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LA CRISI DELLA REALTÀ
Peter F. Hamilton
di
Paolo
"Exidor" Longarini
Bentornati
a tutti.
Ho un favore da chiedervi, il perché lo scoprirete tra poco, una piccola
cosa che non vi porterà via molto tempo e che potrà essere molto utile
per me e per tante altre persone.
Ditemi qual è il peggior libro di fantascienza che avete letto.
Pensateci bene, decidete e mandatemi una mail con due righe (se sono tre
non succede niente, se sono quattro, passi, se scrivete pagine e pagine
analizzando semantica e concetti espressi, parto di testa contro il monitor)
al mio indirizzo: exipapa@tin.it
.
Io raccolgo i vostri pareri, preparo la classifica, pubblico i pubblicabili
(per questo raccomandavo una certa sintesi, non voglio fare tagli) e tra
un paio di mesi vedremo il risultato delle nostre fatiche. Se la cosa
avrà un certo seguito faremo anche “il migliore mai letto”, ma c’è tempo.
Tutto questo perché?
Semplicemente sono stanco di leggere robaccia.
Lo scopo di questa rubrica non è fare una seria recensione libraria, non
ne sono in grado, lo scopo è di consigliare. Io leggo molto e se trovo
qualcosa che mi piace ve la segnalo e cerco con poche parole di convincervi
a leggerlo, non mi piace sconsigliare qualcosa, evitare un brutto libro
è facile, il difficile è trovarne uno bello.
Non avete idea di quante fesserie ho letto da quando ho preso in mano
questa rubrica.
Compreso questo.
O meglio, questi.
Già, stavolta ho voluto fare le cose in grande, rimangiandomi quello che
dovrebbe essere non tanto un precetto tipo “non mangiare carne il venerdì
santo”, ma un obbligo, una regola di vita, un’imprescindibile norma da
seguire (come infilarsi prima i calzini e solo poi le scarpe o come “chi
mena per primo mena due volte”), mi sono fidato ancora dei consigli della
Mondadori.
Ho comprato i quattro (o santiddio! Quattro! Non uno, quattro! Ma che
mi diceva la testa? Non ricordo bene ma forse avevo mia suocera a casa)
libri che compongono “La crisi della realtà” di Peter F. Hamilton, quella
che loro pomposamente hanno definito “La più spettacolare space opera
di tutti i tempi”.
Diamine, di fronte a tanta sicurezza, cedo di schianto. Penso, non saranno
mica matti che si sbilanciano in questa maniera per uno scalzacani?
Lo sono, lo sono.
Non conoscevo affatto Hamilton, ammetto le mie colpe, l’iniziale titubanza
scomparve quando sul secondo volume leggo in quarta di copertina che i
quattro libri sono leggibili anche separatamente. Mi prefiguro una cosa
tipo Hyperion e compro tranquillamente i volumi, uno al mese e aspetto
la conclusione per leggerli.
Leggo il primo: caruccio.
Leggo il secondo: vabbè, la storia inizierà nel prossimo.
Leggo il terzo: l’unico colpo di scena è una mosca che si posa su pagina
223.
Leggo il quarto: io li querelo.
Tanto avete capito che non mi sono piaciuti, passo alla narrazione sintetica
della trama, per chiarezza e semplicità ne parlerò come fosse un unico
romanzo (come in realtà è):
in un lontano futuro la maggioranza della popolazione universale è divisa
tra Adamisti e Edenisti, a prescindere dalla razza d’appartenenza (aliena
o meno alla terra), gli Edenisti hanno inserito nel corpo il gene dell’affinità,
una componente che rende possibile una sorta di comunità telepatica con
tutti gli altri esseri, gli Adamisti non lo hanno. Scopo di questa modifica
è la comodità di essere sempre in contatto con tutto e tutti e la possibilità
di utilizzare un diverso tipo di tecnologia rispetto alla classica, una
tecnologia naturalmente più veloce. In un epoca in cui la differenza tra
vita e morte in un combattimento la fanno i decimi di secondo potete capire
quanto questo possa essere importante, per fare un esempio pratico: se
foste invitati a cena dalla duchessa Von Clisterstein, essendo edonisti
sapreste quali siano i suoi fiori preferiti e fareste un figurone ancora
prima di entrare; come adamista o vi affidate al caso o fate un rapidissimo
giro di telefonate o vi presentate col solito mazzo di gladioli, che non
si sbaglia mai.
Il libro inizia con la distruzione di un intero pianeta da parte di una
superarma all’antimateria lanciata dal solito pianeta rivale.
Questo particolare, apparentemente insignificante si rivelerà in futuro
come completamente inutile, il richiamo più importante che sarà fatto
in seguito è equiparabile a “Ah, è vero, saltò in aria tanti anni fa.
Marisa! E’ ora di comprare una nuova cartina del Touring”.
Il filo narrativo seguirà diversi percorsi:
1. Veniamo a conoscenza di come nascono gli Spaziofalchi, astronavi viventi
in una sorta di simbiosi con il loro capitano. Ci rendiamo conto del tipo
di tecnologia presente in questo periodo storico. Durante la narrazione
ci sono delle scene di sesso;
2. Incontriamo un membro della classe dirigente universale ed un giovane
ragazzetto squattrinato ma con il grande sogno di rimettere in piedi la
vecchia astronave paterna che per vivere raccoglie pezzi di un pianeta
esploso misteriosamente. Pezzi che interessano in maniera incredibile
il membro della classe dirigente di cui sopra che, guarda caso, è una
gran bella sgnacchera. Decise scene di sesso nel frattempo.
3. Seguiamo i componenti di un gruppo di colonizzazione. Un pianeta da
poco terraformato e abilitato alla civilizzazione si apre all’universo.
Luci ed ombre sul processo che porta dei poveri coloni a stabilirsi proprio
lì. Il gruppo principale è chiaramente formato da una divorziata durissima
ed incazzata con bimba al seguito, un’adolescente smaniosa con padre severissimo,
un cinico politico con elezioni imminenti, un prete in crisi di fede,
un tipo “che ha visto tutto e fatto tutto” con un oscuro segreto. Mancava
solo il cardiopatico e l’arzilla vecchietta e avevamo fatto Airport. Trombano
in maniera incessante. Come furetti, come conigli lasciati in isolamento
per mesi e liberati d’improvviso.
Al
termine delle circa 1200 pagine sudate e pagate, scopriamo che almeno
900 sono pagine inutili, potrebbero essere tagliate e, sia la trama, sia
il ritmo narrativo, non ne risentirebbero affatto. Solo per fare un piccolo
esempio, il primo affare dell’intraprendente ragazzetto di cui sopra è
riuscire a farsi dare una fornitura incredibile di un liquore particolare,
pregiato e raro (ci riesce prendendo un tipo di legno dal pianeta in via
di colonizzazione e barattandolo col liquore). Anche il fatto che per
almeno dieci pagine si intorti la figlia appena diciottenne del maggior
produttore del liquore che questa, ancora vergine, non veda l’ora di concedersi
all’intrepido capitano spaziale, dicevo, anche questo aiuta. Se non dovesse
sembrarvi abbastanza aggiungo anche che nel frattempo pure la madre della
timida verginella, moglie del produttore, pensa bene di infilarsi nel
letto del giovane capitano, e anche questo aiuta), bene, anche a me piacciono
i romanzi ben dettagliati, quelli in cui nulla è lasciato al caso, non
amo le cose tipo “Nonostante avesse perso tutte e due le gambe, sanguinasse
copiosamente da più di tre ore, avesse quaranta pallottole in corpo e
gli avessero intimato lo sfratto, riuscì a rimettersi in piedi e sparare”,
ecco: ‘ste cose le odio anche io.
Ma a tutto c’è un limite.
Non puoi metterti per venti pagine a raccontarmi come si è arrivati alla
scoperta di questo liquore, come si raccoglie, come si imbottiglia e come
si spedisce. Se fai così ci credo che dopo 1200 pagine non hai ancora
detto niente. Alla fine del quarto volume c’è un incontro tra una regnante
ed un suo generale. Per quattro pagine non fa altro che descrivere l’abbigliamento
di lei, di lui, il mobilio e l’illuminazione della stanza. Ma chi se ne
frega!
Comunque, torniamo alla trama. Il bello deve ancora arrivare.
In pratica quello che succede è che (e questo lo dice in due righe) un
rappresentante di una razza aliena sconosciuta, morendo mette in comunicazione
il regno dei morti con quello dei vivi (più vero del vero), così facendo
le anime dei morti possono prendere possesso dei corpi dei vivi, possedendoli
e controllandoli. Inoltre acquistano una sorta di superpotere elettrico,
sono insensibili alle armi ad energia e possono scagliare fulmini. Il
tutto naturalmente parte dal pianeta in via di sviluppo, passa per le
decine di trombate del giovane capitano fino ad arrivare alla giovane
e procace dirigente.
Ora, non posso affermare che è una cacchiata tremenda tutto semplicemente
perché alla conclusione delle 1200 pagine siamo ancora alla fase iniziale
della conquista dell’universo da parte dei morti, e la Mondadori ha fatto
sapere che pubblicherà i restanti volumi solo se questi raggiungono un
certo successo, sennò ciccia.
Man mano che vado avanti mi ritornano in mente particolari agghiaccianti
su questo libro ma credo sia il caso di fermarci qui.
Alla fine, il mio giudizio è semplice: toglieteci quei due o tre spunti
interessanti capitati nel libro più per legge dei grandi numeri che per
effettiva abilità dell’autore ed il tutto si riconduce ad una soap opera
con le astronavi. Immaginate Rhett e Ashley che combattono con pistole
laser ed il gioco è fatto.
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