SE ATENE PIANGE, SPARTA NON RIDE
di Domenico Ciccone

Si è parlato più volte su questi schermi dei pro e dei contro di un’apparizione televisiva di fans in uniforme, cosa che avviene in genere in programmi d’intrattenimento o di “costume” (definizione quanto mai labile, comprendente un largo ventaglio di opzioni che va dal decoroso alla schifezza più immonda). Un’ennesima sfilata televisiva, anche se non di trekker, consumatasi il 14 ottobre scorso, ha fatto toccare, a mio modesto parere, il punto più basso mai raggiunto alla dignità di un fan club negli ultimi anni, e mi ha stimolato nuove e più profonde riflessioni sull’argomento.
Andiamo con ordine: dal lunedì al venerdì alle ore 9.30 Rai Tre trasmette un programma-contenitore dal titolo “Cominciamo Bene”. In questo programma viene affrontato ogni giorno un argomento di cronaca, politica, attualità, affrontato con ospiti, collegamenti, televoto da casa e quant’altro.
I due conduttori, Toni Garrani e Elsa Di Gati, si propongono con uno stile di conduzione a metà fra il tuttologo e l’interessato a nuove cose da apprendere, un po’ “Maurizio Costanzo ripulito dalla boraggine”. Nella succitata puntata del 14 ottobre l’argomento era “Esiste ancora il fascino della divisa?”, ed è stato in aggancio a questo argomento che un gruppo di fan di “Star Wars” ha fatto il suo ingresso in studio, abbigliati con costumi e uniformi.
Leggendo le mie premesse è facile immaginare cosa sia successo: nella peggiore tradizione che è toccata anche ai trekkers apparsi in uniforme in programmi consimili, sui poveri warsers si è rovesciato un inverecondo profluvio di risolini, ammiccamenti, cachinni e sguardi compassionevoli. E quindi, via con le solite domande cretine tutte incentrate su argomenti del tipo “Ma voi andate sempre in giro vestiti così?”, “Quanto ci mette a combinarsi in questo modo?”, “Ooohhh..ma costa davvero tanto un costume del genere????” e la più gettonata di tutte...."Ma chi glielo fa fare?"
I conduttori, peraltro, non si sono minimamente interessati di documentarsi almeno un minimo su quello di cui stavano parlando, cosa che invece si sono ben preoccupati di sottolineare in altre occasioni. Ecco allora che di fronte ad un ottimo Darth Maul, l'esimio Garrani si è presentato con un sorriso da lobotomizzato dicendo "Uuuuhhh...lei chi è, il diavolo della situazione?". Come davanti ad un altrettanto valido Darh Vader, stesso conduttore e stessa espressione beota nel chiedere "Lei è il generale cattivo, vero"? La mente, ovviamente, correva a tutti i "Dottor Spock" e simili che ci è toccato sentire ogni volta che un’ uniforme trek si è affacciata fuori da una serie televisiva.
Hai voglia poi a cercare di spiegare, interpretare, discutere sul cosa significa avere una passione e cosa può darti di buono quella passione.
Di fronte a una simile dimostrazione di imbecillità mista a presunta superiorità intellettuale mi chiedo perchè nessuno dei fans che vanno a queste trasmissioni abbia mai avuto un moto di ribellione, e abbia detto chiaramente in faccia a queste persone che non erano lì per fare i giullari ma per rispondere a domande sensate.
Si potrebbe giustamente obiettare che, così facendo, si perderebbe anche quel minimo di visibilità che i canali cosidetti "ufficiali" concedono ai fandom della fantascienza in genere. E qui mi collego alla riflessione principale. Se tentare di diffondere un certo tipo di passioni e idee al di fuori di una pur larga cerchia di un fan-club, webzine o gruppo organizzato in generale, significa sottostare ad umiliazioni simili, allora non bisogna più impegnarsi in questa diffusione.
Semplicemente si rimanga nell’ambito dei propri gruppi organizzati, mantenendo come canali di diffusione e ricerca quelli usuali delle riviste specializzate, di internet e del caro vecchio passaparola
Una sconfitta? Non credo. Facciamo un esempio più generale: se ad un mio amico piacciono i Led Zeppelin e a me no, il mio amico potrà cercare di convincermi della bontà della loro musica in mille modi, e io potrò magari ascoltare qualcosa, discuterne con lui: ma resta il fatto che continueranno a non piacermi, pur riconoscendo loro una statura artistica di livello.
Così è per Star Trek e per Star Wars, Ufo, Spazio 1999, Babylon 5 e tante altre serie sci-fi: se nel tentare di arrivare al grande pubblico attraverso apparizioni televisive, nel 90% dei casi il risultato è quello di venire esposti al pubblico ludibrio e trattati come mentecatti, allora bisogna dire basta. Se qualcuno vorrà appassionarsi al mondo trek, come ad altri mondi, troverà sicuramente tanti canali per farlo. Ma cerchiamo di avere il coraggio per trattare come si deve certi papaveri televisivi, quando se ne presenta l’occasione.


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