FUORI CAMPO
a cura di Rossella "DrBev" Marchiselli



ADDIO JIM
di Marialisa Menoncin (T'Ryla di T'Sad)

Il Capitano Spock si fece largo tra la folla di curiosi e giornalisti che assiepavano lo spiazzo antistante il basso edificio che era stato scelto per la cerimonia.
Logicamente non si stupì di tanto interesse da parte dei media e dei civili, del resto il Capitano James T. Kirk era considerato un eroe, quasi una leggenda.
Non doveva tornare sulla Terra prima di una settimana, avendo intenzione di rimanere sul suo pianeta natale per tutta la durata del ciclo di conferenze astrofisiche tenute all'Accademia delle Scienze, ma le sue percezioni, confermate da un messaggio subspaziale che lo aveva raggiunto mentre era già in viaggio, avevano richiesto il suo rientro immediato.

Dal momento in cui scese dalla navetta che lo aveva condotto lì direttamente dall'astroporto di San Francisco, fu perfettamente cosciente di avere catalizzati su di sé gli sguardi indagatori di tutti i presenti, pronti a cogliere il minimo segno d'emozione. Su Vulcano il rispetto della privacy altrui era uno dei cardini della società e nessuno avrebbe mai tenuto un simile comportamento, ma si trovavano sulla Terra e gli umani non avevano ancora imparato a tenere a freno il lato morboso di quella curiosità che li aveva spinti prima a conoscere il mondo che li ospitava e a esplorare lo spazio profondo poi.

Indurì i lineamenti, trincerandosi dietro quell'espressione così tipicamente vulcaniana - tanto tirata da sembrare scolpita nelle rocce secolari del suo pianeta natale - e accelerò il ritmo dei passi. Qualcosa nel suo sguardo scoraggiò chiunque avesse avuto l'idea di fermarlo per porgergli qualche domanda.

Era abituato alla sensazione che dava essere al centro dell'attenzione: i suoi incarichi nella Flotta non erano stati solamente scientifici, ma spesso anche di comando. Sapeva cosa voleva dire sedere su quella poltrona al centro della plancia, con un intero equipaggio che aspettava un suo ordine.
Aveva imparato a ignorare quella pressante sensazione di aspettativa, quasi di ansia, che a volte si respirava a bordo in situazioni critiche; sia come vulcaniano che come ufficiale conosceva le tecniche per scrollarsi di dosso tutto tranne il problema da risolvere e la decisione da prendere.
Ma in questo frangente non c'era nessuna situazione di emergenza da affrontare.

Con la coda dell'occhio scorse tra la folla alcuni volti noti in uniforme: Janice Rand, Stiles, la Chapel, Bailey e Kelowitz; tutti loro avevano prestato servizio sull'Enterprise Con lui e il Capitano; evidentemente erano stati assegnati a compiti sulla Terra o nelle sue immediate vicinanze ed erano riusciti ad ottenere una licenza. Nemmeno questo lo stupì, anzi considerò la loro presenza un evento perfettamente prevedibile.

Percorse gli ultimi metri e guadagnò l'ingresso attraversando le porte automatiche che subito si chiusero alle sue spalle.
Immediatamente un giovane ufficiale gli si fece incontro per accoglierlo:
"Buongiorno Capitano, la commemorazione si tiene nella cappella in..." "Grazie Tenente, conosco la strada".
Senza degnare il giovane di ulteriore attenzione imboccò il corridoio, girò l'angolo e avanzò per 20 metri.
Al riparo da qualsiasi sguardo indiscreto si fermò qualche istante davanti all'ingresso della cappella per imporsi un ancor più rigido controllo del viso e del corpo.
Aveva meditato molto negli ultimi giorni per impedire al caos emotivo di prendere il sopravvento sulla logica nella sua mente, facendo ricorso alle tecniche per il controllo delle emozioni, apprese sul suo mondo natale.
Dopo 10.3 secondi avanzò permettendo così ai sensori nascosti nella parete di individuarlo e di aprire le porte. Varcò la soglia della cappella senza far caso al sibilo delle porte automatiche che si richiudevano dietro di lui.

L'interno era privo di qualsiasi simbolo religioso, cosicché chiunque, umano o non umano, si potesse sentire a proprio agio.
Come si aspettava vi trovò poche persone; il Capitano aveva lasciato precise disposizioni in proposito: a dispetto delle sue numerose imprese e del suo stesso nome - noto anche negli imperi stellari confinanti con la Federazione - egli desiderava una cerimonia privata e ristretta a quelle poche persone che considerava la sua famiglia. Tra i presenti, poco meno di una decina, riconobbe subito il gruppo di ufficiali in alta uniforme che avevano costituito il nucleo operativo e il cuore della vecchia Enterprise: Uhura, Chekov, Sulu, Scotty e il dottor McCoy. Si avvicinò al gruppetto e fece appena in tempo a salutarli con un cenno del capo e a prendere posto, poiché dalla porta in fondo alla sala entrarono il Comandante in Capo della Flotta e l'Ammiraglio Nogura; questi prese silenziosamente posto in fondo alla stanza, conscio di essere lì pur non facendo parte della famiglia, per tributare l'estremo saluto ad un uomo che aveva ammirato e rispettato. Seduto vicino a Nogura, Spock riconobbe John Harriman, il capitano della nuova Enterprise B.
Il Capo della Flotta si diresse verso il leggio e dopo qualche secondo, durante i quali sembrò aver bisogno di riprendere fiato, premette un pulsante e un'immagine olografica del Capitano Kirk comparve dietro di lui spostata sulla destra. Si girò ad osservarla per qualche istante e poi volse il proprio sguardo verso i presenti.

"Chiunque abbia esperienza di viaggi spaziali, chiunque si sia mai trovato là fuori per compiere il proprio dovere, sa che la sorte è un fattore casuale imponderabile, con cui alla fine si deve sempre fare i conti. A volte può essere benigna, ma spesso ci è maledettamente avversa. Siamo stati colpiti, duramente, quando meno ce l'aspettavamo: un'occasione lieta, il varo di una nuova astronave, di una nuova Enterprise, si è rivelata una circostanza drammatica che poteva trasformarsi in una tragedia se non fosse stato per il gesto eroico - uno dei tanti da lui compiuti - di un singolo uomo, il Capitano James T. Kirk"
"Oggi ci troviamo qui per tributargli l'estremo saluto. Permettetemi di porgere a nome della Flotta Stellare le più sentite condoglianze alla famiglia."
Solo allora Spock si accorse della presenza di un uomo in abiti civili poco sopra la trentina; il Vulcaniano dedusse che si trattava di Peter, il figlio del fratello di Jim; il padre, Samuel Kirk, era deceduto quasi trent'anni prima con la moglie sul pianeta Deneva e Peter era stato cresciuto dalla nonna paterna, Winona Kirk, morta qualche anno prima. Lo zio era l'unico familiare rimastogli.

Il ricordo della missione su Deneva equivalse a scoperchiare il vaso di Pandora: le immagini di Jim Kirk, commosso, innamorato, ubriaco apparvero nella sua mente fluendo senza un ordine logico preciso. Conosceva bene la mente e la personalità dell'amico. Era stato un capitano severo, ma giusto, assolutamente fedele alla nave e all'equipaggio. Più volte aveva messo a repentaglio la sua vita per salvare l'Enterprise e per questo i suoi ufficiali lo avrebbero seguito anche all'inferno. La sua naturale e istintiva propensione al comando era evidente a tutti, traspariva dalla voce e dai gesti. Non erano i gradi sulla divisa che gli assicuravano l'obbedienza cieca e indiscussa del suo equipaggio, ma la sua straordinaria capacità di essere sempre nel giusto, qualsiasi cosa facesse. Aveva spesso ingannato la sorte cambiando le regole del gioco, trasformando la morte in una continua lotta per la vita. "Non credo negli schemi non vincenti" diceva rifiutando di arrendersi all'evidenza dei fatti. Spock gli era sempre stato al fianco, sostenendolo con la sua logica e la sua silenziosa presenza, pronto ad intervenire in caso di bisogno. Il suo equilibrio decisionale era diventato il naturale contraltare all'istintività, in taluni casi rischiosa, dell'umano. Era il suo dovere ed era il ruolo in cui si sentiva maggiormente realizzato.
Sarek era solito ricordargli che il fallimento si conta una volta soltanto nella vita. Spock non ne era mai stato così consapevole come in quel momento: era stato invitato al varo dell'Enterprise B, ma aveva declinato l'invito per partecipare al ciclo di conferenze su Vulcano, aveva anteposto la sua curiosità scientifica al suo dovere verso la Flotta e nei confronti del suo ex ufficiale comandante.
Per la prima volta nella sua vita non era stato presente nel momento del bisogno e il Capitano, il suo più caro amico, era morto.
Per la prima volta, da cinque giorni a quella parte, si permise di smettere di ignorare quel dolore sordo che sentiva dentro di sé, quello lasciatogli dalla consapevolezza di avere sentito Jim Kirk morire.

"Sono tutte sciocchezze, parole vuote senza senso! Mi chiedo se quel pallone gonfiato abbia mai messo piede su un'astronave per qualcosa di più che un'ispezione".

La voce stranamente roca del dottor McCoy riscosse Spock dai suoi pensieri. Soltanto allora il vulcaniano si accorse che la cerimonia era finita e che Nogura, Harriman e il Comandante in Capo avevano appena imboccato la porta dalla cappella. Il giovane Peter doveva averli seguiti.
L'immagine olografica di Jim Kirk sorridente invece era ancora attiva.

"Con tutto il rispetto, signore, questa commemorazione mi sembra una farsa" sbottò Scotty, "Sono certo che il Capitano non volesse una cerimonia pubblica, ma meritava ben più di questi quindici minuti! Dopotutto, se hanno ancora un'Enterprise nella Flotta lo devono soltanto a lui". Abbassando la voce aggiunse: "Non doveva andare così, non dovevano varare l'Enterprise B senza un equipaggiamento completo!".
"E soprattutto senza ufficiali esperti! Quell'Harriman, beh, non ha la stoffa per comandare una nave stellare. Doveva scendere lui a sistemare il deflettore al posto del Capitano. Invece è rimasto in plancia dove era evidente a tutti che non sapeva cosa diavolo fare!"
Chekov aveva pronunciato quelle parole con un accento russo molto marcato, un chiaro sintomo che l'ufficiale era sul punto di perdere il proprio autocontrollo. Abbassando lo sguardo continuò: "Abbiamo cercato ininterrottamente il Capitano per 36 ore nella speranza di trovarlo ferito su uno dei ponti danneggiati, ma non siamo riusciti nemmeno a trovare il cadavere".
Il comandante Uhura non disse nulla: le lacrime che le riempivano gli occhi testimoniavano chiaramente il suo stato d'animo, rendendo inutile qualsiasi parola. Sulu posò silenziosamente la mano sulla spalla di Chekov in un gesto di conforto. "Non dovevamo permettergli di scendere o perlomeno non da solo" si rimproverò Scotty.
"Il Capitano Kirk non avrebbe permesso a nessuno di andare al posto suo e nemmeno di accompagnarlo" rispose Sulu, che sul punto di aggiungere qualcosa fu interrotto dal trillo del suo comunicatore; lo estrasse e rispose:
"Qui Sulu" "Capitano, mi scuso per l'interruzione, ma abbiamo ricevuto ordini dal comando e l'Excelsior è pronta a partire".
Sulu riconobbe la voce del suo primo ufficiale e gli disse di rimando: "Ricevuto, arrivo immediatamente". Chiuse il contatto e si scusò con i suoi ex compagni di servizio. "Devo tornare sulla Excelsior purtroppo, speravo di avere qualche ora in più".
"Anch'io sono atteso sull'Enterprise B, devo supervisionare le riparazioni; vogliono che sia pronta al più presto e mi hanno richiamato in servizio" aggiunse Scotty. Anche Chekov e Uhura si congedarono a causa dei loro impegni come insegnanti all'Accademia della Flotta.

Rimasto solo con Spock, il dottore disse: "Sulu ha ragione, Jim non avrebbe permesso a nessun altro di correre un simile rischio.
Quante volte gli abbiamo ricordato che non era saggio prendere parte a ogni missione di sbarco? Ma non serviva a niente, diceva di sentire il bisogno di sgranchirsi le gambe, di non poter mandare nessuno dove egli stesso non fosse disposto ad andare. Ma il Capitano di un'astronave dovrebbe essere l'ultimo a correre dei rischi personali"
"È sempre stato il primo dottore" rispose mestamente Spock.
"Ho decisamente bisogno di un buon bourbon. E anche lei, Spock. Ordini del dottore" disse McCoy, notando l'espressione tirata dell'amico e le ombre bluastre sotto gli occhi.
"La ringrazio Dottore, ma devo recarmi al Quartier Generale della Flotta"
"Sciocchezze, la Flotta oggi può aspettare per un paio d'ore. Dico sul serio, Spock"
"La ringrazio per la sua offerta, dottore, ma sono io che non posso aspettare"
"Di che diavolo sta parlando Spock?"
"Delle mie dimissioni, dottore. Lascio la Flotta Stellare; ho intenzione di unirmi al Corpo Diplomatico Vulcaniano".
A quella notizia, McCoy spalancò gli occhi e sbottò: "Sta scherzando, vero? Di tutte le assurdità che..."
"Nient'affatto dottore. Ho già preso la mia decisione", lo interruppe in tono deciso Spock.
"Jim lo sapeva? È stato suo padre a convincerla? So che era contrario al suo arruolamento nella Flotta Stellare anche se credevo che negli ultimi anni si fosse ricreduto e i vostri rapporti si fossero distesi"
"È una decisione che ho preso di recente, mentre tornavo sulla Terra da Vulcano, il Capitano Kirk non ne era al corrente. Nemmeno mio padre sa dei miei propositi; lei è il primo a venirne a conoscenza, dottore".
"Ma se non è stato suo padre a convincerla allora perché... "
"Ritengo che sarei meglio impiegato come ambasciatore. Durante l'ultima conferenza a Camp Khitomer si sono aperte possibilità estremamente interessanti, che meritano un approfondimento"
"D'accordo Spock, ho capito. Anche un Klingon capirebbe che lei è rimasto colpito dalla morte di Jim più di quanto la sua dannata ostinazione vulcaniana sia disposta ad ammettere. So che in questo momento si sente tradito, come successe quando Jim accettò l'Ammiragliato lasciando l'Enterprise e lei corse su Vulcano per cancellare la sua metà umana e dimenticare tutti noi. Lasciare la Flotta è un'idiozia e se si fermasse un istante a riflettere capirebbe che..."
"Dottore, col rischio di diventare noioso, vorrei ricordarle che io sono vulcaniano e che non è possibile per me rimanere ferito da una qualsiasi scelta fatta dal mio ufficiale comandante. Prendo le mie decisioni in maniera perfettamente logica"
"Questo potrà raccontarlo a chi vuole, ma a me non la dà a bere! O devo ricordarle tutte le volte che si è comportato in maniera illogica per salvare Jim o la nave?".

Il dottor McCoy ormai non riusciva più a nascondere il suo disappunto e stava gesticolando apertamente. Il tono della sua voce era salito in modo considerevole ed era un chiaro sintomo del fatto che il dolore e la rabbia repressi fino a quel momento minacciavano di esplodere.
"Ogni volta che lei va sul suo stramaledetto pianeta torna indietro rigido come se avesse ingoiato una scopa! E in pochi giorni rivoluziona la sua vita, i suoi programmi e... Un momento... La notizia della morte di Jim è stata data soltanto tre giorni fa, quando le ricerche fatte dalle squadre di soccorso hanno dato esito negativo. Vulcano è a quattro giorni di viaggio da qui, come ha fatto a... Buon Dio Spock, lei lo sapeva vero? Lo ha sentito! Ha sentito Jim morire!"
l'affermazione di McCoy rimase sospesa nell'aria, con tutto il peso del suo significato.

Il silenzio del vulcaniano equivalse ad un assenso per il dottore, che annaspò, ancora incapace di assorbire completamente il colpo.
"Le devo delle scuse, Spock, perdoni la mia irruenza. Avrei dovuto capire subito quello che era successo; dopo le fusioni mentali che voi due avete effettuato è normale e Jim è riuscito a raggiungerla telepaticamente ad anni-luce di distanza in un paio di occasioni. Non avevo idea, le chiedo scusa, Spock"
"Ho registrato le sue scuse, dottore".
La risposta sorprese l'umano: in altre circostanze il vulcaniano avrebbe rimarcato l'illogicità delle scuse. Questa considerazione balenò nella mente di McCoy, insieme alla consapevolezza che il vulcaniano non desiderava ulteriori intromissioni da parte sua.
"Spock io... Ci pensi bene, prima di buttare al vento la sua carriera. Non credo che Jim lo vorrebbe. E non vorrebbe nemmeno che lei si sentisse in colpa per non essere stato lì quando..."
"Ci ho pensato bene dottore. Non ha motivo di preoccuparsi per il mio futuro.
E, logicamente, non provo nessun senso di colpa"
"Testardo e cocciuto d'un vulcaniano, dovevo immaginarmelo che non avrebbe cambiato idea. Né che ammettesse di avere qualche dannato sentimento umano".
Guardò verso Kirk e un sorriso triste fece capolino sul suo volto.
"Sapeva che sarebbe morto solo" disse McCoy ricordando le confidenze che l'amico aveva fatto loro davanti al fuoco che avevano acceso una notte di qualche anno prima nel parco di Yellowstone.
Si riscosse e guardando il vulcaniano aggiunse: "L'offerta per quel bourbon è sempre valida, anche domani o... quando lei vorrà"
"Grazie, Leonard".
Il dottore si stupì nel sentirsi chiamare per nome dal vulcaniano e comprese che i ringraziamenti dell'amico provenivano dalla sua parte umana.
Sorrise e aggiunse soltanto: "Arrivederci Spock, abbia cura di lei".
Il vulcaniano alzò la mano destra nel tradizionale saluto del suo popolo e con voce ferma disse: "Lunga vita e prosperità, dottore".
McCoy volse lo sguardo per un ultimo saluto all'immagine di Kirk, gli occhi tradirono nuovamente un umido luccichio. In qualche modo trovò la forza di distogliere lo sguardo e uscì dalla cappella.

Rimasto solo nella stanza, Spock rimase immobile per qualche istante, chiedendo mentalmente scusa all'amico per non esserci stato in quell'ultimo viaggio.
Il dottore aveva ragione: il senso di colpa c'era, anche se non l'avrebbe mai ammesso. Nonostante non fosse più il suo primo ufficiale, l'amicizia che li legava, tanto forte da diventare una leggenda persino su Vulcano, manteneva vivo il desiderio di protezione nei confronti del suo vecchio Capitano.
Aveva capito, con non poca difficoltà, che c'erano cose che trascendevano la disciplina di servizio e persino la logica.
Quel rapporto, quella specie di famiglia che i tre avevano costituito negli anni trascorsi insieme a bordo della stessa nave, aveva creato uno schema nella sua vita che egli aveva sempre trovato... soddisfacente.
E non aveva mai desiderato cambiarlo.
Ora l'equilibrio si era spezzato e Spock sentiva, senza ombra DI dubbio, che quel periodo della sua vita si era inevitabilmente concluso. Le sue dimissioni erano soltanto una pura formalità che avrebbe sistemato in poche ore.
Solo e assolutamente lontano dalla logica totale del Kolinahr, si diresse verso i controlli olografici e con la mano sul pulsante di spegnimento si eresse sulla schiena e mormorò un ultimo saluto all'amico: "Mi dispiace Jim. Sono sempre stato e sarò sempre suo amico".
Disattivò l'immagine di Kirk e uscì silenziosamente dalla stanza ormai vuota.

DISCLAIMER: i personaggi di questo racconto appartengono alla Paramount e non si intende violare nessun copyright.



Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp Mail