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LUNGO I VICOLI DEL TEMPO
Di Lanfranco Fabriani
Urania n.1453
Mondadori
Voto 6
di
Paolo
"Exidor" Longarini
È
il romanzo vincitore del premio Urania 2001.
Interessante esempio di come si possa italianizzare la fantascienza, in
questo libro si ipotizza la scoperta, tramite degli antichi scritti di
Leonardo Da Vinci, della macchina del tempo, e di come questa sia uno
dei segreti più importanti e peggio custoditi della storia.
Senza troppi preamboli o tecnicismi forzati, cosa che personalmente apprezzo
in maniera quasi fisica, la macchina del tempo c'è, esiste, i maggiori
governi ne hanno una e la usano per il mantenimento dello status quo.
Viene inoltre ammesso, con la stessa semplicità, che la storia è, per
i piccoli e grandi eventi, immutabile. Per evitare la seconda guerra mondiale
non basterebbe andare in casa Hitler e dire "Signora, suo figlio diventerà
uno zinzinello più cattivo di come è adesso, quindi si tolga dalla traiettoria
di tiro, per cortesia", il prossimo carnefice si chiamerebbe, magari,
Franz Heineken e noi avremmo comunque un conflitto planetario, non necessariamente
la birra. Durante lo svolgimento della trama assistiamo addirittura ad
un tentativo di impedire un omicidio, tentativo inutile. L'omicidio ci
sarà in ogni caso, seguendo altre modalità, ma ci sarà.
I governi, europei e non, si rendono conto di come non sia possibile modificare
alcunché e decidono di installare delle basi su epoche diverse per studio
e controllo.
Questo in teoria.
In realtà ognuno cerca comunque di cambiare la storia e contemporaneamente
di fregare potere ad uno stato "nemico", il tutto, naturalmente, cercando
di non farsi scoprire. Le menti migliori dei servizi temporali sono i
"direttori", ai quali viene affidato il compito di sorvegliare il tempo
tramite gli agenti, ma soprattutto di elaborare piani sempre più complessi
per manipolarlo a favore della nazione di appartenenza.
Parte quindi una trama in cui un fantomatico servizio di controspionaggio
temporale con base a Firenze 1300, lotta contro i servizi francesi, l'inefficienza
cronica degli italiani stessi ed il bisogno di sigarette.
Ulteriore spunto interessante è come tutto questo si svolga all'interno
di una lotta di potere nell'UCCI, il servizio temporale italiano e di
come questo, tra clientelismi e favori personali fatti e ricevuti, faccia
rischiare un decorso della storia ben diverso da quel che conosciamo.
Continua la mia personale lotta contro gli editori ed i curatori editoriali.
Eliminate il commento sulla quarta di copertina.
Trovo personalmente assurdo che quelle insulse quattro righe, invece di
invogliarmi all'acquisto del libro, me ne raccontino sinteticamente l'intera
trama o mi anticipino fatti importantissimi, eliminando il fattore sorpresa.
Come minimo i commenti di quarta di Psycho sono "Agghiacciante racconto
ai limiti della follia, albergatore folle fa strage di clienti convinto
di essere sua madre, una trama avvincente ed un finale a sorpresa vi terranno
attaccati alla sedia".
Nel
caso del libro in oggetto viene descritto come episodio marginale un cardine
della trama, rovinando non solo l'effetto sorpresa, ma fa capire fin troppo
bene il ruolo di uno dei personaggi principali del libro.
Personalmente ho due appunti da fare all'autore: il primo è quello di
una non profondissima caratterizzazione dei personaggi (chiarito nella
postfazione, si deve intendere questo come il primo libro di una serie
che, spero presto, avrà gli stessi protagonisti); il secondo è che la
cosa che fa più "fantascienza" nel suo libro è che tutti i personaggi
femminili sono disponibili sessualmente nei confronti di qualsiasi cosa
si muova, anche in maniera solo lievemente percettibile.
D'accordo che la fantascienza è letteratura dell'impossibile ma questo
è, forse, un tantinello esagerato.
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Warp
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