osava credere, Frodo lascia che il suo fido servo venga catturato da soldati di Faramir che lo fanno prigioniero. Quale delusione per lui: tutto è andato ancora una volta perso, ed ecco che Gollum, davanti agli occhi increduli e inorriditi di Faramir, ricompare e riconquista possesso di quel laciniato corpo. Sottomesso, a Gollum non resta che guardare i due fidi amici ricongiungersi. Ed è nella scena chiave finale del film che il triangolo trova finalmente fine (per altro si tratta di una scena assente nel libro): Frodo sta per consegnare l'anello al naz-gul dalla cima di un muro, ormai assuefatto dal potere dell'anello che lo sta divorando. Sam lo afferra e lo spinge giù da delle scale. Frodo sembra fuori di sé e sta per uccidere Sam, ma quest'ultimo lo invoca in lacrime, ricordandogli di chi si tratta: "Sono il tuo Sam! Non riconosci più il tuo Sam?" Ecco quindi che Sam ha riportato Frodo verso la luce, impedendogli di divenire come Gollum. Infatti ne segue una scena dove rivediamo un Frodo, alquanto sereno e felice, come da tempo non avevamo più visto. E Gollum? La piccola parte di lui chiamata Smèagol piange il tradimento del suo signore, mentre l'altra grida vendetta e ricerca ancora il prezioso tesoro, di cui è ormai schiava. Il suo tentativo di una redenzione a lui impossibile fin da principio ci suscita solo una grande pietà: Gollum è senza speranza, il suo destino di male e solitudine è in realtà stato sempre segnato (come dice il testo della "Gollum's Song": These tears you cry, Have come too late e poi And you will wake When you face the end alone. You are lost, You can never go home). Ma come dice saggiamente Gandalf, egli potrebbe avere ancora un grande ruolo in questa vicenda. Gollum
è tutto questo e ancor di più. Reso magistralmente sullo schermo così
come in quelle pagine del libro, meriterebbe un Oscar quanto se non più
che molti attori hollywoodiani. Jackson è riuscito a ricreare magistralmente il rapporto tra i tre personaggi chiave del romanzo, a raffigurare la triste schizofrenia di Gollum, a renderlo così perfettamente aderente da lasciare indelebilmente il segno. Ecco perché Outside Trek questo mese si è occupata de "Le due Torri". Su Internet di cose relative a questo film ne potrete leggere molte, ma finché ci si ferma a criticare qualche battuta di Gimli, un Legolas che fa cose degne di Matrix o alcune scene aggiunte (che poi in seconda analisi, come visto sopra, possono avere un loro senso o essere, come mi è stato spiegato, delle splendide citazioni del Silmarillion) non si va lontano. Dedicandoci invece agli altri 170 minuti di film, possiamo invece aver abbastanza materiale per cinque numeri dello STIM. Per chi dice che Tolkien si sarebbe rivoltato nella tomba se avesse visto questo film (e cosa dovrebbe fare allora il povero Roddenberry se vedesse il divenire che è stato della sua creazione?), dico di guardare dritto negli occhi Gollum e ritrovare quella disperazione e quell'impossibilità di redenzione che l'Anello di Sauron, forse chiara metafora di un male o di un lato oscuro che noi tutti portiamo ad un dito, ci può trasformare, laddove dovessero mancare nella vostra vita l'amore e l'amicizia di un amico come Sam. Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail |
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