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CARBON
CREEK
di Stefano
"Gullyt" Galli
Il secondo episodio della seconda
stagione di Enterprise rivoluziona un po' la storia di Star Trek, lasciando
perplessi i fans e gli stessi personaggi (Archer e Tucker).
E' T'Pol a proporre infatti una diversa versione dei fatti sul primo contatto
tra umani e vulcaniani...
Per
festeggiare il primo anniversario dell'ingresso di T'Pol nell'equipaggio
dell'Enterprise, Archer organizza un pranzo insieme a Trip. Dopo il brindisi,
Archer chiede informazioni a T'Pol riguardo a un viaggio che la vulcaniana
avrebbe fatto durante il suo servizio all'ambasciata Vulcaniana sulla
Terra. In quel periodo, si era recata in una piccola città mineraria della
Pennsylvania : Carbon Creek. Con lo shock di tutti, la vulcaniana sostiene
di essersi recata lì per visitare il luogo del primo contatto tra la sua
gente e gli umani. Archer e Trip al momento non prendono sul serio T'Pol,
anzi scherzano sul fatto che il luogo del primo contatto si trova ben
distante da Carbon Creek, presso una base di lancio nel Montana... luogo
dove, parole di Tucker, "C'è una statua !" (riferimento a Primo Contatto).
T'Pol però insiste nel sostenere che il primo contatto è avvenuto nel
1957 proprio a Carbon Creek.. e comincia a raccontare quella che definisce
una "storia"...
Una nave vulcaniana si trovava in orbita intorno alla terra per osservare
un evento storico: il lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik.
A bordo della nave vulcaniana si trovava T'Mir, la bisnonna di T'Pol.
In seguito a dei problemi al motore principale, la nave precipita sulla
terra, e nello schianto il capitano della missione muore. E' T'Mir a prendere
il comando della spedizione e a guidare gli altri due vulcaniani in un
bosco dove nascondersi in attesa dei soccorso. Trascorrono però vari giorni,
e le loro razioni alimentari finiscono. Di fronte alla possibilità di
morire di fame, accettano il rischio di andare nella vicina città di Carbon
Creek in cerca di cibo, considerando la contaminazione culturale causata
da tre cadaveri alieni.
T'Mir
e Mestral quindi si dirigono verso il paese, e rubano dei vestiti per
confondersi con la popolazione. Entrati in un bar (da loro definito "luogo
di approvvigionamento comune") si accorgono che sulla Terra si usa il
denaro. Essendone sprovvisti, e fingendosi degli affaristi incappati in
un incidente con la loro automobile, un avventore del locale sfida Mestral
a una partita a biliardo, se il vulcaniano vincerà egli gli offrirà del
denaro, ma se perderà avrà la possibilità di offrire da bere a T'Mir.
Nonostante le proteste della vulcaniana, letteralmente terrorizzata all'idea
di dover socializzare con quell'uomo, Mestral accetta la sfida, sicuro
di vincere dato che, parole sue, il biliardo si basa su semplici regole
geometriche e non sarebbe da sfida nemmeno per um bambino vulcaniano.
E infatti, dopo una serie di buche ben centrate, i due vulcaniani ottengono
il denaro necessario per comprare del cibo in un supermercato, e di fronte
alla sorpresa del cibo surgelato, si domandano se l'umanità abbia sviluppato
la criogenia. I giorni passano, e i soccorsi vulcaniani non si fanno vedere.
Così i tre alieni si arrendono all'idea di trovare un lavoro. T'Mir lavora
nel bar, dove fa le pulizie, Mestral diventa minatore e Stron, l'ingegnere
della missione, diventa un idraulico (aiutandosi con strumenti vulcaniani
quando chiavi inglesi e pinze falliscono!).
T'Mir, sempre al comando, insiste per minimizzare i contatti con gli umani,
preoccupata di una possibile contaminazione, ma anche perplessa dal loro
modo di vivere. Sono infatti i tempi dei grandi test nucleari americani
e dei film sugli indiani, e l'immagine che traspare dalla televisione,
è quella di un popolo che prova piacere nell'infliggere dolore, e pianifica
la distruzione di massa.
L'unico
ad apprezzare le doti umane, pur tenendo conto dei loro difetti, è Mestral,
che apprezza i programmi televisivi e comincia a uscire con la padrona
del bar, Maggie, una donna abbandonata dal marito preoccupata solo di
risparmiare per mandare suo figlio al college.
Dopo un incidente minerario, Mestral cerca di salvare i suoi amici umani
intrappolati sotto le macerie. Per farlo si reca al relitto dell'astronave
in cerca di un'arma a particelle. T'Mir e Stron però si oppongono, in
virtù di una politica di non-interferenza simile alla prima direttiva.
Per T'Mir inoltre è inutile sforzarsi per quegli umani che probabilmente
non vivranno oltre i 70 anni. Ma Mestral, ormai completamente innamorato
dell'umanità, parla delle loro qualità, della loro compassione e della
loro generosità; e minaccia di aiutare i minatori da solo se i suoi compagni
non lo aiuteranno. T'Mir, con riluttanza, lo guida nelle caverne vicino
alla miniera, e aprendosi un passaggio con una pistola a particelle, Mestral
riesce a salvare i minatori intrappolati, diventando un mito nella cittadina.
I mesi passano, e i tre dispersi stavano cominciando ad abituarsi alla
loro nuova routine. Dopo aver conosciuto al bar il figlio di Maggie, T'Mir
ne aveva apprezzato l'intelligenza e la profondità di spirito, sostenendolo
e incitandolo nelle sue speranze di entrare all'Università per studiare
Ingegneria Meccanica, accorgendosi forse di aver generalizzato troppo
la sua opinione sull'umanità. Da parte sua l'incrollabile burbero Stron,
pur non sopportando il suo lavoro, senza ovviamente ammetterlo, si era
affezionato ai suoi usuali clienti, portandosi il lavoro a casa la sera.
Ma all'improvviso un messaggio al loro comunicatore li riporta alla realtà.
I soccorsi da Vulcano erano arrivati, seppur con grande ritardo, entro
tre giorni una nave li avrebbe riportati su Vulcano.
Il giorno prima della partenza T'Mir viene a sapere che il figlio di Maggie
non potrà entrare all'università. Nonostante una borsa di studio i soldi
necessari sono troppi, e il giovane è costretto a desistere. Le sue intenzioni
sono di riprovare l'anno dopo ma sa benissimo che non avrà i soldi nemmeno
allora, e si rassegna ad andare a lavorare in miniera. T'Mir, insospettabilmente
toccata dalla vicenda, decide di non sprecare l'intelligenza del ragazzo.
Va così al relitto della sua nave e raccoglie qualcosa. Si dirige verso
la città vicina dove vende il brevetto del velcro, parte dell'equipaggiamento
standard vulcaniano, ma ancora sconosciuto sulla Terra. La vulcaniana
poi, anonimamente, fa arrivare il denaro a Maggie che felice chiama il
figlio per comunicargli la buona notizia.
Quando
giunge il momento della partenza Mestral decide di rimanere sulla Terra.
Nonostante i suoi compagni glielo vietino, lui appare irremovibile. Di
fronte al suo entusiasmo T'Mir e Stron accettano di lasciarlo lì e mentono
ai soccorritori dicendo che è morto insieme al capitano nell'atterraggio.
Finito di raccontare la sua "storia", T'Pol osserva la reazione dei suoi
due commensali. Archer e Trip sono quantomeno perplessi e stupiti. Tucker
afferma che T'Pol ha appena riscritto la storia umana, ma T'Pol risponde
dicendo di aver solo aggiunto una nota a piè di pagina. Dimostrando un
certo senso dell'umorismo, T'Pol smonta poi l'intera "storia" sottolinando
appunto che si trattava di una "storia" e che durante quel viaggio a Carbon
Creek aveva visitato altre località di interesse geologico, come parte
delle sue ricerche scientifiche. Allo spettatore a questo punto parrebbe
che tutto l'episodio si sia basato su una storia inventata di sana pianta
da T'Pol... Evviva ! La continuity è salva ! Ma ecco che la beffa si compie
nella sua interezza ! T'Pol torna nel suo alloggio e, prima di meditare,
tira fuori la borsetta usata da T'Mir quando era sulla Terra...
L'episodio nel complesso è risultato piacevole. Ci sono spunti divertenti (com'era già successo per il simile "Little Green Men" [DS9]) e altri che fanno riflettere. E' bello vedere come i tre vulcaniani nascondono le loro orecchie a punta. Se Spock in "Rotta Verso la Terra" aveva usato una bandana in testa, T'Mir e Stron usano dei capelli lunghi, mentre Mestral usa un cappello che non toglie mai. E' proprio il cappello a suscitare la curiosità di Maggie che chiede al vulcaniano cosa nasconda sotto il cappello, dicendo in tono di scherzo : "Cos'hai lì sotto ? Una testa a punta ? Non sei mica di Marte, vero ?".
Vedere i Vulcaniani vagare per una città di provincia degli anni '50 mi ha ricordato un po' Data a San Francisco in "Un Mistero dal Passato". Osservazioni ingenue come quella sui surgelati, o sulla radiocronaca di un incontro di boxe, o ancora la timidezza di Mestral con Maggie, sono tipici del nostro androide dagli occhi gialli.
Di natura diversa sono i riferimenti ai test nucleari. La fine degli anni '50... la guerra fredda, quando USA e URSS si fronteggiavano in tutti i campi. E se da un lato l'episodio si apre con la vittoria scientifica russa (lo Sputnik), dall'altro procede con un'accusa (giusta anche se scontata) ai test nucleari e alla mentalità di allora che li giustificava, ampiamente riassunta nella frase di Maggie : "I test nucleari ? Spaventano i nostri nemici !". La risposta di Mestral suona adeguata anche ai giorni nostri : "Odio vedere l'umanità distruggersi".
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