STAR TREK: ANTICO SANGUE
CICLO: IL GIORNO DELL'ONORE
Libro Primo di Quattro
Di Diane Carey
di Riccardo "Summer" Palazzani


Dopo aver presentato il quarto romanzo del ciclo Il Giorno dell'Onore, riprendo la via della logica sequenzialità dei numeri, presentandovi il primo romanzo che purtroppo non credo verrà ricordato negli annali dei libri a tema Star Trek. Se nel quarto episodio eravamo nel ventitreesimo secolo a bordo della vecchia Enterprise ora siamo sempre a bordo di un vascello omonimo ma cento anni dopo e con una D stampata sullo scafo in più. Di tutto l'equipaggio protagonista di TNG vedremo all'opera naturalmente i klingon che lo compongono, ovvero dapprima Worf e suo figlio Alexander. Entrambi hanno il Giorno dell'Onore da festeggiare, con il più piccolo che non conosce e non capisce il senso di tale festività. Vi immaginereste allora che Worf, da buon padre, illustri tutti i dettagli relativi alla tradizione klingon al figlio, ma purtroppo sarà impegnato in una missione segreta su un pianeta, Sindikash, colonia federale sull'orlo della secessione, dopo che il governatore della colonia è stato misteriosamente ferito ed è in fin di vita. Principale sospettata sua moglie, Odette Khanty, sospetta appunto di essere al controllo di una rete criminale che, nel caso in cui vincesse il partito della secessione dalla Federazione, porterebbe il caos nel settore trasformando il pacifico pianeta di Sindikash in un covo i criminali galattici.
E questa dovrebbe essere la trama principale del romanzo, con Worf infiltrato fra le guardie della Khanty, un gruppo di klingon rinnegati senza più alcun senso dell'onore e Ross Grant, parente della defunta K'Ehleyr, come basista per la ricerca di informazioni che incastrino i criminali. Segue una trama secondaria, con Picard che si impegna, su richiesta del padre, a far comprendere ad Alexander il senso del Giorno dell'Onore, utilizzando un programma olografico molto realistico ma datato e privo di alcune sicurezze, portato a bordo proprio da Grant e che dovrebbe raccontare le vicende di un lontano parente terrestre di Alexander, arruolato nella Reale Marina Inglese, avvenute nel diciottesimo secolo sulle coste orientali del nord America. Ebbene: la trama secondaria sul ponte ologrammi si rivela assai più interessante di quella centrale. Tanto che il sottoscritto non vedeva l'ora che Worf la piantasse di fare le sue indagini e di tormentarsi per il comportamento poco klingon del resto della scorta, pur di tornare a leggere delle avventure di un Picard ed un Alexander momentaneamente arruolati nella Marina Inglese in battaglia contro i poveri ma determinati abitanti delle colonie americane, ormai sulla via dell'indipendenza.
Entrambe le trame affrontano il concetto di onore che pare essere universale, con molti punti d'incontro sia fra i klingon del ventiquattresimo secolo che gli umani del diciottesimo, anche se ci sono momenti dove, a chi come il sottoscritto ama i klingon ma non li adora, tutto l'impianto che regge questo dannato onore appare un poco troppo pesante e il concetto fin troppo reiterato. Si sa quanto possa essere noioso un klingon! Soprattutto se lo tocchi su concetti come morte in battaglia e appunto onore. La brava Carey ha il merito di essersi ben documentata prima di mettersi allo scrittoio, per l'accuratezza di certi dettagli tecnico-storici, che il sottoscritto non ha potuto appurare se fossero inseriti in un contesto realmente accaduto durante la guerra di indipendenza americana o se completamente di fantasia. Ho tentato una ricerca su Google. I luoghi a cui fa riferimento la Carey esistono realmente, ma non ho trovato nessun indizio circa quanto raccontato nel romanzo, ma non mi sento in colpa per essere poco ferrato di storia americana.



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