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CHE
FUTURO PER ENTERPRISE?
di Susanna
Ricci
La
prima volta che ho letto qualcosa a proposito della nuova serie "Enterprise"
è stato ovviamente su Internet. Si trattava di una comunicazione del sito
ufficiale www.startrek.com,
che forniva la descrizione, a grandi linee, delle caratteristiche dei
principali personaggi che avrebbero composto il nuovo equipaggio.
Ad essere del tutto franca pensavo si trattasse di uno scherzo di qualche
buontempone, che aveva raccolto il peggio del trash televisivo di ogni
tempo concentrandolo in un pugno di personaggi.
La descrizione che ne risultava offriva la fotografia di un insieme di
caratteri insulsi, scontati, costruiti a tavolino secondo i canoni della
televisione più "classica" (in senso negativo) e "vecchia".
Un
capitano coraggioso; un primo ufficiale alieno e a prima vista un po'
infida con la quale intrecciare conflitti; un capo ingegnere sciupafemmine;
un ufficiale delle comunicazioni giovane, carina e spaventata dallo spazio;
un capo ops rigido e innamorato dei propri sistemi di armamento; un dottore
gigiolone e dalle strane abitudini.
Un'astronave chiamata Enterprise.
Non ci potevo credere.
Persino l'equipaggio di Kirk, concepito negli anni '60, era più rivoluzionario,
anzi, proprio per il fatto di essere così sopra le righe ha suscitato
tutto lo scalpore degli ultimi 40 anni.
Lì per lì avevo pensato che se quello era il miglior prodotto scaturito
dalle menti sublimi degli sceneggiatori che ci avevano offerto fino ad
ora quattro serie e nove film, beh, allora qualcuno era molto stanco.
Persino
il racconto che avevo iniziato a 14 anni e che narrava le vicende di una
giovane adolescente rapita da alieni filiformi su una astronave a forma
di disco, sembrava più avvincente.
Prima di pensare di dare una svolta definitiva alla mia carriera e di
mettermi a fare la sceneggiatrice, ho scoperto che davvero
avrebbero usato questi personaggi per realizzare la nuova serie!
'Non andranno oltre il terzo episodio', ricordo di aver
pensato…
Ho poi avuto modo di vedere tutte le puntate della prima stagione e ho
seguito/sto seguendo, in tempo reale, le trasmissioni della seconda.
Non
so in che modo ci siano riusciti, ma il prodotto funziona! Non ho mai
visto una prima stagione così avvincente e ben articolata.
A tutt'oggi non riesco ancora a guardare "Incontro a Farpoint"
senza rabbrividire di fronte alla cofana di capelli di Troi; non riesco
a rimanere sveglia quando sento la cantilena di Allamaraine in DS9;
provo scompensi di tipo psico/fisico quando compare sullo schermo la coppietta
Neelix/Kes di Voyager…
Eppure, seppure con inizi estremamente incerti, tutte le precedenti quattro
serie sono decollate in maniera grandiosa, offrendo ai telespettatori
storie di immutata bellezza (anche a distanza di anni) e di toccante poesia.
Enterprise
partiva con personaggi abbozzati a mo' di scarabocchio ed offriva sin
da subito invece un prodotto di qualità.
Parlo sempre per impressioni soggettive, è ovvio.
Personalmente, come ho già accennato nell'articolo del numero scorso,
preferisco di gran lunga le storie che scavano nell'anima dei personaggi,
che puntano i riflettori sulle interazioni personali, permettendoci di
intravedere squarci della loro "umanità".
Enterprise è partita proprio da questo.
Essendo
le storie ambientate agli albori dell'esplorazione spaziale, quando ancora
il technobabble doveva per forza essere limitato, occorreva
giocare su altri fattori.
Poteva essere l'occasione per far felici tutti i fan del mondo, esplorando
e riempiendo tutte quelle lacune che erano state lasciate aperte dalle
altre serie; potevano essere sviluppati tutti quegli accenni, quegli spunti
che avevano acceso tante speculazioni nelle nostre menti. Un
po' come ha fatto il film "Primo Contatto", che rimane,
secondo me, il miglior film di Star Trek realizzato finora.
Per molti versi è stato così, anche se i risultati ottenuti non sono stati
proprio quelli che ci si aspettava: voglio dire, i Vulcaniani dipinti
in questi telefilm sono molto "più brutti" di quanto li immaginavamo…
Ma
va bene! È una presa di posizione! È un atto di coraggio! È un ribaltare
le carte in tavola!!!
Molti affermano che ci sono talmente tanti YATI (Yet
Another Trek Inconsistency, un'altra incongruenza dell'universo Trek)
in questi telefilm, che riusciranno a salvare la linea temporale e la
continuity dell'universo trekkiano solo
se ricorreranno ad un espediente tipo "Pamela sogna che Bobby è morto"
(riferimento televisivo molto vecchio: inizio anni '80, quando trasmettevano
Dallas…. Bei tempi quelli….)
Ma qualcosa si può sempre inventare, basta avere fantasia, basta avere
le idee e comunque i germi di una possibile e plausibile
giustificazione ci sono già tutti adesso: i Suliban,
con le loro guerre temporali, sono lì per questo!
Poi
cosa è successo? Me lo sto chiedendo…
Della seconda stagione si salva solo "A night in sickbay"
per il coraggio dimostrato nell'affrontare argomenti un po' scabrosi.
Gli altri episodi sono di una piattezza desolante. Ne cercavo uno per
poterne parlare nell'articolo di questo mese e mi sono trovata ad un empasse.
Poi ho saputo, notizia abbastanza fresca, che la trasmissione dei nuovi
episodi in America è stata sospesa ed hanno deciso di trasmettere delle
repliche dei telefilm già prodotti.
È un fenomeno normale? Non lo so.
Sono in fase di riflessione? Non ne ho idea.
Stanno facendo brainstorming per dare nuova linfa a delle storie che ormai
sanno di stantio? Me lo auguro.
Avevo letto da qualche parte che su Internet sta girando una petizione:
i fan di Star Wars stanno raccogliendo firme affinché
il timone per la realizzazione di Episodio III venga
affidato al più creativo e ormai planetariamente osannato Peter
Jackson.
Mi sto chiedendo se non sia il caso che anche noi ci armiamo di carta
e penna e cominciamo a far girare la voce….
Altrimenti c'è sempre la mia sceneggiatura nel cassetto!!!
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