LA SERIE CLASSICA NON È TREK
ovvero
Come farsi nemico Riccardo "Summer" Palazzani

di Davide "Questor" Galati


So già che con questo articolo solleverò un vespaio, lo so che sarebbe meglio farlo con qualcosa di più rigido, tipo un asse, ma al momento non ne dispongo, quindi non appena avrò finito di scriverlo lo stampo e poi provo a spostare quel nido di insetti che ho sul balcone.
Comunque, torniamo a noi: quello che voglio arrivare a dimostrare alla fine di questo pezzo è che tra tutte, la serie meno Trek è proprio quella classica, e per farlo seguirò due vie. Inizierò rifacendomi ad un articolo scritto dalla nostra bravissima Susanna Ricci sul numero 33 dello STIM dal titolo "TUTTO CIÒ CHE FA STAR TREK E OLTRE" dove venivano riportate frasi di noti studiosi del fenomeno Trek, e vedremo come tali asserzioni confermino la nostra tesi di partenza; successivamente vorrei mi seguiste mentre con un contorto ragionamento cercherò di dimostrare quanto affermo.
Iniziamo riprendendo dall'articolo di Susanna alcuni passaggi di Francesco Spadaro, anche conosciuto come "Navarca":
"Immaginate che Star Trek voglia arrivare veramente dove nessuno è mai giunto prima.[…]
Che si raccontino storie sempre più insolite, diverse dai soliti schemi dell'avventura tra le stelle, ma pur narranti in maniera mirabile il desiderio dell'uomo di scoprire nuove frontiere.
Immaginate una serie di Star Trek costruita come un'unica storia, una grande saga, un'affascinante vicenda che si snoda per anni, che vede crescere e trasformarsi ogni singolo personaggio, che porta lo spettatore per mano in un'avventura che non è il solito susseguirsi di episodi, ma una vicenda che abbraccia l'esistenza e il destino di popoli, persone, idee.
Immaginate una serie che nobiliti più che mai le parole "Star Trek", chiedendo agli spettatori un passo in avanti più maturo: "Non ti daremo le solite storie, ti daremo qualcosa a volte di più profondo, a volte più divertente, a volte più appassionante", e mantenga poi le promesse, con scene straordinarie, costumi e trucchi di mirabile fattura, i migliori attori, e soprattutto grandi, grandi emozioni.
Una serie di Star Trek che non si faccia dimenticare, che non può essere confusa con le altre.
"Una serie che faccia una cosa coraggiosa, offrire qualcosa di diverso rispetto al solito viaggio di un'astronave, esplorando l'umanità senza bisogno di viaggiare veramente.[…]"

Queste parole sono davvero interessanti (scusatemi gli omissis ma chi volesse leggere gli interventi per intero può recuperare facilmente l'articolo tra i nostri arretrati), non solo perché offrono una chiara valutazione del valore di Deep Space Nine, ma perché, per contrasto, danno l'idea di cosa si aspetta oggi un fan di Star Trek da una serie Trek. Soffermatevi sulle frasi evidenziate in grassetto e vedrete come esse sottolineano, da una parte il valore Trek di Deep Space Nine, dall'altra come questo valore si sia arricchito di significati nel tempo, andando a superare quelli iniziali. Non dimenticate questo concetto, che riprenderemo in seguito, perché è importantissimo. Esaminiamo ora un passaggio delle dichiarazioni di Paolo "Exidor" Longarini, nel complesso di tono ben diverso da quelle di Francesco nel giudicare DS9, ma a noi interessa un'unica frase:
"Il credo di Star Trek non è mai stato "scopri nuovi mondi, conosci nuove civiltà, distruggile", curioso vero?
Ora provate a ripensare alla serie classica, certo non viene proprio detto in questa maniera, e diverse volte i nostri tentano approcci pacifici, ma in alcune occasioni non abbiamo visto preferire l'uso della violenza alla diplomazia? Quante volte Kirk tende prima a sparare e poi a pensare portando avanti una logica comunque militarista? Qualche esempio? Pensate a "Missione di pace" dove i comunque pacifici Organiani devono scegliere, secondo Kirk, da che parte stare. Oppure in "Guerra privata" dove, per ristabilire un equilibrio di pace, il prode capitano ritiene giusto armare entrambe le fazioni.
Passiamo alle affermazioni di Fabiano Piccione:
"DS9 non è TREK, secondo me, appunto perché:
1) l'esplorazione dello spazio manca del tutto.[…]
2) l'incontro con culture sconosciute diventa uno "scontro continuo", sottoforma di guerra. Gene non avrebbe mai voluto lo scontro così continuato e perdurante. Lo scontro va bene, ma non che diventi tema principale della serie, perché porta l'allontanamento da quello che Gene intendeva come "incontro" che arricchisce, al di là delle incomprensioni.[…]
3) la guerra di DS9 è una metafora fantascientifica di ogni altra guerra umana, è vero. Da questo punto di vista è ST, se si vuole. […]"

Come vedete anche qui il tema è se DS9 sia più o meno Trek, ma lo accantoniamo, a noi serve cercare di capire se la TOS sia più o meno Trek. Dal primo punto si evince che l'esplorazione dello spazio sia uno dei fondamenti dell'essere Trek e bisogna ammettere che questa c'è, ma non è ovviamente requisito sufficiente per rendere Trek una serie altrimenti lo sarebbero anche "Lost in space", "Capitan Harlock" e "La corazzata Yamato" (i vecchi "Star Blazers" del capitano Avatar). Passiamo al problema dello scontro che, in parte, abbiamo già visto. Nel viaggiare l'Enterprise incontra altre culture, ma spesso si scontra con esse, o almeno l'atteggiamento iniziale è quasi sempre di due tipi o di scontro o di "colonizzazione", nel senso che si tenta di offrire qualcosa alla cultura che si incontra, qualcosa che si ritiene di avere e che sia migliore di quella posseduta da loro. Da questo punto di vista l'equipaggio di Picard avrebbe molto da insegnare a quello di Kirk, infatti, il caro vecchio Gian Luca si mantiene sempre equidistante e ricorre alla forza solo come ultima risorsa, inoltre è ben conscio di non essere detentore di alcuna verità. Infine molto interessante il terzo punto da cui si evince come non sia la guerra ad essere Trek, ma la metafora della guerra umana e quindi, estendendo il concetto, la metafora della condizione umana in generale. Tenete bene in mente anche quest'ultimo passaggio perché lo riprenderemo tra breve. Ora quello che mi preme sottolineare è come, se è vero che Gene Roddenberry ha creato Star Trek e ha messo le mani in gran parte delle serie venute dopo, i concetti che sono nati con lui non sono rimasti fissi ed immutabili nel tempo, ma sono cambiati evolvendosi, com'è naturale nel corso delle cose. Sono cambiati sia per volontà dell'autore stesso che per richiesta dei fans. D'altra parte ciò era inevitabile: se siamo d'accordo che alla fine Star Trek è una metafora della condizione umana, esso non può essere immutabile, perché quand'anche alcuni capisaldi rimangano simili, cambiano molte delle situazioni al contorno (ad esempio oggi siamo molto più consci del valore e del potere di una protesta pacifica di quanto lo fossimo agli inizi di questo secolo). Quindi Gene ha sì creato il concetto di fondo di Star Trek, ma lo ha poi lasciato crescere da solo, come ogni buon padre. Lo ha affidato ai suoi fans e col tempo esso si è staccato (e di molto) dall'irruenza di Kirk ancora figlia dell'epoca in cui venne creata, anche se, ad onor del vero, tenta di andare oltre il suo tempo. Ecco perché secondo me la serie originale può essere, a buon diritto, definita la meno Trek di tutte. Perché oggi Picard, Sisko, Janeway e Archer ci hanno dimostrato come il concetto di "essere Trek" abbia subito un'evoluzione e non riguardi solo l'esplorazione degli spazi, ma indubbiamente l'esplorazione di se stessi cercando di trarre da noi sempre il meglio. Ed è qui che ricompare, allora, la metafora della condizione umana, ed ecco perché essa evolva col passare del tempo. Kirk e compagni hanno il grande merito di aver dato il via al tutto, ma sono inevitabilmente figli del loro tempo, oggi hanno un valore solo se guardandoli siamo capaci di reinserirli nella realtà in cui sono nati. Usarli come metro di paragone di tutto ciò che è venuto dopo mi sembra fuorviante e inopportuno. A mio avviso quindi ormai la Serie Classica è stata superata dalla stessa leggenda a cui ha dato il via, ma prima di concludere ho un asso nella manica, l'ultima citazione dall'articolo di Susanna che dimostrerà incontrovertibilmente il nostro assunto. Sentite che cosa dice Rodolfo Ciottoni a proposito del fatto se DS9 sia più o meno Trek:
"Secondo me DS9 è la serie meno trek perché ci sono troppe "I" e in conseguenza di ciò abbondano gli angoli acuti e gli spigoli taglienti.[…]
La "I" è la vocale più antipatica e odiosa, prima di tutto perché essendo l'unica col puntino crede di essere meglio delle altre vocali (oltre che, naturalmente delle consonanti). […]
Da ciò deriva che tutte le cose, le persone, i concetti con tante "I", hanno un loro modo particolare di far girare le scatole. […]
Mi sembra del tutto evidente che STAR TREK ha un bel suono piano, rilassante. DE NECST GENERESCION ha una sola "I", può andare ancora bene; stesso discorso per VOIAGER e ENTERPRAIS.
Ma DIIP SPEIS NAIN ne ha addirittura quattro "I"!!! Come si può pensare che sia una cosa buona con un suono così... Naturalmente su DIIP SPEIS NAIN sono tutti nervosi, l'architettura è piena di angoli acuti e di spigoli inutili, l'asimmetria domina, insomma c'è una brutta atmosfera. Non insisto oltre, aggiungo solo qualche nome: SISKO, KIRA, GIAZZIA... Le altre serie sono più trek perché ci sono meno "I", mi pare evidentissimo. A voi no?"

Ecco l'ennesima dimostrazione di quanto affermato fin'ora. Osservate bene il ragionamento del Ciottoni. Prima ci informa della natura infingarda della vocale "I", poi estende il concetto alle parole che contengono tale vocale (sottolineo, solo come curiosità, che "Ciottoni" ne contiene ben due) ed infine passa ad analizzare con questo strumento i titoli delle serie Trek. Soprassediamo sul bieco espediente che usa per affossare DS9, ma limitiamoci ad osservare come la prima serie si salvi perché si chiama "Star Trek". Fin qui il ragionamento sembra filare e scommetto che ancora non vedete dove voglio andare a parare. Bene ora è sufficiente chiedersi: quando? Come "quando" cosa? Ma quando la prima serie di Star Trek era chiamata "Star Trek" e basta. Allora vi siete risposti? Benissimo, è stata chiamata così solo finché è stata l'unica, ma poi col tempo, quando sono nate le altre, come ci si è sempre riferiti a lei? Come la chiamano tutti? Anche noi in questo articolo? TOS. E per cosa sta TOS? TOS è un acronimo per: The Original Series! E quante "I" ci sono in THE ORIGINAL SERIES? Ben tre!!! (Talvolta è chiamata la "Serie Classica", ma ciò non cambia nulla essendo comunque le "I" due, quindi superiori a quelle presenti nelle altre serie).
Ricapitoliamo: secondo il teorema di Ciottoni una serie è meno Trek quante più "I" ha nel titolo; "The Next Generation" e "Voyager" sono in regola, mentre "Deep Space Nine", si dimostra la meno Trek, poi arriverebbe "Enterprise" a combattere per il podio, ma all'equazione manca la serie iniziale quella che ha dato origine a tutto. Quella che inizialmente si chiamava Star Trek e basta, ma che poi ha finito con l'essere chiamata da tutti "The Original Series" (TOS) e che con tre "I", per il teorema testé enunciato, è la serie meno Trek in assoluto.
Allora come vedete da qualunque lato si guardi la vicenda si nota come … no, Susanna non adesso, scusa ma devo finire… allora stavo dicendo… Cosa? Riccardo "Summer" Palazzani si sta avvicinando con un phaser? E potevi dirmelo prima no? Senti io vado… tu che ne dici di intrattenerlo? Prova a spiegargli la prima direttiva… sì, sì quella che Kirk ignora sistematicamente… Ehm scusatemi, vi saluto e spero di essere ancora vivo per intrattenervi il mese prossimo.
Buon Anno e Buon Natale a tutti!!!


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