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FINO
ALLA MORTE
di Anna "Ro`Laren"
Manfredini
"I have fought against
races that believe in mythical beings who guide their destinies and wait
them after death. They call them gods. The Founders are like gods to the
Jem'Hadar, but our gods never talk to us, and they don't wait for us after
death. They only want us to fight for them, and die for them."
("Ho combattuto contro razze che credono in esseri mitologici che
guidano il loro destino e li attendono dopo la morte. Li chiamano dei.
I Fondatori sono come dei per i Jem'Hadar, ma i nostri dei non ci rivolgono
mai la parola e non ci attendono dopo la morte. I nostri dei vogliono
soltanto che combattiamo e moriamo per loro."
Goran'Agar a Bashir, DS9 "Hippocratic Oath")
Feroci,
spietati, assassini.
Incapaci di qualunque emozione, animaleschi, drogati.
Geneticamente programmati dai Fondatori per servire come soldati, combattere
e uccidere.
Fino alla morte.
Così siamo abituati a vederli. I Jem'Hadar.
Eppure nell'enormità indistinta delle loro schiere al servizio
del Dominio alcune di queste figure si elevano, come icone votate alla
redenzione di una razza, dirottando il nostro giudizio su un piano diverso,
costringendoci a riflettere su una possibilità - quella del riscatto
di un intero popolo, appunto - che è stata velatamente accarezzata
e che purtroppo non si è mai realizzata.
La prima delusione in questo senso la viviamo insieme a Odo, nell'episodio
della Terza Stagione "Nato per combattere"
(molto vicino nelle intenzioni - ma non nei risultati - all'episodio di
TNG "Io, Borg"), in cui a nulla valgono gli
sforzi del Mutaforma per trasformare il giovane Jem'Hadar in qualcosa
di diverso da quello che inevitabilmente è destinato ad essere.
Un
episodio che comunque già apre i nostri orizzonti interpretativi
nei confronti di una razza che normalmente è connotata da elementi
esclusivamente negativi e che fa sperare in una possibile eccezione...
tanto da lasciarci estremamente delusi, insieme a Odo, quando alla fine
tutti i buoni propositi falliscono miseramente.
Al contrario di quanto accade nel parallelo episodio di TNG, infatti,
il Jem'Hadar senza nome che cresce sulla stazione finisce per incarnare
e confermare tutto quello che la storia fino a questo momento ci aveva
insegnato; cancellando una speranza di rinascita che perfino ai Borg,
con Hugh, era stata concessa.
La figura più intensa e problematica di tutta Deep Space
Nine in questo senso compare in un episodio della Quarta Stagione,
significativo quanto commovente, "Hippocratic Oath".
Goran'Agar è un Jem'Hadar Primo che le fortuite condizioni climatiche
di un pianeta sul quale è naufragato hanno sottratto alla dipendenza
di ketracel bianco; Goran'Agar è deciso a salvare anche i suoi
uomini da tale dipendenza e perciò sceglie di sfruttare la presenza
di Bashir (precipitato anch'egli sul medesimo pianeta insieme ad O'Brien)
e le sue conoscenze mediche nella ricerca di una cura. Goran'Agar è
diverso da tutti i Jem'Hadar che fin qui abbiamo visto e da tutti quelli
che vedremo in seguito, e nemmeno Bashir all'inizio riesce a credere a
quello che ha di fronte: un terribile soldato del Dominio che chiede il
suo aiuto non per costruire un'arma, ma per trovare la cura che liberi
lui e i suoi dalla schiavitù della droga imposta dai Fondatori,
proiettandoli verso una nuova dimensione la cui natura possa per la prima
volta avvicinarsi a quella della "vita" normalmente e umanamente
intesa.
Nessuno, né Bashir, né noi, si sarebbe mai aspettato una
simile richiesta.
"Sorpreso che un soldato jem'hadar desideri qualcosa di più
che una vita da schiavo?"
La profondità dello sguardo del soldato mentre pronuncia queste
parole fissando imperterrito il volto di Bashir - che immediatamente sbianca
- ci spiazza. La sua tangibile "disperazione" nel non potersi
dare una spiegazione sul motivo per cui le medesime condizioni ambientali
che hanno consentito a lui di affrontare e superare la crisi d'astinenza,
rendendolo finalmente libero, non funzionino allo stesso modo sui suoi
sottoposti ci sconcerta. La realtà di una vita sottomessa all'assunzione
di una droga, come ci viene presentata nella straziante scena in cui i
Jem'Hadar di Goran'Agar tremano e ringhiano di dolore a causa dell'astinenza,
è terrificante.
E per la prima volta ci accorgiamo, insieme a Bashir, che anche i Jem'Hadar
sono creature viventi, dotate di intelligenza e di sentimenti reali, capaci
di emozioni e soprattutto condannate a un'esistenza infame.
"Hippocratic Oath" è senz'altro l'episodio
più complesso e carico di significato che sia stato dedicato ai
Jem'Hadar e in seguito, purtroppo, l'attenzione verso questa razza e la
sua possibile evoluzione è andata man mano scemando (eccezion fatta
per altri tre episodi, di cui parleremo in seguito).
Il cambiamento che l'assenza di ketracel bianco sta inducendo in Goran'Agar
si palesa poco a poco, mentre Bashir realizza che ciò che sta accadendo
forse va oltre gli interessi della sua Federazione in conflitto con il
Dominio e mentre O'Brien, accecato da un senso del dovere che fatichiamo
molto a condividere, cerca con ogni mezzo di dissuadere l'amico dai propositi
che stanno prendendo forma nella sua mente. Il cambiamento mette immediatamente
Goran'Agar in contrasto con gli uomini che vuole disperatamente salvare,
ancora succubi della droga, delle imposizioni indotte in loro dai Fondatori
e incapaci di cogliere la lungimiranza degli intenti del loro capo. Goran'Agar
è un Jem'Hadar che si trova per la prima volta a dover interagire
con un'altra razza non per motivi militari, e non possiede né gli
elementi conoscitivi né i mezzi per poterlo fare in modo indolore;
è una creatura in via di evoluzione, che improvvisamente si trova
faccia a faccia con interrogativi fondamentali dei quali non aveva mai
sospettato l'esistenza e ai quali reagisce nell'unico modo possibile,
con l'istinto. Poiché in fondo resta comunque un soldato per sua
natura votato alla morte, la sola maniera che ha per rapportarsi a Bashir
è fargli paura: il ketracel rimasto ai suoi uomini durerà
ancora per cinque giorni, se entro quel termine non si troverà
una cura i Jem'Hadar impazziti uccideranno lui, O'Brien e infine loro
stessi.
Nello
stesso tempo, però, gli occhi di Goran'Agar che scrutano in fondo
a quelli di Bashir dicono altro; ed è questo altro
a prendere il sopravvento quando egli rifiuta di "abbattere"
- come vorrebbero le regole - uno dei suoi uomini ferito da O'Brien, sfidando
la feroce disapprovazione del Secondo, che ancora non capisce e sibila
tra i denti che il Vorta avrebbe ordinato di uccidere il ferito per poter
utilizzare la sua dose di "bianca" e garantire alla squadra
una sopravvivenza più lunga.
"Siamo venuti qui per liberarci dei Vorta", risponde impassibile
Goran'Agar. "È ora di smetterla di vivere secondo le loro
regole."
E poco dopo, quando è faccia a faccia con Bashir, pronuncia le
parole che aprono questo articolo. Parole di una drammaticità spiazzante,
che denunciano una situazione aberrante, non condivisa da alcuna razza
nell'universo, un'esistenza in cui anche l'ultimo appiglio, la fede in
un'entità superiore che dovrebbe fare da guida e da conforto, assume
i tratti della più atroce sottomissione. Il mutamento è
ormai inarrestabile, annuncia carico di eccitazione Bashir a O'Brien,
Goran'Agar sta mettendo in discussione tutte le certezze fondamentali
artificialmente introdotte nel suo patrimonio genetico, dalla cieca fedeltà
ai Fondatori alla capacità di uccidere senza provare rimorso; aiutarlo
in questo suo cammino verso la luce di una nuova esistenza diventa un
dovere, a maggior ragione per chi, come lui, ha promesso di onorare il
Giuramento di Ippocrate.
È
sconcertante l'atteggiamento a senso unico di O'Brien nei confronti di
tutta la situazione, in cui dimostra un'ottusità mentale cui non
siamo abituati, quasi fosse lì ad incarnare non il bonario Capo
Operazioni della stazione, ma la "coscienza federale" di Bashir,
la vocina che dal profondo dello stomaco continua a sussurrare al dottore
- ormai votato a una causa che va molto al di là degli interessi
della Flotta Stellare - "Fai attenzione, non fidarti di loro, loro
sono comunque stati concepiti con l'unico scopo di ingannarti e di ucciderti".
E il contrasto è inevitabile, violento:
"They're not animals! They're people, being used as slaves!"
"Non sono animali! Sono persone che vengono sfruttate come schiavi!"
Con una determinazione e una rabbia che mai avevamo visto in lui, Bashir
fa valere su O'Brien il proprio grado e gli ordina di non interferire;
ma a poco vale questa sentita presa di posizione. La stessa cosa che accade
tra il Jem'Hadar Primo e i suoi sottoposti accade anche tra i due ufficiali
di Flotta. In breve, attorno a Goran'Agar e a Bashir si crea il vuoto:
come O'Brien non crede e non accetta le nobili intenzioni dell'amico,
così la squadra di Goran'Agar dubita della lealtà e della
sanità mentale del proprio leader, al punto che il suo Secondo
dichiara di non voler più essere curato, se essere curato significa
diventare debole e "umano" come sta diventando il suo superiore.
È
soltanto a questo punto che ci rendiamo conto che il cambiamento in atto
è troppo grande, da entrambi i punti di vista: nessun Jem'Hadar,
a parte Goran'Agar, e nessun federale, a parte Julian Bashir, è
pronto ad affrontarlo. Inutile il tentativo di Bashir volto a convincere
il Jem'Hadar illuminato a non sacrificare la propria vita restando lì
per salvare i suoi uomini, i quali probabilmente non gli concederanno
nemmeno il tempo di farlo; Goran'Agar libera entrambi, un ulteriore passo
verso un' "umanità" che gli resterà per sempre
preclusa, rivolgendo le ultime parole proprio a colui che ha vaporizzato
la sua illusione di libertà, lasciando a lui la spiegazione sulla
propria scelta di rimanere con i suoi uomini a costo della vita:
Goran'Agar: "You are a soldier?"
O'Brien: "I've been."
Goran'Agar: "Then you explain."
(Goran'Agar: "Sei un soldato?"
O'Brien: "Lo sono stato."
Goran'Agar: "Allora spiegaglielo tu.")
L'unica, magra consolazione che rimane è
che la speranza non muore con Goran'Agar che scompare nella foresta e
il runabout che lascia il pianeta; ma la sensazione di impotenza che ci
prende guardando Bashir che mestamente risale a bordo della navetta è
devastante.
"I am First Omet'Iklan, and I am dead. As of this moment
we are all dead. We go into battle to reclaim our lives. This we do gladly,
for we are Jem'Hadar. Remember, victory is life!"
("Io sono il Primo Omet'Iklan, e sono morto. Da questo momento in
poi siamo tutti morti. Scendiamo in campo per reclamare le nostre vite.
E lo facciamo con gioia, perché siamo Jem'Hadar. Ricordate, la
vittoria è vita!"
Omet'Iklan ai suoi uomini, DS9 "To the Death")
Che
i Jem'Hadar siano una razza non semplicemente assoggettata dai loro creatori
per mezzo di una droga, ma dotata di capacità di discernimento
lo dimostra un altro episodio della stessa stagione e altrettanto intenso
(sebbene non così profondo come il precedente): "To
the Death", "Fino alla morte". Un titolo che da
solo evoca il messaggio fondamentale che sta alla base dei possibili rapporti
presenti e futuri tra questa razza e tutte le altre: nessuna speranza
di trovare una comunione di intenti e di ideali.
Ma ciò non pregiudica il fatto che i Jem'Hadar possano contare
sul proprio libero arbitrio e che non siano una società massificata
e incapace di scelte personali come i Borg, o che tra loro spicchino figure
cariche di individualità. Per ammissione dello stesso Weyoun (il
numero 4, il primo che ci viene presentato), poi, in questo episodio scopriamo
che il Dominio ha in qualche modo sopravvalutato la propria capacità
di controllare i Jem'Hadar, tanto che un gruppo di rinnegati intende prendere
il controllo di un portale iconiano e ribellarsi all' "ordine delle
cose". Non
solo: la sottomissione dei Jem'Hadar ai Vorta, codificata sin dalla prima
apparizione di questa razza, non è sempre così scontata
e inattaccabile. Omet'Iklan, Primo della squadra che viene teletrasportata
sulla Defiant e che parteciperà insieme ai Federali di Sisko all'operazione
congiunta per distruggere il portale, ce lo dimostra già all'inizio
di questo episodio, mettendo sistematicamente in discussione le parole
e le azioni di Weyoun 4.
In ogni caso, Omet'Iklan si pone su un piano diametralmente opposto rispetto
a Goran'Agar, incarnando il Jem'Hadar per eccellenza, che grida la propria
incrollabile fedeltà ai Fondatori e che in nome di tale fedeltà
è deciso ad uccidere i suoi simili rinnegati e che addirittura
finirà per vaporizzare il Vorta, colpevole di avere dubitato di
lui.
In
breve, il rapporto interattivo si sublima in quello tra Sisko e Omet'Iklan,
in cui i due "Primi" si fanno portavoci dei punti di vista diametralmente
opposti delle due culture: Sisko, pur comprendendo che l'unico modo per
controllare quella presenza sulla Defiant è fondare l'interazione
sulla disciplina più ferrea, non tralascia occasione per insistere
sul modo in cui è giusto applicare tale disciplina; Omet'Iklan,
il cui sentimento predominante nei confronti di Sisko è il disprezzo,
resta irremovibile sui suoi principi, primo fra tutti quello secondo cui
un vero soldato non deve tenere in alcun conto la propria vita. È
evidente che Sisko e Omet'Iklan, cioè Federazione e Jem'Hadar,
sono destinati a non trovare un punto d'incontro nella valutazione dell'esistenza,
né a comprendere le ragioni profonde che guidano le scelte dall'una
e dall'altra parte. Emblematica una delle scene finali in cui Sisko, già
minacciato di morte da Omet'Iklan, durante lo scontro con i rinnegati
non esita a salvargli la vita a rischio della propria:
"Perché
lo ha fatto?" domanda perplesso il Jem'Hadar.
"Se me lo chiede, significa che non lo capirà mai."
E le parole finali di Omet'Iklan a Sisko non lasciano alcuna speranza:
"Ha combattuto bene. Ma la prossima volta che ci incontreremo, saremo
nemici."
Ma al di là di questo assunto fondamentale, "To the
Death" è un episodio che ci mette di fronte - lo
dicevamo poco sopra - al fatto che i Jem'Hadar sono individui ben definiti,
ognuno capace di emozioni e comportamenti personali, a tratti incredibilmente
vicini all'umano modo di considerare e vivere i rapporti relazionali.
In questo senso Virak'Kara, uno dei Jem'Hadar assegnati al gruppo di Jadzia,
è illuminante: sono pochi istanti, ma bastano per farci comprendere
che i presupposti perché la situazione si sblocchi ci sono, sebbene
su di essi finisca per vincere la cieca dedizione alla causa. O forse
è soltanto l'apertura mentale di Jadzia, sostenuta dalla lungimiranza
di Dax, che le permette di giungere con Virak'Kara a un livello di familiarità
tanto naturale quanto sconcertante.
"Quanti
anni hai?", gli domanda dopo una breve conversazione sulle rispettive
attività ricreative.
"Ne ho 8."
"Te ne davo almeno 15."
E poco dopo Virak'Kara, candidamente: "E tu quanti anni hai?"
"Ho smesso di contare a 300."
"Li porti bene."
"Grazie!"
Altra figura di grande potenza in questo episodio è il Secondo
Toman'Torax, la cui espressione è sufficiente a esprimerne lo stato
d'animo: ancor di più di Omet'Iklan egli infatti esalta il proprio
coraggio, la propria forza, il proprio disprezzo della morte in virtù
della incondizionata devozione che prova nei confronti del Dominio. La
ferocia trasuda dal suo sguardo, la sua brama di combattimento è
la prima ad esplodere, ed esplode verso l'unico rappresentante della Federazione
che sia considerato degno di tenergli testa: Worf. È uno scontro
fra titani (come quello che vedremo in "In Purgatory's Shadow"
e "By Inferno's Light") che si risolve in pochi
istanti di altissima tensione e si conclude con una punizione esemplare
per entrambi, da parte dei reciproci superiori: per Worf la consegna nei
suoi alloggi fino a nuovo ordine, per Toman'Torax la morte.
Ulteriore conferma che non esistono, né mai esisteranno, reali
punti di incontro tra gli ideali che guidano le due razze.
Sisko: "Keevan doesn't deserve the unwavering loyalty you're
giving him."
Remata'Klan: "He does not have to earn my loyalty, Captain.
He has had it from the moment I was conceived. I am a Jem'Hadar. He is
a Vorta. It is the order of things."
(Sisko: "Keevan non merita l'incrollabile lealtà che gli dimostri."
Remata'Klan: "Lui non deve guadagnarsi la mia lealtà, Capitano.
Lui l'ha avuta dal momento in cui fui concepito. Io sono un Jem'Hadar.
Lui è un Vorta. È l'ordine delle cose."
DS9, "Rocks and Shoals")
È
uno degli episodi (Sesta Stagione) che maggiormente mi hanno toccato in
tutta Deep Space Nine. Per la commovente e drammatica
figura di uno dei suoi protagonisti, Remata'Klan. Per la desolazione agghiacciante
con cui si sviluppa e si conclude la storia. Per il devastante senso di
impotenza che ci invade di fronte ai corpi senza vita che resteranno su
un pianeta disabitato, dimenticati dopo una tra le più inutili
e insensate carneficine viste in Star Trek.
È un episodio incentrato sui dogmi principali che governano l'esistenza
dei Jem'Hadar e sulla sensazione di straniamento generata dall'ossessiva
fedeltà a tali dogmi, portata a un eccesso surreale in una situazione
che non ha via d'uscita.
Remata'Klan è il Jem'Hadar Terzo della sua squadra, che si ritrova
al comando dopo il naufragio del suo vascello su uno sconosciuto e desolato
pianeta. Ha contestato gli ordini del Vorta, Keevan, e perciò sa
che non potrà diventare Primo finché il Vorta sarà
vivo. Il Vorta è gravemente ferito e agonizza disteso in una caverna,
ma non ha perso la propria lucidità e soprattutto la propria subdola
tendenza a giostrare ogni situazione in proprio favore. Anche e soprattutto
a scapito dei suoi Jem'Hadar che, bloccati sul pianeta e costretti al
razionamento del ketracel, presto diverranno incontrollabili.
Ancora
una volta Sisko è costretto a rapportarsi con un esponente di questa
razza guerriera, ancora una volta le implicazioni che derivano da tale
interazione ci lasciano senza parole, mettendoci di fronte a una realtà
che è e resterà immutabile, perché questo, come più
volte Remata'Klan ripete, "è l'ordine delle cose" e l'ordine
delle cose non può essere cambiato. Ma ancora una volta il fiero
soldato del Dominio è unico nella sua individualità, caratterizzato
da tratti che lo distinguono da tutti gli altri della sua specie.
Remata'Klan sa che Keevan sta tramando una trappola che non lascerà
loro scampo, ma non oserà mai ucciderlo. Né controbattere
nuovamente ai suoi ordini. Perché Remata'Klan crede fermamente
negli ideali che gli sono stati imposti. Eppure la sua voce, inflessibile
nel ribadire ogni singolo passo di ogni singolo dogma, è carica
di mortale rassegnazione. Anche quando all'inizio dell'episodio, valutando
l'eventualità di restare bloccati su quel mondo, egli sentenzia:
"In questo caso, manterremo il controllo del pianeta per il Dominio,
fino alla morte", e nel frattempo il suo sguardo si perde oltre i
confini del lago che ha di fronte. Anche quando riceve gli ordini da Keevan,
in uno scambio di battute che ci illumina sulla sua consapevolezza nei
confronti della reale inconsistenza degli ideali che tanto gli stanno
a cuore, soprattutto di fronte alla stanca indifferenza del Vorta.
Keevan:
"Third... I have a mission for you. I want you to find the
starfleet unit, but do not engage them. Locate them... Assess their strength
and then report back to me."
Remata'Klan: "I understand."
Keevan: "No, you don't. But that's all right. It's not important
that you understand... only that you carry out my instructions precisely."
Remata'Klan: "Obedience brings victory."
Keevan: "Yes... yes, it does. Go."
(Keevan: "Terzo... Ho una missione per te. Voglio che trovi la squadra
della Flotta, ma non devi attaccare. Localizzali... Valuta le loro forze
e torna a farmi rapporto."
Remata'Klan: "Capisco."
Keevan: "No, non capisci. Ma non importa. Non è importante
che tu capisca... solo che tu esegua i miei ordini alla lettera."
Remata'Klan: "L'obbedienza porta alla vittoria."
Keevan: "Certo, certo... vai.")
Eppure Remata'Klan, passivamente, ci crede. Non può fare altro,
su un pianeta abbandonato, con pochissime speranze di salvezza, tutto
ciò che gli rimane è affidarsi ciecamente alla sua fede.
Tollerando senza scosse anche il tradimento di colui - Keevan - che secondo
l' "ordine delle cose" avrebbe dovuto prendersi cura di tutto
il suo gruppo. Ci crede a costo di guidare i suoi uomini in un'imboscata
fatale.
D'altro canto, il tentativo di Sisko di mettere Remata'Klan contro il
suo Vorta fallisce. Il tentativo di salvare quel gruppo di uomini da una
morte senza scopo fallisce.
Remata'Klan: "The Vorta did not give me the option to surrender."
Sisko:" Keevan's betrayed you! He gave us your entire plan
of attack last night."
Remata'Klan: "It was obvious that approaching your position
from this canyon was a deliberate tactical error on his part."
Sisko: "You knew?"
Remata'Klan: "I suspected. Despite what Keevan may think
the Jem'Hadar are often one step ahead of the Vorta."
Sisko: "You can still stay one step ahead. Surrender."
Remata'Klan: "I have my orders."
[...]
Sisko:
"Do you really want to give up your life for the order of
things?"
Remata'Klan: "It is not my life to give up, Captain. And
it never was."
O'Brien: "What'd he say?"
Sisko: "All the wrong things."
(Remata'Klan: "Il Vorta non mi ha dato l'opzione della resa."
Sisko: "Keevan vi ha traditi! La notte scorsa ci ha dato l'intero
piano d'attacco."
Remata'Klan: "Era evidente che avvicinarsi alla vostra posizione
da questo canyon era un deliberato errore tattico da parte sua."
Sisko: "Lo sapevi?"
Remata'Klan: "Lo sospettavo. Nonostante quello che Keevan può
pensare, i Jem'Hadar sono spesso un passo avanti rispetto ai Vorta."
Sisko: "Potete ancora rimanere un passo avanti. Arrendetevi."
Remata'Klan: "Ho i miei ordini."
[...]
Sisko:
"Vuoi davvero sprecare la tua vita per l'ordine delle cose?"
Remata'Klan: "La questione non è sprecare la mia vita, Capitano.
Non lo è mai stata."
O'Brien: "Che cosa ha detto?"
Sisko: "Tutte le cose sbagliate.")
E uno dopo l'altro, poiché l'ordine delle cose non può essere
cambiato, i Jem'Hadar cadono sotto i phaser federali. Perché anche
a Sisko non rimaneva altra scelta. Non ci sentiamo di condannare la decisione
del Capitano. Anche Sisko ha la sua squadra da difendere e da salvare,
e c'è una guerra in corso. Soltanto siamo invasi da una rabbia
profonda quando Keevan, a strage ultimata, si fa strada camminando mollemente
tra i cadaveri, gettando su di essi un rapido sguardo carico di sufficienza
e subito dopo, con un sorriso mellifluo, si rivolge ai Federali consegnandosi
docilmente nelle loro mani...
"Captain Benjamin Sisko... the one the Bajorans call the
Emissary. I am First Kudak'Etan. In a strange way, you are the reason
I exist. If you had not eliminated our fleet in the wormhole, there would
have been no need to breed Alpha Quadrant Jem'Hadar."
("Capitano Benjamin Sisko... quello che i Bajoriani chiamano
l'Emissario. Io sono il Primo Kudak'Etan. In qualche strano modo, lei
è la causa della mia esistenza. Se lei non avesse eliminato la
nostra flotta nel tunnel spaziale, non ci sarebbe stato bisogno di creare
i Jem'Hadar del Quadrante Alpha."
Kudak'Etan a Sisko, DS9 "One little Ship")
Con
questo episodio, decisamente interessante, siamo di fronte a un radicale
cambiamento di prospettive: facendo di necessità virtù (la
flotta del Dominio è stata appunto distrutta nel tunnel), i Fondatori
hanno dato origine a una nuova generazione di Jem'Hadar, desiganti Alpha
e dotati di una programmazione che permette loro di agire in maniera più
adeguata alle esigenze imposte dal Quadrante invaso. Le differenze rispetto
alla Generazione Gamma risultano evidenti sin dal primo scambio di battute
tra il Primo Kudak'Etan e il suo Secondo, un Anziano Onorato della vecchia
guardia, Ixtana'Rax; ora i rapporti relazionali tra i componenti della
squadra sono molto più complessi e velati di un'"umanità"
che sinceramente non ci saremmo mai aspettati.
Tutto
l'episodio (che vede l'invasione della Defiant da parte di questo gruppo
di Jem'Hadar) è incentrato sul burrascoso rapporto dualistico tra
il Primo e il Secondo, rapporto che va molto al di là delle gerarchie
militari e che ci proietta in una nuova dimensione interpretativa.
"He is an Alpha. I am a Gamma. His DNA and psychological
profile are specifically designed for combat in this Quadrant. The Founders
believe that makes him a better leader."
("Lui è un Alpha. Io sono un Gamma. Il suo DNA e il suo profilo
psicologico sono specificamente progettati per il combattimento in questo
Quadrante. I Fondatori credono che questo lo renda un capo migliore."
Ixtana'Rax, DS9 "One little Ship")
Entrambi i protagonisti, Kudak'Etan e Ixtana'Rax, insistono di continuo
sulle rispettive capacità e sui rispettivi punti di vista, destinati
irrimediabilmente a cozzare; l'esponente della nuova razza Alpha, in particolare,
dimostra una presunzione che mai avremmo sospettato prima in un Jem'Hadar;
e come afferma il Vorta che sta a capo dell'unità, Gelnon, sembra
quasi che da parte del Jem'Hadar Gamma ci sia un sentimento di gelosia
nei confronti del suo diretto superiore, più giovane e responsabile
di avergli "soffiato" il grado soltanto perché appartenente
alla nuova generazione. Gelosia, presunzione?, ci chiediamo. Possibile
mai che soldati feroci e spietati come i Jem'Hadar siano capaci di simili
emozioni?
Non solo: sia Kudak'Etan che Ixtana'Rax ci appaiono estremamente "evoluti"
da un punto di vista caratteriale e psicologico, quasi l'"umanizzazione"
cui sono stati costretti il primo per la particolare programmazione e
il secondo a causa della lunga permanenza nel Quadrante Alpha abbia in
qualche modo compromesso l'inflessibile semplicità del rapporto
gerarchico, causando il loro ingresso in un corpus di comportamenti che
non sono mai appartenuti alla loro cultura e ai quali si adeguano con
inevitabile difficoltà.
Tanto
che Sisko, immediatamente consapevole dello stato delle cose e molto più
esperto nella gestione di tali meccanismi, può prendere tranquillamente
in mano la situazione e gestirla senza che i due se ne rendano assolutamente
conto. In effetti, il Secondo Ixtana'Rax sospetta subito un possibile
inganno da parte del Capitano e contesta ognuno degli ordini che il suo
Primo gli impone; ma l'arroganza che acceca il Primo e il fatto che la
disputa tra i due resti su un piano fortemente personale impedisce loro
un'obiettiva visione delle cose.
Tutto ciò porta inevitabilmente alla vittoria dell'"umanità
originale" di Sisko, che riesce facilmente a fomentare il contrasto
tra i due sviandone l'attenzione e riuscendo a manipolare indisturbato
i comandi della nave fino a riprenderne il controllo.
Lamat'Ukan: "We pledge our loyalty to the Founders..."
Kudak'Etan: "We're all Alphas here. Our loyalty is demonstrated
by our actions, not our words."
(Lamat'Ukan: "Giuriamo fedeltà ai Fondatori..."
Kudak'Etan: "Siamo tutti Alpha qui. La nostra fedeltà è
dimostrata dalle nostre azioni, non dalle parole.")
La cosa sconcertante resta il fatto che la nuova razza presenta caratteri
decisamente diversi da quella originaria e noi - pubblico - non siamo
certi di apprezzare questo cambiamento. I Jem'Hadar Alpha sono divenuti
autonomi persino nell'autosomministrazione del ketracel bianco e dimostrano
un senso molto più materialistico anche nella gestione del proprio
rapporto con i Fondatori, al punto che le parole di rito che accompagnavano
la distribuzione della "Bianca" ora vengono sorvolate.
E come nuova razza emergente e resa forte dalla consapevolezza di essere
i migliori, dimostrano anche uno spirito d'iniziativa che ai Gamma manca
del tutto: "Gli Alpha come noi determineranno il futuro di questo
Quadrante. Questo sarà il nuovo ordine delle cose". Queste
parole pronunciate da Kudak'Etan, mentre riferisce al Terzo Lamat'Ukan
(anche lui Alpha) la propria intenzione di silurare l'Anziano Onorato
al termine della missione, adombrano un pericolo estremamente preoccupante.
Ma è proprio a causa delle nuove emozioni e dei nuovi meccanismi
relazionali che alla fine la situazione sfugge tragicamente di mano al
Primo e ai suoi, eccessivamente impegnati nell'affermazione del proprio
nuovo e traboccante ego. In qualche modo ci sentiamo più vicini
a Ixtana'Rax, che agonizzante riesce a rispondere a Sisko con parole che
risultano paradossali, ma che sostengono i dogmi che hanno sempre caratterizzato
la sua razza e che alla fine - se fossero stati osservati - avrebbero
evitato la sconfitta. E la morte che sopraggiunge troncando la frase del
Jem'Hadar prima della conclusione di rito è spaventosamente disarmante.
Sisko: "He should have listened to you and killed me when
he had the chance."
Ixtana'Rax: "He was a First. They don't need to... listen.
Obedience... brings victory, and victory is..."
(Sisko: "Avrebbe dovuto ascoltarti e uccidermi quando ne aveva l'occasione."
Ixtana'Rax: "Lui era un Primo. Loro non hanno bisogno di... ascoltare.
L'obbedienza... porta alla vittoria, e la vittora è...")
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