AMAZZONI
di Davide "Questor" Galati


Se siete abituati a leggere questa rubrica vi accorgerete che il curatore è cambiato, ma non disperatevi troppo, si tratta solo di questo numero; quindi armatevi di pazienza e tenete conto che se quanto scrivo non vi piace avete due possibilità: subissarmi di proteste tramite la WarpMail oppure passare direttamente a leggere uno degli altri articoli della nostra fantastica rivista.
Io intanto continuo a scrivere e questo mese ho deciso di parlarvi di un popolo molto particolare che è stato sicuramente sfruttato in diversi romanzi fantasy, non chiedetemi quali perché a parte il mio (se vi interessa lo trovate qui http://davide.cjb.net nella sezione “Oddwars”, sì lo so lo so è pura e squallida pubblicità, ma che ci volete fare… sono fatto così) non me ne vengono in mente altri. Sto parlando naturalmente delle amazzoni, le temibili donne guerriere.
Iniziamo vedendo come nasce questo mito. Secondo i greci esse sono figlie del dio della guerra Ares e della ninfa Armonia, sono stanziate al di fuori dei confini della Grecia ( e quindi tecnicamente sono un popolo barbaro), a nord, sulle pendici del Caucaso o in Tracia o in Scizia meridionale, secondo Omero, stavano nella regione del fiume Termodonte in Leucosiria - sulla costa meridionale del mar nero per intenderci, intorno alla città di Temiscira. Sono governate da una regina e gli uomini presenti nella loro civiltà sono trattati come servi, secondo alcuni autori addirittura mutilavano i maschi alla nascita, secondo altri li uccidevano e per mantenere la continuità della stirpe si accoppiavano con degli stranieri. Alle bimbe veniva bruciato un seno per impedire qualunque impaccio nell’uso dell’arco e della lancia, da qui discende il nome amazzone, infatti Amazon in greco significa “Colei che non ha mammella” (chissà se lo sanno quelli dell’omonimo sito…). Sono molti i miti greci che le riguardano, ma i più famosi sono quelli legati alle lotte con alcuni eroi, in particolare Eracle (l’Ercole latino) che per una delle sue dodici fatiche deve recarsi a Temiscira e impadronirsi del cinto di Ippolita, la regina delle amazzoni, figlia di Otrera. A chiedergli di recuperare la cintura, dono del dio Ares alle proprie figlie, era stata Admeta, figlia di Euristeo. Quando Eracle sbarca nel porto della città amazzone le versioni del mito divergono. Secondo una egli venne ben accolto da Ippolita che gli offrì spontaneamente la sua cintura, ma poi sorse una disputa causata da Era (se non lo sapete Era è la moglie di Zeus e non ama particolarmente Eracle visto che egli è nato da un rapporto extraconiugale del marito) travestita da donna guerriera e durante la battaglia che ne segue, Eracle uccide involontariamente Ippolita.
In alternativa si racconta che le ostilità scoppiarono sin dallo sbarco di Eracle e che i suoi uomini rapirono una cara amica della regina, Melanippa. Allora Ippolita scambiò il suo cinto per la vita della donna. In ogni caso mica finisce qui, perché tra gli uomini al seguito del semidio (come... chi è il semidio? Ma Eracle, perché sua madre era umana. Possibile che non abbiate mai letto Omero o Ovidio? No? Passi, ma dico io, neanche i Vendicatori?) c’era Teseo che ebbe la brillante idea di portarsi a casa un souvenir, una bellissima amazzone di nome Antiope, peccato che le sue sorelle guerriere non la presero molto bene e per vendicarla marciarono contro Atene, scatenando una cruenta battaglia all’interno della città stessa, accampandosi poi su una collina che successivamente fu conosciuta come “collina di Ares”, ovvero Areopago. Fortunatamente per loro, gli Ateniesi guidati da Teseo riuscirono a sconfiggerle e scacciarle (Teseo era in pratica l’eroe cittadino di Atene, anche la storia del Minotauro e del labirinto è legata a doppio filo con la sorte della grande città greca). Le nostre donne guerriere sono anche presenti nella guerra di Troia alla quale si dice parteciparono con un contingente guidato dalla regina Pentesilea per portare aiuto a Priamo (il vecchio re Troiano. Come di sicuro ricorderete in quella guerra da una parte c’erano quasi tutti i capi greci e dall’altra la città di Troia guidata da Priamo e i suoi figli, tra i quali spiccano Ettore e Paride, l’uno per coraggio l’altro perché fu tutta colpa sua), ma venne uccisa da Achille (Bravissimi! Proprio lui quello invincibile che aveva un solo punto debole! No, non la kryptonite, il tallone… il tallone…) che guardandola morire se ne innamorò. Ovviamente la divinità principale di queste donne era Artemide, dea guerriera e cacciatrice, e a loro viene talvolta attribuita anche la costruzione di Efeso e del grande tempio lì presente dedicato alla dea.
A questo proposito è interessante citare il mito di Mirina, un’amazzone che dichiarò guerra al popolo degli Atlanti che viveva in riva all’oceano e che, con tremila guerriere, conquistò la città atlantica di Cerne uccidendo tutti gli uomini e distruggendola completamente. Subito dopo gli Atlanti, spaventati, capitolarono. Allora Mirina stipulò con loro un trattato d’alleanza e costruì una città col suo nome. Successivamente essi la richiamarono per aiutarli contro le Gorgoni (adesso però non aspettatevi che vi parli delle Gorgoni, diciamo solo che in alcuni miti erano tre e che la più famosa era Medusa, invece secondo altri era un vero e proprio popolo simile a quello delle amazzoni ed è così che le ritroviamo in questo caso). Mirina le sconfisse e ne catturò parecchie nonostante la morte di molte amazzoni, per onorare le quali vennero costruite le “Tombe delle Amazzoni” molto conosciute in epoca antica. Più tardi Mirina conquistò la Libia e in Egitto strinse alleanza con Oro, figlio di Iside, poi saccheggiò la Siria e, sottomessi i Cilici, si mosse attraverso la Frigia fino a fermarsi poco dopo, soddisfatta della sua spedizione (e ci credo, praticamente aveva girato mezzo mondo). Morì per mano di un trace, il re Mopso. In realtà il mito di Mirina (che tra l’altro è menzionata anche nell’Iliade, ma Mirina è il nome usato presso gli dei, mentre il suo nome umano è Batieia) è di molto posteriore ed è una combinazione di vari elementi tesi a formare un racconto coerente. Nell’iconografia attica (in particolare sui vasi) le amazzoni sono armate di corazza, schieri, galea cristata, lancia, a cavallo o a piedi, solo successivamente verranno rappresentate con un lato del petto scoperto e questo diverrà il loro segno identificativo.
Accidenti quanto ho scritto, spero di non avervi annoiato, comunque non preoccupatevi ho quasi finito, aggiungo solo che da un punto di vista storico non si sono mai trovati resti probanti di un tale popolo, ma è opinione comune tra gli studiosi che in realtà il mito delle amazzoni nasconda una realtà viva prima della calata dei Dori in Grecia, ovvero che ai primordi della storia greca fosse presente e dominante un matriarcato molto forte successivamente distrutto e sempre temuto dagli uomini che si sono impossessati di quelle terre invadendole da nord. Tra le amazzoni più famose dell’immaginario collettivo c’è poi Diana, meglio conosciuta come Wonder Woman, una delle grandi icone del fumetto mondiale insieme a Batman e Superman, essendo l’unica a non aver mai interrotto le sue pubblicazioni sin dalla prima uscita nel 1941 (Sì lo so che ci sarebbero anche L’Uomo Ragno, Hulk e compagnia bella, ma questi sono nati molto dopo). Questo fumetto ha avuto nuova linfa negli anni ’80 grazie a Gorge Perez che ha attinto a piene mani alla mitologia Greca per darne una versione credibile ed affascinante e credo che, se vi interessa, le sue prime storie siano ancora recuperabili in fumetteria basta cercare i vecchi numeri di American Heroes delle edizioni Play Press, mentre si trova anche produzione molto più recente sempre divertente e valida. Nelle storie di Wonder Woman si respira davvero l’atmosfera del mito greco anche se qualche concessione ad esigenze più commerciali c’è, ad esempio scordatevi l’idea delle amazzoni senza una mammella, queste le hanno tutte e due e vi assicuro che si vede. E anche per questo mese è tutto, tranquilli, tranquilli, Maurizio torna presto.



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