Come avevo avuto già modo di sottolineare in un articolo di qualche
tempo fa a dedicato a TNG, uno degli elementi che rendono Star Trek
unico tra i telefilm di fantascienza è la capacità di
disegnare a tratti estremamente efficaci anche i cosiddetti "personaggi
minori", che in molti casi - in DS9 soprattutto - poi minori non
sono, in quanto alcuni di essi compaiono ininterrottamente dalla prima
all'ultima puntata della serie. Si pensi a Rom e Nog, a Dukat e Damar,
a Martok e Gowron, a Morn, a Weyoun, a Kai Winn... e la lista sarebbe
ancora molto lunga.
Certamente, data la sua struttura narrativa caratterizzata da una fortissima
continuità, DS9 è la serie che maggiormente ha richiesto
il ritorno ciclico di alcune figure determinanti; e certamente era impossibile
- anche se almeno per Rom e Nog sarebbe stato auspicabile - inserire
tutte queste figure nel cast principale.
Tra
tutti, Rom - fratello di Quark e padre di Nog - senza dubbio è
il personaggio più tenero e divertente di tutta la saga, nonché
una presenza praticamente fissa dall'inizio alla fine della storia.
Il povero Ferengi senza lobi e tenuto in costante stato di umiliazione
dal ben più scaltro fratello si delinea un po' come quella figura
tipica della commedia dell'arte e dell'operetta, derivata dal mito del
"buon selvaggio" (mi torna immancabilmente alla memoria il
Papageno del "Flauto Magico" di Mozart), che assume le caratteristiche
tipiche dello scemo del villaggio e a cui sono destinate da copione
tutte le scene più esilaranti. Ma che nella sua candida ingenuità
- simbolo di una sorta di innocenza primigenia - finisce per avere parte
determinante nella risoluzione delle situazioni critiche, grazie all'innata
bontà che è elemento fondamentale della sua caratterizzazione
e che immancabilmente verrà premiata, quasi in virtù di
un diritto divino.
Tutto
in questo personaggio concorre a farne il prototipo apparente del bietolone:
è un Ferengi, ma non ha i lobi per gli affari ed è costretto
a vivere nell'ombra dello smaliziato fratello, sognando ad occhi aperti
di poter un giorno rilevarne il locale; è terribilmente impacciato
in ogni cosa che fa, dice, pensa; è un inguaribile mammone, e
sono mitiche le scene che lo vedono interagire con Ishka, la sua adorata
Moogie; aveva una moglie, ma l'ha perduta perché se ne era "innamorato"
(e ciò contrasta con le regole di vita ferengi); ha un figlio
che da lui ha ereditato l'incapacità di movimento nel poliedrico
universo del profitto, un figlio sul quale egli proietta tutte le proprie
aspettative a costo di mettersi contro le tradizioni secolari della
sua cultura; difficilmente reagisce alla propria codificata condizione
di "bamboccio" e subisce docilmente ogni sorta di sopruso,
quasi rassegnato all'idea che tutto avvenga perché è naturale
che avvenga; perfino il suo modo di parlare, farfugliato, strascicato,
balbettante (a meno che non si tratti di argomenti tecnici) contribuisce
alla sua farsesca rappresentazione.
Eppure,
come spesso accade per queste figure che camminano ignare sul confine
tra la scempiaggine e la genialità, Rom possiede sorprendenti
qualità nascoste, delle quali egli stesso dimostra di non essere
pienamente consapevole, che - e qui mi vengono in mente le inspiegabili
capacità degli autistici - esplodono istintivamente e spesso
senza controllo, come intuizioni improvvise, come visioni provocate
da una specie di stato di trance estatica. Occorrerà molto tempo
prima che qualcuno (O'Brien) si renda conto di quanto possano risultare
determinanti tali qualità, anche perché il carattere remissivo
e il devastante complesso di inferiorità che governano la vita
del Ferengi meno Ferengi della storia costituiscono un serio ostacolo
allo sviluppo della sua personalità.
Non
solo: con il progredire della saga, ci accorgiamo che Rom è capace
anche di grandi sentimenti e di grandi ideali, anch'essi vissuti per
lo più come candide folgorazioni, a cominciare dal tentativo
di ribellarsi una volta per tutte alla tracotanza di Quark (in "Bar
Association", Quarta Stagione, quando costituisce addirittura
un "sindacato" e organizza uno sciopero) fino all'incondizionato
impegno nella resistenza alla riconquista cardassiana della stazione
(nel ciclo di episodi tra la fine della Quinta e l'inizio della Sesta
Stagione), quando per la causa arriva a rischiare perfino la propria
vita.
Insomma,
dietro l'apparente "ristrettezza" mentale si agita una coscienza
che in realtà vede molto oltre quella dei suoi simili, e in primis
quella del suo presuntuoso fratello; Rom dimostra un'apertura e una
maturità senza precedenti nell'universo ferengi, vicine solo
a quelle della sua amatissima Moogie, della quale egli sostiene incondizionatamente
tutte le scelte, comprese le più azzardate (dalla decisione di
indossare vestiti e accumulare profitti, alla "lotta" per
l'emancipazione delle femmine ferengi, alla esilarante storia d'amore
con il Grande Nagus Zek). Scelte di vita estremamente impegnative per
un Ferengi in apparenza tonto e incapace, scelte così significative
che alla fine saranno santificate con il premio più incredibile
che Rom (e noi con lui) potesse mai aspettarsi di ricevere: la nomina
a successore di Zek come nuovo Grande Nagus, per un nuovo e illuminato
governo dell'Impero Ferengi.
Ma al di là di tutte queste implicazioni, quello che a Rom sembra
stare a cuore più di ogni altra cosa e assumere le connotazioni
più complesse è proprio il rapporto con il suo prepotente
fratello, dal quale - forse proprio perché in fondo gli vuole
un bene dell'anima - accetta qualunque angheria, eccezion fatta soltanto
per i subdoli tentativi di ostacolare l'ingresso di Nog all'Accademia
della Flotta Stellare.
"Rom?
Sei un idiota," è il rituale ritornello che esce dalla caustica
bocca di Quark ogni volta che ha a che fare con lui. Nulla viene risparmiato
al nostro tontolone, dalla regolare cresta sul suo stipendio (Quark:
"Uno per te, e sei per me. Uno per te, e sei per me." Rom:
"Fratello, ma non ti sembra un po' ingiusto?" Quark: "Hai
ragione, è ingiusto. Uno per te, e sette per
me."), alla sua costante mortificazione in pubblico e in privato,
come quando, nel meraviglioso episodio "Doctor Bashir,
I presume?" (Quinta Stagione), tutto eccitato annuncia
l'intenzione di dichiararsi finalmente a Leeta:
Rom: "Today is the day, brother! I'm really gonna do it
this time!"
Quark: "You've been saying that for weeks."
Rom: "I've been waiting for the right moment! And this
is it!"
Quark: "Now?"
Rom: "It's perfect! She's about to go on a break, and when
she does she'll come over here, and say 'Hi' to me... like she always
does. And that's when I'll do it!"
Quark: "Ok, let's hear it."
Rom: "I... Leeta, would you like... maybe... hummm... one
night... soon... hummm... maybe..."
Quark: "Rom, you're a poet."
(Rom: "Oggi è il grande giorno, fratello! Questa volta lo
faccio veramente!"
Quark: "Lo stai dicendo da settimane."
Rom: "Aspettavo il momento giusto! E adesso è arrivato!"
Quark: "Adesso?"
Rom: "È perfetto! Sta per prendersi una pausa, e appena
lo farà verra qui a dirmi 'Ciao'... come fa sempre. Ed ecco che
io glielo dirò!"
Quark: "Ok, sentiamo."
Rom: "Io... Leeta, vorresti... forse... hummm... una sera... presto...
hummm... forse..."
Quark: "Rom, sei un poeta.")
Sì,
perché Rom, nonostante tutto, è costantemente alla ricerca
dell'approvazione e soprattutto della stima di suo fratello - anche
se in un paio di occasioni ha meditato la sua eliminazione (ma questo
è retaggio genetico) -, che venera come "genio degli affari",
che osserva con modestia e devozione dal basso della sua infima posizione
come si osserva la statua di un dio.
Anche questo tenace spirito di sopportazione, sostenuto da uno spiazzante
candore dei sentimenti, finirà per essere degnamente coronato;
Rom sopporta con abnegazione tutte le ingiustizie, tutte le offese,
tutte le prevaricazioni di Quark perché sa che in fondo anche
Quark, a modo suo, gli vuole bene; e infatti in alcune rarissime occasioni
egli è fatto oggetto di inaspettati impeti di tenerezza da parte
di suo fratello, che addirittura una volta arriva a stampargli un bacio
sul capoccione.
Ci
sono anche momenti di totale intesa tra i due, il massimo dei quali
viene raggiunto in "The Magnificent Ferengi"
(Sesta Stagione), un altro piccolo capolavoro della commedia dell'arte
trek; e ci sono momenti di rara grandiosità comica, come in "Take
Me out to the Holosuite" (Settima Stagione), episodio
di per sé mediocre, ma che proprio grazie al memorabile exploit
di Rom con la sua smorzata vincente si colloca nell'olimpo trek della
risata.
E nonostante la totale assenza di fiducia di Quark nei suoi mezzi, sia
intellettivi che relazionali, nonostante il continuo lavorio per minare
la sua già estremamente precaria autostima, alla fine è
Rom che si dimostra vincente, nella vita come nell'amore.
Leeta: "I haven't made up my mind yet. I mean, this can
be a big opportunity, but that's no reason for rushing anything. What
do you think I should do?"
Rom: "I... I... I dont' know..."
Leeta: "If I had a reason to stay... I'd stay. Do I have
a reason to stay?"
Rom: "I... I don't know..."
(Leeta: "Non ho deciso ancora. Voglio dire, questa potrebbe essere
una grande occasione, ma non c'è ragione di avere fretta. Cosa
pensi che dovrei fare?"
Rom: "Io... io... non lo so..."
Leeta: "Se avessi un motivo per restare... resterei. Ho un motivo
per restare?"
Rom: "Io... non lo so..."
DS9 "Doctor Bashir, I Presume?")
Proprio
come il Papageno mozartiano, nella sua geniale ingenuità anche
il nostro Rom ottiene tutto ciò che desidera nella vita, al contrario
di tutti i suoi compagni d'avventura. Nell'episodio citato, sono semplicemente
fantastici i goffi tentativi di approccio alla procace dabo girl, la
quale non aspetta altro che Rom le dichiari il suo amore, ma nello stesso
tempo esige che lui trovi il coraggio di farlo da solo e lo punzecchia
fino al punto di minacciare la propria partenza per la Stazione Jupiter
in compagnia del Dottor Zimmerman. Mitico il finale, in cui da lontano
si ode l'urlo sconsiderato "Waaaaaaaaaaaaaaait!" che accompagna
la rocambolesca corsa di Rom verso il portello d'attracco; mitica l'espressione
inebriata di Leeta che tra un sospiro e l'altro letteralmente si incolla
alla sua bocca sotto gli occhi perplessi del Dottore... "Il vero
amore deve vincere sempre", commenta lapidario quest'ultimo mentre
si allontana dietro un'altra gonna, suggellando una storia che si rivelerà
solida e sincera come nessun'altra.
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