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I
BORG SONO MOLTO PIU' VICINI DI QUANTO SI POSSA PENSARE...
di Susanna Ricci
Ho
da poco avuto modo di vedere alcuni, per me nuovi, episodi di Voyager
e sono rimasta favorevolmente colpita dal constatare che la qualità delle
nuove storie, quelle che ancora non sono state trasmesse in Italia, é
molto elevata, sia dal punto di vista delle sceneggiature, sia dal punto
di vista delle interazioni umane che portano alla crescita dei personaggi.
Mi riferisco in particolare all'episodio "Drone", il secondo della quinta
stagione, che mette di nuovo prepotentemente in gioco i Borg.
I Borg sono, secondo me, gli antagonisti più spaventosi che siano mai
apparsi nella Federazione: più temibili dei Mutaforma del Dominio, senza
dubbio più terrificanti di qualsiasi Kingon o Romulano. Sono completamente
alieni, deumanizzati, spietati, perché non conoscono altra necessità rispetto
a quella di assimilare nuove specie e nuove peculiarità, ai fini del miglioramento
del collettivo.
Il motivo per cui mi terrorizzano sta forse proprio nel fatto che, contrariamente
ad un nemico qualsiasi che minaccia di portarti via solo la vita, i Borg
minacciano di portarti via qualcosa di molto più prezioso: l'anima. Vivere
in un contesto completamente privo di libero arbitrio, individualità,
privacy é quanto di più spaventoso si possa immaginare: la perpetua violenza
psicologica, nella convivenza coatta di esseri viventi diversi non solo
per specie.
Già deve essere assolutamente spaventoso essere costretti a condividere
le proprie esperienze con un altro essere umano, ma quanto deve risultare
lontano da noi un alieno magari discendente delle megattere di Star Trek
IV? Come é possibile avere nei propri pensieri qualcosa di completamente
estraneo, come un esemplare della specie 8472?
Si tratta dell'invasione aliena nel vero senso della parola, uno stupro
cerebrale infinito, senza scampo, totalitario.
In
questo senso il Capitano Picard, nella bellissima doppia puntata di "The
best of both world", ci aveva fatto capire perfettamente la sofferenza
assoluta cui era stato sottoposto durante l'assimilazione, cosciente ancora
di essere se stesso e contemporaneamente costretto ad obbedire al volere
della collettività.
Come biasimare allora il Capitano Janeway per la scelta che ha fatto in
"Scorpion"? Si é trovata nella possibilità di salvare non una vita ma
un'anima, nel difficile percorso di umanizzazione di una persona che per
tutta la propria vita non aveva conosciuto altra realtà a parte la schiavitù.
Ricordo che a suo tempo mi avevano molto colpito le parole di Sette di
Nove a proposito del fatto che anche Janeway faceva parte di un collettivo
e che, staccandola dalla sua Unimatrix non faceva altro che sottoporla
allo stesso tipo di violenza psicologica dalla quale dichiarava di volerla
liberare.
Ma
Sette di Nove non conosceva entrambi i lati della medaglia, non sapeva
il significato dell'individuo e pertanto, secondo i parametri etici del
Capitano, non era in grado di effettuare una scelta equilibrata e consapevole:
è facile per Janeway promettere che, se l'individualità sarà insopportabile
per Sette e se la giovane vorrà tornare al collettivo, una volta conosciuto
e compreso il significato di pensare con la propria testa, allora Sette
potrà essere libera di tornare. Janeway sa che non succederà.
Nel corso del tempo abbiamo assistito ad una difficile maturazione del
personaggio di Sette, non facile, non immediato, anzi semmai costellato
di piccoli passi avanti e rovinose retrocessioni, un assestarsi faticoso,
guadagnato con il sudore della fronte.
Soprattutto perché la maestra non é mai stata una di quelle che lasciano
correre o che passano tranquillamente sopra agli errori commessi.
Il rapporto tra le due donne, se da una parte si é fatto sempre più simile
ad un rapporto madre - figlia, dall'altro ha dato adito ad importanti
approfondimenti di carattere in entrambe.
La cosa più interessante comunque è che la crescita e la comprensione
non sono state unilaterali: anche il Capitano si è messa molto in gioco.
Infatti é forse per questo motivo che Janeway agisce in maniera così avventata
una volta messa di fronte alla possibilità di offrire la vita ad un altro
essere.
La
storia di "Drone" deriva da un banale tecnobabble: da una missione in
esterno per studiare un nuovo fenomeno cosmico viene effettuato un teletrasporto
di emergenza per salvare l'away team, ma alcuni naniti borg di Sette si
fondono con la tecnologia del 29° secolo dell'emettitore olografico portatile
del dottore.
I naniti, lasciati da soli per una notte, in diagnosi presso la sala macchine,
replicano la tecnologia del 29° secolo, prendono un paio di cellule umane
dal solito guardiamarina tonno che ci mette il naso sopra (ottimo omaggio
ad Alien, non ho capito se voluto o involontario) ed il piccolo borg a
crescita accelerata é pronto.
Ovviamente cresce a velocità abnorme, ha il cervello vuoto come un computer
appena resettato ed é avido di informazioni quanto un cactus di acqua.
Ed é pure bello. Borgamente parlando.
L'equipaggio
della Voyager ha la possibilità di eliminarlo quando ancora é a livello
di feto, ma mamma Janeway é contro. E' contraria a togliere la vita, sempre
e comunque ("How Starfleet of you!") ed é favorevole ad offrirgli una
possibilità. Non fosse altro per il fatto che il super borg é molto più
avanzato tecnologicamente di quelli esistenti nel 24° secolo, e, riuscendo
a fargli apprezzare i vantaggi dell'individualità, potrebbe essere un
nemico fenomenale del collettivo.
Così come potrebbe essere esattamente ciò che i borg stanno aspettando
e cercando, per evolversi tanto da non lasciare più crescere un filo d'erba
dove passano (assimilano di tutto....).
Ovviamente il nuovo venuto é tutto da addestrare e siccome mamma Janeway
ha già avuto la sua figlioletta da accudire, lascia proprio a lei la palla
e la responsabilità di crescere questo che a tutti gli effetti é una sorta
di figlio nato da un incidente, dalla "convergenza casuale di diverse
tecnologie": figlio di una mezza borg e di un medico olografico di emergenza.
Ma
l'impatto emotivo é tutto di Sette; il dottore é sì affascinato dal nuovo
venuto, ma é più che altro preoccupato per il fatto che il suo emettitore
portatile é inglobato nella spina dorsale del drone, e lui si trova di
nuovo improvvisamente confinato in infermeria.
Sette ha il compito di spiegare al drone cosa significa essere umani,
concetto che nemmeno lei ha ancora compreso e che sicuramente ancora non
riesce a controllare in maniera efficiente.
Soprattutto sembra particolarmente impacciata quando si tratta di descrivergli
cosa sia la collettività borg, da cui il drone viene irresistibilmente
attirato, in contrapposizione alla collettività umana: per descrivergli
la Voyager ed i motivi per i quali dovrebbe essere fedele al suo equipaggio
infatti, Sette usa proprio queste parole.
Ora é Voyager la loro nuova collettività e devono resistere entrambi al
richiamo delle menti unite dei loro fratelli droni, perché individuo é
meglio che alveare.
Voyager è la loro nuova collettività…
Un concetto duro da mandare giù per chi, come me, ha sempre pensato che
la Federazione fosse il baluardo della libertà.
Mi torna in mente un dialogo bellissimo tra Eddington e Sisko, quando
il Maquis rivelato affronta il proprio ex capitano con durezza e senza
peli sulla lingua:
"Open
your eyes, Captain. Why is the Federation so obsessed with the Maquis?
We've never harmed you, and yet we're constantly arrested and charged
with terrorism. Starships chase us through the Badlands, and our supporters
are harassed and ridiculed. WHY? Because we've left the Federation, and
that's the one thing you can't accept. Nobody leaves Paradise: everyone
should want to be in the Federation. Hell, you even want the Cardassians
to join; you're only sending them replicators because one day, they can
take their rightful place on the Federation Council. You know, in some
ways, you're even worse than the Borg. At least they tell you about their
plans for assimilation.
You're more insidious; you assimilate people, and they don't even
know it."
"Apra gli occhi, Capitano. Perché la Federazione è così ossessionata dai
Maquis? Non vi abbiamo mai fatto del male, eppure veniamo arrestati ed
accusati di terrorismo. Le vostre navi ci danno la caccia nelle Badlands,
e coloro che ci aiutano vengono perseguitati o ridicolizzati. PERCHÉ?
Perché abbiamo lasciato la Federazione e questa è l'unica cosa che non
riuscite ad accettare. Nessuno lascia il Paradiso: volete che chiunque
faccia parte della Federazione. Dannazione, volete che persino i Cardassiani
ne facciano parte; mandate loro dei replicatori solo perché volete che
un giorno possano avere il loro posto nel Consiglio. Sa una cosa, per
certi versi, siete ancora peggio dei Borg. Almeno loro informano dei loro
piani di assimilazione.
Voi siete più insidiosi; assimilate le persone e loro non lo sanno
nemmeno."
Ehm…
Non mi sento di dargli tutti i torti.
E questo era riferito al molto più diplomatico e sensibile Sisko….
Ma non si può certo paragonare la situazione di emergenza permanente in
cui si trova Janeway con una più "tranquilla" stazione spaziale in territorio
amico: quando ci si trova da soli a dover affrontare un intero quadrante
di universo, giocoforza occorre che le regole siano un po' più elastiche.
Ogni aiuto che si riesca a trovare e che accorci di qualche anno luce
il ritorno verso casa deve essere bene accetto, e quindi anche un Borg
del 29° secolo può essere il benvenuto se opportunamente assimilato. Ovviamente
non vi dico come va a finire.
Vi dico solo che è proprio un bel telefilm e che il protagonista, J. Paul
Boehmer, merita un applauso tutto speciale.
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