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DARK
FRONTIER
di Filippo "Hytok"
Simone
La
plancia di una nave Borg, o la cosa che più dà l'idea di esserla. La Voyager
sullo schermo, e… "Noi siamo i Borg, arrendetevi, la resistenza è inutile"
ascoltato per la prima volta dalla fonte. Il viso coriaceo di Janeway
che risponde alle minacce, consapevole dei mezzi della sua nave, migliorata
dai consigli di 7di9. La battaglia. Colpi di phaser, il ricognitore Borg
in difficoltà, e poi un siluro fotonico che si materializza fra i droni.
Uno di essi tenta di disattivarlo, ma… boom. Troppo vicino al nucleo del
motore, esplode riducendo in pezzi la minaccia. Sulla Voyager scorre sollievo,
ma a Janeway viene un'idea: recuperare dai rottami qualche componente
ancora funzionante. Sigla.
Uno dei teaser più tesi ed emozionanti di tutta la serie introduce l'episodio
doppio della quinta stagione "DARK FRONTIER", a detta dei fans di Voyager
uno dei più belli.
Pasticciare nella stiva fra i rottami coinvolge squadre di tecnici, manda
in sollucchero il MOE che se ne va in giro col braccio polistrumentale
di un drone urlando "Eureka!", riempie di speranze Janeway e sembra, come
al solito, infastidire il primo ufficiale Chakotay. Fra strani aggeggi
e tecnologie inservibili, qualcosa di buono salta fuori: l'archivio delle
rotte di navigazione di tutti i vascelli Borg del settore. Servirà a facilitare
la Voyager a scivolare sani e salvi oltre lo spazio Borg, o…? Il capitano
Janeway sceglie il rischio: individuare la nave Borg meno equipaggiata,
magari danneggiata, e rubarle il nucleo di transcurvatura, per fare un
bel balzo verso casa. Un colpo di scena, una decisione pesante: una nave
federale che organizza un'abbordaggio con furto. Lecito? Tollerabile?
Conforme alle regole della Flotta Stellare che l'equipaggio ha promesso
di rispettare, pur trovandosi nel quadrante a migliaia di anni luce da
casa? Difficile esprimere un giudizio netto: formalmente la decisione
del capitano viola le regole, ma entrare nel cuore dello spazio Borg e
doversi difendere da soli da continue minacce di distruzione o di assimilazione
giustifica, a mio parere, questa sorta di "offesa preventiva".
Sottotrama importante dell'episodio è l'immersione di Seven nel suo passato,
prima in quello da umana e poi in quello da Borg. Per capire meglio il
modo di pensare degli avversari, infatti, Janeway affida a Seven l'analisi
dei diari dei suoi genitori, i coniugi Hansen, exobiologici che studiarono
per tre anni i Borg e furono da essi assimilati. Seven, all'inizio riluttante,
decide di addentrarsi nel suo passato, rilegge gli eventi dell'infanzia,
ricorda… matura sentimenti contrastanti. Intanto il piano per l'assalto
viene perfezionato e Seven appare sempre più nervosa, agitata: sono passati
due anni dal suo distacco dal Collettivo, ed ammette di sentirsi turbata.
In più… una voce entra nella sua mente, la blandisce, la intimorisce:
è la voce del Collettivo che torna e mina il suo già arduo ambientamento
nella nuova collettività: l'equipaggio della Voyager.

Seven of Nine: "Negli ultimi anni ho acquisito familiarità con
l'equipaggio, adesso è la Voyager la mia collettività."
Kathryn Janeway: "Hai fatto grandi progressi come individuo e
come membro dell'equipaggio, la Voyager non sarebbe la stessa senza di
te."
Arriva il momento della missione,
la squadra si teletrasporta nella sfera Borg, riesce a portar via il nodulo
di transcurvatura, ma al momento di teletrasportarsi fuori da lì Seven
si stacca dalla squadra e resta fra i Borg. Agli occhi di Janeway il dubbio:
scelta consapevole, scelta indotta o tradimento? Invece la decisione di
Seven è semplicemente un atto d'amore verso quella gente che l'ha accolta
con tanto calore. Lei, ex drone di ritorno, è la merce di scambio per
lasciar andare via la Voyager sana e salva.
Seven
subito riassimilata? Niente affatto. Accolta dalla regina Borg, dà vita
ad un curioso dialogo, durante il quale le due si schermagliano con sottile
livore e sarcasmo (Seven: "I Borg sono cambiati, mi aspettavo assimilazione,
non conversazione"). Ma cosa vogliono i Borg da Seven? Quel che non sono
riusciti ad ottenere da Locutus/Picard: l'esperienza dell'individualità
da inglobare nel Collettivo, e da sfruttare per assimilare la Federazione,
che al primo attacco ha resistito (TNG, "The best of both worlds").
Sulla Voyager il morale non è alto: tutti sentono la mancanza di Seven,
persino la piccola Naomi Wildman, che sembra essersi molto affezionata
all'ex drone. Un'analisi approfondita dei sensori rivela le tracce di
comunicazione con cui i Borg hanno contattato Seven nei giorni precedenti,
ed è la traccia che Janeway cerca per continuare a sperare di ritrovarla.
B'Elanna monta il nucleo di transcurvatura sul Delta Flyer e una squadra
composta da capitano, MOE, Tuvok e Paris parte alla ricerca di Seven,
giungendo nel cuore dello spazio Borg. La regina intanto continua la conversazione
con Seven, rivelandole i suoi piani e coinvolgendola in una missione di
assimilazione di una razza, per lavar via le spoglie di sentimenti e di
umanità che ha maturato nel tempo passato sulla Voyager. Non sarà così
facile. Ormai specializzata nel doppio, anzi nel triplo gioco, finge di
obbedire agli ordini, e riesce a far fuggire un gruppo di prigionieri
su uno dei vascelli catturati. Gesto disperato e puramente simbolico,
ma indice della resistenza che Seven oppone alla natura collettivistica
alla quale non vuol tornare: Annika Hansen è ormai riemersa. Il Delta
Flyer identifica la sfera su cui si trova Seven: ha un occultamento che
lo protegge, perciò si avvicina per contattarla. Contatto stabilito ed
intercettato: un teletrasporto a lungo raggio per salvare Seven è impraticabile,
quindi Janeway e Tuvok decidono di salire sul vascello.
Il
culmine dell'episodio è vicino: la navetta con Tom ed il medico olografico
è sotto il fuoco nemico ma riesce ancora a schivarlo, mentre il capitano
arriva nel cuore del vascello Borg ed è finalmente faccia a faccia con
la regina.
Janeway tiene sotto tiro regina e droni, ma i Borg hanno avuto sufficiente
tempo per adattarsi alle armi del Delta Flyer, hanno ripristinato gli
scudi, sembrano ormai prevalere. L'unica chance per Janeway sta nell'affidarsi
a Seven: vorrà e sarà in grado di tirarli fuori da quell'impasse? La regina
fa appello all'influenza della voce collettiva, Janeway semplicemente
le ordina di aiutarla… una ridda di emozioni pervade Seven… paura, speranza,
tensione, gratitudine, rabbia… per pochi istanti gli sguardi delle tre
donne s'incrociano in un culmine di pathos, finché Seven s'interfaccia
alla console e tenta di disattivare gli scudi e le armi della sfera. Non
è sufficiente, i Borg resistono, ma nulla possono quando Seven gli ritorce
contro la loro stessa arma: la mente collettiva. "Percepisce" il punto
debole della struttura, a cui Janeway spara, e finalmente gli scudi si
abbassano e loro possono essere teletrasportati via. Un ansiogeno inseguimento
in un condotto di transcurvatura si conclude con una salva di siluri sparati
dalla Voyager che chiudono il condotto e consentono al Delta Flyer di
rientrare nella stiva in sicurezza. Il condotto rubato consente ai "nostri"
un bel balzo in avanti di 20.000 anni luce, cioè
15 anni di viaggio risparmiati.
La drammatica esperienza ha insegnato a Seven un altro aspetto dell'umanità
che non conosceva: la fraterna solidarietà dei compagni della Voyager,
che hanno messo a rischio la propria incolumità per recuperare un membro
dell'equipaggio a cui aveva, sia pur apparentemente, voltato le spalle.
L'episodio, uno dei più cupi della serie, si chiude in maniera dolce ed
intensa, con l'invito (anzi l'ordine) di Kate a Seven di rigenerarsi (dormire)
per almeno due giorni, accompagnato dalla frase "Sweet dreams".
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