"MIO FRATELLO, L'IDIOTA"
di Anna "Ro`Laren" Manfredini


Come avevo avuto già modo di sottolineare in un articolo di qualche tempo fa a dedicato a TNG, uno degli elementi che rendono Star Trek unico tra i telefilm di fantascienza è la capacità di disegnare a tratti estremamente efficaci anche i cosiddetti "personaggi minori", che in molti casi - in DS9 soprattutto - poi minori non sono, in quanto alcuni di essi compaiono ininterrottamente dalla prima all'ultima puntata della serie. Si pensi a Rom e Nog, a Dukat e Damar, a Martok e Gowron, a Morn, a Weyoun, a Kai Winn... e la lista sarebbe ancora molto lunga.
Certamente, data la sua struttura narrativa caratterizzata da una fortissima continuità, DS9 è la serie che maggiormente ha richiesto il ritorno ciclico di alcune figure determinanti; e certamente era impossibile - anche se almeno per Rom e Nog sarebbe stato auspicabile - inserire tutte queste figure nel cast principale.

Tra tutti, Rom - fratello di Quark e padre di Nog - senza dubbio è il personaggio più tenero e divertente di tutta la saga, nonché una presenza praticamente fissa dall'inizio alla fine della storia. Il povero Ferengi senza lobi e tenuto in costante stato di umiliazione dal ben più scaltro fratello si delinea un po' come quella figura tipica della commedia dell'arte e dell'operetta, derivata dal mito del "buon selvaggio" (mi torna immancabilmente alla memoria il Papageno del "Flauto Magico" di Mozart), che assume le caratteristiche tipiche dello scemo del villaggio e a cui sono destinate da copione tutte le scene più esilaranti. Ma che nella sua candida ingenuità - simbolo di una sorta di innocenza primigenia - finisce per avere parte determinante nella risoluzione delle situazioni critiche, grazie all'innata bontà che è elemento fondamentale della sua caratterizzazione e che immancabilmente verrà premiata, quasi in virtù di un diritto divino.
Tutto in questo personaggio concorre a farne il prototipo apparente del bietolone: è un Ferengi, ma non ha i lobi per gli affari ed è costretto a vivere nell'ombra dello smaliziato fratello, sognando ad occhi aperti di poter un giorno rilevarne il locale; è terribilmente impacciato in ogni cosa che fa, dice, pensa; è un inguaribile mammone, e sono mitiche le scene che lo vedono interagire con Ishka, la sua adorata Moogie; aveva una moglie, ma l'ha perduta perché se ne era "innamorato" (e ciò contrasta con le regole di vita ferengi); ha un figlio che da lui ha ereditato l'incapacità di movimento nel poliedrico universo del profitto, un figlio sul quale egli proietta tutte le proprie aspettative a costo di mettersi contro le tradizioni secolari della sua cultura; difficilmente reagisce alla propria codificata condizione di "bamboccio" e subisce docilmente ogni sorta di sopruso, quasi rassegnato all'idea che tutto avvenga perché è naturale che avvenga; perfino il suo modo di parlare, farfugliato, strascicato, balbettante (a meno che non si tratti di argomenti tecnici) contribuisce alla sua farsesca rappresentazione.
Eppure, come spesso accade per queste figure che camminano ignare sul confine tra la scempiaggine e la genialità, Rom possiede sorprendenti qualità nascoste, delle quali egli stesso dimostra di non essere pienamente consapevole, che - e qui mi vengono in mente le inspiegabili capacità degli autistici - esplodono istintivamente e spesso senza controllo, come intuizioni improvvise, come visioni provocate da una specie di stato di trance estatica. Occorrerà molto tempo prima che qualcuno (O'Brien) si renda conto di quanto possano risultare determinanti tali qualità, anche perché il carattere remissivo e il devastante complesso di inferiorità che governano la vita del Ferengi meno Ferengi della storia costituiscono un serio ostacolo allo sviluppo della sua personalità.
Non solo: con il progredire della saga, ci accorgiamo che Rom è capace anche di grandi sentimenti e di grandi ideali, anch'essi vissuti per lo più come candide folgorazioni, a cominciare dal tentativo di ribellarsi una volta per tutte alla tracotanza di Quark (in "Bar Association", Quarta Stagione, quando costituisce addirittura un "sindacato" e organizza uno sciopero) fino all'incondizionato impegno nella resistenza alla riconquista cardassiana della stazione (nel ciclo di episodi tra la fine della Quinta e l'inizio della Sesta Stagione), quando per la causa arriva a rischiare perfino la propria vita.
Insomma, dietro l'apparente "ristrettezza" mentale si agita una coscienza che in realtà vede molto oltre quella dei suoi simili, e in primis quella del suo presuntuoso fratello; Rom dimostra un'apertura e una maturità senza precedenti nell'universo ferengi, vicine solo a quelle della sua amatissima Moogie, della quale egli sostiene incondizionatamente tutte le scelte, comprese le più azzardate (dalla decisione di indossare vestiti e accumulare profitti, alla "lotta" per l'emancipazione delle femmine ferengi, alla esilarante storia d'amore con il Grande Nagus Zek). Scelte di vita estremamente impegnative per un Ferengi in apparenza tonto e incapace, scelte così significative che alla fine saranno santificate con il premio più incredibile che Rom (e noi con lui) potesse mai aspettarsi di ricevere: la nomina a successore di Zek come nuovo Grande Nagus, per un nuovo e illuminato governo dell'Impero Ferengi.
Ma al di là di tutte queste implicazioni, quello che a Rom sembra stare a cuore più di ogni altra cosa e assumere le connotazioni più complesse è proprio il rapporto con il suo prepotente fratello, dal quale - forse proprio perché in fondo gli vuole un bene dell'anima - accetta qualunque angheria, eccezion fatta soltanto per i subdoli tentativi di ostacolare l'ingresso di Nog all'Accademia della Flotta Stellare.
"Rom? Sei un idiota," è il rituale ritornello che esce dalla caustica bocca di Quark ogni volta che ha a che fare con lui. Nulla viene risparmiato al nostro tontolone, dalla regolare cresta sul suo stipendio (Quark: "Uno per te, e sei per me. Uno per te, e sei per me." Rom: "Fratello, ma non ti sembra un po' ingiusto?" Quark: "Hai ragione, è ingiusto. Uno per te, e sette per me."), alla sua costante mortificazione in pubblico e in privato, come quando, nel meraviglioso episodio "Doctor Bashir, I presume?" (Quinta Stagione), tutto eccitato annuncia l'intenzione di dichiararsi finalmente a Leeta:

Rom: "Today is the day, brother! I'm really gonna do it this time!"
Quark: "You've been saying that for weeks."
Rom: "I've been waiting for the right moment! And this is it!"
Quark: "Now?"
Rom: "It's perfect! She's about to go on a break, and when she does she'll come over here, and say 'Hi' to me... like she always does. And that's when I'll do it!"
Quark: "Ok, let's hear it."
Rom: "I... Leeta, would you like... maybe... hummm... one night... soon... hummm... maybe..."
Quark: "Rom, you're a poet."
(Rom: "Oggi è il grande giorno, fratello! Questa volta lo faccio veramente!"
Quark: "Lo stai dicendo da settimane."
Rom: "Aspettavo il momento giusto! E adesso è arrivato!"
Quark: "Adesso?"
Rom: "È perfetto! Sta per prendersi una pausa, e appena lo farà verra qui a dirmi 'Ciao'... come fa sempre. Ed ecco che io glielo dirò!"
Quark: "Ok, sentiamo."
Rom: "Io... Leeta, vorresti... forse... hummm... una sera... presto... hummm... forse..."
Quark: "Rom, sei un poeta.")

Sì, perché Rom, nonostante tutto, è costantemente alla ricerca dell'approvazione e soprattutto della stima di suo fratello - anche se in un paio di occasioni ha meditato la sua eliminazione (ma questo è retaggio genetico) -, che venera come "genio degli affari", che osserva con modestia e devozione dal basso della sua infima posizione come si osserva la statua di un dio.
Anche questo tenace spirito di sopportazione, sostenuto da uno spiazzante candore dei sentimenti, finirà per essere degnamente coronato; Rom sopporta con abnegazione tutte le ingiustizie, tutte le offese, tutte le prevaricazioni di Quark perché sa che in fondo anche Quark, a modo suo, gli vuole bene; e infatti in alcune rarissime occasioni egli è fatto oggetto di inaspettati impeti di tenerezza da parte di suo fratello, che addirittura una volta arriva a stampargli un bacio sul capoccione. Ci sono anche momenti di totale intesa tra i due, il massimo dei quali viene raggiunto in "The Magnificent Ferengi" (Sesta Stagione), un altro piccolo capolavoro della commedia dell'arte trek; e ci sono momenti di rara grandiosità comica, come in "Take Me out to the Holosuite" (Settima Stagione), episodio di per sé mediocre, ma che proprio grazie al memorabile exploit di Rom con la sua smorzata vincente si colloca nell'olimpo trek della risata.
E nonostante la totale assenza di fiducia di Quark nei suoi mezzi, sia intellettivi che relazionali, nonostante il continuo lavorio per minare la sua già estremamente precaria autostima, alla fine è Rom che si dimostra vincente, nella vita come nell'amore.

Leeta: "I haven't made up my mind yet. I mean, this can be a big opportunity, but that's no reason for rushing anything. What do you think I should do?"
Rom: "I... I... I dont' know..."
Leeta: "If I had a reason to stay... I'd stay. Do I have a reason to stay?"
Rom: "I... I don't know..."
(Leeta: "Non ho deciso ancora. Voglio dire, questa potrebbe essere una grande occasione, ma non c'è ragione di avere fretta. Cosa pensi che dovrei fare?"
Rom: "Io... io... non lo so..."
Leeta: "Se avessi un motivo per restare... resterei. Ho un motivo per restare?"
Rom: "Io... non lo so..."
DS9 "Doctor Bashir, I Presume?")


Proprio come il Papageno mozartiano, nella sua geniale ingenuità anche il nostro Rom ottiene tutto ciò che desidera nella vita, al contrario di tutti i suoi compagni d'avventura. Nell'episodio citato, sono semplicemente fantastici i goffi tentativi di approccio alla procace dabo girl, la quale non aspetta altro che Rom le dichiari il suo amore, ma nello stesso tempo esige che lui trovi il coraggio di farlo da solo e lo punzecchia fino al punto di minacciare la propria partenza per la Stazione Jupiter in compagnia del Dottor Zimmerman. Mitico il finale, in cui da lontano si ode l'urlo sconsiderato "Waaaaaaaaaaaaaaait!" che accompagna la rocambolesca corsa di Rom verso il portello d'attracco; mitica l'espressione inebriata di Leeta che tra un sospiro e l'altro letteralmente si incolla alla sua bocca sotto gli occhi perplessi del Dottore... "Il vero amore deve vincere sempre", commenta lapidario quest'ultimo mentre si allontana dietro un'altra gonna, suggellando una storia che si rivelerà solida e sincera come nessun'altra.


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