SIMULATION ONE: PER GLI AMICI SIMONE
di Matteo "Norton" Bistoletti



"Io sono la morte del reale"
Simone

Non potevo non scrivere un articolo anche sulla terza fatica di Andrew Niccol, a mio avviso uno dei più interessanti ed innovativi autori della Hollywood del nuovo millennio. Dopo aver scritto e sceneggiato "The Truman Show" e scritto e diretto "Gattaca", due bellissime opere di cui ci siamo già occupati in precedenza tra le pagine dello STIM, Niccol scrive e dirige, ancora, "Simone", attualmente sugli schermi italiani ed interpretato da un sempreverde Al Pacino.
Ovviamente sarà anche questa volta una dura lotta fare accettare questo articolo tra le pagine di una Webzine dedita alla fantascienza, in quanto anche questo film di fantascientifico ha forse poco, soprattutto da un punto di vista visivo. Certamente meno se lo si considera da un punto di vista concettuale. In fondo sempre più mi convinco che Niccol sembra essere un seguace, o una sorta di successore a livello cinematografico, del grande Dick, parimenti del quale sono grande estimatore. Infatti anche "Simone", come prima "The Truman Show", parla del conflitto che spesso si genera tra realtà e fittizio e soprattutto della percezione che noi abbiamo dei due concetti e del nostro potere di discernerli.

Il film racconta di un regista (Al Pacino, bravo come sempre e particolare in un ruolo più brillante rispetto i suoi canoni) che viene scaricato da una diva impossibile (Winona Ryder) e produttori poco sensibili alla sua forma particolare di arte. Tra questi ultimi troviamo anche la ex moglie del protagonista (Catherine Keener), dal quale ha avuto anche una figlia. Il suddetto regista riesce però a finire il suo lungometraggio grazie all'inaspettato aiuto di un vecchio fan dei suoi film, allo stadio finale di una letale malattia tumorale, che gli regala un programma per un attrice virtuale, ossia interamente creata al computer. Simone (che altri non è che l'abbreviazione del vero nome del programma: Simulation One) non solo rilancia la carriera del regista, ma diventa un'inavvicinabile celebrità planetaria, nonché un'icona ed una guru per milioni di persone.

Innanzitutto una breve critica. Rispetto ai precedenti lavori di Niccol, forse questo film è un poco sottotono. Non certo nei sempre strepitosi ed intensi contenuti, di cui parleremo meglio dopo, ma piuttosto nella forma e nello stile. Il film è assolutamente un film da scoprire ed amare, ed è sicuramente uno di quei film che "ha qualcosa da dire". Peccato che la messa in scena manchi a volte di quell'intensità e passione che hanno reso Gattaca e The Truman Show così coinvolgenti, da tenerci attaccati alla sedia facendoci ripetutamente commuovere ed emozionare.

Ma veniamo al punto di forza del film: ancora un volta Niccol sfida i concetti di realtà e fantasia, li mescola e ci gioca ampiamente, lasciando interdetto il povero spettatore.
Simone non esiste. È un programma su computer. Eppure essa riesce in quello che il regista ha fallito per diversi anni: creare emozioni negli altri.
Quanto più sconvolgente ci potrebbe essere: Simone è una creazione del regista stesso (geniali le scene in cui il regista si collega con Simone e compie gestualità che poi, sullo schermo, vengono attribuite a Simone stessa) e non esiste come persona in carne ed ossa. Ma poco importa questo: ella genera in tutto il mondo sentimenti, emozioni e passioni. Che poi in realtà questi ultimi siano in realtà le emozioni ed i sentimenti di un'altra persona, un uomo in carne ed ossa, poco importa.
E quando il successo di Simone sembra essere diventato incontrollabile ed inarrestabile, tanto da far precipitare le cose che ormai sfuggono al controllo anche del suo stesso creatore, la domanda che ci si pone e se si può ancora considerare Simone irreale solo perché non esiste in carne ed ossa.
Simone sembra in realtà più viva del suo creatore stesso, al quale si ribella, proprio come Truman, quando alla fine del film si ribella al suo dio-regista Cristoph. Ma a differenza di Truman la sua non è una ribellione spontanea, bensì una chiara conseguenza della sua indipendenza.

Ma da dove arriva tutta questa potenza di Simone quale essere vivente? Cosa la rende più reale del suo stesso creatore?
La risposta risiede forse in queste constatazioni: un uomo è tale non per la sua persona fisica, ma per le reazioni che egli stesso crea negli altri. Una persona che non riesce più a trasmettere qualcosa al prossimo (siano essi famelici produttori hollywoodiani, distanti e freddi spettatori cinematografici da tutto il mondo oppure un amico, una moglie o una figlia) non è più un uomo e perde la sua identità.
In un sistema come il nostro, la società è colei che ci definisce e perciò Simone diviene più reale della realtà umana del suo regista, in quanto genera negli altri una sensazione, un'emozione, un ricordo.
Ciò che ci definisce non è quindi la nostra persona, ma i rimandi che gli altri hanno nei nostri confronti. Se questi ultimi sono nulli, noi stessi diveniamo invisibili e, in definitiva, morti dentro.

Detto questo si fa sempre più difficile trovare una risposta alla domanda : Simone esiste davvero o no? Interrogarsi sul significato di esistere a questo punto è d'obbligo e, se si prende per certo quanto detto sopra a riguardo del sistema sociale in cui viviamo, non si può negare che Simone sia reale.
Tempo fa scrissi un articolo riguardante le dubbie forme di vita intelligenti presenti in Star Trek e del loro riconoscimento come tali. Simone potrebbe divenire un'ulteriore estensione di concetti tipicamente Trek nei riguardi della forme di vita senzienti: dopo l'androide Data e l'ologramma del Dottore, Simone è la nuova frontiera del reale.
Vi è ora chiaro come lo spettatore alla fine ne risulti un po' sconvolto; infatti, durante la visione del film, anch'esso piano piano e nonostante sappia la realtà che sta dietro Simone, comincia a concepire essa come un forma di vita reale, proprio per gli stessi motivi detti sopra.
Se è così per lo spettatore, ancor più facile lo è per i personaggi del film, che, ignari di quanto stia succedendo, si lasciano trascinare dalla passione travolgente per Simone e finiscono per rivalutare anche il povero regista, con il merito di aver scoperto e tenuta sotto stretta cura la nuova diva.
Così produttori, spettatori e familiari, guardano all'uomo con occhio nuovo e diverso, ma non, dal loro punto di vista, per i suoi reali meriti, che sono, in realtà, i suoi reali meriti sebbene trasmessi in modo diverso.
Quest'ultima frase, forse un po' contorta, dimostra come non sia solo il messaggio che si vuole trasmettere che conta, ma anche come lo si trasmette. Se sia ciò un bene o un male, non sta a me dirlo.
Il film si chiude comunque positivamente. Simone non muore, anzi trova nuovi spazi e modi di brillare. Ucciderla è ormai impossibile: nonostante bastasse eliminare il suo programma, anche quello non avrebbe risolto nulla. Essa vive e vegeta e continua a creare emozioni e trasmettere sensazioni (non per niente nasce l'idea alla fine di lanciarla in politica).
Insomma, morale della favola, Simone vive. Ed è viva. Non importa se ella in realtà è solo un insieme di programmi di computer (non lo sono forse anche Data e il dottore della Voyager?), ma contano le sensazioni trasmesse agli altri. E queste ci rendono più vivi di uno qualsiasi dei nostri organi interni, pelle ed ossa compresi.
Concetto estremamente provocatorio questo di SimOne, che non può non indignare molti. Se Truman era un uomo vero in un mondo finto, Simone è una donna finta in un mondo vero. Ma in entrambi i casi essi si ribellano e creano i loro spazi reali tramite una personalità altrettanto reale.
"Sono la morte del reale" dice Simone all'inizio del film.
Se per reale si intende il mondo del concreto, il mondo empirico e scientifico, la sua frase è veritiera. Ma credo che in fondo, le emozioni e i sentimenti che il prossimo genera nei nostri confronti non siano meno reali di un filo d'erba o di un cuore che batte. Forse è il concetto di reale ciò che andrebbe messo in discussione.

Un ultimo appunto. Quanto detto sopra potrebbe essere anche frainteso. In fondo il cinema, come altre forme d'arte, è il mondo della finzione. Un mondo irreale che genera sentimenti ed emozioni, proprio come Simone è solita fare.
Quando si tende a dare una certa importanza al mondo fittizio e della fantasia, rischia di essere pericoloso per lo sviluppo psicologico della persona. Vorrei soffermarmi su questo punto un ultimo secondo: la differenza è che mentre gli eroi di libi e film, nei quali tendiamo ad identificarci nei nostri sogni ad occhi aperti, sono personaggi di fantasia, la persona che si lascia prendere da questi ultimi sa bene (o perlomeno dovrebbe saperlo) che si tratta di personaggi fittizi che, eventualmente, possono essere rapportati alla nostra realtà. Il discorso per Simone è diverso, in quanto ella non viene mai riconosciuta come persona di fantasia: non sono i personaggi per cui recita ad avere successo, ma la sua stessa persona (vedi ad esempio quando il regista la costringe in ruoli ben poco dignitosi per sminuirne il successo).

In conclusione, consiglio a tutti la visione del suddetto film, che non sarà ricordato come kolossal del cinema, ma che ancora una volta ci porta a riflettere niente meno che sulla condizione umana. Scusate se, per un film di circa due ore, è poco…

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