FUORI CAMPO
a cura di Susanna Ricci




L'autore:

Fabio V. Miele, c'est moi. Nacqui, crebbi (si fa per dire) e un giorno mi
farò uomo ma se non accadrà sarà comunque lo stesso: l'importante è avere
le idee chiare. Ho avuto una vita turbolenta e assolutamente variopinta. Ad
esempio ho vissuto in un sacco di posti diversi (come l'Highlander
cinematografico), studio Storia all'università di Bologna (così posso
fingere di essere l'Highlander cinematografico anche senza assomigliare a
Lambert), e non ho mai fatto il militare a Cuneo. Solo in anni recenti ho
scoperto che il modo migliore di pormi domande (tipo "che giorno è oggi?")
e di esprimermi era quello di scrivere: non importava a chi. Scivere e basta.
Scrivendo scrivendo ho scoperto molto di ciò che non sapevo su me stesso e
mi sono arricchito e... bla bla bla.
Ho passioni infinite per tutto ciò che è legato a cinema, libri,
musica,internet, fotografia, disegno, giochi di ruolo e non, e chi più ne ha più ne metta. Non ho spazio per andare nello specifico ma se vogliamo parlarne o volete scrivermi qualcosa (insulti compresi) mi trovate qui:
fabio.miele@infinito.it

IL RACCONTO DELL'ANNO
di Fabio Miele
Parte Seconda

Capitolo Quinto
La prima reazione di Kirk fu quella di spalancare la bocca e di fermarsi immobile in una sorta di riproduzione di cera in scala reale di un uomo intento a camminare. Sulu sembrò aver reagito allo stesso modo visto che non aveva continuato ad avvicinarsi al fenomeno.
Al centro della Sala Macchine c'era una specie di riunione di tecnici ed ingegneri e Scott era tra quelli.
Erano tutti radunati intorno alla cosa che aveva quasi paralizzato il capitano.
In mezzo alla stanza, attorniata dai tecnici, che formavano una specie di catena umana, c'era una cosa del tutto inspiegabile.
Alla vista del capitano, il gruppo di uomini si aprì, per permettergli di avvicinarsi. Sulu, mentalmente, contò quattordici persone tra tecnici ed ingegneri, Scott compreso.
Kirk fece un passo in avanti, e poi un altro. Si accorse di avere la bocca aperta e la richiuse.
«Non posso crederci», esclamò. «Signor Sulu, che cos' è?»
Davanti a loro c'era una specie di fascia energetica, una sorta di fenditura. Ma era strana, aveva un che di... fluido. Era immobile e levitava a trenta centimetri dal pavimento. Fluttuava, ma non si spostava da dov'era.
A Kirk ricordò una tovaglia circolare, anzi no, ovale. Sospesa in verticale, come quando sua madre la stendeva per farla asciugare all'aria aperta quando andavano alla fattoria dello zio. Sì, sembrava una bianchissima tovaglia ovale, con alcuni riflessi azzurri alle estremità, stesa su di un invisibile filo, i lembi a trenta centimetri dal pavimento della Sala Macchine. Alta circa due metri, centimetro più, centimetro meno, si muoveva come se fosse stata accarezzata da una leggera brezza inesistente.
Era bidimensionale, proprio come...
«Sembra una tovaglia», precisò Sulu.
Kirk non poté fare a meno di reprimere un sorriso.
«Si limiti a dirmi di che cosa si tratta, usi il Tricorder».
Sulu aprì il suo Tricorder, dopo essersi assicurato la cinghia a tracolla. Lo attivò e iniziò a ruotare una specie di valvola mentre lo teneva puntato verso ‘quella cosa’.
“Una tovaglia”.. come era stato stupido a dire una cosa del genere al capitano, sicuramente ora lo stava considerando una specie di pivello.
Scott si avvicinò a Kirk.
«Come è successo, signor Scott?»
«Non lo so, signore, so solo che ho sentito un forte sibilo ed un ronzio simile a quello del nostro meccanismo di teletrasporto, mi sono girato dalla mia consolle e ho visto questo», indicò la cosa che levitava al centro della stanza.
Sulu richiamò l'attenzione di Kirk. «Capitano, si tratta di un ammasso di energia inconsistente. Particelle che si muovono ad incredibile velocità, così veloci da non potercene accorgere ad occhio nudo».
Kirk si rese conto che il fenomeno non produceva alcun rumore. Non c'era traccia del sibilo o del ronzio descritto dal signor Scott. «È tutto qui quello che ha rilevato, signor Sulu? Non c'è altro?»
«Mi perdoni, signore, ma sono stato assegnato al dipartimento scienze astronomiche, le anomalie di energia non sono la mia specialità».
Kirk corrugò la fronte. «Scienze astronomiche?» Fece mente locale e ricordò di aver letto la scheda del signor Sulu, ricordandosi infine la sua specialità: "cartografia stellare"!
«Esattamente, signore».
"Allora, signor Sulu, perché ha l'uniforme blu? Dovrebbe averla dorata, come i timonieri di bordo».
Sulu era in un certo imbarazzo. «Signore, la cosa mi piacerebbe, ma...»
Kirk si concesse un sorriso. «Lasci stare, era una mia osservazione personale, non ce l'avevo con lei....»
Un tecnico, in un’uniforme arancione, si avvicinò al fenomeno, tendendo una mano per toccarlo. Kirk se ne accorse con la coda dell'occhio mentre parlava con Sulu. «No, fermo!»
Si lanciò verso il tecnico, ma questi ormai aveva sfiorato la 'cosa' con i polpastrelli delle dita. Ci fu un suono simile allo sfrigolio di carne sul fuoco unito ad un che di elettrico. Una scintilla avvolse la mano del tecnico e questi fu sbalzato all'indietro per un paio di metri. Cadde sul pavimento e si tenne la mano ferita con l'altra mano. Gridò, mentre dalle sue dita si alzava un sottilissima scia di fumo.
Kirk corse al vicino pannello delle comunicazioni, con un gesto veloce attivò il canale: «Kirk a infemeria, emergenza medica in Sala Macchine». Poi si recò vicino alla cosa ma ad una certa distanza di sicurezza.
«Voglio che tutti voi torniate alle vostre mansioni», disse.
«Ce ne occuperemo noi ora. Non voglio che nessuno si avvicini o tocchi questa cosa».
Gli ingegneri si allontanarono e da loro si levò un brusio preoccupato ma concorde con le parole del capitano. Kirk si accosciò accanto al tecnico ferito. Non c'era più fumo ma la mano era arrossata. «Stia tranquillo, i medici stanno arrivando».
Da dietro l'angolo sbucarono quattro infermieri con Tricorder medici e Kit di pronto soccorso. Si paralizzarono subito alla vista di quella cosa che galleggiava nella Sala Macchine.
«Ecco, occupatevene voi», disse Kirk rivolto a loro e indicando il poveretto sul pavimento che si reggeva la mano ferita. Rivoli di lacrime solcavano le sue guance. I medici cercarono di ubbidire all'ordine ma continuavano a lanciare sguardi curiosi a quella che Sulu aveva chiamato “la Tovaglia”.
Kirk si accostò di nuovo al pannello delle comunicazioni, premette un pulsante: «Kirk a Plancia», disse.
«Qui Mitchell».
«Dica al tenente Spock di raggiungerci in Sala Macchine, è urgente».
«Sissignore». Il capitano poi raggiunse Sulu, che ancora stava armeggiando con il Tricorder verso quello strano fenomeno, ma l'espressione frustrata dell'orientale aveva fatto capire a Kirk che non aveva scoperto nient'altro.
«Mi dia il Tricorder, e vada in Plancia a continuare le rilevazioni sulla stazione iniziate dal signor Spock. Mi tenga informato sulle novità».
Sulu guardò il capitano, poi si tolse il Tricorder di dosso e lo porse a Kirk. «Sissignore», esclamò e lasciò la Sala Macchine.
Kirk cercò di usare lo strumento, ma per lui i dati che stava leggendo sul piccolo monitor non significavano assolutamente nulla.
Passarono alcuni secondi e Spock fece il proprio ingresso. Rimase a bocca aperta a fissare la cosa, e Kirk si concesse un sorriso. Dunque la ferrea freddezza vulcaniana stava vacillando, a quanto pareva.
«Che cosa ne pensa tenente?»
Spock si incamminò verso il capitano e si fermò al suo fianco, senza mai distogliere lo sguardo dallo strano fenomeno di energia. Senza cancellare dal viso il ritratto dello stupore.
«Affascinante!» Il vulcaniano era riuscito ad esclamare solo quella parola, e non disse nient'altro.
Kirk gli passò il Tricorder, come per svegliarlo. «Tenga, veda se può dirci qualcosa di più».
«Sì, capitano». Spock afferrò lo strumento e lo manipolò con maestria, senza incertezze, al contrario di come aveva fatto Sulu.
«Sa dirmi che cos'è?», domandò Kirk impaziente.
«Sì, capitano, si tratta senza dubbio di un accumulo considerevole di energia. Rilevo le stesse letture quantitative riscontrate in Plancia quando la stazione ha effettuato il trasferimento di energia.
Tutta l'energia trasferita è stata immagazzinata in questo punto. Si tratta di energia attiva di terzo livello. Una combinazione di particelle gassose ed energia dissociante attiva a livello quantico».
«Sulu ha rilevato la presenza di particelle in constante movimento, non visibili ad occhio nudo».
«Esatto, capitano, l'analisi del signor Sulu è corretta. Si tratta dell' energia dissociante del terzo livello che le ho appena descritto».
«C'è pericolo?»
«No, se rimane in questo stato e non viene alterata da interventi esterni».
«Quel tecnico prima l'ha toccata ed è rimasto ferito».
«Non rilevo tracce di nessun agente nocivo o dannoso.
Nessuna schermatura o campo di forza attivo».
«E allora che cosa lo ha danneggiato, tenente?»
«Vista l'azione quantica dissociante è possibile che gli atomi della sua mano siano stati smolecolati ed in seguito reintegrati con un procedura casuale ed erratica che ha causato uno scompenso della materia stessa».
Kirk aggrottò le sopracciglia. «Signor Spock, sembra che stia parlando di una specie di raggio teletrasporto impazzito».
Spock annuì. «Felice analogia, capitano. Effettivamente è come se si trattasse di un raggio teletrasporto fuori controllo e non pienamente funzionante».
Una lampadina si accese nella mente di Kirk. «Signor Spock, è possibile che gli occupanti della stazione abbiano cercato di teletrasportarsi a bordo e a causa di un malfunzionamento questo che abbiamo davanti sia il risultato?» Indicò il fenomeno levitante.
Spock corrugò la fronte. «Interessante ipotesi, capitano, ma non abbiamo abbastanza prove per avvalorarla».
«Stando a stretto contatto con questa anomalia crede di poterle trovare le prove che cerchiamo?»
Spock pensò un attimo. «Posso trovarle, capitano».
«Bene, si metta pure al lavoro, e utilizzi pure tutto il personale che ritiene necessario al compito, a costo di mettere sotto sopra il dipartimento scientifico».
«Sì, capitano».
«Appena avrà qualche notizia interessante, me la comunichi».
Spock osservò il capitano allontanarsi. «Capitano», lo chiamò. «Ha intenzione di andare sulla stazione?»
È in gamba davvero. «Sì, andrò sulla stazione, ho come l'impressione che potremmo velocizzare l'analisi di ..questa cosa», indicò l'anomalia di fronte a loro.
«Al mio ritorno le farò avere eventuali notizie».
«Mi perdoni, capitano, ma il protocollo della Flotta stabilisce che l'ufficiale comandante di più alto grado su di una nave, non deve in nessun caso fare parte di una squadra da sbarco poiché questo potrebbe metterlo in pericolo di vita e...»
«Bene», lo interruppe Kirk. «Obiezione accolta e annotata».
Kirk voltò l'angolo e lasciò la Sala Macchine.

Capitolo Sesto
La porta rossa del turboascensore si aprì sibilando e Kirk arrivò in Plancia. «Nessun risultato, signor Sulu?»
Sulu alzò il capo dalle strumentazioni della consolle scientifica. «No, signore, nessun dato importante».
Kirk si avvicinò alla propria poltroncina, prontamente lasciata libera da Mitchell, ma non si sedette.
«Mitchell, lei verrà con me. E anche lei Sulu».
Entrambi gli ufficiali in questione guardarono il capitano, stupiti. Mitchell decise di parlare. «Venire con lei? Dove ha intenzione di andare?» La domanda era scontata, la risposta ovvia.
«Ho intenzione di andare su quella stazione», indicò l'immagine sullo schermo visore. «Quindi portatevi dietro il regolare equipaggiamento da sbarco. Tricorder e Phaser alla mano».
Mitchell porse un interrogativo. «Chi comanderà la nave?»
Kirk si guardò intorno.«"O'Rielly, a lei spetterà il comando della nave fino al mio ritorno». Il giovane tenente non fece in tempo ad aprire bocca che il capitano aveva già intrapreso altri discorsi.
«Signor Johnson, abbassi gli scudi. Ma manteniamoci in preallarme».
«Scudi abbassati, signore».
Kirk spinse un pulsante sul bracciolo della propria poltroncina. «Kirk a Sicurezza».
«Qui Forrester».
«Voglio una squadra di sicurezza in Sala Macchine, codice otto».
«Sissignore».
«Siete pronti?», si rivolse a Mitchell e a Sulu. Prima ancora di ottenere una risposta si incamminò verso il turboascensore. «Andiamo».
I due ufficiali lo seguirono. La porta della Sala Teletrasporto si aprì e Kirk, Mitchell e Sulu fecero il loro ingresso. Tre tecnici in tute da lavoro giallo limone erano vicino alla consolle dei comandi del raggio teletrasporto. Kirk li ignorò, passò davanti alla luminosa pedana circolare che occupava gran parte della stanza e si recò verso una specie di armadietto a muro. Lo aprì ed estrasse due Tricorder, tre Phaser e un Kit di pronto soccorso. Tramite una speciale membrana di feltro assicurò il phaser alla cintola. Gli altri due lo imitarono con i Phaser e si misero i Tricorder a tracolla.
Sulu si mise allacciato ad una gamba dei pantaloni il Kit di pronto soccorso. Finita la preparazione si recarono sulla pedana e si posizionarono su dei punti già prestabiliti sulla superficie della pedana stessa.
Erano presenti sei di questi punti. Aree cerchiate di bianco posizionate alle estremità della pedana circolare.
«Teletrasportateci in una stanza della stazione che sia illuminata», ordinò Kirk.
I tecnici si misero al lavoro sulla consolle. Quando furono pronti uno di questi fece un cenno col capo al capitano.
Mitchell deglutì.
«Energia!, esclamò Kirk. Uno dei tecnici fece scivolare la mano su alcuni cursori e un suono armonico si diffuse nella stanza, quasi come lo squillo di un misterioso strumento musicale. Poi si cominciò ad udire un suono dalle armonie insolite, come un raggio che venisse attivato, ma il suono era molto più musicale. Uno sfarfallio di lucette blu cominciò a circondare i tre sulla pedana e presto i loro corpi si dissolsero completamente, divenendo sagome blu e luccicanti.
Un attimo dopo erano scomparsi e il suono con loro.
Al momento della smaterializzazione Kirk non sentì più il proprio corpo, e non vide più nulla, a parte una curiosa nebbia grigia davanti ai propri occhi. Ma non si preoccupò, questo era un normale effetto del teletrasporto. Quando si sarebbe rimaterializzato, sulla stazione, la nebbia si sarebbe diradata e avrebbe di nuovo visto con i propri occhi.
E così fu.
Quando le lucette blu della materializzazione si furono spente si accorse di trovarsi in una stanza grigia, silenziosa. Alcuni grossi tubi erano appesi al soffitto, e correvano da una paratia all'altra come una deforme e gigantesca ragnatela metallica. Il pavimento era composto da griglie anch'esse metalliche, simili a quelle che spesso vengono usate per le passerelle nelle Sale Macchine delle navi stellari. C'erano due porte nella stanza, sempre che in realtà si trattasse di porte.
Erano circolari, simili ad un diaframma chiuso. Enormi, alte circa tre metri, e avevano un piccolo pannello sul lato sinistro.
Non si sentiva nessun rumore.
Non sembrava neanche di trovarsi su di un’installazione spaziale.
«Analisi», ordinò Kirk, estraendo il proprio Phaser, simile ad una pistola, e regolandolo al minimo per mezzo di un piccolo comando sulla sua sommità.
Sulu attivò il Tricorder e lo indirizzò un po' ovunque nella stanza. «Queste paratie sono composte da una lega di verbene e acciaio. I condotti sono di berite e di un altro materiale che il Tricorder non riesce ad identificare».
«C'è energia?»
«Minima, signore, solo nei condotti più piccoli. Probabilmente sono i cavi di alimentazione del supporto vitale».
Probabilmente.
Se si fosse portato dietro il signor Spock non avrebbe avuto un ‘probabilmente’ come risposta.
Mitchell aveva attivato anche lui il suo Tricorder e stava studiando le strane porte.
Kirk si rivolse all'amico: «Gary?»
«Sono senza dubbio delle porte, Jim, possono essere attivate dal pannello su quella parete. Il circuito è alquanto semplice». «Molto bene, andiamo a dare un'occhiata». Kirk si incamminò verso la porta di fronte a lui. Toccò il pannello e le spire del diaframma si aprirono con un secco ‘sciok!’ rivelando un corridoio lungo e tondeggiante, simile ad una tubatura vista dal di dentro. Sopra di loro alcuni cavi si districavano dal blocco principale della stanza e si indirizzavano lungo tutta la lunghezza del corridoio, a perdita d'occhio verso l'oscurità.
Si incamminarono lungo il corridoio e più si allontanavano dalla stanza e più la luce era meno intensa. Kirk stava in testa, con il Phaser pronto, mentre Sulu e Mitchell lo seguivano alle sue spalle, consultando i Tricorder.
Kirk si fermò. «Non ci sono porte o svolte... e sta diventando dannatamente buio».
Sulu guardò verso l'alto, «Signore, potremo cercare quale dei cavi sulle nostre teste è un conduttore di alimentazione per l'illuminazione e collegarlo ad un cavo del supporto vitale per autoalimentarsi».
Kirk scosse la testa guardando le tubature sopra di sé.
«No, signor Sulu, è meglio che non tocchiamo niente... per adesso. Non conosciamo ancora questa tecnologia. Ci faremo mandare delle torce dall'Enterprise». Con la mano sinistra estrasse dalla cintola un piccolo comunicatore portatile, con uno scatto del polso lo aprì e lo avvicinò alla bocca.
«Kirk a Enterprise».
«Qui Sala Teletrasporto, dobbiamo farvi risalire?»
«No, mandate delle torce al plasma alle nostre coordinate».
«Sissignore». Passarono pochi secondi, il tempo di prenderle dagli armadietti, pensò Kirk, e poi uno sfarfallio di luci blu e bianche si formò al centro del triangolo formato dai tre ufficiali, illuminando il corridoio.
Quando le luci del teletrasporto si spensero, i tre videro una piccola cassetta simile a quelle usate per gli attrezzi. Kirk la aprì e contò quattro torce cilindriche. Ne porse una a Sulu, che subito la accese, e una a Mitchell. Le altre due le prese per sé, una se la assicurò alla cintura e l'altra la tenne in mano, accendendola.
Lasciarono la cassetta vuota sul posto e continuarono ad avanzare. Dopo alcuni metri, grazie alla nuova illuminazione, Kirk si accorse che il corridoio non era proprio dritto ma curvava impercettibilmente sulla loro destra, sicuramente per seguire la forma della stazione.
Solo i loro passi echeggiavano nel corridoio e non si udiva nient'altro.
Dopo alcuni minuti trovarono finalmente la fine del corridoio: davanti a loro c'era una porta circolare ed un'altra era alla loro destra.
«Facciamo pari o dispari?» suggerì Mitchell. Sulu sorrise.
Kirk non batté ciglio. «Signor Sulu, cosa c'è al di là di questa porta?» Indicò la porta alla destra. Sulu consultò il Tricorder. «Un altro corridoio, probabilmente».
Probabilmente.
Mitchell analizzò l'altra porta. «Di qua c'è una stanza simile a quella dalla quale siamo arrivati».
«Voglio raggiungere il centro», disse Kirk. «La parte della stazione schermata ai nostri sensori».
«Dovremo passare per uno dei tre piloni di collegamento», osservò Mitchell.
«Ci indichi la strada, signor Mitchell».
Mitchell consultò il Tricorder. «Prendiamo questo corridoio a destra, e dopo sempre dritti fino a che non raggiungiamo un raccordo che dovrebbe dare accesso ad uno dei piloni... comunque le mie letture non sono precise, Jim, dovremmo andare là e controllare di persona, posso solo dare una direzione teorica e approssimativa».
Kirk sorrise all'amico. «È sempre meglio di niente».
Aprirono la porta alla loro destra, illuminarono il corridoio con le torce e si incamminarono. Il diaframma della porta si richiuse alle loro spalle.
Interruzione proposta.

Capitolo Settimo
Spock stava lavorando a quello strano fenomeno da ormai venti minuti e i dati ottenuti non erano proprio esaurienti.
«Dissociazione energetica a livello quantico», disse fra sé e sé.
«Come, tenente?» domandò Scott.
«Mi perdoni, stavo pensando ad alta voce».
Scott stava armeggiando con la consolle tecnica da alcuni minuti, agevolando le analisi dell'ufficiale scientifico. Spock era rimasto sempre immobile, in piedi davanti al fenomeno, consultando e regolando il proprio Tricorder. Quando infine si mosse per accostarsi a Scott, quest'ultimo si scostò facendogli posto.
«Voglio interrogare il computer e immettervi i dati del mio Tricorder», disse il vulcaniano.
«Faccia pure», rispose Scott, con uno spiccato accento scozzese.
«Ho bisogno però che lei colleghi il sistema dei sensori principali al terminale della Sala Macchine, signor Scott. Ho intenzione di effettuare delle analisi alla stazione da qui per poi paragonarle con i dati ottenuti dal fenomeno».
«Sissignore». Scott non fece in tempo neanche a terminare la risposta che già si era messo al lavoro alla consolle vicina.
Spock digitò qualcosa sulla consolle e poi regolò alcuni controlli del Tricorder. «Sensori in linea e operativi», lo informò l'ingegnere.
«Molto bene, signor Scott», fu la piatta risposta del vulcaniano.

Capitolo Ottavo
«E adesso?» esclamò Mitchell davanti ad una enorme porta a diaframma. Almeno tre volte più grande di tutte le altre che avevano visto fino a quel momento. La porta era chiusa e non si vedeva nessun pannello di controllo. Il corridoio tubolare che avevano attraversato non era altro che l'interno di uno dei tre piloni centrali della stazione.
Uno dei raggi della ruota pensò Kirk.
La porta di fronte a loro era l'ultimo ostacolo per il raggiungimento del nucleo centrale.
La cabina sferica al centro della stazione.
A distanza di sette metri l'uno dall'altro c'erano dei finestrini grandi almeno un metro per un metro, lungo entrambi i lati del corridoio. I soliti tubi e condotti si estendevano sopra le teste degli ufficiali dell'Enterprise ora arrivati ad un probabile vicolo cieco.
«Dovrà pur esserci un pannello», osservò Kirk, guardandosi intorno.
«Il Tricorder non rileva nessun tipo di meccanismo di apertura, capitano», lo informò Sulu.
«Non è possibile, dovrà pur aprirsi in qualche modo no? ...Mitchell, cosa rileva al di là della porta?»
«Niente. Da questo punto inizia la schermatura che il signor Spock aveva individuato dalla nave».
«Abbiamo camminato per corridoi e cunicoli per rimanere bloccati a tre metri dal traguardo?!» borbottò Kirk.
«A questa distanza», iniziò Mitchell, «il Tricorder potrebbe essere programmato per eludere parte della schermatura, almeno per poter ottenere grossolane letture di ciò che c'è al di là di questa porta... ma io non sono qualificato per questo compito, non sono uno scienziato».
«Neanche io sono in grado di effettuare la giusta programmazione», precisò Sulu, corrugando la fronte, quasi come se dovesse ammettere di essere completamente inutile in quella situazione.
Ed era così.
Kirk si concesse un altro paio di secondi per ispezionare la porta con la propria torcia. Poi, con aria sopraffatta assicurò il phaser alla cintola ed estrasse, con gesto noncurante, il comunicatore, lo aprì con il solito scatto del polso e lo portò alla bocca: «Kirk a Enterprise».
«Qui Sala Teletrasporto».
«Fate risalire il signor Mitchell e il signor Sulu. Mandate qui il tenente Spock, lo troverete in Sala Macchine. E mandatemi anche una squadra di tecnici».
«Sissignore».
Kirk richiuse il comunicatore e si rivolse all'amico. «Prendi il comando, Gary, e porta avanti le analisi della stazione». «D'accordo, capitano».
Il comunicatore di Mitchell trillò.
Il tenente comandante lo estrasse dalla cintola, lo aprì con entrambe le mani dopo aver riposto la torcia e disse: «Qui Mitchell».
«Siamo pronti a farvi risalire, mettetevi in posizione».
«Ricevuto». Richiuse il comunicatore e sia lui che Sulu si posizionarono a circa mezzo metro l'uno dall'altro, perfettamente eretti ed immobili. Lo sguardo fisso verso Kirk.
Ci fu il solito suono, lo sfarfallio di luci e nel giro di pochi secondi i due ufficiali erano svaniti. Smolecolati atomo per atomo dal raggio teletrasporto. In seguito lo stesso raggio avrebbe rimaterializzato entrambi gli ufficiali sulla pedana teletrasporto dell'Enterprise.
Kirk rimase solo, ma non più di un paio di minuti.
Poco dopo lo sfarfallio di luci portò il Signor Spock, armato di tricorder e torcia, e una squadra di quattro tecnici equipaggiati a loro volta con tricorder e cassette per gli attrezzi.
«Occupatevi della porta», disse Kirk ai tecnici, «cercate di trovare un meccanismo, un accesso, qualsiasi cosa possa permettere alla porta di aprirsi».
I tecnici si misero subito al lavoro, passando accanto al capitano e attivando le strumentazioni in loro possesso in prossimità dell'enorme diaframma.
«Capitano», lo salutò il vulcaniano avanzando di due lunghi passi verso la sua posizione.
«Cosa ne pensa?» domandò Kirk indicando la grande porta con la torcia.
Spock la osservò. «Un considerevole lavoro di ingegneria, capitano».
«Signor Spock, intendevo dire come pensa di riuscire ad oltrepassarla».
Spock attivò il tricorder e guardò il piccolo monitor, regolò alcuni comandi: «La porta è in duranio. Nessun meccanismo di controllo dalla nostra parte, ma sicuramente deve essercene uno presente dall'altro lato. Il Tricorder non riesce ad attraversare la schermatura». Il vulcaniano fece una pausa, aggrottò le sopracciglia e la soluzione si fece strada in lui. «Lo schema di protezione, a questa distanza, non sembra essere complesso. Potrei tarare i circuiti del tricorder per penetrare in parte nella schermatura».
«Sì, era una soluzione possibile, ed è per questo che l'ho fatta chiamare. Sapevo che sarebbe stato in grado di modificare il Tricorder»: Kirk sorrise alla volta di Spock e quest'ultimo si limitò a mettersi in disparte per operare meglio sul Tricorder.
Il capitano osservò i tecnici al lavoro e notò nei loro sguardi spegnersi la speranza di riuscire ad ottenere qualsiasi tipo di risultato sulla porta. Nessun tentativo di analisi portava a possibili soluzioni praticabili.
Spock tornò accanto a Kirk: «Ho eseguito le modifiche», disse.
«Bene, signor Spock, proceda».
Il Tricorder emise alcuni suoni armonici. Spock consultò i dati. «Al di là della porta non è presente alcun meccanismo di apertura della stessa», disse, «ma rilevo una potente fonte di energia... del titanio... del duranio... e...» Il cipiglio del vulcaniano si acuì.
«Che cosa c'è, tenente?» domando Kirk impaziente.
«Rilevo... rilevo una forma di vita. Proprio al di là della porta».
«Che tipo di forma di vita?» Kirk mascherò la propria sorpresa. «Umana».
«Terrestre?!» Questa volta il capitano non riuscì a restare impassibile. Lo stupore era considerevole.
«Sì, capitano. Terrestre... di sesso... maschile».
«Un uomo», sentenziò Kirk, incredulo, come per rendersi davvero conto dell'assurdità della cosa.
Spock levò lo sguardo dal monitor del Tricorder e scrutò la porta come se riuscisse a vedervi attraverso.
«Affascinante!» esclamò.
Kirk iniziò a passeggiare nervosamente avanti ed indietro, sfregandosi le mani l'una con l'altra. «Un attimo», iniziò, «cerchiamo di fare il punto della situazione... i sensori dell'Enterprise rilevano una distorsione spaziale di qualche tipo, poco dopo la distorsione svanisce e al suo posto troviamo una specie di stazione spaziale di origine sconosciuta. Tale stazione proietta un fascio di energia contro l'Enterprise andando a creare uno strano fenomeno energetico nella nostra Sala Macchine...» sbuffò. «Ora lei, tenente, con il suo tricorder rileva nella sezione centrale, schermata ai sensori della nave, una forma di vita umanoide, per la precisione terrestre... un uomo».
«Sì, capitano, lei ha fatto un preciso ..riassunto della situazione», considerò l’altro, impassibile.
«Ma non ha senso!» la risposta di Kirk fu fulminea, le sue mani scattarono via dai fianchi con i palmi rivolti verso l'alto. Spock rimase calmo, distaccato. «Vorrei obiettare a questa sua ultima affermazione, capitano. Quello che ci sta accadendo è una situazione altamente improbabile ma, come dimostrano i fatti, non impossibile».
«Grazie per la sua precisazione», rispose Kirk con sarcasmo, poi si arrestò, rimuginando, come se stesse per partorire un'idea che avrebbe messo meglio in luce la situazione.
«Signor Spock», disse calmo, «è possibile che di là da questa porta, oltre al generatore di energia, ci sia il centro di controllo della stazione?»
«Sì, è possibile e, direi, del tutto logico».
«Allora, come in un qualsiasi centro di controllo, dovrebbe esserci anche una sistema di comunicazione, giusto?»
«Ritengo che la sua supposizione possa essere corretta, anche se non abbiamo nessun dato certo per confermarlo».
Kirk sorrise, estrasse il comunicatore senza mai distogliere lo sguardo dal vulcaniano, e lo aprì di scatto.
Mi piace il suo modo di fare.
«Kirk a Enterprise, voglio parlare con il tenente O'Rielly».
«Ricevuto».
«Qui O'Rielly, parli pure, capitano».
«Tenente, voglio che si tenga pronto ad aprire una comunicazione con la stazione: ritengo possibile che ci sia qualcuno in grado di rispondere ai nostri messaggi».
«Sissignore».
«Voglio che apra un canale standard da nave a nave e che metta il mio comunicatore e quello del signor Spock sulla stessa frequenza del sistema di comunicazioni dell'Enterprise in modo da usare la nave come ponte. Crede di poterlo fare?» «Sarà uno scherzo, signore, lo consideri già fatto».
Spock inarcò un sopracciglio. «Ha intenzione di tentare di contattare l'uomo al suo interno?» domandò.
«Sì, tenente, ho intenzione di fare un po' di luce su questa situazione».
«Capitano, ammettendo che l'uomo sia l'unico membro dell'equipaggio di questa stazione, sospetto che possa già essere stato informato della nostra presenza dai sensori di bordo. Se avesse avuto intenzione di contattarci, lo avrebbe fatto spontaneamente... forse ci siamo permessi di invadere una struttura sulla quale noi potremmo non essere desiderati».
«Questo non significa nulla, tenente, potrebbe essere privo di sensi e bisognoso di aiuto, ecco perché non ci ha contattati».
«Improbabile, le letture del Tricorder, benché deboli e distorte dalla schermatura, indicano una forma di vita in piena salute ed in movimento».
«Signor Spock, non credo che in questa circostanza possa essere applicata la Prima Direttiva. Come lei ben sa, tale direttiva, impone la non interferenza con culture non troppo avanzate tecnologicamente e considerata la tecnologia di questa stazione non credo che sia uno di quei casi. Oppure, ci proibisce di intervenire dove la nostra presenza non sia stata esplicitamente richiesta ma, considerando che questa cosa è comparsa a tre giorni di viaggio dalla Terra, nel bel mezzo dello spazio della Federazione, è mio compito interferire e scoprire se possa essere una minaccia.
Sono stato chiaro, signor Spock?»
Il vulcaniano non fece in tempo a replicare che il comunicatore di Kirk trillò.
Comunque, osservando l'espressione dell'ufficiale scientifico, probabilmente egli non avrebbe neanche cercato di obiettare ma avrebbe solo accettato gli ordini.
«Sì, tenente?» disse Kirk riaprendo il comunicatore.
«Il ponte radio è stato stabilito e il canale è aperto, può parlare quando vuole, signore».
«Molto bene, tenente...»
Spock aprì anche il proprio comunicatore per seguire un eventuale dialogo.
«Qui è il capitano James Kirk della nave stellare Enterprise della Federazione Unita dei Pianeti. A chiunque in ascolto su questa stazione, mi ricevete?»
Statica.
«Qui è il capitano Kirk, ripeto, mi ricevete?»
Altra statica.
«Forse non dispongono di un sistema di comunicazioni», borbottò Kirk deluso.
«Ne dubito», replicò Spock, «se la mia teoria è corretta è possibile che ricevano il segnale ma non vogliano rispondere». «Praticamente lei è convinto che questo modo di comportarsi dell'occupante, intendo il chiudersi nel centro operativo ed attivare una schermatura, rifiutandosi di rispondere alle nostre chiamate, sia una reazione alla nostra infrazione di domicilio».
«A parte la sua allusione all'ormai obsoleto codice penale giuridico terrestre, capitano, temo che sia così».
Forse ha ragione. Kirk fissò un tecnico che stava applicando sulla porta una placca magnetica con una serie di cavi ad essa collegati. Una piastra di derivazione constatò il capitano mentalmente. Sperano di interferire con il blocco che tiene la porta chiusa mandando dei segnali magnetici di derivazione per poi farla aprire.
«Molto bene, signor Spock», si voltò per guardare in faccia il vulcaniano: «se la sua teoria è corretta perché avrebbe dovuto mandare quella cosa nella nostra Sala Macchine?»
Spock scosse la testa impercettibilmente. «Ancora non lo so, capitano, per questo motivo vorrei tornare sull'Enterprise per inserire i dati ottenuti qui con il Tricorder nel computer di bordo, e fare un'accurata analisi».
Il capo squadra dei tecnici fece un cenno con il capo, e rispondendo al segnale gli altri attivarono l'impulso da dirigere alla porta. Si udì un suono breve e cupo, poco armonico, e la porta... non si aprì.
I tecnici erano sulla soglia della frustrazione.
Kirk annuì alla volta di Spock. «Molto bene, tenente, permesso accordato. Torniamo a bordo tutti quanti con lei».
Poi si rivolse ai tecnici. «Raccogliete la vostra roba e tenetevi pronti ed in posizione per il raggio teletrasporto». «Sissignore».
«Come vuole, capitano».
Kirk aprì nuovamente il comunicatore con un secco scatto della mano. «Kirk a Enterprise».
«Qui Sala Teletrasporto».
«Sei da far risalire al mio segnale».
«In posizione».
I due ufficiali e i tecnici formarono una specie di formazione, simile alla disposizione delle postazioni sulla pedana del teletrasporto sull' Enterprise. «Energia!»

«Diario del capitano. Supplemento.
Ogni nostro tentativo di aprire la porta di accesso al centro di comando della stazione è fallito, come anche il nostro tentativo di contattare la forma di vita individuata dal Tricorder del signor Spock.
Questa strana situazione mi mette a disagio e suscita in me diversi interrogativi che ancora non hanno una risposta.
Da dove arriva questa stazione?
Cosa significa il fenomeno originatosi nella nostra Sala Macchine?
Come può un uomo terrestre essere a bordo di una struttura di sospetta origine aliena?»

...continua



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